E’ la vita con il diabete tipo 1 bellezza

morevariabilGuardoni del nostro tempo sempre, anche in movimento ora grazie alla tecnologia, ma sempre guardoni. Guardare, osservare è sì una funzione basilare di ogni essere vivente in questo pianeta, ma non basta per la specie umana. Guardare fa da premessa all’agire e non consente l’essere inattivo, passivo. Restiamo a guardare perché non abbiamo più la percezione del pericolo o semplicemente per la mancanza di stimoli?

Ieri riflettevo sul tempo, oggi lo scorro e domani? Beh domani molto probabilmente mi genufletterò sul tempo, anzi magari resterò sdraiato su di un’amaca con la pioggia che mi bagna, il sole che mi scalda e il vento a portarmi via il valore delle emozioni. Rispetto ai miliardi di anni del nostro universo, la nostra “finestra temporale” è infinitamente limitata. Una goccia nell’oceano non rende minimamente l’idea. Anni luce di spazio senza vita e noi qui a contemplarli. Tutto questo conferisce all’esistenza e alla coscienza un valore inestimabile. Eppure, è la nostra percezione a dare forma e senso a ogni cosa. Se le emozioni rappresentano il veicolo con cui “riflettiamo” l’universo, non sono forse esse importanti quanto la vita stessa?

Cosa sarebbe un’esistenza senza la sua percezione? Forse un elemento fine a se stesso. Per questo è incredibilmente importante dare spazio alle proprie emozioni: amare, sorprendersi, sfiorarsi, piangere, ridere, fantasticare, appassionarsi, esprimere i propri sentimenti anche andando contro tutto e tutti perché qualunque costruzione sociale non varrà mai quanto un’emozione. Cambiare, evolversi, scoprire, essere “folli”, sfidare il cosiddetto “senso comune”. Fare tutto questo consapevolmente demarca il confine tra esistere e vivere. Nel mezzo dell’infinito che ci precede, ci segue e circonda, sarà probabilmente l’unica cosa che abbia davvero avuto importanza. Naturalmente.

La percezione combinata all’azione e determinante nella vita e contesto con il diabete, sia per il diabetico medesimo che per quanti dividono il tempo con lui. Non sempre serve poiché nel perenne e imprevedibile gioco basato sulla prontezza di riflessi a volte freghiamo il sistema immunitario altre ci fotte lui. Ma essere preparati ad affrontarlo aiuta eccome.

Se le basi non te le indica e insegna nessuno e hai anni da campare lo imparerai da solo, lungo il tempo attraversato dai giorni e anni accumulati da visite e nozioni mutanti e no, ma sempre lì appese a un chiodo di cristallo a bordo del crinale.

In questo frangente dove tutto sembra essere un gioco: d’azzardo, al massacro, tra scommesse legali o clandestine, noi diabetici in fondo siamo dei giocatori incalliti no? Perché prima che scatti il fatidico “game over”, facciamo parte integrante del sistema SISAL: prova a indovinare come sarà la glicemia domattina, magari con preliminare spremitura delle meningi per ipotizzare il risultato.

E il diabetologo? Beh questa figura assomiglia sempre per più all’ottocentesco notaio di manzoniana memoria, anche perché essendo il diabetico di tipo 1 (adulto) solitamente o un esigente, o un che s’arrangia tanto sa che di questo tipo di malato al medico non gliene importa niente, dopo decenni di malattia resta l’apologia del caso a dare la via retta o errata che sia.

 

Perché tutti vogliono aiutare i malati, ma non i disoccupati?

576cc200-ef5b-4aa9-aec6-4f370f2d5dacUna nuova ricerca dall’Aarhus University (Danimarca), spiega il motivo per cui i costi sanitari sono fuori controllo, mentre quelli per la protezione dalla disoccupazione sono mantenuti in linea. La risposta si trova in profondità nella nostra psicologia, dove le intuizioni potenti ci portano a vedere la malattia come il risultato di sfortuna e degno di aiuto.

La malattia e la disoccupazione sono due tipi di rischi ordinari a cui siamo tutti esposti. Ma da un punto di vista storico, la disoccupazione e la malattia rappresentano due diversi tipi di rischi. La disoccupazione è nata a seguito dell’industrializzazione, mentre la malattia è qualcosa che la specie umana ha affrontato per milioni di anni. Questa differenza si riflette negli atteggiamenti politici correnti.

“La gente nei vari paesi sono molto positivi verso il settore sanitario, ma non lo sono nel dare fondi per i disoccupati. Perché la gente in genere preferisce aiutare i malati e non i disoccupati?” Questa è la domanda posta da due professori di scienze politiche, Carsten Jensen e Michael Bang Petersen, dall’Aarhus University.

Usando le tecniche per scoprire le intuizioni implicite delle persone, i ricercatori hanno esplorato le differenze fondamentali che stanno dietro i nostri atteggiamenti verso i sussidi per la disoccupazione e l’assistenza sanitaria. Secondo i ricercatori, le differenze possono essere trovati nella storia evolutiva della nostra specie.

“Per milioni di anni, la necessità di assistenza sanitaria era riflessa negli incidenti, infortuni o infezioni casuali. L’evoluzione potrebbe quindi aver fatto formare la nostra psicologia nel pensare alle malattie in questo modo, come qualcosa che di cui non abbiamo alcun controllo. La gente in tutto il sembra avere questa profonda intuizione: che le persone malate sono sfortunate e meritano di essere aiutate “, spiega Michael Bang Petersen.

Accordo tra i paesi e le ideologie politiche

Anche in paesi come gli Stati Uniti, che normalmente non fanno lo stato sociale, i costi sanitari sono enormi. I ricercatori hanno fatto lo studio in Danimarca, Stati Uniti e Giappone e hanno scoperto come le persone in tutto il mondo d’istinto credono che gli ammalati sono sfortunati, mentre i disoccupati no.

“Perché abbiamo questa tendenza psicologica a considerare le persone che sono malate come sfortunate?  L’atteggiamento della gente verso i malati è estremamente difficile da cambiare”, spiega Carsten Jensen.

Nelle società moderne, più persone muoiono a causa di malattie causate dallo stile di vita che dagli infortuni e infezioni, e ci sono notevoli differenze socio-economiche in chi soffre di queste malattie dovute allo stile di vita. Ma continuiamo a pensare alle malattie come incidenti casuali. Questo vale anche per tutto lo spettro politico, dove i conservatori che di solito si oppongono alla spesa pubblica pensano alle persone malate come sfortunate e meritevoli di attenzione.

“I tradizionali fattori comportamentali, come l’interesse personale, l’accesso alle informazioni e l’ideologia politica in realtà non incidono nella zona sanitaria,” dice Michael Bang Petersen e continua:

“Quando si tratta di sanità, tutti sembrano uniti nella convinzione che le persone malate sono sfortunate e hanno bisogno di aiuto. Questo significa che le politiche in materia di assistenza sanitaria e disoccupazione sono molto diverse, come siamo tutti più o meno d’accordo sulla obiettivo nel settore sanitario, non lo siamo sulla necessità o meno che i disoccupati meritino il nostro aiuto.”

Pressione sui politici

L’aumento della spesa sanitaria è spesso spiegato con la fornitura di servizi per la salute pubblica – ovvero i costi delle nuove tecnologie e della medicina. Ma i ricercatori della Aarhus University sostengono che quando si tratta di costi crescenti della sanità, siamo anche ad avere a che fare con la domanda. I politici trovano difficile non accogliere la domanda della gente per una migliore assistenza sanitaria, e nessuno vuole essere visto come responsabile di uno scandalo in campo sanitario.

Il cuore a mille…

E ti svegli. Con il cuore che batte a mille. Così tanto che sembra che vuole uscirti dal petto. E non c’è bisogno di essere un genio per capire il perché. Tanto lo sai bene. Una ipo. Una bella tosta ipo. Di quelle che non avevi da un bel po. E il glucometro ti da un 44. Riesci ad alzarti dal letto e raggiungere la cucina. Riesci a mangiare quello che serve. E li l’ipo ti travolge con tutta la sua forza. Perché non basta solo il cuore a mille. Eh no. Sarebbe stato troppo facile. La spossatezza ti avvolge. Cominci a sudare come se avessi fatto una maratona di non so cosa. E intanto che sei li sdraiata sul letto ad aspettare che la glicemia salga, beh, l’ipo ti colpisce anche psicologicamente. La domanda di “Cosa sarebbe successo se non fossi riuscita a svegliarmi?”, beh, esce diciamo spontanea. Anche se per te è strano, tu queste domande non te li sei mai fatta. Non perché le ipo non ti fanno paura, ma perché negli anni sei riuscita a gestirle. Solo che adesso no. Sei li e ti chiedi. Cosa sarebbe successo? Tanto a casa eri da sola. Come sei la maggior parte del tempo. E una sensazione di non so cosa ti travolge. Ti scuote fino in profondità. E crolli. E per un attimo vorresti che ci fosse qualcuno. Qualcuno che riesca a tenere con te questo fardello. Qualcuno che puntualmente non c’è. E ancora una volta ti rendi conto che il diabete è solo tuo, che cmq sia nessun altro riuscirebbe a fare niente per cambiare le cose. O forse si. Forse non riuscirebbe a fare niente per il diabete, quello è vero, ma un abbraccio potrebbe sistemare tutto. Anche un cuore che piange, anche un cuore a mille.

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Un nuovo studio svela i meccanismi alla base del danno cardiaco provocato dal diabete

N. Muge Kuyumcu-Martinez

N. Muge Kuyumcu-Martinez

Le complicanze cardiache sono la prima causa di morte tra i diabetici. Ora un team di scienziati ha scoperto un meccanismo molecolare coinvolto in una forma comune di danno cardiaco trovata nelle persone con diabete.

Un gruppo di ricerca presso l’Università del Texas Medical Branch a Galveston, in collaborazione con il Baylor College of Medicine, University of California di San Diego e l’Università del Texas a Dallas hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Reports Cell.

Le persone con diabete hanno un rischio 2-5 volte superiore di sviluppare malattie cardiovascolari. Per decenni i medici hanno notato cambiamenti insalubri nei cuori dei diabetici denominadoli con  cardiomiopatia diabetica una complicanza muscolare del cuore che può portare ad insufficienza cardiaca.

I meccanismi molecolari responsabili di questo disturbo cardiaco sono poco conosciuti, anche se sono la chiave per rivelare nuovi bersagli volti alla scoperta di cure e lo sviluppo di sistemi diagnostici più esatti, migliori.

Il RNA fornisce il modello per fare i mattoni delle proteine delle cellule. Il RNA viene tagliato o giuntato per generare il mRNA utilizzato per costruire le proteine. Gli errori del RNA nello splicing sono associati a molte malattie umane perché portano alla produzione di proteine errate o dannose.

Il gruppo di ricerca ha già dimostrato che lo splicing è regolato in modo non corretto e i livelli del RBFOX2 regolatore dello splicing sono elevati nel tessuto cardiaco del diabetico. L’attuale studio ha cercato di indagare ulteriormente come la regolamentazione del RBFOX2 contribuisce ai splicing difettosi osservati nei cuori dei diabetici e le conseguenze dei cambiamenti dello splicing sulla funzione cardiaca.

Lo studio guidato dalla UTMB ha rilevato che RBFOX2 lega al 73 per cento del RNA che rappresentano un ‘mis-splicing’ nei tessuti cardiaci diabetici. Questo splicing alternativo è stato trovato a mettere in pericolo i normali modelli di espressione genica nel cuore, in particolare i geni importanti per il metabolismo molecolare, la morte cellulare programmata, il traffico di proteine e movimentazione del calcio nel muscolo cardiaco dei tessuti. L’equilibrio del calcio è importante nella regolazione di un battito cardiaco.

“Abbiamo scoperto che la funzione RBFOX2 è interrotta nei cuori diabetici prima che le complicazioni cardiache siano evidenti e la disregolazione del RBFOX2 contribuisce al calcio anormale la segnalazione nel cuore”, ha detto N. Muge Kuyumcu-Martinez, autore principale e professore nel dipartimento di biochimica e molecolare biologia della UTMB. “L’identificazione del RBFOX2 offre un importante contributo alle complicanze diabetiche e ci fa imparare come la deregolazione può permetterci di sviluppare nuovi strumenti per diagnosticare, prevenire o trattare la cardiomiopatia diabetica in futuro.”

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Che fai?

howdietinfluQuesta mattina baciato dal sole ho piacevolmente subito l’addentato di una brioche ripiena di crema pasticceria: bona. Poi coi sensi di colpa vado a chiedere cosa hanno questi carboidrati di più di altrimenti nutrienti? Qual’è il loro potere seduttivo? Vediamo di fare un breve ripasso della materia

I carboidrati (glucidi) rappresentano la componente energetica più amata e più bistrattata, anzi demonizzata dai regimi dietetici diversi dalla dieta mediterranea (DM). I LARN (Livelli di Assunzione Raccomandati di Nutrienti) dettano le quantità di nutrienti costituenti il fabbisogno quotidiano suddividendole così: • 55-60% di carboidrati • 10-15% di proteine • 30% di grassi. I glicidi costituiscono, rispetto ai carboidrati raccomandati, la parte energetica più importante del menu giornaliero. Si trovano in tutti i prodotti vegetali, soprattutto sotto forma di amidi (o glicidi complessi) nei cereali, legumi e farinacei in genere. Tutti i vegetali hanno amidi, ma non tutte le forme di amidi o carboidrati sono fruibili per l’uomo. Il nostro apparato digerente è perfettamente in grado di digerire e metabolizzare, quindi trasformare gli amidi derivanti dai soliti noti cereali, legumi eccetera appena sopra menzionati, ma non riesce a scindere e quindi a metabolizzare i polisaccaridi delle verdure, che sono polimeri del glucosio come la cellulosa, che è vero sono amidi, ma nel nostro sistema digerente non si degradano, cioè non si scindono per mancanza di enzimi preposti, aumentano semplicemente la massa fecale e si espellono. I ruminanti, invece, hanno un sistema digestivo capace di scindere il legame-? nel rumine, uno dei 4 stomaci dove ci sono dei batteri simbionti che producono l’enzima capace di spezzare il legame-?, cioè scindere perfettamente le lunghe catene di polisaccaridi metabolizzandole. In altre parole: i vegetali stanno ai ruminanti come gli spaghetti stanno al genere umano. Nell’intestino cieco dei cavalli (una sorta di sacco tra l’intestino tenue e il crasso), esistono dei batteri e protozoi capaci di produrre gli enzimi necessari per la scissione della cellulosa. Anche conigli e roditori possiedono nel loro intestino crasso tali batteri atti a formare l’enzima che scinde il legame-?. L’essere umano non possiede tali meccanismi e dai vegetali trae tutti gli altri nutrimenti: vitamine, minerali eccetera, ma non i carboidrati. Questo è il grande malinteso su cui giocano i proteinisti, ovvero i cultori delle diete iperproteiche, negando l’assenza di carboidrati nei regimi iperproteici (invece, già il nome ne denuncia l’assenza), sottolineandone la presenza tratta dai vegetali. Non basta dare una spiegazione teorica, ben detta come perfetti retori, per cambiare la fisiologia del nostro organismo, ciò non può formare nel nostro corpo le condizioni dei ruminanti. La fibra dei vegetali è un polisaccaride che il nostro apparato digerente non riesce a scindere per recuperare i carboidrati. Alcuni glicidi complessi come il pane sono di rapida assimilazione, pasta e legumi invece sono a più lenta assimilazione. Questa differenza aiuta a far comprendere meglio il concetto di indice glicemico, cioè la proprietà degli zuccheri di elevare il tasso di glucosio nel sangue (o glicemia), con un valore pari a 100 che si attribuisce al glucosio puro.

I batteri intestinali possono contribuire a peggiorare le condizioni di salute nei pazienti con malattie renali

reneNei pazienti con insufficienza renale cronica, quelli con uno stadio della malattia avanzata avevano più alti livelli ematici del metabolita batterico fenilacetilglutamina.

I pazienti con alta concentrazione di fenilacetilglutamina avevano un elevato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, così come di morire prematuramente.

Si stima che circa il 10% della popolazione mondiale è affetto da insufficienza renale cronica.

Nei pazienti con insufficienza renale cronica (CKD), l’accumulo di un metabolita batterica intestinale che è normalmente escreto nelle urine può contribuire a gravi problemi di salute. I risultati provengono da uno studio che appare nel prossimo numero del Journal of American Society of Nephrology (JASN).

L’insufficienza renale cronica portata ad alti livelli ematici è associata ad un elevato rischio di morte prematura e di malattie cardiovascolari. L’accumulo di alcuni fattori che sono normalmente frutto di una escrezione renale sana probabilmente giocano un ruolo come fattore di rischio elevato. Più specificamente, i metaboliti generati dai batteri intestinali sono i candidati principali a causa della loro natura tossica e la dipendenza del corpo sul rene per la loro escrezione.

Un team guidato da Björn Meijers, MD PhD e Ruben Poesen, MD (University Hospitals Leuven, in Belgio) ha studiato tale metabolita, chiamato fenilacetilglutamina (PAG), in 488 pazienti con insufficienza renale cronica (IRC). Dopo aver seguito i pazienti per una media di 3,5 anni, i ricercatori hanno trovato che i livelli ematici di PAG erano più alti nei pazienti con la IRC. Inoltre, i pazienti con alta PAG avevano un elevato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, nonché un notevole rischio di morire durante il follow-up.

“C’è crescente consapevolezza che la flora intestinale non è fondamentale solo per la salute umana, ma è anche coinvolta in diversi processi patologici, tra cui obesità e il diabete mellito”, ha detto il dottor Meijers. “Questo studio aggiunge la prova che il microbiota intestinale può allo stesso modo essere un collaboratore di carico sui pazienti con funzione renale ridotta. Inoltre, questa conoscenza può aprire la strada a nuovi interventi terapeutici per entrambe le misure d’intervento: dietetiche e farmacologiche, in tal modo si spera di migliorare la prognosi e la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie renali. ” Ulteriori studi sono necessari per scoprire i meccanismi alla base della natura sul potenziale tossico di questi metaboliti microbici e per determinare se la loro riduzione può migliorare la salute dei pazienti.

Fonte: American Society of Nephrology

La battaglia dei sensori si sta facendo molto seria: la Medtronic stringe una nuova partnership strategica sui CGM

CGM-system-280Medtronic ha annunciato ieri una collaborazione pluriennale con Qualcomm Inc. tramite la consociata Qualcomm Life, un ramo specializzato nello sviluppo della tecnologia wireless per i trattamenti delle malattie croniche. Insieme, le due società operanti nell’ambito biomedicale hanno in programma di sviluppare sistemi di nuova generazione per il monitoraggio continuo del glucosio (CGM). Medtronic offre già tali dispositivi, ma tale collaborazione potrebbe dare vita a una serie di innovazioni tecnologiche. Dei milioni di persone in tutto il mondo con diabete, molti pazienti e professionisti usano sistemi CGM per monitorare i loro livelli di glucosio. Per i non diabetici, il corpo regola i livelli di glucosio e garantisce che la giusta quantità di insulina venga rilasciato al momento opportuno. I sistemi CGM intendono imitare ciò che un organismo normale fa, misurando i livelli di glucosio in tempo reale tramite un minuscolo elettrodo inserito sotto la pelle e collegato a un trasmettitore. Medtronic e Qualcomm Life vogliono sviluppare un dispositivo nanometrico che sarà molto più piccolo dei CGM utilizzati oggi in termini di dimensoni, così come più economico e facile da usare.

Con questi miglioramenti, assieme a valori glicemici equiparabili in termini di valori a quelli rilasciati dai tradizionali glucometri le due società ritengono che i medici di base in tutto il mondo aumenteranno l’utilizzo dei sistemi CGM. “La nostra visione è quella di trasformare la cura del diabete così che le persone con diabete possano godere di una maggiore libertà e una migliore salute”, ha detto Laura Stoltenberg, vice presidente e direttore generale della divisione diabete di Medtronic. “Siamo entusiasti di collaborare con Qualcomm Life per sviluppare sistemi CGM innovativi e convenienti in grado di cambiare radicalmente la gestione del diabete.” La partnership sfrutterà la leadership di mercato sia di Medtronic nel campo della cura del diabete, come l’esperienza di Qualcomm Life nello sviluppare prodotti per la salute connessi in rete. Medtronic ha lavorato di concerto con le principali aziende tecnologiche in passato per sviluppare prodotti per la cura dei diabetici. Proprio questo gennaio, l’azienda ha presentato i dettagli che stanno dietro una app che si sta creando con IBM e il suo programma Watson intelligenza artificiale applicata alla patologia. Nella fase iniziale di test dell’app questa ha dimostrato di essere in grado di prevedere l’ipoglicemia fino a tre ore d’anticipo.

Fluido croccante

Kontaktoption BriefScegli la pagina da girare, uno sportello d’aprire, un giorno da vivere e un tramonto da incorniciare, postalo su Instagram o dove altro ti pare e vattelo a ricordare quell’attimo richiuso in un chiosco della memoria, ma prima chiediti: la cucina o la dieta ci salverà, uno sbarco in Normandia, uno sbarco a Lampedusa, una scusa, un’ipotenusa o ipoglicemia a farci compagnia chiuso, chiusi nella mia nostra ottusità, tanti ottusangoli sparsi in qua e là.

Al chiasso di fantasmi e ricordi s’oppongono il silenzio e l’assenza. Il margine, l’orlo, il prepuzio.

Presento al mondo un reumatismo emotivo e un alluce valgo ai piedi dell’amore. Ho amato tutti i miei lutti e ancora li amo, benché tumefatti e in necrosi di memorie e mani. Il male ha quella dannata precisione chirurgica e quel bisturi tagliente sull’ultima vocale che il bene finisce per mantenere un’artrite inguaribile che storce l’abitudine all’emozione. Diagnosi di algia nevralgica alle giunture di ciò che ho desiderato e alle cartilagini delle voci che mi stanno dentro, fuori dal coro di un oggi lontano. Pesale le mie parole. Non una è a caso. E rispetto troppo la poesia per comporne una, adesso. Questo mio dolore mi fa nicchia e statua con i capelli del cielo e la fuga d’un ratto verso il basso. Ha sapore ferroso. Direi che di rabbia è morto e di paura, sopravvissuto. Con il rancore tra i capelli e la delusione ad attutire il pesante tonfo dei ginocchi piegati. Le spalle coperte dalla sconfitta, due pinze all’altezza della vita a ricordare che qualcosa è andato stretto. È un dolore perfetto. Ostinato come un corvo che rode il fegato. Si poggia sui palmi e trancia le falangi. Ed è bello quando si mischia al mio inchiostro dando del tu al mio disagio, all’abbandono di chi se ne è andato e alla perdita delle cose rare. È sindrome e sintomo, ma non lo darei via. Mi aiuta a non dimenticare nulla. Non mi perdona e non perdona nessuno. Mi è così casa da sentirmi una della sue stanze e ectoplasma in uno dei suoi letti. L’ho conosciuto prima della felicità e mi è madre, sorella e amante.

A me dà dolore non la mia porta chiusa, ma la chiave persa. A me fa dolore persino aver sentito lo scricchiolio d’ogni costola di Dio quando ogni qualcuno è andato via.

E acido acino di agrume infuso no non resto deluso, perché e da chi, in fondo lo sai che di tutto se ne frega sì zitelli del tempo a guardare immagini fisse, in movimento, raccolto tra terabyte riposti in archivi digitali.

Ebbene sì della malattia ne fai una malattia, il diabete e altre patologie, un foglio due fogli e tre schermate passano e ti trapassano. Raccogli memoria e mescoli la cicoria senza voglia. Ora non capisci, forse capirai? Ma in fondo capirsi a che serve poi? I perché di una continuità fatta di varia umanità in coda a un casello, a riva di un terra e casa che non c’è.

Beh allora il segreto per star bene qual è?

Imballa i pensieri, fatti un timballo di zite gratinate, un viaggio una lettura, un abbraccio e un sorriso, musica onde del vento, tempo mare, dire, fare e baciare.

E questo articolo finisce qua tra una novità e un’ovvietà, domani ti aspetto non mi aspettare, sai dove trovarmi.

 

In cammino

canmindfulneA parte la pioggia, la neve, il Sole e tutti gli altri agenti atmosferici, oltre alle deiezioni dei volatili e altre diavolerie umani che cadono dall’alto, altro non c’è. Se vuoi migliorarti devi camminare, raccogliere la pera dall’albero da frutto, impegnarti per raggiungere un obbiettivo, alcuni sono, sembrano facilitati come altri no, ma il percorso che porta alla risposta dei perché deve essere preso altrimenti nulla stringe e torna a sé.
Passiamo i nostri giorni credendo a volte che ciò che ci succede possa essere frutto del caos o di un disegno superiore, come se le nostre azioni non fossero frutto della nostra libertà di scegliere. Questo concetto semplice permette a molte coscienze di sollevarsi dalle colpe quotidiane e dalle cattive azioni: “la vita è ingiusta e io come posso non esserlo?”. Bene, io non credo sia così. Tolto il resto, fatto da osservatori o al massimo “influenzatori”, sono fermamente convinto che nelle nostre vite siano solo due gli agenti: noi e la morte. Sulla seconda c’è ben poco da dire visto che oltre a non conoscerla non la possiamo prevedere. La possiamo e la dobbiamo trattare come una nostra pari (una “sorella”, come nel Cantico delle Creature di San Francesco), senza una connotazione negativa e senza inutili fatalismi. In sostanza obbliga le cose ad andare avanti senza se e senza ma, obbliga a muoversi anche quelle pedine che se no rimarrebbero ferme e mescola le carte di un mazzo che altrimenti rischierebbe di essere noiosamente prevedibile.
E al primo posto ci siamo noi. Inutile cercare cause allo scarso successo, alle continue incomprensioni o accampare scuse al fatto che niente migliora: …prima dobbiamo guardarci allo specchio e lì troviamo la causa di tutto. Se non capiamo che noi siamo il motore del nostro cambiamento e gli artefici del nostro successo non possiamo recriminare alla vita di non darci le occasioni, a Dio di non “aiutarci” e alla sorte di non tirarci addosso felicità e successo. Quando le cose sembrano andare solo male e la nostra vita sembra chiudersi verso un vicolo cieco, dobbiamo aprire gli occhi davanti al fatto che la forza del cambiamento è in noi e che noi siamo i più grandi agenti delle nostre vite.
Ognuno la risposta la trova da sé, la differenza la fanno le basi di partenza combinate con quanto ci metti tu per dare sapore e stimolo alla vita. Se non metti gusto nelle cose che fai che senso ha? D’accordo la solidarietà, l’altruismo d’accordo ma alla base ci deve essere sempre la consapevolezza che occorre sapere arrangiarsi. Un diabetico se non lo sa all’inizio della malattia lo impara, nel bene o nel male, strada facendo per tante e diverse ragioni.
E qual è la sintesi finale?
Vivi e non farti bloccare la strada da paure e ansie. Lo so le avrai e ci saranno, ti verranno a trovare, far visita nel corso del tempo, degli anni, ma anche se per un momento cadrai in trappola esci, magare venendo a rileggere questo pensiero.
Di frase fatte ce ne sono tante dette e ridette, lette e rilette ma anche di persone fatte ce ne stanno parecchie, forse troppe? Ecco non disfarsi sul da farsi e ricordati che la vita ci è data per viverla e non lasciarti condizionare da nulla, diabete compreso.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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