Dai media e web

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Lo Speakers’ Corner (in italiano “angolo degli oratori”) è un’area dell’angolo nord orientale di Hyde Park, a Londra, vicino a Marble Arch e al luogo dove sorgeva il patibolo di Tyburn. È un luogo tradizionale di discorsi pubblici e dibattiti, specialmente la domenica mattina, che ha preso il posto di un luogo precedente, più all’interno del parco, noto come Reformer’s Tree.

Anche se molti dei suoi oratori abituali sono chiaramente distanti dalle idee della maggioranza, ha ospitato discorsi di persone famose come Karl Marx, Lenin, George Orwell e William Morris, e talvolta viene usato dai candidati dei principali partiti politici inglesi per le loro campagne elettorali. Notevole esempio del concetto di libertà di opinione, qualsiasi persona può presentarsi senza essere annunciata e parlare su praticamente qualsiasi argomento desideri, anche se è probabile che verrà provocata dai frequentatori abituali con opinioni opposte. Anche il nostro Nanni Moretti recitò una breve parte in questo luogo nel film dove era regista e attore protagonista: “Aprile”.

Oggi senza confini e limiti lo spazio del tribuno viene offerto da internet e al suo interno dai social network. Lo specchiato sociale, culturale offerto rappresenta una realtà ove le variabili sono non solo soggettive, ma sovente vengono lasciate al singolo caso, giocoforza in autarchia. 

Il quadro offre  delle interessanti e importanti informazioni, che già si confermano, ad esempio, analizzando i dati statistici di questo blog: in primo luogo la superficialità rapportata agli argomenti trattati, il visitatore de Il Mio Diabete si sofferma un minuto quindi in sintesi non va oltre la lettura dei primi dieci caratteri.

Poi occorre aggiungere l’ignoranza di base sulle nozioni di base collegate all’autogestione del diabete come: il fatto che l’ago della penna vada sostituito ad ogni iniezione. Il pressapochismo è una dominante che denota oltretutto una carenza di fondo dell’educazione terapeutica ricevuta e/o compresa dal diabetico.

Così in concreto si frequenta la rete e i social per fare monologhi, con preconcetti e basi lungi dall’essere scalfite e infine restiamo nella nostra gabbietta mentale con la frase sempre fissa e immutabile: tanto non c’è niente da fare…. 

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