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Educazione

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I giovani hanno scarsa conoscenza dell’igiene alimentare

I casi ogni anno di intossicazione alimentare sono stimati in oltre 500.000, con un costo sociale di oltre 1 miliardi di corone svedesi. La manipolazione corretta del cibo è un problema di conoscenza e in un nuovo studio dell’Università di Uppsala, Marie Lange, studente di dottorato in scienze alimentari, dimostra che i giovani hanno scarsa consapevolezza di giene alimentare. Ad esempio, uno su cinque non sapeva che il pollo deve sempre essere cotto.

L’intossicazione alimentare può portare a gravi conseguenze per l’individuo, come malattie secondarie e nel peggiore dei casi, anche la morte. I mezzi di comunicazione hanno recentemente riportato notizie di un gran numero di persone affette da malattie legate al Campylobacter. Attualmente c’è una sensibilizzazione accentuata verso il trasferimento di responsabilità dal produttore al consumatore per impedire l’intossicazione alimentare, che pone esigenze di conoscenza e comportamento dei consumatori.

Conoscenza inadeguata

Nella sua nuova tesi, Marie Lange dimostra l’inadeguata consapevolezza dell’igiene tra i giovani consumatori. In uno studio condotto tra gli studenti dell’ultimo anno scuola media superiore, uno studente su cinque non sapeva che il pollo deve sempre essere cotto. Quasi la metà degli studenti ha pensato che fosse giusto assaggiare carne macinata cruda, anche se dieci anni fa la l’Agenzia Nazionale Alimentare svedese aveva pubblicato informazioni circa il fatto che anche un assaggio di carne macinata contaminata potrebbe essere pericoloso alimentando il rischio di contrarre la EHEC. Quasi la metà degli studenti anche pensato che +8 gradi Celsius era una temperatura di refrigerazione sufficiente.

Gli studenti mancavano anche consapevolezza circa l’importanza di lavarsi le mani ed evitare la contaminazione incrociata (dove i batteri da un tipo di cibo vengono trasferiti ad un altro), entrambi sono tra i modi più comuni per evitare intossicazione alimentare. Lo studio dimostra che i ragazzi, soprattutto quelli che raramente o mai cucinano cibo a casa, corrono un rischio maggiore di contrarre una grave intossicazione alimentare.

Necessaria una migliore istruzione

“I risultati della tesi mostrano che i giovani consumatori hanno bisogno di una migliore educazione all’igiene, e che l’insegnamento va messo nella materia scolastica primaria sottolineando con maggiore chiarezza l’igiene alimentare

Ad esempio, molti studenti riscaldano il cibo quotidiano, spesso nel forno a microonde, ma il riscaldamento è una zona a rischio che spesso manca dalle lezioni scolastiche, perché il pasto preparato viene tradizionalmente consumato durante le lezioni.

L’insegnamento ha bisogno di essere meglio affrontato nelle questioni relative alla pratica quotidiane connesse al rischio, come ad esempio il lavaggio delle mani, la contaminazione incrociata, riscaldamento e refrigerazione, al fine di aumentare le opportunità degli studenti per l’apprendimento. Gli insegnanti hanno bisogno di essere più riflessivi e rimanere aggiornati sulle informazioni, mentre le agenzie responsabili devono essere più chiare nelle loro comunicazione e offrire alle scuole informazioni aggiornate e materiale didattico, secondo Marie Lange.



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Un messaggio allunga la vita

Gloria Favela

Ispanici a basso reddito con diabete di tipo 2 che hanno ricevuto messaggi di testo relativi alla salute ogni giorno per sei mesi vedevano miglioramenti nei loro livelli di zucchero nel sangue che eguagliavano quelli risultanti da alcuni farmaci ipoglicemizzanti, i ricercatori dello Scripps Whittier Diabetes Institute lo riportano oggi .

La sperimentazione clinica denominata Dulce Digital rappresenta il primo studio randomizzato controllato circa l’uso di messaggi di testo per aiutare i meno abbienti ispanici a migliorare l’autogestione del diabete attraverso il controllo glicemico.

I risultati sono stati pubblicati su Diabetes Care in una versione pre-print on-line dello studio, che è stato programmato per essere stampato in un prossimo numero della rivista.

“Come unintervento a basso costo, crediamo che i messaggi di testo hanno un grande potenziale per migliorare la gestione del diabete, soprattutto tra i pazienti che lottano, a causa del lavoro, trasporto e altre barriere, per accedere ai servizi di assistenza sanitaria”, ha detto Athena Philis-Tsimikas, MD, vice presidente corporate di Scripps Whittier. “I dati dal nostro nuovo studio dimostra che questo è un approccio efficace.”

Il diabete è un’epidemia in rapida crescita, che affligge 29.1 milioni di americani e che costa più di $ 245miliardi all’anno, secondo il Diabetes Institute. Gli ispanici affrontano un rischio più elevato di sviluppare la malattia – 13,9 per cento rispetto al 7,6 per cento dei bianchi non-ispanici.

Lo studio Dulce Digital è stato condotto tra l’ottobre 2012 e agosto 2014 con 126 partecipanti che sono stati reclutati da Healthcare, una organizzazione sanitaria comunitaria no profit, nelle contee del sud della California di San Diego e Riverside.

I partecipanti erano o non assicurati o la ricevevano la copertura medica dall’Ente Comunale di Assistenza. La maggior parte di loro erano di mezza età, di sesso femminile, nati in Messico ed avevano una formazione scolastica elementare.

Tutti i partecipanti hanno guardato un video didattico sul diabete di 15 minuti, ricevuto un misuratore di glucosio nel sangue e le istruzioni sull’uso dello stesso, e ricevuto accesso alle cure tradizionali comprese le visite volontarie con un medico di base, un educatore del diabete certificato e formazione per l’auto-gestione del diabete di gruppo.

I 63 partecipanti che sono stati assegnati in modo casuale al gruppo di studio hanno ricevuto due o tre brevi messaggi di testo al giorno, all’inizio del processo, che sono diminuiti leggermente nel corso dei successivi sei mesi. I partecipanti hanno usato i propri cellulari, o sono stati forniti dai ricercatori, e ciascuno di loro ha ricevuto $ 12 al mese per coprire i costi dei SMS impiegati nello studio.

In media, ogni partecipante ha ricevuto 354 messaggi nel corso dello studio. I testi coprivano una serie di messaggi educativi, motivazionali e pratici. Per esempio:

Usare piccoli piatti! Così le porzioni possono sembrare più grandi e ci si può sentire più soddisfatti dopo aver mangiato.
Ci vuole una squadra! Ottenere il supporto necessario – familiari, amici e gruppi di sostegno possono aiutarci ad avere successo.
Tic, tac. Prendere il farmaco alla stessa ora ogni giorno!
È ora di controllare il livello di zucchero nel sangue. Si prega di inviare i vostri risultati.
Lo studio ha riguardato l’emoglobina A1C, un esame del sangue che misura la glicemia media nel corso degli ultimi due o tre mesi. Per le persone che non hanno il diabete, un livello di A1C normale è inferiore al 5,7 per cento.

All’inizio dello studio Dulce Digital, i gruppi dei partecipanti combinati registravano una linea di base media A1C del 9,5 per cento. Dopo tre mesi, l’A1C medio del gruppo che ha ricevuto i testi era migliorata al 8,5 per cento, mentre il gruppo di controllo ha avuto una media di A1C 9,3 per cento. A sei mesi, A1C media del gruppo di studio era ancora 8,5 per cento, mentre il gruppo di controllo ha registrato una media del 9,4 per cento.

Valley Center, California., L’artista murale Gloria Favela, 48 anni, è stata una dei partecipanti al gruppo di studio che ha visto grandi miglioramenti.

“Quando il programma è continuato, la mia A1C è scesa, e alla fine ho ottenuto un livello veramente buono,” ha detto.

Favela riferisce che i messaggi sono stati particolarmente utili nei giorni in cui la sua attenzione si è concentrata sulla pittura, non sul monitoraggio dello zucchero nel sangue o concentrandosi su ciò che stava mangiando e bevendo. “Tendo a essere molto occupata”, ha spiegato. 

Durante lo studio, i testi hanno portato la gestione quotidiana della salute alla ribalta con poco o nessuno sforzo da parte mia, ha detto Favela. “Erano bei e dolci ricordi. E ‘e hanno fatto molto per me”.

Dopo la fine del processo, il 96 per cento dei partecipanti del gruppo di studio ha detto che i messaggi di testo li ha aiutati a gestire il diabete “molto”. La stessa quantità ha detto che vorrebbe continuare a ricevere messaggi di testo digitali Dulce, e il 97 per cento consiglierebbero il programma per amici e familiari.

I ricercatori hanno anche scoperto che i partecipanti che inviavano un messaggio coi loro livelli di glucosio nel sangue più spesso avevano migliori  misure di A1C rispetto agli altri partecipanti del gruppo di studio che lo hanno fatto di meno. Essi hanno ipotizzato che il volume di testi inviati per SMS riflette un livello generale elevato di impegno e partecipazione al programma.

“Presi insieme, questi risultati suggeriscono che, su scala più ampia, un semplice approccio mediante sistema di messaggistica, a basso costo come quello offerto attraverso Dulce Digital ha il potenziale di dare beneficio in modo significativo a molte persone che lottano ogni giorno per gestire il loro diabete e mantenerle in salute “, ha detto il dottor Tsimikas.



Scritturiamo la vita

Passiamo i nostri giorni credendo a volte che ciò che ci succede possa essere frutto del caos o di un disegno superiore, come se le nostre azioni non fossero frutto della nostra libertà di scegliere. Questo concetto semplice permette a molte coscienze di sollevarsi dalle colpe quotidiane e dalle cattive azioni: “la vita è ingiusta e io come posso non esserlo?”.

Bene, io non credo sia così. Tolto il resto, fatto da osservatori o al massimo “influenzatori”, sono fermamente convinto che nelle nostre vite siano solo due gli agenti: noi e la morte. Sulla seconda c’è ben poco da dire visto che oltre a non conoscerla non la possiamo prevedere.

La possiamo e la dobbiamo trattare come una nostra pari (una “sorella”, come nel Cantico delle Creature di San Francesco), senza una connotazione negativa e senza inutili fatalismi. In sostanza obbliga le cose ad andare avanti senza se e senza ma, obbliga a muoversi anche quelle pedine che se no rimarrebbero ferme e mescola le carte di un mazzo che altrimenti rischierebbe di essere noiosamente prevedibile.

E al primo posto ci siamo noi. Inutile cercare cause allo scarso successo, alle continue incomprensioni o accampare scuse al fatto che niente migliora: prima dobbiamo guardarci allo specchio e lì troviamo la causa di tutto.

Se non capiamo che noi siamo il motore del nostro cambiamento e gli artefici del nostro successo non possiamo recriminare alla vita di non darci le occasioni, a Dio di non “aiutarci” e alla sorte di non tirarci addosso felicità e successo.

Quando le cose sembrano andare solo male e la nostra vita sembra chiudersi verso un vicolo cieco, dobbiamo aprire gli occhi davanti al fatto che la forza del cambiamento è in noi e che noi siamo i più grandi agenti delle nostre vite.

E fin qui ci siamo. Poi con il diabete vanno fatte un paio di integrazioni: in primo luogo sappiamo e lo impariamo in seguito che dobbiamo fare da soli nel capire come gestire la malattia, una condizione complessa e contradditoria, frustrante per non pochi di noi diabetici.

In secondo luogo è necessario dare gli strumenti al diabetico di qualsiasi età per imparare a gestire la complessità e il principale è rappresentato dall’educazione terapeutica in tutte le sue forme e dimensioni. Senza educazione potrai dargli tutte le meglio tecnologie biomedicali disponibili (sensori, microinfusore), ma a nulla serve poiché il rischio di avere danni e problemi è maggiore del beneficio.

Come la scuola l’educazione terapeutica va vista per gradi e in specie sulla base delle condizioni dei singoli diabetici: non tutti ci arrivano e proprio a tale ragione serve quanto mai una modulazione dei percorsi ragionata in base alle esigenze (sempre facendo riferimento alla fascia adulta della popolazione diabetica).



Diabete: un film formazione con l’attrice Ambra Angiolini per raccontare la pandemia del terzo millennio

In Italia si contano oltre 4 milioni di persone affette da diabete, patologia nella top 10 dei “big killer” secondo l’ultimo rapporto ISTAT sulle prime 25 cause di mortalità nel nostro Paese.

On line il Film Formazione “Insula”, interpretato da Ambra Angiolini, lanciato gratuitamente dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione per sottolineare l’importanza della dimensione umana nel rapporto medico-paziente per affrontare efficacemente il diabete

Abbinato al cortometraggio, il corso FAD (Formazione a Distanza) “Diabete: problemi e soluzioni” coordinato dal professor Vincenzo Toscano, presidente AME (Associazione Medici Endrocrinologi) e docente ordinario di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma

Per Bianca, giovane donna malata di diabete, un tranquillo week end sul Lago Maggiore si trasforma in un incubo: sola, in preda a una crisi ipoglicemica, dopo aver cercato inutilmente l’aiuto di amici e parenti troverà un autentico punto di riferimento e un concreto supporto solo nel suo medico. È questa la trama mozzafiato del Film Formazione “Insula”, diretto da Eric Alexander e interpretato da due volti noti del cinema e della televisione: Ambra Angiolini, nell’inedita veste di camice bianco, e Francesca Inaudi, protagonista della fiction RAI “Come fai sbagli”.

Il cortometraggio è on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it, insieme al corso FAD (Formazione a Distanza) per l’Educazione Continua in Medicina realizzato dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione in collaborazione con l’Associazione Medici Endocrinologi (AME) e Consulcesi Club, dal titolo “Diabete: problemi e soluzioni”. Il ruolo dei camici bianchi è infatti fondamentale per affrontare e gestire efficacemente una patologia che, solo nel nostro Paese, colpisce oltre 4 milioni di persone ed è stata recentemente inserita dall’ISTAT nella top 10 delle patologie per tasso di mortalità in Italia.

Responsabile scientifico del corso, il professor Vincenzo Toscano, presidente AME e docente ordinario di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma, che sottolinea: «Il diabete ormai è davvero una malattia pandemica: almeno in ogni famiglia c’è qualcuno che ne è affetto. Tutto ciò ha una ricaduta anche in termini economici perché parliamo di una patologia cronica, invalidante, con complicanze importanti, la cui gestione diventa molto costosa».

Il corso “Diabete: problemi e soluzioni” è articolato in 4 video-lezioni che spaziano dall’epidemiologia fino alle statistiche sul diabete in Italia. Al termine delle lezioni è previsto un questionario finale che accerta la comprensione dei contenuti e assegna 2 crediti formativi ECM.



Risollevare lo spirito risollevando il corpo

Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375.

Alzarsi e muoversi! Uno studio fatto dall’Università del Connecticut evidenzia che qualsiasi esercizio è un buon esercizio, quando si tratta di migliorare il nostro umore

Non c’è bisogno di spendere ore in palestra o fare uno stillicidio di allenamenti per migliorare il nostro umore e sentirsi meglio con noi stessi, i ricercatori presso l’Università del Connecticut lo scrivono in un nuovo studio.

Se si conduce una vita sedentaria – spendendo gran parte della giornata seduti a casa o al lavoro – serve semplicemente alzarsi dalla sedia e muoversi, questa semplice azione è in grado di ridurre la depressione e sollevarci lo spirito.

“Speriamo come questa ricerca aiuta le persone a realizzare un importante messaggio di salute pubblica che dice semplicemente: fare qualsiasi attività fisica può migliorare benessere personale”, dice Gregory Panza, uno studente laureato del Dipartimento di Kinesiologia alla UConn e autore principale dello studio.

“Quello che è ancora più promettente per la persona fisicamente inattive è che non hanno bisogno di fare chissà quali esercizi per vedere questi miglioramenti”, continua Panza. “Invece, i nostri risultati indicano che si otterrà il miglior ‘colpo’ con una leggera o moderata, ma sostenuta, attività fisica.”

L’attività fisica leggera equivale a una piacevole passeggiata intorno al centro commerciale senza alcun aumento notevole nella respirazione, battito cardiaco, sudorazione, dice il Professor di Kinesiologia Linda Pescatello, responsabile del progetto. Attività moderata, ma sostenuta, è equivalente a camminare per un paio di chilometri, 15-20 minuti, con un aumento della respirazione, frequenza cardiaca e sudorazione, ma essendo ancora in grado di portare avanti una conversazione. Attività vigorosa è equivalente a una passeggiata molto veloce o fare jogging per due chilometri di 13 minuti, con un incremento molto evidente nella respirazione, frequenza cardiaca e la sudorazione fino al punto di essere in grado di mantenere una conversazione.

Lo studio ha esaminato 419 adulti di mezza età generalmente sani che indossavano accelerometri sui loro fianchi per monitorare l’attività fisica nel corso di quattro giorni. I partecipanti hanno inoltre completato una serie di questionari chiedendo loro di descrivere le abitudini di allenamento quotidiane, benessere psicologico, il livello di depressione, l’intensità del dolore, e fino a che punto quest’ultimo interferiva con le loro attività quotidiane.

Ecco ciò che i ricercatori hanno rilevato:

Le persone che hanno riportato livelli più elevati di comportamento sedentario riportavano anche percentuali più basse di benessere soggettivo, cioè coloro che stavano più fermi erano i meno felici. Per benessere soggettivo è definito come le valutazioni positive e negative che le persone fanno della propria vita. Questi risultati hanno confermato studi precedenti.

In generale, l’attività fisica migliora il senso di benessere delle persone. Eppure, diverse intensità di attività sono più vantaggioso per alcune persone rispetto ad altre. Per esempio, le persone che hanno fatto una leggera attività fisica hanno riportato livelli più elevati di benessere psicologico e più bassi di depressione. Le persone che hanno partecipato a moderata attività fisica riportavano livelli più elevati di benessere psicologico e più bassi livelli del dolore.

Le persone che conducevano una vita sedentaria e si sono impegnati in attività fisica leggera o moderata hanno mostrato il più grande miglioramento nel senso generale di benessere. “Il di più è meglio’ tale approccio mentale è vero quando si tratta di attività fisica e benessere soggettivo”, dice Panza. “In effetti, un ‘qualsiasi attività va bene ed è meglio’.”

Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Health Psychology nel mese di febbraio.



Nei pub di Milano per raccontare la scienza davanti a una birra


Continua l’impegno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele a favore della cultura della scienzaMilano, 11 maggio 2017 – Dal 15 al 17 maggio, nei pub di 18 città italiane e 11 paesi in tutto il mondo, si terrà il festival internazionale di divulgazione scientifica Pint of Science, nato in Inghilterra con l’idea di avvicinare la ricerca ai cittadini. Partner dell’edizione Milanese è l’IRCCS Ospedale San Raffaele – una delle 18 strutture di eccellenza del Gruppo Ospedaliero San Donato – che continua il suo impegno di incontro con la cittadinanza sui temi della ricerca scientifica e del suo valore per la collettività. Un’occasione unica per farlo in un’atmosfera informale e aperta: con una pinta di birra in mano.

Oltre a sostenere il festival, che si terrà in tre diversi pub della città a partire dalle 19:00 – Santeria Paldini, Santeria Social Club e Ostello Bello Grande – l’Ospedale San Raffaele sarà presente con due scienziati d’eccezione – Manuela Battaglia e Roberto Furlan – presso l’Ostello Bello Grande accanto alla Stazione Centrale.

Lunedì 15 maggio 2017 – 19.00, Ostello Bello Grande (via Roberto Lepetit 33, Milano)

EFFETTO LAMPIONE: COSA NON SAPPIAMO SUL DIABETE

È passato quasi un secolo dalla prima iniezione di insulina in un paziente con diabete di tipo 1, eppure non conosciamo ancora la causa della malattia. La ricerca di oggi ricorda l’ubriaco della famosa vignetta, che cerca le chiavi sotto il lampione perché lì c’è luce, anche se le ha perse altrove. Si chiama così, effetto lampione, la tendenza a cercare qualcosa dove è più facile guardare, anche se non sempre è il posto giusto dove trovarla. Forse è arrivato il momento di munirsi di una torcia e incamminarsi nel buio.

Manuela Battaglia, biologa molecolare e immunologa, è vice direttrice dell’Istituto di Ricerca sul Diabete dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dove è responsabile dell’unità di ricerca in Malattie Immunomediate. La sua ricerca si concentra sullo studio dei meccanismi molecolari all’origine del diabete di tipo 1 e sullo sviluppo di innovative terapie cellulari per controllare la risposta immunitaria.

Mercoledì 17 maggio 2017 – 19.00, Ostello Bello Grande (via Roberto Lepetit 33, Milano)

IL CERVELLO È UN SOCIAL NETWORK

Le neuroscienze rappresentano una frontiera di esplorazione continua, perché cercano di rispondere alla domanda più difficile: chi siamo? Qualcuno potrebbe dire che siamo comunicazione, scambio continuo di informazioni. Nel cervello la comunicazione è centrale: network di cellule nervose parlano incessantemente tra loro e con altri tessuti, utilizzando una varietà di strumenti diversi. E quando la comunicazione si guasta, come in un social network, possono nascere guai seri.

Roberto Furlan, medico e ricercatore, è vice direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’Ospedale San Raffaele di Milano, dove è responsabile dell’unità in Neuroimmunologia Clinica. I suoi lavori sui meccanismi molecolari alla base della sclerosi multipla gli sono valsi premi come il De Visart Award for Neurological Research, Il Teva and Mariot Hoechst Award for Multiple Sclerosis e il premio Rita Levi Montalcini.




L’intervento dell’infermiera è basilare per aiutare il paziente nel controllo del diabete

Interventi tra cui l’istruzione e la terapia cognitivo-comportamentale sono in grado di migliorare il controllo dell’emoglobina A1c (HbA1c).  L’infermiere ha portato un miglioramento strutturale dell’andamento della patologia, secondo uno studio pubblicato online l’11 aprile nel Journal of Evaluation in Clinical Practice.
Lisa C. Whitehead, Ph.D., dal Edith Cowan University di Joondalup, Australia, e colleghi hanno randomizzato adulti con diagnosi confermata di diabete di tipo 2 e HbA1c al di fuori del range raccomandato (da 4 al 7 per cento) per 12 mesi o più ad un intervento guidato da un’infermiera nell’istruzione (34 pazienti), teso a formare mediante l’impiego di una figura specifica dell’ordinamento infermieristico anglosassone:  infermiere-educatore professionale per il diabete nell’impegnarsi con l’accettazione e la terapia (ACT; 39 pazienti), o solita cura (45 pazienti).
I ricercatori hanno scoperto che c’era una riduzione statisticamente significativa di HbA1c nel gruppo di intervento educativo. A sei mesi, HbA1c è aumentata nel gruppo di controllo, ma si è stato ridotta in entrambi i gruppi di intervento. Nei gruppi di intervento, il doppio dei partecipanti hanno dimostrato un miglioramento rispetto al gruppo di controllo (56 per cento del gruppo istruzione, il 51 per cento della formazione più ACT gruppo, e il 24 per cento del gruppo di controllo ).
“Sei mesi dopo l’intervento, l’HbA1c si è ridotta in entrambi i gruppi di intervento, con una maggiore diminuzione notata nell’intervento con formazione infermieristica guidata,” scrivono gli autori.



Telescuola: non è mai troppo tardi

La malattia come la legge non ammette ignoranza. A questa conclusione sono giunto nel mio peregrinare di ambulatorio in ambulatorio, di ospedale in ospedale, nel corso della vita, e rileggendo libri, pubblicazioni nelle loro svariate forme e contenuti. Il mio cammino più avanzava e sempre con maggiore consapevolezza maturava la sintesi che l’informazione e conoscenza non solo è potere, ma serve per restare a galla e mantenere il timone tra gli alti e bassi delle maree. L’istruzione ha dei costi vero come l’ignoranza e in campo sanitario quest’ultima li ha ancor maggiori pertanto e ragion per cui una patologia sistemica qual’è il diabete richiedete una adeguata educazione terapeutica e alimentare, motivazionale, fisica.
Il cappello filosofico d’introduzione l’ho messo appositamente in relazione al fatto della vita che si collega al diabete, ripercorrendo a ritroso il mio tempo. Ovvero di fronte alla scoperta del diabete, alle regole e variabili che una condizione del genere pone nel vivere quotidiano e anche alle subdole sorprese a cui capita di inciampare, quali sono le reazioni possibili?
L’istinto in casi del genere non aiuta, a mio avviso la cosa migliore da fare e ragionare, informarsi per gestire la vita quotidiana con il compagno indesiderato. La differenza in questi casi la, in aggiunta, lo stato sociale d’estrazione del diabetico: più il censo è basso e maggiori saranno le difficoltà di gestione e autonomia della malattia, un dato ormai certo sia nell’esperienza personale che nei riscontri dati dalla ricerca in campo scientifico sul tema.
Ecco perché l’educazione permanente è un fattore strategico per portare a un miglioramento della vita con il diabete, e diffonderla, renderla fruibile ovunque sul territorio nazionale è non solo necessario, ma dico obbligatorio per la salute, in ogni forma, pubblica.
Nel 1978 quando venne varata la riforma sanitaria che aboliva il sistema delle mutue e introduceva un servizio sanitario pubblico garantito a tutti, oggi di fatto dimezzato e messo in discussione, l’allora parola d’ordine era: prevenire è meglio che curare. La parola d’ordine non è quasi mai stata applicata. Oggi è necessario riesumarla in concreto semplicemente facendo educazione permanente, come nel caso del diabete, e magari invece di investire milioni di euro per canali digitali televisivi di dubbia utilità, la cosa migliore da mettere in piedi, ad esempio, sarebbe un bel canale tipo D-Life, monotematico e tutto dedicato a noi diabetici. Occorre impiegare tutti gli strumenti utili a fare formazione: se non si riesce a farla in aula perché mancano infermieri professionali, educatori, dietiste e altri operatori, oppure non ne hanno voglia si può, deve impiegare l’educazione a distanza tramite la tecnologia mobile, l’elearning, la televisione appunto. <e qui riportiamo due esempi importanti di comunità media dedicata al diabete.

D-Life è la comunità in rete numero uno negli USA e Nord America, e la risorsa per le persone che vivono con il diabete e chi li assiste. Fornisce informazioni approfondite esperti, ispirazione, e il collegamento della comunità, oltre al segutissimo canale cavo dLifeTV che aiuta milioni di persone ad ottenere il controllo della salute con il diabete.
Sfruttando i suoi contenuti proprietari, gli strumenti mediatici multi-piattaforma, e migliori competenze pratiche, dLife ha lanciato con successo dLife Healthcare Solutions che lavora a stretto contatto con i piani assicurativi sanitari, gli operatori, le case farmaceutiche e produttori di dispositivi per fornire l’impegno nel cambiamento dei comportamenti, e programmi di autogestione per le persone che vivono con il diabete.
La nuova piattaforma sanitaria sfrutta le migliori pratiche e dLife offre ai consumatori un curriculum dosato che permette loro di adottare e sostenere comportamenti con il diabete di autocontrollo al ritmo desiderato. Le soluzioni sono ottimizzati per mantenere i diabetici impegnati con i loro programmi di gestione del diabete nel tempo e incoraggiarli a fare cambiamenti di comportamento positivi e a lungo termine.
In Europa al momento ci pensa la Germania con Das Diabete TV, una canale dedicato al diabete, sia in digitale che via satellite. Qui il diabetico è al centro. I contributi ruotano solo attorno ai pazienti. Un palinsesto di programmi che si occupa dell’interazione con le persone facendosi le loro stesse con domande. Il moto del canale è: non siamo preoccupati per la malattia, siamo preoccupati delle soluzioni. Semplici e comprensibili suggerimenti, articoli interessanti, storie di rottura, interviste divertenti. Sempre in contatto con ciò che è caro a noi diabetici: la nostra vita in tutte le sue sfaccettature colorate. Questo è ciò che un team condito da nove giornalisti televisivi  di collaudata esperienza e che lavora per le stazioni televisive per oltre 20 anni. Con ARD e RTL. Redattori  che vivono con i problemi del diabete da anni. Per la fiducia e la sicurezza è il il partner è la tedesca Diabetes Foundation (DDS). Tutte le opere e attività vengono  riesaminate da esperti di diabete riconosciuti in Germania.

E in Italia?

Succo di frutta per i bambini: una porzione al giorno va bene

I pediatri hanno a lungo suggerito che il succo di frutta potrebbe far aumentare di peso i bambini, ma una nuova revisione lo trova innocuo se consumato con moderazione.

“Sulla base delle prove in corso, non abbiamo trovato che il consumo di una porzione [composta al 100 per cento di succo di frutta] una volta al giorno contribuisce a un aumento di peso nei bambini “, ha detto l’autore dello studio il dottor Brandon Auerbach.

Per venire a tale conclusione, i ricercatori hanno analizzato i risultati di otto studi pubblicati e condotti su oltre 34.000 bambini che hanno consultato l’ assunzione di succo di frutta e l’effetto sul peso.

I bambini di età inferiore ai 6 anni che hanno bevuto una porzione al giorno guadagnavano sì un po’ di peso, ma non abbastanza da essere clinicamente significativo, i risultati hanno mostrato.

Inoltre, i bambini dai 7 ai 18 anni che bevevano una porzione al giorno non riportavano effetti clinici sul peso, i ricercatori hanno detto.

I bambini più piccoli hanno gradito il succo di mela , mentre i più grandi sono stati maggiormente propensi a bere il succo d’arancia . Gli autori dello studio hanno spiegato che il succo d’arancia, il quale ha un indice glicemico più basso, può essere collegato ad un minore aumento di peso. Cibi e bevande con un indice glicemico più basso sono legati con aumenti inferiori e più lenti dei livelli di zucchero nel sangue .

I ricercatori hanno sottolineato che il loro rapporto è specificamente focalizzato sul succo di frutta al 100 per cento, non su bevande aromatizzate alla frutta o bevande di frutta gassate.

Il dottor James Krieger, ha detto: “Le prove su aumento di peso, rischio diabete rischio e le altre condizioni di salute riguardano il bere bevande zuccherate come la soda e il dato è ??molto solido.”

Ciò che è stato dibattuto, secondo Krieger, è se lo zucchero nel succo di frutta al 100 per cento è collegato con gli stessi effetti sulla salute.

Per ora, Krieger e Auerbach ha detto, che consigliano ai genitori di seguire le raccomandazioni dell’American Academy of Pediatrics’ per il consumo di succo di frutta al 100 per cento: da 100 a 170 grammi al giorno per i bambini di età compresa inferiore ai 6 anni, e da 200 a 350 grammi al giorno per i bambini/adolescenti di età compresa tra 7-18.

“Le preoccupazioni sull’obesità infantile hanno indotto molti a cercare di trovare ‘il cibo’ che è la causa”, ha spiegato Krieger.

“Questo studio ha fatto un bel lavoro nel valutare l’impatto del succo di frutta 100 per cento sul peso , un alimento spesso accusato per la crescente incidenza di obesità infantile “, ha detto.

“Questo studio rafforza i messaggi che: il succo di frutta 100 per cento può essere inserito in un piano di sana alimentazione. Ma è importante, come per tutti gli alimenti, imparare a usare le dimensioni delle porzioni “, ha sottolineato Krieger.

Lo studio è stato pubblicato online il 23 marzo sulla rivista Pediatrics.



Gli operatori sanitari riferiscono della mancanza di formazione sull’auto-gestione del diabete post-laurea

I risultati dello Studio su atteggiamenti, desideri e bisogni nella cura del diabete (Dawn2)

Gli operatori sanitari riferiscono di non essere “sufficientemente attrezzati” per fornire un’istruzione completa nell’auto-gestione del diabete ai loro pazienti, notando un particolare bisogno di formazione nella  gestione degli aspetti emotivi e psicologici della malattia, secondo un’analisi dei dati dell’indagine sopra citata.

“Nei vari paesi che partecipano allo studio Dawn2, molti operatori di assistenza sanitaria hanno riferito di non essere sufficientemente attrezzato per fornire informazioni sul diabete nell’auto-gestione strutturata, compresi gli aspetti emotivi e psicologici della malattia, e molti di questi riferiscono di non aver ricevuto alcuna formazione post laurea relativa a qualsiasi aspetto della cura del diabete, “.  Jo L. Byrne, PhD, MA, RN, ricercatore presso University Hospitals di Leicester NHS trust, Regno Unito, e colleghi hanno scritto. “Una nota positiva: è probabile che ricevere una formazione crea consapevolezza del valore di nuove competenze e può portare a un desiderio di ulteriore formazione.”

Byrne e colleghi hanno analizzato i dati di 4.785 operatori sanitari in 17 paesi completando sondaggi online come parte della seconda edizione de: diabete, atteggiamenti, desideri e bisogni nella cura del diabete (Dawn2) International Study (medici di assistenza primaria 43,2%). Analisi basata su un minimo di 280 operatori di assistenza sanitaria per ogni paese reclutati tra marzo e settembre 2012; i ricercatori hanno analizzato i dati descrittivi dalle domande del sondaggio relativi ai fornitori di pratiche nell’autogestione e supporto, programmazione, sviluppo della formazione e delle relative esigenze.

All’interno della coorte, il 33,5% ha riferito di non aver ricevuto alcuna formazione legata al supporto nell’autogestione del diabete, anche se i rapporti di formazione variavano dal 19,3% in Italia al 51,4% in Cina. La maggior parte degli intervistati ha segnalato la ricezione della formazione del medico connessa alla gestione del diabete (62,9%), ma il 19,6% degli intervistati complessivamente ha riferito di non ricevere alcuna formazione per fornire supporto psicologico alle persone con diabete circa i problemi emotivi (che vanno dal 10% in Algeria al 29,1% in Polonia).

Nella maggior parte dei paesi, gli operatori sanitari hanno riferito di volere più formazione o supporto nella capacità di cambiamento o la motivazione del comportamento, l’educazione all’autogestione e sostegno psicologico per le persone con diabete in contrasto con la gestione della formazione medica. PCP, infermieri, specialisti del diabete e dietisti tutti ha riferito che la gestione degli aspetti psicologici del diabete sono la zona di formazione post-laurea dove vorrebbero ricevere un maggiore sostegno, secondo i ricercatori.

In un’analisi sulle pratiche correnti relative all’autogestione di sostegno, i ricercatori hanno scoperto che la discussione dei problemi emotivi con i pazienti è limitata; tra il 31,1% (Stati Uniti) e il 60,4% (Giappone) degli operatori sanitari ha riportato questa è effettuata “solo se richiesta da loro paziente.”

“Il fatto che i risultati dello studio Dawn2 sono simili a quelli dello studio DAWN precedente è un segnale di come questi problemi non sono ancora affrontati”, hanno scritto i ricercatori. “Spetta ai responsabili della formazione professionale continua dei medici e operatori sanitari di impegnarsi per affrontare il divario di formazione e le competenze identificate senza indugio.”

Studio pubblicato in Diabetes Medicine



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