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Diabete Tipo 1: vogliamo la cura! Cosa possiamo fare?

Son partito da Bologna alle prime luci dell’alba in un giorno ormai di una estate anticipata, direzione: Milano. Mi aspetta una giornata indimenticabile. Obiettivo: Diabetes Research Institute – Ospedale San Raffaele, mi attende la dottoressa Manuela Battaglia per un colloquio e intervista esclusiva per il blog circa l’impegno del DRI nella ricerca di una cura per il diabete Tipo 1, o come preferisco denominarlo io diabete giovanile. Il DRI è uno dei principali e più importanti centri di ricerca mondiali in questo ambito, è l’unico in Italia a fare ricerca dedicata alla nostra malattia. E in questa fase storica dove si parla sempre di “fuga dei cervelli” qui restano oppure sono rientrati per restare (come il caso della Dr.ssa Battaglia). E’ la prima volta che entro  in un centro di ricerca scientifica per il diabete tipo 1 e che vado a incontrarmi con quella che è una delle più importanti scienziate e ricercatrici impegnate a trovare una cura per la nostra malattia.  L’emozione c’è tutta!

Dottoressa Manuela Battaglia attualmente presso il DRI sono in corso dieci Studi Clinici Interventistici e sei Studi Clinici Osservazionali sul diabete tipo 1, un impegno per i ricercatori enorme, nel contesto globale della ricerca un diabetico di tipo 1 cosa si può aspettare per il futuro?

Caro Roberto  io ti posso dire che cosa un diabetico di tipo 1 si può aspettare oggi, non in futuro. Oggi  il Diabetes Research Institute di Milano sta lavorando in tutte le direzioni: dal capire come funziona il sistema immunitario e cosa succede nel pancreas prima della diagnosi grazie alla rete TrialNet di cui noi facciamo parte – cerchiamo di identificare alla diagnosi i vari sotto-tipi di malattia perché oggi sappiamo che dietro al nome “diabete” si nascondono malattie che si comportano in maniera molto diversa e potrebbero giovare di approcci terapeutici personalizzati (la famosa Medicina di Precisione). Partecipiamo a studi prevenzione e guidiamo studi clinici sperimentali da eseguire al momento della diagnosi o post-diagnosi. Studiamo il “microbioma” per capire come i batteri che colonizzano il nostro corpo possano influire sullo sviluppo e sulla patogenesi di una malattia che vediamo aumentare in maniera preoccupante ogni anno. Sempre qui al DRI cerchiamo di trovare una terapia sostitutiva alla massa beta cellulare: quindi rimpiazzare le cellule del pancreas che producono insulina (che pensiamo oggi vengano distrutte, ma forse non sono tutte eliminate ma alcune un po’ “addormentate”). Quindi lavoriamo con la sostituzione delle cellule beta mediante il trapianto cercando poi di eliminare la  terapia immunosoppressiva dopo il trapianto, oggi un’altra difficoltà che il paziente deve affrontate; oppure provando a sostituire la massa beta cellulare senza immunosoppressione. Poi abbiamo anche una linea di ricerca sulle cellule staminali come nuova possibile fonte di cellule producenti insulina. Infine cerchiamo anche di capire e prevenire le tanto temute complicanze. Tutto questo in un lavoro continuo di stretta collaborazione ed interazione tra ricercatori, clinici ed infermieri del nostro Ospedale e tramite importanti collaborazioni internazionali.

Oggi ti dico che la ricerca è fatta di tantissimi passi, la maggior parte dei quali assolutamente imprevedibile. Ogni passaggio chiave non sai se prenderà una direzione o un’altra, ma i campi di studio e intervento sono talmente tanti rispetto a solo 10 anni fa che le prospettive per una cura del T1D sono sempre più a portata di mano.

Due anni fa il medico diabetologo Aaron Kowalski, Vicepresidente del JDRF, nel corso di una intervista dedicata alla prospettiva della ricerca per la cura e stabilizzazione del T1D accennava allo sviluppo di una terapia tramite l’incapsulamento degli isolotti oltre al pancreas artificiale. Come stanno evolvendo questo progetto?

Una terapia sperimentale denominata Viacyte, che impiega un nuovo sistema simile al “goretex” in cui vengono impiantate cellule di origine embrionale che producono insulina e inserite nel paziente in modo da rilasciare insulina in maniera quasi “fisiologica”. Hanno cominciato a fare i primi test su di una gruppo di pazienti negli Stati Uniti, di cui non sappiamo ancora i risultati- E’ un sistema approvato dalle autorità regolatorie in materia USA (NIH), e noi del DRI all’Ospedale San Raffaele facciamo parte del circuito europeo che avvierà lo studio clinico nel nostro continente  non appena si avrà l’approvazione  il visto da parte dell’autorità regolatoria e dai comitati etici. In  tutto questo c’è una certezza: è una terapia che ha raggiunto il paziente, dobbiamo avere adesso la pazienza di aspettare per capire se funziona.

A proposito di ricerca e sostegno umano, finanziario il professore Giorgio Sesti Presidente della Società Italiana di Diabetologia ricordava come i fondi stanziati per la ricerca sul diabete in Italia siano irrisori, e credo le cose non siano diverse per il T1D. Una maggiore consapevolezza da parte della società e tra i diabetici circa la concretizzazione della parola d’ordine del DRI: “non c’è cura senza ricerca”, come può tradursi in atti concreti?

La mia visione è molto chiara:  si deve mettere il paziente al centro. Questo significa che la ricerca deve sempre guardare al paziente ma anche che il paziente deve essere parte attiva della ricerca:  prima di tutto deve essere responsabilizzato e capire come funziona la ricerca e che impatto può avere sulla propria vita. Dobbiamo quindi appassionare i pazienti in primis – ma tutti in generale – alla ricerca e portarli alla conoscenza delle potenzialità in essa contenute. Come dicevi tu, Roberto, ci sono per esempio le fasce centrali d’età dei diabetici (i giovani adulti) che sembrano non interessarsi per nulla alla ricerca per una cura della loro malattia, preferendo gestirla al meglio ma scordando (o ignorando) che se tutti lavoriamo nella stessa direzione c’è la possibilità di trovare una cura.

Ridare valore alla ricerca ridando valore al paziente. Tutti devono sapere come funziona la ricerca e perché ha bisogno di essere sostenuta dal cittadino, paziente o meno. Sostenere la Ricerca è un investimento fondamentale che dobbiamo fare Tutti  per la salute di Tutti.

Dottoressa il blog Il Mio Diabete nel 2017 compie 10 anni di pubblicazioni, con oltre 4000 articoli e di questi buona parte dedicati alla ricerca per una cura del diabete, accetta l’invito a Bologna per far conoscere nei dettagli il lavoro del DRI eapprofondire gli argomenti trattati in questa intervista, con un evento pensato per il prossimo autunno?

Certo che sì, lo faccio più che volentieri perché le parole non servono a nulla se non sono seguite dai Fatti. Grazie per l’invito.

Quindi ci rivedremo a Bologna, la prima volta del DRI nella città petroniana, ma non solo, perché l’impegno totale a sostegno della ricerca e dei ricercatori non ha confini, fisici e mentali.

L’incontro al DRI con la dottoressa Battaglia ha spaziato oltre i margini dell’intervista, con uno scambio ampia sintonia di vedute che va nella direzione auspicata di far incontrare ricercatori e pazienti per dirigere al meglio gli obiettivi della ricerca. E per concludere la visita ai laboratori dell’Istituto, che meriterebbe un reportage a parte. Una delle più belle giornate della mia vita!

E un appello: diabetici e non sosteniamo con tutti i mezzi il Diabetes Research Institute perché la ricerca siamo noi!

Supporta l’attività di ricerca del DRI con una donazione direttamente a questo link: http://dri.hsr.it/sostienici

Indica SEMPRE nella causale il progetto di ricerca DIABETES RESEARCH INSTITUTE  e riporta i tuoi dati postali per poter ricevere la nostra lettera di ringraziamento e la nostra newsletter con aggiornamenti su attività e ricerca del San Raffaele.


Chi è la dottoressa Manuela Battaglia?

Classe, 1971 , Manuela Battaglia è oggi Vice Direttore del San Raffaele Diabetes Research Institute ( DRI) .

Laureata in Biologia a Milano, Manuela Battaglia ottiene il dottorato in Medicina Molecolare negli Stati Uniti – al Wisconsin Medical College – dove impara a fare ricerca e si appassiona ai modelli preclinici di trapianto (conseguirà un secondo dottorato in Immunologia presso l’Università di Utrecht nel 2014).
Dopo il conseguimento del Dottorato, rientra in Italia per lavorare all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica – centro di eccellenza Italiano – dove inizia la sua carriera focalizzata sulle malattie immuno-mediate e sull’induzione della tolleranza immunologica dopo terapia genica.

Dal 2008 è al San Raffaele Diabetes Research Institute dove – prima come Group Leader poi come capo Unità e dal 2013 anche come Vice-Direttore –si occupa di comprendere l’origine e i meccanismi convolti nell’induzione di malattie immuno-mediate, in particolare del diabete di tipo 1. La Dott.ssa Battaglia crede fermamente nella medicina personalizzata e nella ricerca traslazionale – dove il paziente è sempre messo al centro e rappresenta il fulcro di tutte le sue ricerche.

Attualmente la Dottoressa sta conducendo un progetto sperimentale di terapia cellulare per indurre tolleranza immunologica dopo il trapianto per evitare l’uso dei farmaci immunosoppressivi.

La Dott.ssa Battaglia è uno dei membri del comitato direttivo di TrialNet (un network internazionale di ricercatori – fondato da NIH – focalizzato sulla comprensione, prevenzione e cura del diabete di tipo 1). In passato è stata anche membro del Comitato scientifico della Società Europea dei Trapianti d’Organo (ESOT). Esercita ruoli chiave in molte riviste scientifiche internazionali e serve da revisore scientifico per diverse agenzie di finanziamento internazionali. E’ anche inventore di numerosi brevetti.

La Dott.ssa Battaglia è autore di più di 100 articoli originali su riviste peer-reviewed internazionali e si colloca tra i ricercatori italiani più citati nell’ambito della tolleranza immunologica.


IL TUO 5XMILLE AL SAN RAFFAELE DI MILANO

Devolvi il tuo 5 per mille all’Ospedale San Raffaele: perché al centro della Ricerca ci sei TU. CODICE FISCALE: 07636600962, nel riquadro RICERCA SANITARIA. Non c’è cura, senza ricerca. Non c’è ricerca, senza il tuo 5xmille. Scopri come su http://www.5xmille.org

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Ora

Si fa presto a dire diabete? Milioni di facce, forme, pesi, stazze, misure, terapie, selfie, cazzi e fighe culi e tette in salute. Ricordo quando ero pupo e le comari del condominio, strada, quartiere e città e provincia dicevano a mia mamma: diabete? Ma suo figlio è il ritratto della salute.

Ecco il diabete è il ritratto della salute quindi lasciamo che il negazionismo prevalga rispetto all’evidenza dei dati scientifici, sulla stregua dei complottisti, anti tutto perché la verità siamo noi. Basta terrorismo lasciamo le cose al caso e la casa a casa .

I social offrono un grande vantaggio: tutto si racchiude in due battute che, poi, si propagano all’infinito. L’evoluzione in grande delle quattro chiacchere da bar.

A proposito di noiosissimi dati, eccoli quelli ultimi rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Causa  Percentuale 
di
morti
Tutti Maschile Femminile
Tutte le cause 100,0 916,1 954,7 877,1
Malattie cardiovascolari 29,34 268,8 259,3 278,4
Malattie infettive e Parassitosi 23,04 211,3 221,7 200,4
Cardiopatia ischemica 12,64 115,8 121,4 110,1
Neoplasia maligna (cancro) 12,49 114,4 126,9 101,7
Malattie cerebrovascolari (Ictus) 9,66 88,5 81,4 95,6
Infezioni respiratorie 6,95 63,7 63,5 63,8
Malattie del tratto respiratorio inferiore 6,81 62,4 62,2 62,6
Malattie respiratorie: asma, enfisema 6,49 59,5 61,1 57,9
Lesioni non intenzionali 6,23 57,0 73,7 40,2
HIV/AIDS 4,87 44,6 46,2 43,0
Broncopneumopatia cronica ostruttiva 4,82 44,1 45,1 43,1
Condizioni perinatali 4,32 39,6 43,7 35,4
Malattie dell’apparato digerente 3,45 31,6 34,9 28,2
Sindromi diarroiche 3,15 28,9 30,0 27,8
Lesioni intenzionali: suicidio, trauma balistico, violenza, guerra, ecc. 2,84 26,0 37,0 14,9
Tubercolosi 2,75 25,2 32,9 17,3
Malaria 2,23 20,4 19,4 21,5
Cancro del polmone 2,18 20,0 28,4 11,4
Incidente stradale: trauma toracico, trauma stradale 2,09 19,1 27,8 10,4
Malattie dell’infanzia: Fibrosi cistica, 1,97 18,1 18,0 18,2
Affezioni neurologiche e psichiatriche 1,95 17,9 18,4 17,3
Diabete mellito 1,73 15,9 14,1 17,7
Miocardiopatia ipertensiva 1,60 14,6 13,4 15,9
Suicidio 1,53 14,0 17,4 10,6
Carcinoma dello stomaco 1,49 13,7 16,7 10,5
Malattie del sistema genitourinario 1,49 13,6 14,1 13,1
Cirrosi epatica 1,38 12,6 16,1 9,1
Nefrite/nefropatie 1,19 10,9 11,0 10,7
Cancro del colon-retto 1,09 10,0 10,3 9,7
Cancro al fegato 1,08 9,9 13,6 6,2
Morbillo 1,07 9,8 9,8 9,9
Violenza 0,98 9,0 14,2 3,7
Mortalità materna in gravidanza e parto: eclampsia, febbre puerperale 0,89 8,2 0,0 16,5
Malattia congenita 0,86 7,9 8,1 7,7
Carenza nutrizionale – Kwashiorkor 0,85 7,8 6,9 8,7
Cancro alla mammella 0,84 7,7 0,1 15,3
Carcinoma dell’esofago 0,78 7,2 9,1 5,2
Miocardiopatie infiammatorie 0,71 6,5 6,7 6,2
Malattia di Alzheimer e altri quadri organici di demenza 0,70 6,4 4,7 8,1
Cadute 0,69 6,3 7,5 5,0
Annegamento 0,67 6,1 8,4 3,9
Avvelenamento 0,61 5,6 7,2 4,0
Linfoma, Mieloma multiplo 0,59 5,4 5,4 5,4
Febbre reumatica 0,57 5,3 4,4 6,1
Cancro orale e Cancro orofaringeo 0,56 5,1 7,1 3,1
Fuochi artificiali 0,55 5,0 3,8 6,2
Pertosse 0,52 4,7 4,7 4,8
Carcinoma della prostata 0,47 4,3 8,6 0,0
Leucemia 0,46 4,2 4,7 3,8
Ulcera peptica 0,46 4,2 5,0 3,5
Malnutrizione grave 0,46 4,2 4,2 4,2
Malattie endocrine 0,43 3,9 3,4 4,4
Asma 0,42 3,9 3,9 3,8
Cancro della cervice uterina 0,42 3,8 0,0 7,7
Cancro del pancreas 0,41 3,7 3,9 3,5
Tetano 0,38 3,4 3,4 3,5
Malattie sessualmente trasmissibili (eccetto l’AIDS) 0,32 2,9 2,9 2,9
Cancro alla vescica 0,31 2,9 4,0 1,7
Meningite 0,30 2,8 2,9 2,7
Ferite di guerra (trauma balistico) 0,30 2,8 5,0 0,5
Sifilide 0,28 2,5 2,7 2,3
Neoplasie che non sono istologicamente maligne 0,26 2,4 2,4 2,4
Anemie da carenza di ferro 0,24 2,2 1,5 2,9
Carcinoma dell’ovaio 0,24 2,2 0,0 4,4
Malattie tropicali, eccetto la malaria 0,23 2,1 2,5 1,6
Epilessia 0,22 2,0 2,2 1,8
Malattie del sistema musculoscheletrico 0,19 1,7 1,2 2,2
Epatite B 0,18 1,7 2,3 1,0
Malattia di Parkinson 0,17 1,6 1,6 1,6
Alcoolismo a lungo termine 0,16 1,5 2,5 0,4
Tossicodipendenza 0,15 1,4 2,2 0,5
Infezioni del tratto respiratorio superiore 0,13 1,2 1,2 1,2
Carcinoma dell’utero 0,12 1,1 0,0 2,3
Malattie dermatologiche 0,12 1,1 0,8 1,4
Melanoma, spinalioma, basalioma 0,12 1,1 1,1 1,0
Epatite C 0,09 0,9 1,1 0,6
Leishmaniosi 0,09 0,8 1,0 0,7
Tripanosomiasi 0,08 0,8 1,0 0,5
Iperplasia prostatica benigna 0,06 0,5 1,0 0,0

 

  1. ^World Health Organization, Annesso Tavola 2: Morti per causa, sesso e strato di mortalità nelle regioni del OMS, stimate per l’anno 2002 (PDF), in The world health report 2004 – changing history, 2004. 



Pancreas artificiale: la Roche scende in campo con Senseonics per lo sviluppo di un sistema ad ansa chiusa

Tre siti europei di sperimentazione clinica per il test del sistema ad ansa chiusa, tra cui Padova.
Senseonics Holdings, Inc. (NYSE-MKT: SENS), società di tecnologia medica focalizzata sullo sviluppo e la commercializzazione di prodotti di monitoraggio del glucosio trasformati, ha annunciato oggi una collaborazione con TypeZero Technologies, Inc., Società di gestione del diabete e Roche Diabetes Care, Inc., leader mondiale nei sistemi e servizi di gestione del diabete, per sviluppare un sistema di erogazione automatica a lungo termine di insulina.
La collaborazione è sviluppata con l’Istituto Nazionale per la Salute (NIH) – funded International Diabetes Closed Loop (IDCL) Trial, che è stato progettato per testare i sistemi automatici di erogazione dell’insulina. “Questa partnership è un esempio di come l’industria, la ricerca e la cura clinica lavorino insieme per spostare tecnologie innovative dalla ricerca allo sviluppo e poi ai pazienti per ridurre al minimo l’onere del diabete”, ha dichiarato la dottoressa Boris Kovatchev, direttore del Centro per la tecnologia del diabete dell’Università della Virginia e principale ricercatore al centro dei test IDCL.
Questa fase del processo IDCL integra il sistema Eversense ® CGM di Senseonics , un sistema continuo di monitoraggio del glucosio (CGM) impiantabile a lungo con gli algoritmi AP di TypeZero e lAccu-Chek® Insight Insulin Pump di Roche. Il software di controllo inControl regolerà  automaticamente la distribuzione dell’insulina sulla base della combinazione dei dati ricevuti dal sistema CGM e dalla pompa di insulina.
“La promessa di sistemi automatici di erogazione dell’insulina sta nella capacità di mantenere in modo automatico e sostenibile un controllo stretto del glucosio evitando l’ipoglicemia. Con questa partnership, facciamo un passo avanti per portare questa promessa sul mercato e per migliorare significativamente le sfide quotidiane delle persone affette da diabete “, ha dichiarato Tim Goodnow, Presidente e CEO di Senseonics.
La collaborazione è la prima del suo genere per incorporare un sensore CGM che dura fino a 90 giorni con una pompa di insulina facile e discreta e algoritmi intelligenti per applicazioni a ciclo chiuso. La prova includerà tre centri clinici in Europa – l’Università di Amsterdam nei Paesi Bassi, L’Università di Padova in Italia E l’ospedale Universitario di Montpellier in Francia. Hans de Vries, professore di Medicina Interna all’Università diAmsterdam ritiene che “è il momento di concentrarsi sullo sviluppo di tecnologie e sistemi che migliorino la vita per soddisfare le esigenze di una popolazione diabetica sempre più connessa. I miei pazienti sono pronti per questi prodotti adesso “.
“Stiamo contribuendo a una ricerca importante sui sistemi automatizzati di erogazione dell’insulina da molti anni. Ecco perché siamo ancora più eccitati nel poter costruire delle eccellenti partnership e fare la nostra parte così da arrivare al livello successivo all’interno del processo IDCL. Crediamo che questa ricerca ci aiuterà a fare la vera differenza per le persone affette da diabete, in quanto vogliamo migliorare il loro tempo nella gamma del compenso glicemico e liberarli da molte routine quotidiane “, ha dichiarato Marcel Gmuender, responsabile globale della Roche Diabetes Care.
“Il nostro obiettivo è stato per lungo tempo di portare ai pazienti prodotti rivoluzionari, come lo è il pancreas artificiale, il più rapidamente possibile, e la nostra partnership con i pionieri dell’industria quali Senseonics e Roche ci porta a farlo”, ha detto Chad Rogers, CEO di TypeZero. “Siamo entusiasti di consegnare una soluzione Senseonics-Roche-TypeZero alla prova IDCL e, in definitiva, offrire ai pazienti opzioni differenziate per gestire il loro diabete di tipo 1.”



L’educazione fisica negli adolescenti e giovani adulti con diabete tipo 1 migliora la funzione ventricolare sinistra

Per gli adolescenti e giovani adulti con diabete di tipo 1, un intervento formativo di 20 settimane con esercizi  è associato a migliorata capacità aerobica che migliora la funzione ventricolare sinistra, secondo uno studio pubblicato online 18 luglio in Diabetes Care .

Silmara Gusso, Ph.D., dall’università di Auckland in Nuova Zelanda, e i colleghi hanno esaminato l’impatto di 20 settimane di allenamento con esercizio in capacità aerobica sulla funzione ventricolare sinistra e controllo glicemico negli adolescenti. Cinquantatré adolescenti con diabete di tipo 1 sono stati divisi in esercizi di allenamento e in gruppi di non formazione (rispettivamente 38 e 15 partecipanti), mentre 22 adolescenti sani senza diabete hanno partecipato all’intervento di allenamento.
I ricercatori hanno scoperto che, in entrambi i gruppi di allenamento, l’ esercizio ha migliorato la capacità aerobica (10 per cento) e il volume di ictus (6 per cento), ma l’aumento è stato più basso nel gruppo con diabete di tipo 1 contro i controlli. Negli adolescenti con diabete di tipo 1, il volume di ictus aumentato è dovuto a una maggiore contrattilità ventricolare sinistra (9 per cento in aumento della frazione di ejection e 11 per cento in diminuzione dei volumi endstintici) e, in misura minore, con il miglioramento del riempimento ventricolare sinistro (6 per cento). Non c’era cambiamento nello stato glicemico con circa una una diminuzione della quantità di insulina del 10 per cento.
“Negli adolescenti, la diminuzione della funzionalità ventricolare sinistra vista con il diabete di tipo 1 può essere migliorata, anche se non normalizzata, con una regolare attività fisica intensa”, scrivono gli autori. “‘Importante: la disfunzione diastolica, un meccanismo comune che causa l’insufficienza cardiaca nei soggetti più anziani con diabete, sembra essere parzialmente reversibile in questo gruppo di età”.



BD presenta l’ago BD Micro-Fine da 6mm

BD (Becton, Dickinson and Company) (NYSE: BDX), azienda leader di tecnologie medicali, presenta oggi l’ago BD Micro-Fine da 6mm per la somministrazione di insulina.

Con l’introduzione dell’ago BD Micro-Fine da 6mm, BD  aggiunge una ulteriore opzione alle attuali già presenti,  per rispondere al meglio alle preferenze ed esigenze di medici, operatori e persone con diabete.

La nuova lunghezza completa il portafoglio prodotti di BD che oggi include aghi per penna da 4mm, 5mm, 6mm, 8mm.

“L’inserimento dell’ago da 6mm nella gamma Micro-Fine rafforza l’impegno di BD nel garantire alle persone con diabete l’accesso alle migliori soluzioni per una migliore gestione della terapia iniettiva  ,” conferma Kenneth Miller, presidente worldwide president di BD Diabetes Care. “Questo ago consentirà alle persone abituate ad usare un ago da 6mm di provare la qualità e l’affidabilità degli aghi BD.”

Le persone diabetiche tipicamente devono iniettare l’insulina una  o più volte al giorno nel tessuto sottocutaneo di addome, cosce, glutei o braccia.1 La lunghezza deli aghi attualmente disponibili sul mercato varia da 4 a 12.7mm.

Con aghi più corti, incluso l’ago da 6mm BD Micro-Fine, i pazienti sono meno a rischio di compiere accidentalmente un’iniezione intramuscolare (rispetto all’uso di aghi da 8 e 12.7 mm), che può causre variabilità glicemica e ipoglicemia.3

Una recente indagine sulla tecnica di iniezione condotta con circa 13,300 pazienti in 42 paesi e pubblicata in Mayo Clinic Proceedings, conferma che pazienti e operatori di tutto il mondo stanno spostando la loro preferenza verso aghi più corti, in particolare da 4mm.4, 5 Questa estesa ricerca include 358 persone in 15 Centri italiani, e ha riscontrato che il 30% degli intervistati ancora utilizza un ago da  6mm.6

Introducendo l’ago da 6mm, BD garantirà l’accesso a questa popolazione di pazienti che preferisce l’ago da 6mm e offrirà loro la stessa qualità e affidabilità degli altri aghi della gamma BD.

Come sempre, BD sostiene e rinforza la sua strategia circa lo spostamento verso gli aghi più corti possibili, coerentemente con le ultime raccomandazioni pubblicate degli esperti.1

L’ago BD Micro-Fine da 6mm è un ago di qualità medica, sottoposto ad uno speciale trattamento levigante, ideato per garantire elevate performance, un’iniezione delicata ed un’esperienza positiva per i pazienti. L’ago è progettato per somministrare l’intera dose di farmaco, senza rischio di perdite e/o gocciolemento. E’ prodotto con gli stessi elevati standard qualitativi e affidabilità di tutti gli aghi BD. L’ago BD Micro-Fine da 6mm si aggiunge all’attuale gamma esistente ed è disponibile sul mercato dal 3 Luglio 2017.

Per conoscere gli altri prodotti BD Micro-Fine visitate www.bddiabete.it , per maggiori informazioni sull’evento FITTER e per consultare i risultati della ricerca citata visitate: http://www.fitter4diabetes.com/.

Frid AH, Kreugel G, Grassi G, et al. New insulin delivery recommendations. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1231–1255

Frid AH, Gunnarsson R, Gunter P, et al. Effects of accidental intramuscular injection on insulin absorption in IDDM. Diabetes Care. 1988; 11(1): 41-45.

Gibney MA, Arce CH, Byron KJ, Hirsch LJ. Skin and subcutaneous adipose layer thickness in adults with diabetes at sites used for insulin injections: implications for needle length recommendations. Curr Med Res Opin. 2010;26(6):1519–1530.

Frid AH, Hirsch LJ, Menchior AR, Morel DR, Strauss KW. Worldwide injection technique questionnaire study: injecting complications and the role of the professional. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1224–1230.

Frid AH, Hirsch LJ, Menchior AR, Morel DR, Strauss KW. Worldwide injection technique questionnaire study: population parameters and injection practices. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1212–1223.

ITQ Survey data Mayo. https://public.tableau.com/profile/adam.yeung#!/vizhome/ITQsurveydataMayo/START. Accessed June 22, 2017



I tassi di neuropatia periferica nei pazienti diabetici giovani sono ‘allarmanti’

I giovani con diabete di tipo 1 e tipo 2 hanno elevati tassi di complicanze neuropatiche legate al controllo glicemico e alla gestione dei fattori di rischio, dicono i ricercatori statunitensi e sottolineano la necessità di una maggiore adesione alle raccomandazioni sulle migliori pratiche.

In uno studio su più di 2000 giovani pazienti diabetici, il 7% di quelli con diabete di tipo 1 e più del 20% di quelli con diabete di tipo 2 aveva una neuropatia periferica diabetica (DPN), che a sua volta era associata in modo significativo con fattori modificabili come il fumo e dislipidemia.

Lo studio ha inoltre mostrato che il rischio di DPN aumenta con la durata del diabete e che è stato associato in modo significativo a un controllo glicemico scarso. Lo studio, di Mamta Jaiswal, MD, del dipartimento di neurologia, Università del Michigan, Ann Arbor e colleghi, è stato pubblicato online il 3 luglio 2017 in Diabetes Care.

“In generale, i risultati del nostro studio suggeriscono che il basso controllo glicemico nel tempo e i fattori di rischio cardiovascolari tradizionali sono fattori di rischio importanti associati a DPN e devono essere mirati alla prevenzione delle conseguenze debilitanti della stessa in questa giovane coorte”, scrive il team.

L’aumento “allarmante” dei tassi di DPN per ogni aumento di durata di cinque anni della durata del diabete “accoppiato con un cattivo controllo glicemico e dislipidemia … rafforza la necessità che i medici prestino attenzione ai giovani con diabete e siano vigili nello screening per DPN e nell’identificazione di tutti i fattori di rischio che potrebbero essere modificati per alterare il corso della malattia “, aggiungono.

I fattori di rischio modificabili che potrebbero essere mirati in questa giovane popolazione includono il miglior controllo glicemico, il trattamento della dislipidemia e la cessazione del fumo, “approcci che fanno parte anche della raccomandazione contenuta negli Standard Care della American Diabetes Association”, afferma Jaiswal e coautori.

DPN è due volte più comune nei fumatori che nei non fumatori

Sulla base di un precedente studio pilota che studiava la prevalenza di DPN nei giovani con diabete, i ricercatori hanno esaminato i dati su 1734 pazienti con diabete di tipo 1 e 258 con diabete di tipo 2 dal SEARCH uno studio sul diabete nei giovani .

Tra i pazienti con diabete di tipo 1, l’età media era di 18,0 anni, la durata media del diabete era di 7,2 anni e la HbA 1c media era del 9,1%. Tra i pazienti con diabete di tipo 2, l’età media era di 22,0 anni, la durata media della malattia era 7,9 anni e la media HbA 1c era del 9,4%.

La prevalenza di DPN è stata del 7% tra quelli con diabete di tipo 1 e il 22% in quelli con diabete di tipo 2.

I pazienti con diabete di tipo 1 e DPN erano significativamente più vecchi di quelli senza DPN (21 vs 18 anni; P <.0001) e avevano una durata significativamente maggiore del diabete (8,7 vs 7,8 anni; P <.0001).

I pazienti con diabete di tipo 1 e DPN avevano inoltre una pressione arteriosa superiore diastolica, a 71 vs 69 mmHg ( P = .02) e un maggiore indice di massa corporea, a 26 vs 24 kg / m 2 ( P <.001), rispetto a quelli senza DPN. Questi pazienti avevano inoltre un maggiore livello di colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C) (101 vs 96 mg / dL; P = .01), trigliceridi più alti (85 vs 74 mg / dL; P = .005) Colesterolo lipoproteico (HDL-C) (51 vs 55 mg / dL; P = .01).

E i ricercatori hanno scoperto che la DPN tra i pazienti affetti da diabete di tipo 1 era il doppio rispetto ai fumatori anziani e rispetto ai non fumatori, con una prevalenza del 10% contro il 5% ( P = .001). I modelli erano simili nei pazienti con diabete di tipo 2

Parlare della pressione sanguigna, del colesterolo e della cessazione del fumo nei centri del diabete

Il team ha calcolato che l’aumento di circa due volte nella prevalenza di DPN con ogni incremento a 5 anni della durata del diabete in entrambi quelli con diabete di tipo 1 ( P <.0001) e diabete di tipo 2 ( P = .02) .

Il controllo glicemico è stato anche associato in modo significativo al rischio di DPN nei soggetti con diabete di tipo 1 (rapporto di odds corretto [OR] 1,53; P <0,0001). Tuttavia, l’associazione non era significativa per il diabete di tipo 2 (OR 1,05; P = .82).

L’autore maggiore Eva L Feldman, MD, PhD, professore di neuologia, Università del Michigan, ha detto che questioni quali la cessazione del fumo e lo stile di vita sono almeno già al centro dell’atenzione di quelli che trattano il diabete di tipo 2. Lei ei suoi colleghi ritengono che, per i giovani con diabete di tipo 1 in particolare, ci sono “chiari standard di cura che devono essere affrontati”.

“Questi bambini con diabete di tipo 1 e neuropatia presentavano una pressione arteriosa diastolica più alta, erano chiaramente più pesanti, avevano la dislipidemia non trattata ed erano fumatori, quindi ci sono chiare raccomandazioni che non sono state rispettate”.

Nei centri di riferimento per il diabete di tipo 1 nei bambini, il controllo glicemico è chiaramente affrontato, ma la dislipidemia, il fumo e l’ipertensione sono fattori che non sono così attivamente o apertamente discussi “.

Ha anche sottolineato che l’obiettivo HbA1c inferiore al 7,5% deve essere concentrato nei bambini con diabete di tipo 1.

Lei ritiene che la discussione non si svolga per una serie di ragioni che, con ogni probabilità, si discostano da pratica a pratica e da paese a paese.

Tuttavia, un fattore comune è che “probabilmente il tempo assegnato per ogni appuntamento non è tanto grande quanto deve essere e i praticanti non hanno sempre il tempo di affrontare queste questioni”.

Tuttavia, una volta che i professionisti della sanità sono consapevoli dell’importanza di affrontare questi problemi, si pensa che il tempo lo si troverà per parlarne con i pazienti.

“Forse deve essere scolpito nelle sessioni didattiche, forse deve essere collocato nei percorsi educativi tramite gli infermieri, “Ha concluso.

Il SEARCH per lo studio del diabete in gioventù è finanziato dall’Istituto Nazionale per la Ricerca sulla Salute e dagli Istituti Nazionali di Salute (NIH), dall’Istituto Nazionale del Diabete e dalle Malattie del Digestione e Neuroscienze (NIDDK) e sostenuto dai Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC ). Gli autori non hanno riportato relazioni finanziarie rilevanti.



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