Tecno

Il pancreas artificiale di prima generazione porta speranza nelle persone con diabete di tipo 1

Un nuovo “pancreas artificiale” studiato dall’Università di Melbourne potrebbe trasformare radicalmente la vita delle persone con diabete di tipo 1.

Leanne Foster, che ha il diabete di tipo 1, è il primo adulto australiano in questo studio ad utilizzare un sistema ibrido a ciclo chiuso per monitorare continuamente i livelli di glucosio nel sangue e adattare automaticamente la consegna dell’insulina per mantenere stabili i livelli di glucosio all’interno di una gamma sana.
La signora Foster fa parte di uno studio condotto dal professor David O’Neal dell’Università di Melbourne nel St. Vincent’s Hospital di Melbourne.
I pazienti di sette ospedali australiani passeranno la loro vita per 6 mesi collegati ad una piccola pompa di insulina di dimensioni di un cellulare connesso ad un sensore di glucosio inserito  sotto la pelle nell’addome.
Il sensore invia informazioni sui valori del glucosio alla propria pompa ogni cinque minuti. La pompa quindi calcola quanta insulina deve infondere.
Lo studio, finanziato dal Consiglio di Ricerca Australiano e amministrato dalla Fondazione per la Ricerca sul Diabete Giovanile, valuterà l’impatto del pancreas artificiale per sei mesi sui livelli di glucosio dei pazienti, qualità del sonno e benessere psicologico.
Il professor David O’Neal ha affermato che il nuovo dispositivo “cambia le regole” perché misura i livelli di glucosio così frequentemente e adegua la quantità d’insulina di conseguenza.
Precedenti studi focalizzati sui risultati a breve termine hanno mostrato come la consegna automatizzata di insulina computerizzata porta a un migliore controllo del glucosio rispetto ai trattamenti convenzionali.
Mentre il nuovo dispositivo non rappresenta una cura per il diabete, ha il potenziale per migliorare notevolmente il controllo dei livelli di glucosio, riducendo così i danni al corpo derivanti da livelli di glucosio fuori da una gamma sana e migliorando anche la qualità della vita delle persone con il diabete di tipo 1,” ha affermato il professor O’Neal.
La signora Foster, 47 anni, che ha il diabete di tipo 1 da 36 anni, ha iniziato ad utilizzare il nuovo sistema all’inizio di luglio e subito notato i risultati.
“E’ molto eccitante: è una tecnologia incredibile: i livelli di zucchero nel sangue sono i più vicini alla normalità”, ha detto.
La sig.ra Foster afferma che il sistema evita di mandarla in ipoglicemia e sperimentare: una  “nebbia cerebrale” rispetto a quando ha usato una pompa di insulina senza la funzione a ciclo chiuso.
“Mi sento meglio e molto più attenta” disse la signora Foster. Spera che lo studio porti a un sistema a circuito chiuso approvato per un uso sovvenzionato in Australia.



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