Disco verde dell’EMA per insulina progettata appositamente con impiego nuovo microinfusore MyLife YpsoPump

YPU_HCP_Overview-3582621dL’Agenzia europea per i medicinali ha approvato l’impiego della cartuccia per pompa NovoRapid PumpCart per il nuovo microinfusore touch screen di Ypsomed: MyLife YpsoPump.

Il microinfusore d’insulina è stato progettato per semplificare la terapia, rendendo più facile per le persone con diabete trattare la malattia a casa.

L’YpsoPump MyLife è dotato di touch screen, riducendo la necessità di formazione, ed è pienamente compatibile con la cartuccia preriempita per pompa Novo Nordisk, denominata NovoRapid PumpCart, che non richiede ai pazienti di doversi brigare a riempire la cartuccia stessa.

NovoRapid si è aggiudicata una licenza europea nel 1999, attualmente utilizzata con la pompa Accu-Chek Insight, prodotta dalla divisione diabete di Roche.

Il dr Mark Evans, docente di medicina presso l’Università di Cambridge e consulente di NovoNordisk, ha spiegato che la terapia con microinfusore nel diabete tipo 1 è la più efficace “, chi gestisce il microinfusore sa che il riempimento manuale del serbatoio d’insulina può essere una operazione complessa e richiedere molto tempo “.

Ha poi aggiunto: “Alla luce di questi fattori, ogni sforzo per ridurre le difficoltà e i costi nell’addesatramento sono bene accolti.”

Crediamo che nell’ambito dei microinfusori si vedrà sempre più l’affermarsi delle cartucce preriempite per tutti i modelli prossimi venturi.

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Se ti fai un viaggio

vacanzaSegno dei tempi, e la vita, e un viaggio dove si compie ogni tappa in sola andata ma questa diventa un’esperienza unica e preziosa rivista con gli occhi del tempo, come prendere un treno e farsi 5 ore per percorrere 300 chilometri oppure un giorno intero per farne 1000, e mentre sei lungo il tragitto ascolti le vite altrui come la tua, percorri i loro pensieri e racconti, li scambi con i tuoi, vedi il paesaggio mutare intanto anche noi stiamo cambiando.

Il viaggio ci porta verso una meta: quale? Alcune sono evidenti altre sono imprevedibili e le ultime sono quelle che rendono speciale e magico il percorso nella direzione della nostra crescita e conoscenza. Domanda: e se l’insulina bolle? Mi sono posto il quesito nei momenti di calura estrema come anche di freddura invernale, in sostanza la tenuta del farmaco incapsulato nella penna come nella cartuccia del microinfusore rappresenta il problema principale, come la conservazione stessa del flacone d’insulina.

Per quanto riguarda le scorte si tengono nelle varie borse termiche, quindi la parte più delicata riguarda la tenuta dell’insulina in corso d’utilizzo nel microinfusore: durante il periodo estivo per evitare la cristallizzazione del farmaco è importantissimo ricordarsi di cambiare la cartuccia ogni due giorni e non arrivare al terzo, come non riutilizzare mai la parte residua nel deposito rimescolandola con la nuova.

La parte prevedibile del viaggio l’affronto sempre facendo un inventario del materiale che occorre per il soggiorno lontano da casa nel periodo strettamente necessario, assieme a tutto il corredo di farmaci necessari per la terapia individuale. A dire il vero ormai vado con il “pilota automatico” nella ricognizione di quanto mi serve, ma state pur tranquilli un qualcosa finisco per scordare pure, e ciò non è da interpretare in modo negativo anzi il fatto positivo sta nel notare come il venir meno di uno stato ansioso alleggerisce il carico da stress per evento.

Le differenze tra le varie epoche di vita stanno nell’accorciamento sensibile dei tempi di percorrenza tra partenza e arrivo, anche se tutto avviene in modo non sempre omogeneo e con un differenziale notevole nel trasporto a terra tra servizio di spostamento collettivo e individuale per quanto riguarda la durata del viaggio: lungo nel primo caso, più breve nel secondo. E questi elementi rivestono la loro importanza in un diabetico per diverse ragioni. Il primo motivo riguarda la riduzione dei tempi di stress da spostamento i quali hanno una certa incidenza per l’equilibrio della glicemia, nel caso in positivo. Secondo aspetto ha a che fare solitamente con l’alimentazione, questa durante i tempi di viaggi viene per essere un poco relegata e comunque non mantenuta a un livello ottimale.

L’esperienza personale da trasfertista, sia per lavoro che vacanza, a spesso visto il menù propinato lungo il viaggio come qualcosa di insufficiente a garantire i fabbisogni nutrizionali per un diabetico. Poi l’ultima cosa ripetuta in questa occasione ancora una volta riguarda la buona conservazione dei farmaci in condizioni termiche non idonee, e la cosa è da tener presente in relazione ai tempi di durata del viaggio.

Bè dopo aver rotto un bel po’ le scatole con tutte queste salutistiche raccomandazioni non mi resta che chiudere senza prima aver augurato buon viaggio!

E anche quest’anno niente vacanza.

Il tuo sangue può rivelare il rischio di malattie cardiache

Ana Bye

Ana Bye

Nuovi biomarcatori possono aiutare a identificare il rischio di una persona di incorrere in malattia cardiaca  con maggiore precisione rispetto ai soli fattori di rischio tradizionali

Quando si visita il nostro medico di medicina generale è possibile ottenere le analisi del sangue tradizionali del colesterolo e trigliceridi, per avere un’idea sul rischio di malattie cardiovascolari. Con ulteriori informazioni sull’indice di massa corporea (BMI), abitudine al fumo e la pressione sanguigna, si può calcolare il rischio a 10 anni per le malattie cardiovascolari. Ci sono diversi calcolatori di previsione del rischio oggi disponibili.

Tuttavia, l’uso di questi parametri di previsione del rischio è diminuito nel contesto delle cure primarie, perché i sistemi di calcolo attualmente disponibili spiegano solo una parte modesta dell’incidenza. Per infarto miocardico, si stima che il 15-20% dei pazienti non ha avuto alcuno dei fattori di rischio tradizionali e sarebbe classificato come “a basso rischio”.

“Il nostro studio ha dimostrato che, misurando una combinazione di cinque diversi fattori presenti nel microRNA e l’aggiunta di queste informazioni con i tradizionali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, potremmo individuare coloro che stanno per sperimentare un infarto del miocardio con notevolmente miglioramento della precisione”, dice Anja Bye, primo autore di uno studio recentemente pubblicato su Journal of Molecular and Cellular Cardiology e ricercatore presso lo KG Jebsen – (CERG) nell’Università norvegese della scienza e tecnologia (NTNU). I colleghi presso l’Università di Oslo e il Dipartimento di Sanità Pubblica e Medicina Generale (NTNU) hanno collaborato a questo studio.

Ci sono stati diversi tentativi nel corso degli ultimi anni di migliorare i calcoli nella previsione del rischio con l’aggiunta di nuovi marcatori biologici. Alcuni calcolatori aggiungevano informazioni di un marcatore dell’infiammazione del sangue chiamato CPR (proteina C-reattiva) o un marcatore chiamato diabetico HbA1c (emoglobina glicosilata). Questo aumenta la precisione dei calcolatori, ma ancora non vi era la necessità di nuovi marcatori bio cardiovascolari che potevano integrare la valutazione dei fattori di rischio tradizionali, per identificare i soggetti a rischio con maggiore precisione rispetto a oggi.

Esso si basa su quello che i ricercatori hanno progettato nello studio per esplorare la possibilità di un nuovo tipo di marcatore bio chiamato microRNA circolante, e predire il rischio di 10 anni per infarto del miocardio.

La coorte dello studio era composta da 212 partecipanti sani (40-70 anni) dal Nord-Trøndelag Health Study 2 (HUNT2, raccolei sangue nel 1996) che o sono morti da infarto miocardico entro 10 anni o sono rimasti in buona salute al momento dell’HUNT3 (2006). 179 differenti microRNA sono stati quantificati in campioni di sangue da questi partecipanti.

“Per tutti gli studi sui marcatori bio, la replica dei risultati su nuove ricerche è essenziale per determinare la forza dei marcatori biologici, e valutare l’uso potenziale in un ambiente clinico. Questo è il motivo per cui abbiamo avviato un nuovo studio, in collaborazione con il Karolinska Institutet, e testare ulteriormente questi microRNA nei nuovi partecipanti alla caccia del risultato”, dice la Bye. Due studenti di medicina provenienti dal CERG lavoreranno su questo studio in autunno, e ci aspettiamo di avere i nuovi risultati pronti per la pubblicazione nel gennaio 2017.

Siamo noi e niente più

Uomo che tira la cortina di buio per rivelare un nuovo mondo migliore. Cambiamento concettuale, due mondi, l'inferno e il paradiso.

Uomo che tira la cortina di buio per rivelare un nuovo mondo migliore. Cambiamento concettuale, due mondi, l’inferno e il paradiso.

Operare per obiettivi con il diabete è non solo positivo ma fondamentale, importantissimo. La prima cosa rilevante, l’obiettivo che sta in cima a tutti gli altri è sempre di trovare l’equilibrio con la glicemia. Certo lungo la strada dell’umana esistenza diverse sfide ci attendono, diversi momenti in cui diciamo con noi stessi e chi ci sta attorno: basta mi son rotto le balle, non ne posso più di tutte queste cose!

La glicemia, l’insulina, cosa mangiare, fare ginnastica, corsa. Insomma regole, regole e ancora regole. Saltano i nervi diverse volte nell’arco della vita, quando tutto va o sembra andare male. Glicemia alta, ancora alta, Hba1C fuori controllo, mancata risposta alla terapia, pensavi di aver fatto bene e invece nulla da fare, la microalbuminuria fuori range, acetone nel sangue e nelle urine, correggi l’insulina e vai in ipoglicemia, dopo lo sbalzo iperglicemico. Non riesci a dormire la notte, ansia, mal di stomaco, acidità, reflusso, mal di testa. E basta!

Sapete quand’è che le cose cambiano? Nel momento in qui troviamo una soddisfazione, poi, sorpresa, se ne aggiunge un’altra e cominciamo a scoprire senza fretta che non sono più fatti episodici, accadimenti isolati, ma un ciclo si è chiuso e ne comincia uno nuovo, migliore, positivo per noi. Ecco allora l’obiettivo è raggiunto: e sta nel prendere il timone della nostra vita, del diabete; mentre prima si faceva il diavolo a quattro per portare una glicemia buona a casa ora il fatto è quotidiano.

Cosa che fa incaponire del diabete? Che ti sfugge di mano, o così sembra. Invece quando lo agguanti e gli metti il guinzaglio bè è tutta un’altra cosa. Il processo richiede un percorso da fare e un prezzo da pagare: non basta solo fare glicemia, calcolo dell’insulina e carboidrati, analisi dei dati; tutto questo va fatto e rifatto ogni santo giorno, perché la sensibilità insulinica di oggi è diversa da ieri e domani, come il rapporto carboidrati/insulina. Insomma ogni giorno è a sé e tu, io ne dobbiamo essere consapevoli e fare tutte quelle operazioni di calcolo, analisi le quali ci porteranno ad avere una media glicemica perfetta e stare al settimo cielo.

Lavorare per obiettivi è fare goal con il diabete, ovvero avere la glicemia compensata con tutta una serie di passaggi fin qui descritti. Facciamo una cosa al mattino quando ci svegliamo: un urlo liberatorio stile danza di guerra al diabete, come insegnano i maori con la katana.

Un semplice e rapido gesto ci porta a diventare padroni di noi stessi e liberi dalla paure, così non diremo mai più nella vita: io non ce la faccio. No ce la fai benissimo devi solo imparare ad usare bene i mezzi e le conoscenze a disposizione per cominciare a vedere l’alba di un giorno nuovo, di tanti giorni nuovi e una vita da ricominciare a tutto tondo tu assieme a me, a noi tutti che viviamo bene con il diabete oggi.

A tale proposito Il Mio Diabete intraprenderà dopo l’estate una serie di incontri con al centro gli obiettivi per vivere bene con la nostra compagna di strada, proprio per raggiungere il traguardo ed essere completamente padroni di noi stessi e del nostro tempo.

Schiavi o padroni di noi?

Eloquente immagine di un diabetico tipo uomo d'affari che sta disperatamente chiamando il numero verde dell'assistenza poiché il sensore glicemico da segnale di errore.

Eloquente immagine di un diabetico tipo uomo d’affari che sta disperatamente chiamando il numero verde dell’assistenza poiché il sensore glicemico da segnale di errore.

Non faccio del diabete una malattia, ne faccio cosa mia e disfarmene perché sì, perché no e che ne so. Credo sarebbe meglio disfarsi di sedicenti soloni che poi nella realtà sono semplicemente rompicoglioni. E dell’idolatria che mi dici? Siete amici?!? Come persona e diabetico fin dall’infanzia sono sempre rimasto affascinato e interessato da tutto ciò che l’uomo fa e realizza per migliorarsi la vita e quella degli altri, in ogni campo, compresa naturalmente la nostra salute. Tutto questo all’interno di una dimensione e approccio funzionale, utilitaristico sia dell’innovazione che degli strumenti impiegati.

La tecnologia è diventata così parte integrante (e necessaria) della nostra vita da non poterne più fare a meno. Proporre e porre una riflessione è dunque prezioso per svariati motivi. Innanzitutto per conquistare un’utile consapevolezza sulla quale costruire una visione più appropriata dei valori e dei significati della tecnologia. Gli ultimi anni hanno registrato l’esplosione di sistemi frutto della maturazione di conoscenze scientifiche dell’ultimo mezzo secolo. Ciò significa che siamo soltanto all’inizio di un processo di diffusione e assimilazione tecnologica il quale diventerà sempre più esteso e profondo, dunque pervasivo. E sarà sempre più arduo comprendere lo stretto rapporto tra le innovazioni e noi stessi e i bisogni indotti dalle nuove opportunità. Ma sono pensieri suggeriti soprattutto dalla paura di una inevitabile (e imprevedibile) evoluzione. Una reazione naturale e conseguente che risiede nella paura di perdere il controllo umano sul circostante e stante: un rifiuto della tecnologia vista come dominatrice dell’uomo, delle sue azioni e addirittura dei suoi pensieri. In essa si vede una dimensione «cattiva» tanto da essere talvolta esibita in contrapposizione alla scienza per definizione «buona» portando un avanzamento della conoscenza.

Ma la tecnologia non è anch’essa conoscenza? Certamente la velocità con la quale si sviluppa entrando nella quotidianità può inquietare perché le nostre capacità sembrano ridotte rispetto alla disinvoltura mentale che l’innovazione richiede (su questo apriremo un capitolo specifico un giorno, proprio legato all’insito rapporto forza/debolezza della tecnologia e quella che gira tramite i byte ne è una chiara e marcata realtà). In verità questo sarebbe opportuno vederlo come uno stimolo invece che un ostacolo consentendoci di mantenere le nostre facoltà cerebrali in uno stato di maggior efficienza. Ma per tutte le tecnologie, molte delle quali così pervasive da non vederle nemmeno (come i farmaci nano tecnologici che colpiscono cellule malate) occorre conoscenza e coscienza per padroneggiarle e renderle maggiormente utili all’esistenza. Senza demonizzarle, trasformandole in una religione come qualcuno ipotizza. Allora sì diventano pericolose. Però in quel caso il pericolo nasce nell’uomo che si nasconde nell’irrazionale sfuggendo dalla realtà.

E tutto questo pistolotto ora va a cadere proprio sul diabete, che fa da degno coronamento all’idolatria tecnologica. C’è una quota parte di noi diabetici (io ne sono un infinitesimale pezzettino) che fa utilizzo di tecnologie avanzate (nel senso progressivo della direzione di marcia e non quindi in retromarcia) nella terapia quotidiana: microinfusore d’insulina con CGM (Monitoraggio Continuo del Glucosio). Ora suonerie, avvisi, allarmi a parte tutte codeste strumentazioni sono ancora in fase evolutiva, pertanto la scala di approssimazione dei dati rilasciate persiste nei fatti. Ma non è di questo che voglio rimarcare la cosa. Affidarsi in toto alla tecnologia rischia di fare perdere il lato positivo dell’analisi clinica e sintomatologica umana. Per cogliere lo stato di malessere di un diabetico (vedi ipoglicemia, iperglicemia, chetoacidosi, ma anche scompenso glicemico) è sufficiente subito constatare la presenza dei classici sintomi accompagnatori di tali episodi e intervenire con le procedure di rito. Anche perché la tecnologia serve sì ma non sempre c’è, quindi la necessità che la pratica e fiuto del contesto.

Controllo glicemico per via olfattiva? Ma sì dai proviamo anche questa…

Una sostanza chimica trovata nel nostro respiro potrebbe fornire un segnale per avvertire dei livelli pericolosamente-bassi dello zucchero nel sangue nei pazienti con diabete di tipo 1, secondo la nuova ricerca effettuata presso l’Università di Cambridge. La scoperta, pubblicata oggi sulla rivista Diabetes Care, potrebbe spiegare perché alcuni cani possono essere addestrati a riconoscere i segnali di pericolo nei pazienti.

Claire Pesterfield, infermiera pediatrica specializzata sul diabete presso l’ospedale di Addenbrooke, Cambridge University Hospitals NHS Foundation Trust ha il diabete di tipo 1, che richiede iniezioni di insulina per gestire i livelli di zucchero nel sangue. Lei ha anche un cane Labrador che è stato addestrato  per rilevare quando i suoi livelli di zucchero nel sangue sono in calo e diventano potenzialmente pericolosi.
“Lo zucchero nel sangue è una minaccia tutti i giorni per me se cade troppo in basso – e se lo fa in fretta può essere molto pericoloso”, dice Claire. “Il mio cane rappresenta una incredibile magia – non è solo un compagno meraviglioso, ma lui è il mio ‘naso’ e mi avverte se sono a rischio di una crisi ipoglicemica lo sente dall’odore l’arrivo della medesima, ed è lui a saltarmi con le zampe sulle spalle per farmelo sapere. ”
L’ipoglicemia – bassi livelli di zucchero nel sangue – può causare problemi come tremori, disorientamento e fatica; se il paziente non riceve una dose di zucchero per tempo (esempio due bustine da bar), gli può causare convulsioni e portarlo alla perdita di coscienza. In alcune persone con diabete, questi episodi possono verificarsi improvvisamente con poco preavviso.

Viste le segnalazioni rilasciate dai cani ipoglicemici, i ricercatori del Wellcome Trust-MRC Institute of Metabolic Science, University of Cambridge, ritengono che alcune sostanze chimiche presenti naturalmente nel respiro esalato potrebbero cambiare quando i livelli di glucosio sono bassi. In uno studio preliminare per verificare questa ipotesi, gli scienziati hanno gradualmente abbassato i livelli di zucchero nel sangue in condizioni controllate in 8 donne, tutte intorno ai quarant’anni, e tutte con diabete di tipo 1. Hanno quindi utilizzato la spettrometria di massa – che va acercare firme chimiche – per rilevare la presenza di queste sostanze.
I ricercatori hanno scoperto che i livelli di isoprene chimico sono aumentati in modo significativo con l’ ipoglicemia – in alcuni casi quasi iraddoppiati. Essi credono che i cani possono essere sensibili alla presenza di isoprene, e suggeriscono come potrebbe essere possibile sviluppare nuovi rivelatori i quali possono identificare livelli elevati di isoprene in pazienti a rischio.
“L’isoprene è una delle più comuni sostanze chimiche naturali che troviamo nel respiro umano, ma sappiamo sorprendentemente poco da dove proviene”, spiega Mark Evans, consulente medico onorario presso l’ospedale di Addenbrooke, Università di Cambridge. “Abbiamo il sospetto che sia un sottoprodotto della produzione di colesterolo, ma non è chiaro il motivo per cui i livelli di crescita chimica si presentano quando i pazienti vanno in ipoglicemia.
“Gli esseri umani non sono sensibili alla presenza di isoprene, ma i cani con il loro incredibile olfatto, trovano facile identificarlo e possono essere addestrati per avvisare i loro proprietari su  livelli pericolosamente bassi di zucchero nel sangue. Esso fornisce un ‘profumo’ che potrebbe aiutare a sviluppare nuovi test per individuare l’ipoglicemia e ridurre il rischio di complicanze potenzialmente letali per i pazienti che vivono con il diabete e ‘la nostra visione che un nuovo test del respiro potrebbe almeno in parte -. ma completamente almeno idealmente – sostituire la prova di corrente del buco dal dito, che è scomoda e dolorosa per i pazienti, e relativamente costosa da gestire.”

Diabete tipo 2: occhio al Mannosio

Se pensi di non essere a rischio diabete perché il peso è sotto controllo, i livelli di mannosio possono raccontare una storia diversa. Credit: KTH Royal Institute of Technology

Se pensi di non essere a rischio diabete perché il peso è sotto controllo, i livelli di mannosio possono raccontare una storia diversa. Credit: KTH Royal Institute of Technology

Anche se non si è in sovrappeso, i livelli di mannosio possono indicare che se sei a rischio di diabete di tipo 2 (T2D) o resistenza all’insulina (IR), uno studio svedese lo dimostra.

Il mannosio, uno zucchero semplice che si presenta come componente di molti polisaccaridi naturali, è stato identificato come un biomarker per il diabete , dice Adil Mardinoglu, un biologo al KTH Reale Institute of Technology di Stoccolma e ricercatore presso lo SciLifeLab. Il rapporto è stato pubblicato il 24 giugno su Cell Metabolism.

“Siamo in grado di misurare il mannosio nel sangue di persone magre o obese e di identificare se hanno un aumentato rischio di diabete di tipo 2 in base ai loro livelli di mannosio”, dice Mardinoglu.

I ricercatori hanno scoperto che i soggetti con alti livelli di mannosio hanno un rischio più elevato per DT2. L’autore Sunjae Lee, ricercatore dello SciLifeLab al KTH, dice che il mannosio può essere utilizzato come biomarker poiché i suoi livelli nel sangue sono abbastanza stabili e non influenzati dalla recente assunzione di cibo, a differenza dei livelli di glucosio.

Lo studio ci costringe a riconsiderare l’ipotesi circa il rapporto tra obesità e diabete. “Anche se la prevalenza di obesità e diabete di tipo 2 continua ad aumentare drammaticamente in tutto il mondo, una chiara comprensione dei meccanismi molecolari alla base coinvolti nella progressione di patologie associate è ancora mancante”, dice Lee. “Quindi è importante identificare biomarker stabili che possono essere utilizzati per la rapida scoperta di IR e rischio futuro di DT2.”

Lee dice che i ricercatori hanno utilizzato un approccio basato sui sistemi di biologia e generazione reti integrate specifiche delle celle per i tessuti del fegato, grasso e muscolo.

Hanno usato queste reti biologiche per le analisi dei dati clinici così da spiegare i cambiamenti biologici in risposta alla obesità e IR, che hanno fornito indizi molecolari completi.

“Sulla base della nostra analisi integrata, pensiamo che questa conoscenza può essere utile in clinica per la rilevazione di soggetti ad alto rischio di diabete tipo 2”, spiega Lee. “Tuttavia, studi più ampi sono necessari per l’ulteriore validazione clinica dei nostri risultati.”

Le differenze si vedono eccome!

Straw hat, bag and sun glasses  on a tropical beachLo scottante argomento del momento ruggente appare onnipresente nell’attimo stagionale ovvero il caldo fa bene o no al diabete? Il sentire comune fa dissentire sul tema e i pareri sono discordi. La scuola di pensiero Hegeliana sostiene che il motivo residente nel aggregante glicemico trova una risposta combinata e disposta tra il nocciolo termico e la modificazione colorimetrica dell’alba così portando ad avere un livello del tasso di zucchero inferiore alla norma rispetto al periodo invernale. La scuola di pensiero Maltusiana al contrario pone la differenza al cospetto delle roventi temperature come fattore di stress per l’organismo e quindi dietro un chiaro abbassamento dei livelli di zucchero nel sangue si riporta poi uno spostamento baricentrico in altezza.

Il dibattito e il dilemma circa il diabete e il caldo/freddo si trascina fin dalla notte dei tempi nella storia della filosofia e medicina, senza ancor aver trovato una risposta certa ed esauriente. Ma siamo prossimi a trovare la chiave di lettura ai nostri perché.

A tal proposito si va a scoprire anche in questo campo della vita con il diabete dove ogni riferimento ai colpi di calore dovuti a temperature elevate è legato al diabete tipo 2 di fascia senile che al diabete tipo 1 di fascia infantile, precauzioni comunque normali per i gruppi a rischio della popolazione. Cosa si impara ancora una volta? Le informazioni universali vanno prese con distacco e nel dubbio sempre chiedere al proprio medico curante o specialista diabetologo.

E i diabetici tipo 1, tra le varie cose da prendere in considerazione devono modificare le dosi di insulina durante la stagione calda? Non necessariamente, occorre però ricordare che, se le dosi di insulina sono insufficienti, il diabetico urina molto di più e perde acqua e sali minerali. Dato che durante i periodi caldi si suda molto, cresce il rischio di aumentare questa perdita. Il consiglio è sempre di bere molta acqua (ovviamente non bevande zuccherate), controllare se si urina troppo ed eseguire l’automonitoraggio della glicemia capillare più frequentemente». Quante volte? Beh la cosa va prese sentito e d’intesa con il diabetologo di fiducia, ma col tempo le azioni conseguenti saranno prese in autonomia, e comunque ogni diabetico ha sempre la sua storia e le sue esigenze, temperature e il resto verrà da sé.

E mentre il clima estivo fa la sua parte io non resto in disparte: mi godo il frangente stagionale con una media glicemica spettacolare pari a 119, e tra uno spuntino e un pasto leggero il mio fisico si rallegra sincero ma senza esagerare. Ma non finisce qua.

Scatta il conto alla rovescia per le vacanze estive e tra una settimana esatta partirò ancora una volta verso le alti vette alpine a godermi un poco di natura e aria buona, spero, e se connessione dati e mentale lo permetteranno vi aggiornerà a quest’anno circa l’andamento del diabete in villeggiatura, tra movimento, contemplazione e cibarie. Buona settimana a tutti!

P.S.: un mutamento interessante subentrato nella gestione quotidiana dell’insulina col microinfusore e CGM in questi giorni sta, oltre alla media glicemica ottimale, nel aver fatto a meno del bolo ordinario prandiale ed essere andato avanti praticamente solo con la basale o addirittura in sospensione erogazione per molte ore. Ecco la differenza chiave possibile grazie al sistema integrato microinfusore + CGM.

L’insulina scende in campo (ma per ora non si presenta alle elezioni)

Chipotle Becomes First Non-GMO US Restaurant ChainÈ imminente la produzione e commercializzazione dell’insulina per il trattamento del diabete ottenuta dal girasole attraverso una modificazione genetica.
Il trattamento Ogm per il diabete è ”un biosimilare dell’insulina da semi di girasole. L’azienda era la SemBioSys genetics Inc. del Canada, la quale nel 2012 fini in bancarotta e i suoi brevetti vennero poi rilevati da altre imprese operanti in campo farmacologico negli USA”.
Le tecnologie ‘verdi’ non sono portatori di patogeni e fanno economia di scala a basso costo.
In Italia quest’anno le coltivazioni di girasoli sono quadruplicate per far fronte a questa nuova sfida per l’umanità.

Quintiles lancia dei servizi per il monitoraggio continuo del glucosio per migliorare gli esiti nel trattamento del diabete

diabetes700_5-26-16.3.11.39Annunciato oggi il lancio di un portafoglio di servizi per il monitoraggio continuo del glucosio (Continuous Glucose Monitoring, CGM). Questa nuova soluzione abbina tecnologia innovativa indossabile alle competenze approfondite di Quintiles in ambito terapeutico e analitico per accrescere l’efficienza e la qualità delle sperimentazioni cliniche aventi per oggetto il diabete.

Nell’ambito di studi clinici, la nuova soluzione CGM doterà gli sperimentatori dell’accesso a una miriade di analisi dei dati e relazioni sulle prestazioni personalizzate tramite la premiata piattaforma tecnologica di Quintiles Infosario®.

Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l’unico giuridicamente valido.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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