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Alla larga

glucometroQuasi il 70 per cento degli adulti con diabete di tipo 1 non usa mai i dispositivi di auto-monitoraggio della glicemia e i congegni abbinati ai microinfusori per insulina in loro possesso per scaricare i dati relativi ai livelli dello zucchero nel sangue e le dosi d’insulina somministrate, informazioni che senz’altro sono d’aiuto nel gestire meglio la malattia. Questi per sommi capi sono i nuovi risultati dell’indagine sviluppata dalla Società Internazionale di Endocrinologia, la quale evidenzia anche come solo il 12% dei diabetici rivede regolarmente la loro glicemia passata e i dati forniti e dal microinfusore.

“Questa ricerca evidenzia il fatto che questi dispositivi utilizzati per gestire il diabete di tipo 1 non vengono utilizzati in tutto il loro potenziale”, ha detto Jenise Wong, professore di pediatria presso l’Università della California, San Francisco. “I dispositivi possono essere utili non solo nell’autogestione della malattia in tempo reale, ma anche per contribuire a esaminare i dati precedenti così da orientare le future decisioni sul trattamento.”
I dispositivi di monitoraggio del glucosio sia tramite il glucometro che il sensore continuo combinato al microinfusore sono gli strumenti più avanzati in termini di terapia e controllo quotidiano del diabete tipo 1. Questi congegni di solito raccolgono e memorizzano le informazioni quali la risposta della glicemia livelli sull’attività fisica e alimentazione, così come l’assunzione dei carboidrati e il calcolo del dosaggio equivalente d’insulina. La maggior parte dei pazienti insulino-dipendenti utilizzano le informazioni visualizzate a schermo per decidere quanta insulina fare.

Molti operatori sanitari incoraggiano i diabetici a scaricare le informazioni dai propri dispositivi al computer e guardare i dati raccolti negli ultimi giorni, settimane o mesi. “Tuttavia sapevamo molto poco su come come i diabetici gestissero le informazioni tra una visita e l’altra”, ha dichiarato Wong.
Attraverso un sondaggio online, Wong e colleghi hanno chiesto a 155 adulti con diabete di tipo 1 come scaricano i dati archiviati nei loro dispositivi di monitoraggio del glucosio. Settantasette partecipanti al sondaggio erano uomini e 78 erano donne, e la loro età media era di 34,5. Quasi tutti i soggetti hanno usato un glucometro, e molti utilizzavano più di un dispositivo. Un totale di 106 individui utilizzava un microinfusore d’insulina, sia in collegamento automatico col glucometro che a inserimento manuale.
I ricercatori hanno scoperto che solo il 31 per cento degli intervistati (48 su 154) ha riferito di eseguire sempre il download dei dati dai loro dispositivi a casa. Il 12%, 18 dei 154 partecipanti lo ha fatto anche meno di quattro o più volte all’anno oppure solo prima di andare alla visita medica di controllo. Solo gli utilizzatori del monitoraggio continuo della glicemia regolarmente scaricano e recensiscono i dati con maggiore frequenza rispetto agli altri: il 28 per cento contro il 5 al 7 per cento.
Gli anziani sono stati i più propensi a scaricare i dati archiviati, ha detto Wong.
“Sono necessari ulteriori studi per capire perché le persone con diabete di tipo 1 raramente guardano i dati conservati della loro glicemia .
Pochi utilizzano i programmi per smartphone, si ipotizza che i pazienti trovino troppo complicate tecnicamente le operazioni di scarico e revisione dei dati con tali apparecchiature.

L’indagine made in USA in realtà non ha confini, se avessimo cancellato il dato geografico e collocata nella nostra Italia se sarebbe andato a ricavare lo il medesimo risultato. Pure da noi c’è da capire perché accade ciò e cambiare la direzione del vento, magari mettendo in campo veramente tutte le energie per rendere disponibili tecnologie semplici e non invasive di controllo della glicemia.

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