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Diritti (c. 6/6/2016)

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Dammi il congegno che mi ingegno

Buongiorno, scusi mi incarta un flash glucose monitoring? No guardi in questo momento non lo tengo se vuole ne ho un altro al taglio, impiantabile. Beh ho spesso prurito per via dei tatuaggi e dei piercing preferisco un tradizionale con innesto sottocute a baionetta. Dialogo di fantasia in un prossimo futuro dove chi seguirà il diabetico probabilmente farà da venditore di dispositivi. Oggi fantasia ma un domani potrebbe diventare realtà.

L’italico Servizio sanitario nazionale (SSN) è fra i pochi “universalistici” rimasti in Europa, ma ancora per poco. La revisione della spesa e lotta a sprechi e corruzione non sono sufficienti. Il Sistema è sotto l’attacco di due forze: l’incremento dei bisogni associati alla cronicizzazione delle patologie negli anziani e l’innovazione tecnologica, che offre soluzioni di grande efficacia ma impone costi ingenti. E entrambi questi fattori hanno al centro la patologia diabetica. Nell’innovazione farmacologica, ad esempio, il 2015 ha segnato uno spartiacque, con l’arrivo dei dispositivi di massa per il rilevamento del glucosio in via continuativa (i sensori e il Libre in specie), che non sostituiscono il controllo tramite prelievo di sangue capillare dal dito. La Tresiba come il prossimo approdo di nuove famiglie di insulina che potrebbero migliorare il compenso glicemico, ma ad alto prezzo. Una terapia per il controllo del colesterolo con le statine costa al SSN circa 350 euro. I nuovi anticorpi monoclonati sostitutivi delle statine, usati in pazienti selezionati, costano 15 volte di più. Questa innovazione “costosa”, associata alle dinamiche demografiche, sarà presto insostenibile.

C’è bisogno di di garantire una sistematica valutazione dell’impatto generato da tutte le spese sanitarie (farmaci, dispositivi, procedure, programmi di sanità pubblica) in termini di sicurezza, efficacia e costo-efficacia per facilitare il disinvestimento da pratiche obsolete e a basso valore, così da liberare risorse per innovazioni il cui valore va accertato. Se nel caso del farmaco si tratterebbe di riorientare il lavoro dell’AIFA (Agenzia italiana del farmaco), per le tecnologie mediche e procedure è fondamentale l’avvio di un sistema nazionale di valutazione della tecnologia sanitaria, per circoscrivere la discrezionalità della decisione politica nei limiti dell’evidenza scientifica, per renderla più razionale e meno “emotiva”, incorporando in un processo trasparente e robusto la prospettiva di pazienti e cittadini.

Questo approccio, adottato negli ultimi 40 anni, dalla maggior parte dei Paesi industrializzati è stato previsto dalla Legge di Stabilità per il 2016 e dalla Legge di Bilancio per il 2017 ma stenta a decollare. Andare verso un modello a favore dell’evidenza scientifica garantirebbe scelte dì allocazione delle risorse pubbliche verso spese che assicurano il maggiore valore possibile in termini di salute.

Chi scrive ritiene assai improbabile il riuscire a salvare il Servizio Sanitario Nazionale, il quale altro non è che un accrocchio di sistemi e pratiche regionali, territoriali. Un ritorno alle mutue corporative parastatali è impossibile sempre per questioni di soldi.

Pertanto nei fatti si fanno e faranno strada percorsi assicurativi sanitari integrativi che porteranno gradualmente verso una assistenza sanitaria privatizzata e comunque garantita ai garantiti, ovvero portatori di reddito.

A conclusione fanno tenerezza i promotori della petizione per chiedere l’erogazione dei sensori a pioggia verso tutti i diabetici. Magari sarebbe più utili fare un manuale per la costruzione fai da te del sensore medesimo.



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Tra cazzeggio e carteggio

Oggi e domani chi scrive tratterà di due argomenti molti stringenti nella vita quotidiana dei malati di diabete, come di qualsiasi altra patologia e degli ipocondriaci, occupanti abusivi di spazio pubblico dedito all’assistenza sanitaria.

Quella branca della medicina che rientra sotto la specializzazione di Diabete Endocrinologia e Malattie del Ricambio è oggi sempre più assorbita da pratiche legali che cliniche e diagnostiche.

Tra insulina Tresiba e altre tipologie in arrivo, poi metformina, sulfoniluree, inibitori DPP-4 e GLP-1 agonisti dei recettori – farmaci per il diabete tipo 2 – i piani terapeutici personali sono all’ordine del giorno per lo specialista.

Stante il fenomeno epidemiologico di massa che riveste il tipo 2 come il prediabete e sindrome metabolica – anticamere del diabete di massa con 5 milioni di colpiti in tutta la penisola, questi malati che sono trattati o con dieta, o pastiglie, o pastiglie combinate con insulina, vengono presi in carico dai medici di medicina generale di base che nelle USL hanno la delega a seguirli.

Ma per i diabetici che fanno terapia, ad esempio, con gli inibitori DPP-4 occorre il piano terapeutico personale il quale può rilasciarlo solo il medico specialista (diabetologo), tale atto ha sei mesi di validità e il farmaco appartenente alle predette categorie viene fornito solo dalla farmacia ospedaliera della USL. Pertanto succede che il paziente ogni sei mesi deve fare la trafila medico di base > consulenza diabetologica, e naturalmente ogni tre mesi andare in farmacia a farsi dare il farmaco.

Finché un soggetto è autosufficiente si fa, ma se non è così?

L’Italia è il paese dove si parla di tutto, si straparla da sempre e un delle frase fatte più usate è: la sanità vicina ai bisogni del cittadino. Occorre capire quale.

Il diabete è una malattia per vecchi: il 60% dei tipi 2 ha oltre 65 anni e di questi il 30% non è autosufficiente, allora qualcuno deve provvedere alla fascia fragile?

Senza tante astrazioni un esempio l’ho in casa: il suocero di 90 anni, una sorta di “paziente inglese”, deve fare ogni sei mesi la trafila predetta, un impegno e carico funzionale tutto sulle spalle della mia compagna.

Perché se ne frega di queste situazioni e invece di fare castelli di carta da manifesti dei diritti del diabetico, carta di Sant Vincent, piani nazionali, regionali, provinciali, comunali e frazionali che poi non semplificano la vita delle persone, soprattutto di coloro che non ce la fanno, si utilizzano mezzi e risorse, ad esempio per decentrare ste operazioni nelle case della salute. E non parlo di telemedicina perché per i medici è un tabù.

E non oso immaginare quando i “baby boomers” ovvero i nati tra fine anni 50 e inizio anni 60 come me, si troveranno nelle condizioni del “paziente inglese”: stante la situazione attuale non ci resterà che il suicidio assistito.



Quando si fa bene i risultati ci sono

Sabato 20 maggio scorso a Milano ho partecipato all’evento “Le nuove tecnologie nella gestione della patologia diabetica e l’educazione terapeutica”- promosso da “CLAD – Coordinamento Lombardia Associazioni Diabetici”, argomento al centro dell’iniziativa: educare la persona con diabete a una corretta autogestione della malattia anche con i nuovi sistemi di monitoraggio FLASH della glicemia che saranno presto offerti gratuitamente dal Sistema sanitario regionale ad un’ampia fascia di diabetici, coloro che fanno terapia con iniezioni multiple d’insulina (diabete tipo 1 in specie). L’evento, realizzato grazie al contributo non condizionato di Abbott, ha permesso di fare il punto sui recenti sviluppi della riforma del sistema sanitario regionale che sta liberando risorse da investire nell’innovazione tecnologica. Un’occasione di confronto diretto tra pazienti ed esperti della patologia diabetica per approfondire gli aspetti legati al monitoraggio glicemico come vero e proprio strumento terapeutico. Il diabete è decisamente una patologia ‘sociale’: ne soffre il 5,4% degli italiani, ossia oltre 3,27 milioni di persone – a cui va aggiunto circa 1 milione di persone che non sanno di avere la patologia. In Lomardia soffrono di diabete 550mila persone, pari a un sesto del totale dei diabetici italiani. Inoltre, è tra le regioni in cui è più elevato il numero di persone con diabete che vengono ospedalizzate.

“Grazie a un dialogo aperto e costruttivo tra il Coordinamento delle Associazioni Diabetici Lombarde e le Istituzioni, in questi anni molto è stato fatto per venire incontro alle necessità delle persone affette da diabete – ha spiegato  Maria Luigia Mottes, Presidente CLAD – Coordinamento Lombardia Associazioni Diabetici e Presidente Associazione Diabetici della Provincia di Milano Onlus – Con le Istituzioni regionali condividiamo l’obiettivo di un miglioramento continuo dell’offerta di assistenza: in quest’ottica, viviamo un momento di dialogo estremamente positivo in cui la Regione si è impegnata a reinvestire i risparmi derivati da altre voci di spesa nell’innovazione tecnologica”.

In arrivo buone notizie quindi per i pazienti diabetici lombardi. Come recentemente anticipato dall’Assessorato al Welfare, entro la fine di maggio verrà presentata alla Giunta una delibera che disporrà offerta gratuita del sistema di monitoraggio FLASH della glicemia ad ampie categorie di pazienti diabetici che seguono un regime di insulinoterapia intensiva, pompa insulinica esterna o terapia multi-iniettiva. Il sistema FreeStyle Libre è in grado di fornire un quadro completo del profilo glicemico evitando la necessità di pungere il dito più volte al giorno. Si tratta di un sistema di monitoraggio della glicemia basato su un sensore, da indossare sul braccio, grande come una moneta da due euro, che misura costantemente i livelli di glucosio nei fluidi interstiziali. È progettato per rimanere applicato al corpo fino a 14 giorni e viene già utilizzato, a titolo privato, da persone affette da diabete che così evitano di pungersi più volte al giorno.

“Il Coordinamento Lombardia Associazioni Diabetici ha promosso un sondaggio direttamente tra i pazienti sulla loro esperienza di utilizzo del nuovo sistema per il monitoraggio continuo della glicemia – ha aggiunto Mottes – I risultati sono rientrati nella valutazione complessiva di questa tecnologia effettuata dalla Commissione Tecnologie Emergenti della Lombardia che si è espressa positivamente in merito alle possibilità di utilizzo nel contesto del Servizio socio-sanitario Lombardo”. L’indagine promossa dal CLAD – che riunisce e coordina 41 tra associazioni e sezioni territoriali che rappresentano i pazienti diabetici in Lombardia – ha raccolto l’esperienza di 529 pazienti diabetici che effettuano il monitoraggio glicemico con Freestyle Libre. I risultati sono stati estremamente positivi: le persone che utilizzano il sistema FreeStyle Libre di Abbott si controllano di più (mediamente 15 volte al giorno), sono in grado di gestire meglio e con più responsabilità la malattia diabetica, migliorano il controllo metabolico (nel 75% dei casi) e la qualità di vita (valutazione molto positiva di 4,5 su una scala di 5). Tutto questo può tradursi in una riduzione delle complicanze a breve e a lungo termine e quindi anche dei costi per il Servizio sanitario.

“Alla luce della chiara correlazione tra l’autocontrollo e il compenso glicemico, rendere più semplici e discrete le operazioni quotidiane di monitoraggio della glicemia rappresenta un fattore importante per supportare e motivare chi purtroppo già in giovane età si trova a confrontarsi con una malattia cronica – ha sottolineato Patrizia Pappini Oldrati, Vicepresidente CLAD – Coordinamento Lombardia Associazioni Diabetici e Presidente Associazione SOStegno70, Insieme ai bambini con diabete Onlus -. Nel diabete il paziente ha un ruolo di protagonista assoluto nella cura, perché è necessario il suo coinvolgimento attivo nella gestione della malattia: responsabilizzare all’uso della tecnologia con adeguatezza e continuità – come appunto è nel senso di questo incontro promosso dal nostro Coordinamento – porta a modificare gli esiti stessi della malattia, evitando o diminuendo crisi ipo- e iperglicemiche che possono avere conseguenze anche gravi”.

In conclusione la conferenza è stata un successo sotto tutti i punti di vista: con la partecipazione di 300 diabetici e una sala piena in ogni ordine di posto, relatori importanti chiari ed esaustivi nelle tematiche riposte al centro tra cui Giuseppe Lepore, Presidente SID – Società Italiana di Diabetologia, Lombardia, Emanuele Bosi, Professore di Endocrinologia, Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore Dipartimento di Medicina Interna, Diabete e Endocrinologia, IRCCS Ospedale San Raffaele e Giulio Frontino, Pediatra diabetologo, IRCCS Ospedale San Raffaele. E con una copertura mediatica completa. Quando si coniuga tecnologia e terapia con le novità l’effetto positivo è assicurato e la risposta della comunità si vede.



A chi lo dai se non a me…

Cari lettori da alcune settimane Il Mio Diabete fa esordire gli articoli con questa frase: Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375.
Essendo la rete senza confini geografici, compreso questo spazio, perché allora circoscrivere la promozione della raccolta del 5×1000 dalla dichiarazione dei redditi 2016 ad una sola associazione di volontariato ONLUS, per di più operante in ambito locale (Bologna e Provincia Metropolitana)? Per due semplici motivi: di DIABO ne sono Vicepresidente e tra i fondatori, e questa realtà rappresenta un percorso innovativo nell’associazionismo diabetico italiano, in questa città c’è da “risanare” non i pazienti ma l’intera filiera sanitaria (e credo anche da molte altre parti). I progetti che vogliamo realizzare e per cui stiamo raccogliendo i fondi sono nuovi e unici.

  • Progetto HH – HH sta per ipoglicemia e iperglicemia: fare opera diffusa di informazione e prevenzione per riconoscere, trattare e cercare di prevenire queste gravi e pericolose manifestazioni del diabete. Voi direte: il problema è scontato e a tutti viene fatto il discorsino su cosa fare per affrontare la problematica. Una parziale risposta e verità, poiché le reazioni e manifestazioni sintomatiche dell’ipoglicemia e iperglicemia non sono degli standard per tutti. Si deve dire: a ciascuno il suo e partendo da qui, dalla consapevolezza mediante opera di preparazione adeguata, sia per il diabetico che per i parenti, tutor, si fa necessità e come DIABO vogliamo, dobbiamo affrontare e rendere disponibile, fruibile alla popolazione.
  • Doctor House – progetto di educazione terapeutica e dietetica  a distanza (streaming) per imparare a gestire al meglio il diabete con particolare attenzione alle fasce di popolazione immigrata, residente distante dai centri abitati e non autosufficiente. Tale iniziativa è veramente unica. Si parla tanto dell’importanza dell’educazione terapeutica nel diabete, poi o non la si fa oppure trattasi di infarinatura un tanto al chilo. Nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) è contemplata. Comunque sia oggi più che mai emerge il dato eloquente di per sé di quanto sia marginale nell’insieme dei diabetici (tipo 1 in primis) l’educazione sanitaria: solo un 25% dice di avere partecipato una qualche momento formativo e ben il 90% non sa cosa sia la conta dei carboidrati. Ecco il programma di educazione a distanza ambisce a raggiungere quelle fasce della popolazione diabetica non raggiunte dal “segnale” formativo.

Naturalmente resta la scelta di destinare tale parte della dichiarazione a chi ci pare e piace, come di noTags: diabete, 5x1000n fare scelte.
1. Nel modulo della tua dichiarazione dei redditi, trova lo spazio dedicato alla “Scelta per la destinazione del 5 per mille dell’Irpef”.
2. Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…”
3. Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375.

Elliott P. Joslin Diabetologo

“Il diabetico, che sa di più, vive più a lungo”.

Una infermiera ben addestrata ha più valore dei medici del paziente”.

“Possiamo dirlo uno alla volta, ma possiamo insegnare insieme a molti pazienti e ciascuno è probabile che lo insegni a un altro”.

“L’uomo che abbandona la vita attiva all’aria aperta e se ne sta fermo in una sedia è un candidato per il diabete”.

“La persona con diabete ha bisogno di costruirsi il carattere proprio come fa con il corpo … la responsabilità personale del proprio benessere e della famiglia deve sempre essere mantenuta in primo piano”.

“Imparate come se doveste imparare per sempre”.

“La cura del diabete è in comproprietà: 50% del medico, 50% del diabetico”.



Regione Emilia-Romagna – Sanità. Piano regionale sulla malattia diabetica. Informativa FeDER in commissione

dottoressa Rita Stara Presidente FeDER

10/04/2017 – Il presidente Zoffoli ha sollecitato l’attivazione di un percorso di sburocratizzazione delle procedure con l’obiettivo di incentivare le collaborazioni tra associazioni e sistema sanitario

“Tra il 2004 e il 2013 in Italia 9.500 bambini sotto i 15 anni hanno avuto diagnosi di diabete, quattro di loro non ci sono più, mentre altri sette hanno lesioni permanenti a causa di una diagnosi tardiva. Questi dati non sono certo rassicuranti, in un Paese dove l’assistenza sanitaria è gratuita per tutti”. La presidente della Federazione diabete Emilia Romagna (FeDER), Rita Lidia Stara, è intervenuta sul tema diabete in commissione Politiche per la Salute e Politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli.

In Emilia-Romagna, ha sottolineato Stara, “siamo riusciti a unire sotto un’unica federazione tutte le associazioni che operano in ambito diabetologico e abbiamo formato 1.200 operatori; tanti, inoltre, sono i progetti attivati, le collaborazioni in essere con le istituzioni e numerose le iniziative rivolte all’informazione”.

Paolo Zoffoli ha ribadito l’importanza del coinvolgimento della scuola nel percorso assistenziale del bambino. Il presidente ha inoltre sollecitato l’attivazione di un percorso di sburocratizzazione delle procedure con l’obiettivo di incentivare le collaborazioni tra associazioni e sistema sanitario.

Anche Giuseppe Paruolo (Pd) ha riaffermato la necessità di incentivare le collaborazioni tra volontariato e sistema sanitario.

Raffaella Sensoli (M5s) è intervenuta per richiedere l’attivazione di procedure più efficaci nella presa in carico di persone con questo tipo di patologia.

“I registri di patologia- è poi intervenuto Daniele Marchetti (Ln)– sono strumento importante per la qualità dell’assistenza, occorre porre l’attenzione su questo argomento”.

La Regione Emilia-Romagna ha recepito le indicazioni del piano nazionale e ha costituito il Comitato di indirizzo della malattia diabetica: i principali obiettivi del piano sono l’adozione di misure idonee a migliorare la qualità di vita e della cura, a ridurre le complicanze, ad aumentare e diffondere le competenze fra gli operatori della rete assistenziale, a coinvolgere le associazioni e a promuovere l’appropriatezza nell’uso delle tecnologie.




Con Diabete Romagna la salute ci guadagna!

Con “Diabete Romagna” lo specialista arriva a casa

Dall’ottobre scorso l’associazione benefica finanzia il contratto della dottoressa Giuseppina Chierici per i pazienti non autosufficienti. La patologia è molto diffusa nelle tre province del territorio locale si stima che siano almeno 63mila le persone affette, di cui 3mila gravi. Dall’ottobre scorso l’associazione “Diabete Romagna” ha attivato l’assistenza domiciliare per pazienti colpiti da diabete e non autosufficienti, finanziando direttamente il contratto con la specialista Giuseppina Chierici, responsabile del servizio.

II bisogno L’iniziativa risponde ad un grande domanda proveniente dal territorio, dove si stima che ogni medico di base su 10 pazienti affetti da diabete ne abbia 3 vittime di gravi problemi; 3mila, quindi, su scala romagnola sul totale di 63mila soggetti colpiti dalla patologia. «L’idea è nata proprio un anno fa in collaborazione con l’associazione — spiega la stessa Chierici . L’intento è garantire un’assistenza a domicilio a tutte le persone che fisicamente non possono raggiungere gli ospedali del territorio. Da quando ho iniziato, ad oggi, sono 35 i pazienti di cui mi occupo e le richieste aumentano quotidianamente, auspichiamo pian piano di riuscire a coprire al meglio tutto il territorio».

La risposta Un servizio completamente gratuito per il paziente che riceve la visita dello specialista con tutte le attrezzature necessarie per effettuare una visita e controllare la terapia. «In questo modo — sottolinea la dottoressa— la persona colpita dalla malattia ne guadagna anche in termini di benessere emotivo. Chiaramente, però, per portare avanti il servizio e riuscire a coprire un territorio vasto come la Romagna, in cui l’esigenza è sempre più diffusa, servono fondi in quanto comunque l’operazione è costosa. Esempio pratico, se si donano 50 euro si paga il costo di un’ora di visita domiciliare». Ad oggi il servizio di assistenza a casa si può attivare tramite i propri medici di base oppure sono i familiari che si rivolgono direttamente all’associazione. «È importante sottolineare che su un totale di 63mila pazienti diabetici, i190 per cento è affetto da diabete di tipo 2, ovvero quello che si manifesta in età adulta — conclude la dottoressa Chierici-. Questo aumento di casi ci dice che sicuramente c’è già una predisposizione familiare ma ciò che incide particolarmente è lo scorretto stile di vita. Uno studio finlandese al quale ho partecipato ha dimostrato che questo fattore conta più del 32 per cento nel ritardare la manifestazione della patologia. Ciò che a noi medici preoccupa è che il diabete di tipo 2, visto l’alto tasso di obesità tra i più giovani, sta colpendo molto più frequentemente ragazzi tra gli 11 e i 12 anni».

Sport e festa. Intanto cresce l’attesa per la quarta edizione della “Diabetes Marathon”, in programma domenica con partenza e arrivo dal campo scuola “Gotti” di via Campo di Marte sulla distanza di 10 e 21 chilometri. Per i più “tranquilli” la camminata di 7,5 chilometri e la passeggiata culturale di 5. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto a progetti di prevenzione e assistenza per adulti e bambini con diabete. Informazioni sul sito www.diabetesmarathon.it – 3881613262

Bologna: Diabete, oggi e domani i pediatri specialisti a confronto. Sono oltre 20mila, i bambini e gli adolescenti colpiti in Italia dal diabete tipo i, la forma più grave della malattia che richiede la somministrazione dell’insulina, attraverso iniezioni da quattro a sei volte al giorno o tramite il microinfusore. Una situazione che alimenta lo stato di ansia dei genitori, preoccupati dalle possibili e frequenti riduzioni del livello di zuccheri nel sangue e le pericolose crisi di ipoglicemia. II numero dei bambini con diabete tipo I è in crescita, particolarmente nella fascia di età inferiore ai 6 anni. Per questo motivo, l’attenzione dei pediatri diabetologi è indirizzata non solo alla cura della malattia, ma anche all’ indispensabile educazione terapeutica, negli aspetti informativi, educativi e di sostegno ai familiari. Una situazione destinata a mutare, grazie a nuove biotecnologie finalmente disponibili anche in Italia ed Europa, sulle quali, oltre cento specialisti in diabetologia pediatrica, provenienti da tutta Italia, si confronteranno oggi e domani, al Novotel Bologna Fiera, in via Michelino 73.

Rilevare il livello di glicemia del proprio figlio ‘da remoto’ e vederlo in tempo reale sul proprio smart phone. Sarà possibile grazie ad un holter glicemico, una delle innovazioni scientifiche presentate al convegno di Diabetologia pediatrica a Bologna, alla presenza di 100 specialisti. L’holter, in grado di monitorare a distanza la glicemia, è uno dei risultati scientifici che potranno migliorare la qualità della vita degli oltre 20mila bambini italiani affetti da Diabete di tipo 1 e di conseguenza ai loro familiari. “In Italia, tra i primi Paesi in Europa – ha detto il professor Fortunato Lombardo, coordinatore del gruppo di studio Diabetologia della società italiana di Endocrinologia e Diabetologia pediatrica (Siedp) – è stato introdotto finalmente il sistema Dexcom G5 Mobile, l’ultima generazione dei dispositivi di monitoraggio continuo della glicemia (Cgm), in grado di rilevare in modo automatico e real-time (un valore ogni cinque minuti) trend e pattern glicemici nelle persone adulte e sui bambini e ragazzi in età pediatrica con Diabete di Tipo 1”. Domani è previsto l’intervento dell’Ingegnere Jo Damiano da Boston per trattare del pancreas artificiale bionico.



Diabete: nuovi LEA Livelli Essenziali di Assistenza

Pubblichiamo per estratto le immagini della parte “monumentale” della Gazzetta Ufficiale (396 pagine), riportante l’elenco delle prestazioni essenziali sanitarie offerto dallo Stato ai diabetici. Per i cultori della materia qui potete anche consultare e scaricare il testo integrale dei Lea nuovi pubblicati in Gazzetta (pdf).



Il diabete non è una malattia di serie B


Le persone con diabete in tutto il mondo devono affrontare un nemico comune: la discriminazione. Per molti uomini, donne e bambini, una diagnosi di diabete segna la fine della normalità e l’inizio di esclusione sociale. Dobbiamo cambiare questo.
Milioni di persone che vivono con la malattia hanno dimostrato una enorme forza e resistenza alla discriminazione, allo stesso tempo, affrontando le complesse sfide fisiche ed emotive poste da questa malattia. L’International Diabetes Federation (IDF) ha pubblicato un documento di riferimento nel 2011 – la Carta Internazionale dei diritti e delle responsabilità della persona con diabete – che ha individuato tre diritti fondamentali:
Il diritto alle cure.

Il diritto all’informazione e all’educazione sul diabete.

Il diritto alla giustizia sociale.

IDF riconosce le battaglie instancabili affrontate dalle persone con diabete nei luoghi di lavoro, nelle comunità locali e nello svolgimento dei compiti nella loro vita quotidiana a causa di leggi discriminatorie.
Le storie provengono dalle nostre associazioni e membri, giovani leader nel diabete. Le loro forti testimonianze non solo rivelano la discriminazione e la stigmatizzazione affrontata da persone con diabete, ma il ruolo basilare dei diritti fondamentali di cui sopra che svolgono nel garantire alle persone con diabete di poter vivere una vita piena e attiva.
Aumentare l’educazione del diabete e la sensibilizzazione in tutto il mondo, è la visione di IDF per prevenire e porre fine alla discriminazione e la stigmatizzazione del diabete in tutte le sue forme. Vi invitiamo a scoprire queste storie toccanti con noi e condividere ampiamente.
Il diritto alla cura

Il diritto all’informazione e all’educazione sul diabete

Il diritto alla giustizia sociale

Obiettivo: ridurre le aspettative di vita

I ricercatori hanno investigato il motivo per cui vi è stato un notevole aumento della mortalità in Inghilterra e Galles nel 2015 e concluso che i guasti nel sistema di assistenza sanitaria e sociale legati al disinvestimento sono suscettibili di essere la causa principale.

Ci sono stati 30.000 morti in eccesso nel 2015, che rappresenta il più grande aumento dei decessi nel periodo post-bellico. I morti in eccesso, che comprendevano un picco nel mese di gennaio di quell’anno, erano in gran parte nella popolazione anziana che sono più dipendenti da assistenza sanitaria e sociale.

La segnalazione della loro analisi è riportata nel Journal of Royal Society of Medicine , i ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine, Università di Oxford e di Blackburn with Darwen Borough Council, hanno testato quattro possibili spiegazioni per picco di mortalità nel mese di gennaio 2015.Dopo aver escluso errori nei dati, freddo e influenza come cause principali per il picco, i ricercatori hanno scoperto che i dati delle prestazioni NHS avevano rivelato una chiara evidenza di guasti del sistema sanitario. Quasi tutti gli obiettivi sono stati mancati compresi i tempi di chiamata e uscita dell’ambulanza e i tempi di attesa, nonostante le non eccezionali presenze rispetto allo stesso mese degli anni precedenti. I tassi di assenza del personale sono aumentati e gli altri messaggi sono rimasti vuoti poiché il personale non era stato nominato.

Il professor Martin McKee, della London School of Hygiene & Tropical Medicine, ha detto: “L’impatto dei tagli derivanti dall’imposizione di austerità sul NHS non è riuscito a tenere il passo con la domanda e la situazione è stata aggravata dalla drammatica dalle riduzioni del budget per la salute di 16,7 miliardi £ e della spesa per l’assistenza sociale “.

Ha poi aggiunto: “. Con l’invecchiamento della popolazione, il NHS è sempre più dipendente da un sistema di assistenza sociale ben funzionante. Eppure l’assistenza sociale ha anche affrontato i tagli severi, con una diminuzione del 17% della spesa per gli anziani dal 2009, mentre il numero di persone di età 85 anni e oltre è aumentato del 9% “.

“Per mantenere gli attuali livelli di assistenza sociale ci vorrebbero fondi extra di 1,1 miliardi di £, che il governo ha rifiutato.”

Professor McKee ha proseguito: “La possibilità che i tagli per la salute e l’assistenza sociale siano implicati nei quasi 30.000 morti in eccesso è un dato che ha bisogno di ulteriore approfondimento. Data la natura inesorabile dei tagli, con eventuale collegamento alla mortalità in aumento, ci chiediamo perché la ricerca della causa non è stata perseguita con più urgenza?”

“È improbabile che sia solo sufficiente semplicemente la riorganizzazione e il consolidamento dei sistemi di pronto soccorso o alzando la ‘flessibilità’ della forza lavoro per rispondere alle sfide che alti livelli di ammissioni di anziani non autosufficienti e altri che sono vulnerabili possono presentare questo inverno e in inverni futuri. ”

I ricercatori dicono che ci sono già segnali preoccupanti di un aumento della mortalità nel 2016. Senza un intervento urgente, dicono, ci deve essere la preoccupazione che questa tendenza continuerà.

Commentando l’analisi, il professor Danny Dorling, dell’Università di Oxford, ha aggiunto: “Può sembrare ovvio che più persone anziane sono morte in precedenza a causa dei tagli del governo, ma ad oggi il numero dei morti non è stata valutato e chi amministra non hanno ammesso la responsabilità.”



Sotto questo cielo

Uniamoci sotto un unico pensiero:
malati, barboni, non visti dagli occhi sempre più ridicoli dai personaggi sui gradini più in alto.
Credete che questi figuri possano esprimersi?
Al pari di filosofi, scrittori…
Si.
Non crediate che siano un paio di scarpe nero lucido ben lustrate, un abito nero gessato del miglior stilista a darvi la libertà.
La libertà la si acquisisce con la mente.
La cultura è lo strumento essenziale perché possiate dominare la realtà. Non potrete farne di una marionetta da voi comandata, ma potrete modularne la voce, dire quelle parole che puoi anche urlare vestito di stracci, non in tinta certo.
Essere libero è uno stato empirico da rincorrere. Distinguetelo però dal bastone e la carota! Inseguire la libertà è inutile e allo stesso tempo basilare perché ci si possa esprimere. Le idee vanno rispettate come saggie. Sia se queste vadano contro la nostra ragione, sia a favore. Le idee sono vecchi maestri che nel bene e nel male danno un gran consiglio, un esempio da seguire rispettivamente seguendolo o restandone distante.
Dopotutto la cultura cos’è se non altro che il grande recipiente di esperienze di ognuno.
Esperienze nate da cause… e conseguenze, fatti che hanno cambiato il circolo delle …nostre banali cose anche radicalmente.
Guardo alla dimensione di una società moderna
sfrontatamente egoista.
Ognuno vive la sua cultura, attaccando gli altri con occhi rossi stracolmi di rabbia, superbia.
Siamo un grande equilibrio, è vero, come ci insegna la fisica, tale condizione è raggiunta esclusivamente quando il totale delle forze è nullo. Traducendolo in un italiano meno regolare, si può dire che sia un grande sistema dove ogni eccesso è sempre contrastato – o meglio, pareggiato – da un difetto.
Viviamo in un equilibrio dove paga solo chi è “fesso”. Chi esagera, chi supera limiti comuni, nel bene e nel male, paga sempre troppo poco.
Chi ruba una mela per fame va in galera.
C’è chi ruba al “popolo” e entra in un governo, in un ruolo pubblico.
Crediamo nelle parole non nei fatti.
Ci affidiamo ciecamente a chi fa promesse senza sentimento ne una minima fiducia in ciò che dice.

Finchè un bel giorno non mi sono accorto che bisognava decidere, quel giorno in cui la carta d’identità
non mi ha rivelato la verità. Non è il momento di scherzare qui c’è un casino, un casino di cose da fare.
Ho superato la metà del mio viaggio e mi devo sbrigare, la ruota gira, a me mi girano e attorno ruotano cose che non voglio perderle.
Questo mio tempo lo sento come all’inizio dello show e voglio godermelo perché io spero tanto che sia splendido.
Finchè un bel giorno io non ho capito che era l’ora di scegliere cose e persone che mi succhiavano via,
anche soltanto un grammo di energia. Buttare tutto, buttare quello che fa male o perlomeno gettare quello che non vale, non vale niente o non vale almeno un’emozione, se non vale mi devo sbrigare.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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