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Chi cicerchia trova

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La sua storia affonda le radici nella notte dei tempi: questo antico legume ha origine nel Medio Oriente e i Romani lo apprezzavano molto, chiamandolo cicercula. Al mondo esiste una ventina di varietà, da quelle con semi molto piccoli a quelle americane, con semi molto grandi ma pressoché insapori.

Quasi scomparse dai nostri gusti e dai nostri orti, le cicerchie sono state considerate tossiche perché ricche di sostanze che inducono il latirismo (un’intossicazione con disturbi neurologici agli arti inferiori, fortunatamente reversibili). Effettuando però diversi ammolli cambiando l’acqua anche 3-4 volte, sciacquandole poi sotto acqua corrente e cuocendole almeno 2 ore eliminando la prima acqua di cottura, si elimina il problema.

Il seme, piccolo, squadrato e appiattito, ha un sapore originale che non è gradito a tutti, specie se bollito e condito con olio; è ben valorizzato, invece, se cotto in salsa con salsicce o in piatti con altri legumi e verdure. La pianta, piuttosto esile, è alta 50-60 cm: tipica dell’agricoltura povera meridionale, è molto rustica e non ha bisogno d’irrigazione; non pretende un tipo di terreno particolare,  ma rifugge i lunghi ristagni d’acqua.




Si coltiva come la lenticchia alla quale assomiglia molto come capacità produttive. Non è facile trovare il seme di cicerchia; tuttavia, essendo diventata un alimento “di nicchia”, col metodo del “passaparola” non sarà difficile trovare un prodotto in zona che, proprio per questo, assicurerà risultati produttivi soddisfacenti.

Caratteristiche nutrizionali Ricca soprattutto di ferro e calcio, la cicerchia contiene fosforo, oligoelementi, proteine, amidi, vitamine (B1, B2, e PP), fibre e pochi grassi. Il suo consumo costante può essere dannoso (latirismo).

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