Tutto bene!

facebook_like_thumbCari lettori lettrici, elettori elettrici tutto bene! Da questo istante non leggerete più articoli, contributi o altri circa la mia interruzione della terapia con l’insulina e farmaci vari. Quindi potete stare tranquilli e sereni, preoccuparvi di cose ben più importanti e proprio per queste ragioni è bene quel che va bene. D’altronde come insegnano i maestri del pensiero contemporaneo: fatti gli affari tuoi e campi cent’anni. Pertanto letto l’articolo 458 bis, comma 4, lettera m del codice dell’aviazione e navigazione lacustre passo a riportare ogni vicenda fin qui trattata nel mio alveo personale. Posso solo concludere questo breve dispaccio dal blog con due rapide comunicazioni: se volete essere costantemente informati sul diabete andate su Google News digitate ad esempio la parola diabete una volta ottenuta la lista dei titoli delle notizie cliccate sulla voce strumenti di ricerca  in alto a destra e  selezionate recenti, ultim’ora ecc. Ecco come restare sempre informati. Questo vale anche per me, Ah dimenticavo poi c’è Facebook. Quindi l’hashtag odierno e prossimo venturo è #comeva? #tuttook

Come va? Tutto ok!

 

Bologna – Policlinico Sant’Orsola – Clinica media vecchia – padiglione 11, sbadiglione 100

Solitamente pubblico al mattino l’articolo quotidiano oggi l’eccezione è dovuta alla giornata trascorsa presso l’ambulatorio di diabetologia nel plesso ospedaliero di cui al titolo per l’ultima visita medica di controllo del diabete in 53 anni di malattia e 55 d’età. Non vi racconterò dell’accertamento sanitario in sé invece mi soffermo per una riflessione su domani 31 agosto, giorno in cui smetterò di curarmi ovvero di fare insulina e ogni altro trattamento farmacologico impiegato per le diverse malattie che mi affliggono, molte delle quali dovute al diabete. E arrivare fino alle estreme conseguenze.

farmaci

L’anemia può essere una complicanza del diabete correlata alle prime fasi di moderata nefropatia. Occorre quindi controllarla e intervenire, se necessario, per non aumentare ulteriormente il rischio cardiovascolare.

La persona anemica ha un numero ridotto di globuli rossi e, soprattutto, non dispone in modo sufficiente di una molecola, l’emoglobina, che le persone con diabete conoscono bene per altre ragioni. L’anemia si manifesta, generalmente, con sintomi quali stanchezza, debolezza, difficoltà di concentrazione o mal di testa. Chi soffre di una forma acuta di anemia ha sintomi più gravi come fiato corto e tachicardia.
Un’altra complicanza associata al diabete, poco diagnosticata ma assai frequente, è la neuropatia autonomica. Questa neuropatia potrebbe ridurre l’azione dell’eritropoietina o interferire con il meccanismo che la secerne. Tanto è vero che esistono casi di persone con diabete e anemia ma con una funzione renale perfetta. Proprio questo potrebbe spiegare l’insorgenza prematura dell’anemia nella persona con diabete, la maggior frequenza e severità: qualunque sia il livello di funzionalità renale, la persona con diabete – di tipo 1 o tipo 2 – ha più probabilità di un altro di sviluppare anemia. Questo significa che l’anemia va controllata già a livelli di moderata nefropatia.

Ma la mia stanchezza non è stavolta legata all’anemia che è pure uno dei tanti problemi presenti in catalogo: il punto e sottolineo punto è che mi sono proprio rotto il cazzo! In 53 anni di malattia nessuno mai di endocrinologo o come altro accidenti si chiama si è mai preoccupato di accertarsi di una di queste compagne del diabete tipo 1, come di altre simili, nessuno ha mai esplorato le aree di iniezione dell’insulina per verificare la presenza di lipodistrofie  e simili.

Ora ho capito perché si è deciso sulla macerie dell’assistenza sanitaria ai diabetici di tipo 1 di lasciare le cose come stanno,ovvero andare avanti con personale sanitario ad esaurimento o con esauriti senza rimpiazzi, senza punto e basta. E allora a che serve fare la terapia? E allora a che serve controllare la glicemia, sbattersi ogni santo giorno con il microinfusore  d’insulina e il monitoraggio continuo del glucosio per doversi arrabattare sempre da solo innanzi ai problemi legati al predetto strumento.

Ora ho capito che vale la legge del taglione: tagli a strutture di qua e di là, alle prestazioni e farmaci e infine la noncuranza verso il malato diabetico di tipo 1 adulto complicato da patologie invalidanti e simili. Ho capito che il sistema ti sistema prendendoti per stanchezza e nel mio caso c’è riuscito: tra una settimana smetto di curarmi e siccome la mia non è una sceneggiata da trattare con altre sceneggiate: incontri con l’assessore di turno, il munifico rettore, e altri baroni della medicina e università concludo semplicemente dicendo: le corsie dei padiglioni del Policlinico di vite e morti sono disseminate, per risolvere i problemi ci vogliono fatti e atti concreti immediati punto. Meno cinismo, più umanità e cura verso le persone con diabete.

Visita durata trenta minuti, 6 ore d’attesa, due soli medici.

#AddioSergioVenturi

Insieme con/per Roberto 

?Visto gli eventi dei ultimi tempi, direi che è giusto questo post. Erano giorni che ci pensavo ma come succede quasi sempre, non sempre le parole ci sono. E niente. Li ti tocca aspettare. Aspettare che ne vengono quelle giuste, perché sennò non ha senso…E che dire? Questo post è un po diverso dai miei soliti post, è più come una richiesta/”sfida” pubblica, una richiesta a Roberto a rinunciare alla sua decisione per interrompere la terapia insulinica e farmacologica in generale. È inutile dire che capisco le situazioni che ti hanno portato a questa decisione. Veramente nessuno capisce del tutto. Chi dice l’incontrario direbbe proprio una cavolata bella grossa. Ma c’è chi ci prova a capire perché ha avuto delle situazioni simili o perché ci tiene…Quello che invece voglio farti capire è che non ne vale la pena. Nel senso buono dico. Cioè, i medici e chiunque sia dietro al mondo del diabete non capirà mai del tutto, non gliene fregherà veramente, tranne chi è coinvolto direttamente. E rinunciare alla terapia, non è che cambierà questo fatto. Anzi. Lo so che suonerà brutto, ma alla fine siamo solo dei numeri, uno in più, uno in meno per alcuni non farà la differenza. Ma invece farà la differenza per te, per le persone che ci tengono a te. E c’è ne sono tante. A partire da me. Anche se forse in questo momento non ti rendi conto, ma con il “il mio diabete” hai fatto tanto per tante persone, hai dato tanto a tante persone. A partire da me. Mi ricordo ancora quando l’anno scorso mi hai proposto di scrivere sul blog. Ero indecisa, cosa può scrivere una come me dicevo. Una come me non ha niente di particolare da raccontare. Invece tu mi hai convinto a entrarci in quel mondo. Anche se scettica ho cominciato. E senza rendermi conto piano piano ho cominciato a dare voce a quei pensieri che dal vivo non sarei mai stata capace di pronunciare. Perché una come me non sa parlare di sentimenti e emozioni. Una come me riesce solo a scrivere, come quel bambino di 10 anni che la mamma li aveva regalato la macchina da scrivere…E anche se forse non te ne rendi conto, tramite il blog e i post li, sei riuscito a tirare fuori quella parte di me che non avrei mai pensato che sarebbe uscita fuori. Ho tirato fuori anche una parte di quei mostri del passato tenuti nascosto. Perché alla fine, una volta che li affronti i mostri, ti rendi conto che non fanno così paura. Sul quel blog mi sono messa al nudo emotivamente, davanti a migliaia di persone  sconosciute. Ma grazie a quel blog e i post che scrivevo ho conosciuto delle persone meravigliose. E ho avuto le sensazioni più belle, soprattutto quello che nel mio piccolo potevo fare qualcosa, che potevo fare la differenza. E come ti ho detto una volta, il mio passato non si può cambiare, ma se con il mio passato posso cambiare anche se il futuro di una persona sola, beh, allora ne vale la pena. Ecco. Io ti direi di cominciare da questo. So che il tuo passato è stato tutto tranne che facile, pure il presente. E come quella che un tempo ha fatto delle pazzie e ci ha sofferto, ti direi che un po ti capisco. E per questo ti direi, fai un’altra sfida e protesta più grande, quella della vita. Lottare e vivere indipendente tutto. Perché non sei solo. Io sono con te. Tutti siamo con te. “Alzati” e fai vedere al mondo che indipendente com’è la sanità qui (e continuerò a ripetere che c’è di peggio, ricorda i post che ho scritto sulla sanità albanese) tu sei più forte. Che c’è la puoi fare. Perché puoi. Noi abbiamo fiducia in te. E questo, lasciamelo dire, è tanto. Tu sei un pezzo della nostra storia da diabetici. Tu sei un pezzo di noi. Non rinunciare alla vita.

Vi saluto Banting

farmaci.jpgLa forza di volontà, nota anche come autodisciplina, self-control o determinazione, è l’abilità di controllare i propri comportamenti, emozioni e attenzione. La forza di volontà coinvolge la capacità di resistere agli impulsi e di sacrificare la gratificazione immediata al fine di raggiungere i propri obiettivi. Comprende inoltre l’abilità di ignorare i pensieri, i sentimenti o gli impulsi sgraditi, oltre a quella di autoregolamentarsi. Il livello di forza di volontà di un individuo può determinarne la capacità di risparmiare per la propria stabilità finanziaria, di fare scelte positive per la propria salute mentale e fisica e di evitare l’uso o l’abuso di sostanze nocive. Continuando a rinunciare alle gratificazioni immediate a favore di quelle future, puoi muoverti verso i tuoi obiettivi e sviluppare la tua forza di volontà. Grazie a un “allenamento” costante, tale pratica rafforzerà la tua capacità di controllare i tuoi impulsi, esattamente come l’esercizio fisico rafforza i muscoli.

Siccome non c’è la volontà di aprire un canale di ascolto e confronto sulla non più rinviabile riorganizzazione dell’assistenza sanitaria nei riguardi dei diabetici adulti di tipo 1 a Bologna e con particolare riferimento nel Policlinico Sant’Orsola, in un gioco delle parti tra vertici dell’Università bolognese e Regione, anonima medici diabetologi, endocrinologi e malattie del ricambio ove alla fine i malati vengono impiegati come merce di scambio, informo di avere deciso di anticipare l’interruzione della terapia con l’insulina e ogni altro medicamento che vedete riprodotto in foto a partire dal 31 agosto 2016.

Dispiace perché questi signori hanno perso una occasione non solo per ascoltare i rappresentanti dei diabetici e le loro proposte innovative e utili al contenimento della spesa sanitaria, migliorandone al tempo stesso la qualità dei servizi erogati. Peccato, d’altronde chi scrive per l’ultima volta su tale tema ha visto l’assistenza ai diabetici fornita dall’ex INAM, poi dall’ECA – Ente Comunale di Assistenza per i poveri, e il bailamme regionale con le ASL  ed esoterismi universitari vari.

Saluto diabetologi, endocrinologi, esocrinologi, incrinologi, e altri protagonisti del Circo Barnum bolognese. A partire dal 31 agosto prevedendo una rapida evoluzione negativa del mio stato di salute informo il lettori che gli articoli pubblicati saranno garantiti sino al 9 settembre 2016.

Da vecchio diabetico tipo 1 vista la lunga attesa per la visita consiglierei alle forze del volontariato, alle testate giornalistiche di dotare il corridoio d’attesa della Diabetologia di riviste ad ampio spettro per rendere più eccitante tale parentesi esistenziale e aggiungerei qualche schermo televisivo per propagare nell’aire spot e altre subliminali immagini dal marketing.

Tranquillizzo le mamme e i babbi, parenti e affini circa il messaggio diseducativo proveniente da tale iniziativa: lo so è molto più bello e pulsante vedere diabetici fustacchioni e diabetiche gnocche e in topless, ma la vita di ogni giorno offre al diabetico comune questo: ore di attese per diagnosi e terapie un tanto al chilo e gente che va che viene, che vive che muore. L’unica differenza la facciamo sempre noi: vogliamo avere servizi migliori, un impegno vero per la ricerca in nuove cure e terapie in grado di incidere positivamente sulla malattia, vogliamo essere protagonisti? O semplicemente restare una maggioranza silenziosa in mano a una minoranza di paraculo del medico illuminato o oscurato di turno? Io a Bologna ci ho provato, nessuno mi ha cagato ed ho fallito. Da samurai diabetico faccio ammenda e Harakiri buona fortuna.

L’amico micro…

Il micro. Non so in quanti lo vogliono. Così come tanti ancora ne hanno paura, per quello che è o che in un certo senso rappresenta. Io direi che ho sempre fatto parte della prima categoria. Mi r­icordo ancora la prim­a volta che ho sentit­o parlare di lui circ­a 10/11 anni fa. Ero ancora in Albania. Ero in­ camera mia, era più ­o meno mezzanotte e n­on avevo voglia di do­rmire. Non so come, m­a era come se una for­za soprannaturale mi spingeva verso la tv.­ In quel momento Rai3­ dava una trasmission­e per il micro. Dicev­a che era un modello ­nuovo e stavano facen­do delle prove con bambini in Sicilia per v­edere se era davvero ­così buono. Vedere qu­ei bambini vivere cos­ì tranquillamente, mi­ faceva venir la voglia di averlo anch’io.­ Ma in quel momento s­apevo che non era pos­sibile. Quella notte ­non sono riuscita a d­ormire. Riuscivo solo­ a immaginare come sarebbe stata le mia vi­ta se l’avessi. Poi v­engo in Italia e sent­ir parlare così tanto­ di lui, la voglia di­ averlo aumenta ancor­a di più. E comincio ­a chiederlo così tant­o, ma sempre dicevano­ di no, che non era a­datto a me. Ma questa­ volta no, non mi sar­ei arresa così facilmente. E alla fine ho ­vinto io. Dopo mille “guerre” con i medici dov’ero seguita ai tempi, il 17 ottobre 2011 lo metto. E posso dire che la ­mia vita è cambiata p­er bene. Ovvio che ci sono stati dei momenti no, cerotto staccato di notte e un 573 al risveglio (successo una volta sola, ma direi che l’esperienza mi è basta, soprattutto visto il seguito dopo…), ago messo male, ago che non funziona perché preso un grumo, iper per catetere con bolle, e mille altre cose. Però mai me la sono sentito un peso. Mai mi sono sentita dipendere da una macchina. Forse perché alla fine si dipende sempre da qualcosa, sia che sia il micro, sia che sia una penna, siamo dipendenti dall’insulina….E quando penso a tutte le cose di quel periodo mi viene da ridere in un certo senso. Ero considerata pazza perché lo volevo. Perché ho avuto il coraggio di sfidare medici per averlo, per averlo messo. E nessuno ha mai pensato che volevo averlo solo per stare bene, per vivere meglio. Poi dei sguardi indiscreti, o anche a volta impauriti delle persone quando lo vedevano meglio non parlare…Non mi dimenticherò mai di quella signora che sul treno non smetteva di fissarmi, che per un attimo giuro che ero sul punto di dirle: signora è una bomba, scappa finché è in tempo…Hahahah. E mille storie così…Però non mi ha mai proibito niente. Sono andata al mare e ci facevamo vedere insieme, la coppia inseparabile. Ho girato posti che non avrei mai pensato, e il massimo è stato che mi hanno fermato ogni tanto nei aeroporti. O tutti i santi giorni dei primi giorni all’Expo. Anche se l’esperienza più bella è stato alla dogana di Brindisi, il poliziotto che per prima cosa nel camper controlla la mia borsa, con il telecomando del micro sopra. E li che spiego cos’è. E lui che aveva il figlio diabetico e che mi chiede mille informazioni, dimenticando di controllare il resto. O di quel ragazzo siciliano che prima che mettessi il micro mi diceva: l’ago è un pochino più grande del solito, ma non ti spaventare…Quei piccoli gesti di tenerezza tra persone che neanche conosci. O di quel ragazzo che la prima volta che l’ho visto e li ho fatto vedere il micro li dico che avevo una bomba di insulina con me, così che ero sicura che non mi avrebbe fatto del male. O le battute nello spogliatoio del lavoro sul fatto che ho una terza tetta…Hahahah. O il fatto che per mio cugino piccolo era il mio amico che lui non poteva toccare, perché si faceva male. Storie infinite che rimangono nella mente. Però la cosa più importante di tutte è che mi fa stare bene. Prima una glicata sotto l’8 avevo paura anche solo a sognarlo, adesso il 7 è una sicurezza. E che dire? Forse le cos­e sono andate bene pe­rché lo voluto dal pr­imo momento. Non lo s­o. Ma posso dire che ­è una delle poche cos­e che non mi pentirò ­mai di averlo fatto. ­E sapete che cos’è la cosa più bella? La sens­azione che ti lascia ­il fatto che un sogno­ è diventato realtà…

(Ps. Giuro che la Roche non mi ha pagato per fare pubblicità. Hahahahahahahah)

La dieta mediterranea è associata a più basso rischio di morte nei pazienti con malattia cardiovascolare e diabete

La dieta mediterranea è associata ad un ridotto rischio di morte nei pazienti con una storia di malattia cardiovascolare, secondo i risultati dello studio Moli-sani presentato oggi al Congresso ESC Società Europea di Cardiologia 2016.

“La dieta mediterranea è ampiamente riconosciuta come una delle abitudini nutrizionali più san nel mondo,” ha detto il professor Giovanni de Gaetano, capo del Dipartimento di Epidemiologia e prevenzione presso l’IRCCS Istituto Neuromed a Pozzilli, Italia. “In effetti, molti studi scientifici hanno dimostrato che uno stile di vita tradizionale mediterraneo è associato ad un minor rischio di varie malattie croniche e, cosa ancora più importante, di morte per qualsiasi causa.”fusilli-al-pesto-di-pistacchi

“Ma così la ricerca si è concentrata molto sulla popolazione generale, che è composto principalmente da persone sane”, ha aggiunto. “Cosa succede alle persone che hanno già sofferto di malattie cardiovascolari? E’ la dieta mediterranea ottimale anche per loro?”

La risposta è sì, secondo uno studio in pazienti con una storia di malattia cardiovascolare, come la malattia coronarica e ictus. I pazienti sono stati reclutati tra i partecipanti nel progetto Moli-sani, uno studio epidemiologico prospettico che ha coinvolto a caso circa 25 000 adulti che vivono nella regione italiana del Molise.

“Tra i partecipanti, sono stati identificati 1197 persone che hanno riportato una storia di malattia cardiovascolare al momento dell’iscrizione in Moli-sani”, ha detto il dottor Marialaura Bonaccio, principale autore della ricerca.

L’assunzione di cibo è stato registrata utilizzando il questionario di Studio prospettico europeo sul cancro (EPIC) di frequenza alimentare. L’aderenza alla dieta mediterranea è stata valutata con un punteggio di 9 punti sulla dieta mediterranea (MDS). Tutte le cause di morte sono state valutate mediante il collegamento con i dati l’ufficio statistiche sanitarie in Molise.

Nel corso di un follow-up mediano di 7,3 anni ci sono stati 208 morti. Un aumento di 2 punti nella MDS è stato associato con un 21% di riduzione del rischio di morte dopo il controllo per l’età, il sesso, consumo di energia, uovo e patate, istruzione, tempo libero, l’attività fisica, rapporto vita-fianchi, il fumo, l’ipertensione, ipercolesterolemia, diabete e cancro al basale.

Se considerato come variabile categorica a 3 livelli, la categoria superiore (punteggio 6-9) di aderenza alla dieta mediterranea è stata associata con il 37% più basso rischio di morte rispetto alla categoria inferiore (0-3).

Il professor de Gaetano, ha dichiarato: “Abbiamo scoperto che tra quelli con una adesione più alta alla dieta mediterranea, la morte per qualsiasi causa è stata ridotta del 37% rispetto a coloro che avevano mal aderito a questo regime dietetico.”

I ricercatori hanno approfondito la loro indagine, cercando il ruolo svolto dai singoli alimenti che compongono la dieta mediterranea. “I principali collaboratori di riduzione del rischio di mortalità sono stati un maggior consumo di verdure, pesce, frutta, noci e acidi grassi monoinsaturi – che significa olio d’oliva”, ha detto il dottor Bonaccio.

Il professor de Gaetano ha concluso:. “Questi risultati ci spingono ad indagare il meccanismo, attraverso il quale la dieta mediterranea può proteggere dalla morte Questo è stato uno studio osservazionale, quindi non si può dire che l’effetto è causale Ci aspettiamo che gli effetti dietetici su mediatori comuni a malattie croniche come l’infiammazione possa comportare la riduzione della mortalità per tutte le cause, ma sono necessarie ulteriori ricerche. “

Lo smartphone rileva la fibrillazione atriale con l’hardware esistente

fibriGli smartphone possono essere utilizzati per rilevare la fibrillazione atriale con l’hardware esistente, secondo la ricerca presentata oggi al Congresso ESC alias Società Europea di Cardiologia edizione 2016. Un’applicazione a basso costo (app) è stata sviluppato e utilizza l’accelerometro del telefono cellulare e il giroscopio per verificare la presenza della fibrillazione atriale.

“La fibrillazione atriale è una condizione medica pericolosa presente nel 2% della popolazione mondiale e che registra fino a sette milioni di casi all’anno,” ha detto l’autore del rapporto Tero Koivisto, vice-direttore del Technology Research Center (TRC), Università di Turku , Finlandia. “Nella sola Unione europea questo disturbo del ritmo cardiaco costa circa USD $ 19 miliardi ogni anno”.
Circa il 70% degli ictus dovuti a fibrillazione atriale potrebbe essere evitati preventivamente con terapia farmacologica con il farmaco. Tuttavia, la La fibrillazione atriale si verifica spesso casualmente in fase on / off ed è difficile da rilevare con la semplice visita medico. Ci sono dispositivi relativamente grandi e costosi come elettrocardiogramma (ECG) che i pazienti possono portare a casa per il monitoraggio a lungo termine, ma hanno bisogno di una patch o di fili che sono scomodi da usare e richiedono uncontinuo contatto con gli elettrodi e questi tendono ad irritare la pelle.
A causa dei vincoli di cui sopra, gli attuali metodi di rilevamento della fibrillazione atriale sono fattibile per lo screening su vasta scala delle popolazioni o gruppi di età a rischio più elevato (60 anni e oltre).
L’attuale studio ha testato l’abilità di un smartphone nel rilevare la fibrillazione atriale senza alcun add-on hardware . Lo studio ha incluso 16 pazienti con fibrillazione atriale dal Centro Cardiologico di Turku. Oltre a 20 registrazioni da persone utilizzate come dati del gruppo di controllo per validare l’algoritmo sviluppato.
Per rilevare la fibrillazione atriale, un cellulare è stato posto sul petto del paziente, e son state prese le registrazioni da l’accelerometro e giroscopio . I pazienti sono stati invitati a sdraiarsi in posizione prona o supina durante le misurazioni.
Il sig. Koivisto ha dichiarato: “Usiamo l’accelerometro e giroscopio dello smartphone per acquisire il segnale del cuore da parte del paziente tramite la presa della misura da codesta registrazione il dato acquisito è pre-trattati con metodi di elaborazione del segnale a funzioni multiple, quali l’autocorrelazione ed entropia spettrale, vengono quindi estratte dai dati pre-elaborati. Infine, un algoritmo di apprendimento automatico (KSVM) viene utilizzato per determinare se il paziente soffre di fibrillazione atriale “.
Utilizzando questa tecnologia investigatori rilevati fibrillazione atriale con una sensibilità e specificità del 95%.
“Misuriamo il moto reale del cuore tramite accelerometri e giroscopi in miniatura che sono già installati negli attuali smartphone”, ha detto Koivisto. “Nessun hardware aggiuntivo è necessario e la gente ha solo bisogno di installare un’applicazione con l’algoritmo che abbiamo sviluppato.”
Ha continuato: “Se le persone si sentono strane e vogliono verificare il loro stato cardiaco, possono semplicemente sdraiarsi, collocare il telefono sul petto, prendere la misura dell’accelerometro e giroscopio, quindi utilizzare l’applicazione per analizzare il risultato così avranno un semplice. sì / no in risposta alla domanda se hanno fibrillazione atriale. ”
Mr Koivisto ha concluso: “Questo è un sistema a basso costo, non invasivo per rilevare la fibrillazione atriale che la gente può fare da sola senza alcun aiuto da parte del personale medico Dato l’uso diffuso di smartphone, ha il potenziale per essere utilizzato da buona parte della popolazione di tutto il mondo.. in futuro, un servizio cloud sicuro potrebbe essere creato per memorizzare e analizzare grandi masse di dati. “

Lutto nazionale

Quando manca l’amore delle persone care, quando le ferite e le lacrime si fondono con la terra, allora senti una mano dalla nuda roccia che ti prende e ti porta la forza del suo cuore per farti ritrovare il splendore della vita. Grazie ai tanti soccorritori, volontari che in queste ore si trovano nelle località colpite dal terremoto nel centro Italia, grazie a quanti con ogni mezzo aiutano e cercano di ricostruire speranze e vite. Il mio diabete vi ama!

lutto

Comunicazione

detail of a hand holding an insuline pump isolated on a white background - focus on insuline pump: you under stand?

Detail of a hand holding an insuline pump isolated on a white background – focus on insuline pump: you under stand?

L’evento Ciao Sergio in calendario per il 30 agosto 2016 ore 11 è annullato, invece NON cambia la mia decisione di interrompere dal 6 settembre 2016 la terapia con insulina e ogni altro genere di farmaco, a tale proposito lunedì mattina 29 agosto sarà pubblicato un aggiornamento.

Fagioli misti in insalata

Fagioli misti in insalata
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Ancora una volta per ricordare l’anno dei legumi proclamato da FAO e ONU, proponiamo un contorno nutriente e sano: un mix di fagioli borlotti e cannellini arricchito da fagiolini freschi! Ideale per sostituire un secondo di carne e fare del bene al nostro diabete.
Ingredienti
  • •50 g di Fagiolini
  • •1 Scalogno
  • •½ spicchio d'Aglio
  • •225 g di fagioli borlotti
  • •225 g di fagioli cannellini
  • •Olio extravergine di oliva q.b.
  • •1 peperoncino
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Lessate i fagioli in acqua bollente salata insieme allo scalogno tritato. Fate cuocere in acqua salata anche i fagiolini dopo averli lavati e puliti. Mettete il tutto in un recipiente da insalata. In una ciotola ottenete un preparato unendo il mezzo spicchio d'aglio tritato con alcuni cucchiai d'olio, un pizzico di sale e il peperoncino spezzettato. Usate questo condimento per l'insalata di fagioli e fagiolini aggiungendolo soltanto 10 minuti prima di portarla a tavola.
  2. Nel lessare fagioli e fagiolini fate in modo che il grado di cottura sia uniforme per tutti e tre i legumi.
  3. Se volete un sapore diverso per i vostri fagioli misti in insalata potete utilizzare una cipolla di Tropea al posto dello scalogno.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 400 Grassi: 10 Carboidrati: 29 Fibre: 5 Proteine: 18
Note
se usate i fagioli secchi bisogna aggiungere il tempo di ammollo in acqua di almeno 8-9 ore.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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