Advertisements

microinfusore

Pag 1 of 1912345...10...Ultima »

Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



Advertisements

MiniMed 670g ibrido da brivido, con sistema d’infusione insulina di Medtronic ora disponibile negli Stati Uniti

Come scritto ieri in questo blog e per primi in Italia, la Medtronic , ha ricevuto l’approvazione della FDA lo scorso anno, e sta introducendo il suo ibrido MiniMed 670g sistema a circuito chiuso per la somministrazione di insulina nel mercato statunitense. E’ primo sistema del genere a diventare disponibile, il MiniMed 670g utilizza l’algoritmo SmartGuard HCL di Medtronic che deduce quando e quanta insulina va infusa, ma permette ai pazienti stessi di apportare modifiche in caso di necessità.

L’impostazione più automatizzata del sistema gestisce la somministrazione di insulina tranne i boli ai pasti basati sul conteggio dei carboidrati, la conferma di tutte le modifiche del bolo, e periodicamente calibra il sensore con un convenzionale glucometro tramite puntura del dito, il Contour Advance link 2.4 da Ascensia Diabetes Care che viene dato con il sistema.

Il sensore The Guardian 3 all’interno del pacchetto misura i livelli di glucosio ogni cinque minuti è può essere portato in modo continuo per un massimo di una settimana, anche durante la doccia e le altre attività. Ha una caratteristica di auto-controllo che aiuta automaticamente a mantenere il sensore preciso misura per misura, contribuendo a garantire letture di qualità e la somministrazione di insulina quindi corretta.

In Europa e Italia la sua distribuzione è prevista tra ottobre e gennaio prossimi.



La lunga strada percorsa da un diabetico

Il mio diabete è sempre andato per i fatti suoi come una farfalla sbocciata tra i fiori e cespugli di rovo, per poi farsi zanzara e beccarmi in lungo e in largo per il corpo. Mai nessuno mai per molti lustri è riuscito a mettere in asse compensare lo zucchero nel sangue. Nessun medico. D’accordo a me la malattia è venuta fuori all’inizio degli anni sessanta quando l’unico controllo disponibile era la glicemia fatta a digiuno e l’HbA1c un roba ancora lungi a venire. Altroché calcolo dei carboidrati, educazione terapeutica, insulina umana basale e via dicendo.

Poi si aggiunge il carico combinato e disposto che contraddistingue il diabete tipo 1 a esordio in epoca infantile, contraddistinto nel mio caso da continui episodi di ipoglicemia, iperglicemia, chetoacidosi, convulsioni, coma e molto altro ancora. All’epoca l’ospedalizzazione restava l’unica via praticabile.

Restava con tutta questa tiritera una cosa semplicemente conseguente: la perdita completa di fiducia verso i medici, sì perché dal 1963 sino al 1981 nessuno che si sia mai ingegnato a trovare uno schema di gestione terapeutica con insulina in grado di mettere a regime la glicemia. E diventando adulto anche senza episodi estremi con il diabete nello sfondo la media era senz’altro alta con effetti che poi si sarebbero andati a pagare con gli interessi anni dopo (complicanze e comorbilità).

Oggi per fortuna i diabetologi usano a mani basse l’effetto formula e tra algoritmi e logaritmi equazioni e altre alchimie geotermica hanno qualche chance in più di riuscita, aggiungo: e per fortuna i casi disperati sono meno disparati.

Ma per sapere come va il mondo è sempre meglio arrangiarsi, almeno in alcuni casi e tra questi il mio.

E quando credi di non riuscire più a trovare l’equilibrio glicemico dopo più di 40 anni con il diabete tipo 1 ecco arrivare l’inaspettata svolta costituita dal microinfusore d’insulina con monitoraggio continuo della glicemia.

In verità la scelta di passare dalle iniezioni multiple alla pompa avvenne otto anni fa non tanto per raggiungere il compenso glicemico, bensì in quanto non avvertendo più l’ipoglicemia necessitavo di una soluzione e questa era rappresentata dal microinfusore Veo della Medtronic: il primo che segnalava l’ipoglicemia con un algoritmo predittivo e arrestava contestualmente l’infusione d’insulina.

Ma nonostante questa innovazione nella gestione della terapia ancora si presentavano momento di iperglicemia con valori superiori a 350/450 mg/dl.

La svolta arriva con il Medtronic 640G e il sistema Smart Guard, l’ultimo progresso nel campo dell’infusione d’insulina, che mi consente di ottenere una HbA1c di 6.5 con poche ipoglicemie ed eventi d’iperglicemia.

Ma arrivare a questo traguardo non è stato facile ed ogni diabetico ha una strada tutta sua da fare.



Diabete tipo 1: arriva in Italia il primo microinfusore “economicamente sostenibile”.

Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375.

Terapia piu’ semplice e maggiore accesso alle cure

L’aumento costante dei diabetici tipo 1 e la disponibilità di device sempre più evoluti pongono oggi i sistemi sanitari di fronte a una grande sfida: soddisfare la crescente richiesta di sistemi di microinfusione come opzione di scelta, con conseguente impatto sui costi, a fronte di budget limitati. Mylife™ YpsoPump®, grazie alla sua semplicità d’uso, facilita al diabetico la gestione della malattia e favorisce un impiego più razionale delle risorse, consentendo di estendere la terapia di base con microinfusore di insulina fino al triplo di pazienti, rispetto ai dispositivi più sofisticati e cost-consuming.

Milano, 15 maggio 2017 – Non sempre l’impiego delle moderne tecnologie, nella gestione di malattie croniche ad alto impatto sociale, comporta costi maggiori per la sanità pubblica e device più complessi per i pazienti. Lo dimostra il nuovo microinfusore di insulina mylife™ YpsoPump®, sviluppato dall’Azienda svizzera Ypsomed, con l’obiettivo di coniugare qualità di vita, appropriatezza e sostenibilità nella terapia del diabete tipo 1, fornendo una risposta concreta alle esigenze dei medici, delle persone diabetiche e dei sistemi sanitari.

Piccolo e discretoleggero (83 grammi, batterie incluse), essenziale, dotato di un touchscreen intuitivo con solo 7 icone e pratico da ricaricare, grazie alle cartucce di insulina pre-riempite: l’innovativo device è il primo microinfusore “economicamente sostenibile”, che consente al SSN di ottimizzare l’uso delle risorse fino al 70%, offrendo così la possibilità di ampliare considerevolmente il numero di pazienti trattati. Dopo il lancio inGermania, Olanda, UK e Repubblica Ceca, Mylife™ YpsoPump® sarà a breve disponibile anche in Italia e verrà presentato alla comunità medica al XXI Congresso Nazionale AMD – Associazione Medici Diabetologi (Napoli, 17- 20 maggio).

 

Il diabete di tipo 1 colpisce circa 300.000 italiani1, tra adulti e bambini, con un trend in continua crescita. Si tratta di una patologia cronica autoimmune, caratterizzata dall’incapacità del pancreas di produrre insulina, e richiede, per tutta la vita, la somministrazione dell’ormone tramite iniezione sottocute, al fine di regolare i livelli ematici di glucosio.

Numerosi studi confermano che la terapia insulinica con microinfusore ha rivoluzionato negli ultimi decenni le cure, permettendo una maggiore flessibilità, un migliore controllo del profilo glicemico e una riduzione del rischio di complicanze, quali seri episodi di ipoglicemia, problemi cardiovascolari2, neuropatie, retinopatie e amputazioni. Nonostante i vantaggi clinici finora documentati, il ricorso a questa tipologia di trattamento è ancora poco diffuso in Italia e disomogeneo tra le diverse Regioni. Il costo più elevato, il tempo necessario per la formazione del paziente e la mancanza di personale sono spesso fattori di ostacolo alla sua adozione.

 

“Rispetto alla modalità classica di somministrazione sottocutanea multi-iniettiva, la terapia intensiva con microinfusori continui di insulina (CSII) ha mostrato un miglior controllo glicometabolico in pazienti con diabete tipo 1 di lunga durata3 e una netta riduzione delle ipoglicemie4, spiega Paolo Pozzilli, Ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Direttore UOC Endocrinologia e Diabetologia, Università Campus Bio-Medico di Roma. “In Italia sono circa 12-14.000 le persone diabetiche trattate con microinfusore5: benché destinato ad aumentare, il dato è ancora molto basso se confrontato con gli altri Paesi europei, dove la terapia con CSII è seguita dal 5 al 15% dei pazienti, mentre negli USA la percentuale è vicina al 40%. Le tecnologie sviluppate negli ultimi anni hanno reso i dispositivi sempre più sofisticati, offrendo la possibilità di personalizzare la terapia in base alle caratteristiche della persona. Oggi abbiamo tre sistemi di microinfusione: quelli tradizionali, che consentono di regolare l’infusione basale con diverse velocità, secondo il momento della giornata; le pompe-cerotto senza cateteri, compatte e impermeabili, che si applicano sulla pelle e non devono essere scollegate in caso di sport o se si fa una doccia; i sistemi di monitoraggio glicemico continuo, con sensore sottocutaneo che rileva la concentrazione di glucosio nel liquido interstiziale del derma, impiegati in combinazione col microinfusore o integrati in esso. Più diventano complessi i sistemi di microinfusione, maggiore sarà l’impegno che richiederanno a livello economico e di addestramento. Disporre di varie opzioni – dalle più sofisticate a quelle più essenziali, a costi sostenibili – consente al diabetologo di scegliere la soluzione più appropriata, in funzione delle reali esigenze del paziente, e rappresenta un’ulteriore opportunità per ampliare l’accesso alla microinfusione”.

 

“L’incremento della prevalenza e incidenza del diabete tipo 1 e le recenti innovazioni in campo tecnologico costringono ad affrontare il tema della sostenibilità futura nella gestione della patologia”, afferma Giorgio Lorenzo Colombo, Docente di Organizzazione Aziendale, Università degli Studi di Pavia, e Direttore Scientifico del Centro di ricerca S.A.V.E. Studi di Milano. “Le ultime analisi indicano una spesa media annua a paziente fino a oltre 5.000 euro6 considerando anche le complicanze della malattia, che hanno un notevole impatto clinico ed economico: solo un quarto circa dei pazienti, infatti, raggiunge gli obiettivi terapeutici. Nonostante l’infusione continua di insulina sia lo strumento d’elezione per ottenere un compenso metabolico ottimale, la sua diffusione nel nostro Paese è ancora ostacolata da evidenti problemi di budget. Per assicurare a tutti la migliore assistenza possibile, diventa fondamentale ragionare in termini di appropriatezza delle cure. L’offerta attuale di soluzioni sempre più complesse, come i sistemi dotati di sensore integrato (SAP), si associa a un aumento significativo dei costi, che impedisce l’accesso alla tecnologia a tanti pazienti desiderosi di passare dalle iniezioni multiple alla terapia con microinfusore. Molti diabetici, però, non necessiterebbero di sistemi di microinfusione tanto sofisticati. Se i prescrittori avessero a disposizione dispositivi di qualità ma più essenziali, innovativi rispetto alla terapia multi-iniettiva ma meno complessi e quindi meno costosi dei SAP, si potrebbe determinare un utilizzo più efficiente delle risorse e un ampliamento dell’accesso a cure costo-efficaci, riducendo così le complicanze e le relative ricadute economiche, a breve e lungo termine”.

 

Proprio per rispondere alle sfide che i sistemi sanitari oggi si trovano ad affrontare, nella presa in carico del diabete di tipo 1, nasce mylife™ YpsoPump®. Affidabile, comodo da utilizzare e di facile training, il nuovo microinfusore che semplifica la cura è l’unico interamente realizzato in Europa, per la precisione in Svizzera; è compatibile con numerosi glucometri e, grazie al set di infusione ruotabile a 360°, assicura una maggiore libertà di movimento. Nella sua essenzialità, YpsoPump® garantisce il mantenimento di un elevato standard nella terapia insulinica, migliorando il controllo glicemico rispetto alla multi-iniettiva e ottimizzando l’uso delle risorse del 30-70%: in altri termini, potrebbe consentire di trattare con la microinfusione fino al triplo dei pazienti, rispetto ai sistemi “full-optionals”, sicuramente utili per gruppi selezionati di utenti.

 

“Per una gestione più serena della sua patologia, la persona diabetica ha fondamentalmente tre desideri», rivela Albino Bottazzo, Presidente FAND – Associazione Italiana Diabetici. “In primo luogo, vorrebbe che i trattamenti fossero più equi e uniformi in tutta Italia, con centri di riferimento cui potersi affidare e modalità di rimborso uguali, a prescindere dalla Regione di residenza. Le tecnologie per la microinfusione di insulina, inoltre, dovrebbero essere più facilmente accessibili per i pazienti ancora in terapia multi-iniettiva, in funzione delle loro caratteristiche e delle necessità cliniche, determinate dal team diabetologico. Infine, il diabetico vuole condurre una vita normale, senza doversi occupare in modo intensivo della propria condizione, sentendosi ‘malato’: è quindi fondamentale che i device abbiano tra le loro caratteristiche la semplicità d’uso, oltre a costi compatibili con la situazione economica generale. La FAND si batterà sempre a tutela dei pazienti italiani, affinché queste aspirazioni possano concretizzarsi nella realtà quotidiana”.

 

“Da sempre, Ypsomed è impegnata a trovare soluzioni innovative e sostenibili, in grado di supportare concretamente le persone diabetiche nel quotidiano”, dichiara Peter Georg Haag, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Ypsomed Italia. “Dopo il lancio, tre anni fa, della prima pompa-cerotto senza cateteri, oggi presentiamo un nuovo microinfusore che intende essere il nostro contributo per soddisfare le esigenze attuali dei Servizi Sanitari. Ci auguriamo che YpsoPump® possa rappresentare un’ulteriore opzione nell’ottica di individuare il device più adatto a quei pazienti che, pur non necessitando di tutte le funzioni dei sistemi complessi, attendono di poter passare dalle iniezioni multiple giornaliere al sistema di infusione continua di insulina, per migliorare la propria qualità di vita”.

[1] Fonte: Ministero della Salute.

2 Steineck I. et al., “Insulin pump therapy, multiple daily injections, and cardiovascular mortality in 18 168 people with type 1 diabetes: observational study”, BMJ 2015;350:h3234 | doi: 10.1136/bmj.h3234.

3 Ruiz-de-Adana MS et al., “Comparison between a multiple daily insulin injection regimen (basal once-daily glargine plus mealtime lispro) and continuous subcutaneous insulin infusion (lispro) using continuous glucose monitoring in metabolically optimized type 1 diabetes patients: A randomized open-labelled parallel study”, Med Clin (Barc) 2016 Mar 18;146(6):239-46.

4 Pickup JC et al., “Severe hypoglycaemia and glycaemic control in Type 1 diabetes: meta-analysis of multiple daily insulin injections compared with continuous subcutaneous insulin infusion (review)”, Diabetic Medicine 2008;25:765.

5 Bruttomesso D, et al., “Italian Study Group on Diffusion of CSII: Continuous subcutaneous insulin infusion in Italy: third national survey”, Diabetes Technol Ther. 2015 Feb;17(2):96-104.

6 Bruno G et al., “Incidence, prevalence, costs and quality of care of type 1 diabetes in Italy, age 0-29 years: The population-based CINECA-SID ARNO Observatory, 2002-2012”, Nutr Metab Cardiovasc Dis 2016 Dec; 26(12):1104-1111.



Scopri le differenze

Riprendo a tre anni di distanza dall’ultima volta una consuetudine dei primi tempi del blog: il bilancio mensile circa la conduzione complessiva del mio diabete. Lo faccio quando è trascorso un mese dal cambio di microinfusore d’insulina della Medtronic: da Veo a 640G. Credo di essere uno degli ultimi a “indossarlo” stante la dimensione di commenti e post presenti in rete, su Facebook e simili. E vengo al dunque: la HbA1c è passata da 7.5 a 6.7 di percentuale, una riduzione degli episodi d’ipoglicemia del 50%, una riduzione dell’apporto d’insulina totale giornaliero del 20%. La capacità predittiva del sensore Enlite è spaventosamente migliorata, anzi ad essere sincero le ha azzeccate tutte e livello di corrispondenza tra test da capillare del sangue e valore espresso dal CGM è praticamente simile.

Una scoperta notevole del nuovo congegno è data dal centro messaggi, è ancora la prima versione ma ti ricorda ad esempio che è il giorno di cambiare il set e di farlo entro una certa ora, come con margine di anticipo di calibrare il sensore controllare la glicemia e altro. Senz’altro la Medtronic nelle prossime versioni migliorerà l’interazione con la tecnologia mobile e i livelli di supporto a schermo della pompa, che ha un display con un livello di leggibilità eccelso. Ora mi fermo con la recensione poiché avrò modo di riprenderla nel corso delle prossime settimane essendo la struttura del dispositivo dotate di tante funzioni e la documentazione a corredo vasta, come la competenza e professionalità, simpatia dei rappresentanti locali della multinazionale biomedicale.

Siccome però non nasco o sono in seguito diventato venditore e manco imbonitore, ci tengo ribadire e sottolineare alcuni concetti chiave e fondamentali per quanti convivono con il diabete giovanile: la gestione della terapia insulinica con il microinfusore oggi rappresenta il top nella categoria di tale patologia, in Europa il 5% dei T1D viene trattato con questo sistema, negli USA il 40%. Dati a parte l’impiego di tale dispositivo necessita di accettazione e motivazione da parte del diabetico, nonché adeguata preparazione e follow-up medico. Le persone adulte con diabete che hanno la priorità e sono adeguati per condizioni di complessità nella patologia sono: coloro che non riescono a conseguire un buon compenso glicemico con iniezioni multiple d’insulina, chi deve gestire una gravidanza, chi fa attività sportiva agonistica o comunque frequente e intensa, coloro che non avvertono più l’ipoglicemia.

Gli elevati costi di acquisto e manutenzione dei dispositivi rendono tale tecnologia non ancora alla portata di tutti i diabetici, e tale discorso vale per l’oramai prossimo pancreas artificiale e sensori continui glicemici.

E dobbiamo tenere presente una fatto fondamentale: nonostante dichiarazioni, costituzioni e altri comandamenti legislativi e trattati internazionali il diritto alla salute non è uguale per tutti. La differenza di censo, di istruzione e accesso alle conoscenze e informazioni pesa e tanto tantissimo nel diabete, e in particolar modo per quello giovanile (tipo 1).

Se sei un plebeo stai pur certo che avrai, causa diabete, più lunghi periodi di ospedalizzazione, maggiori difficoltà a comprendere i fondamentali nella gestione della malattia, nonché le informazioni per accedere a strutture di riferimento competenti e in grado di seguirti al meglio.

L’ignoranza con il diabete fa la differenza e chi vuol capire, capisca.



Io e te un grande amore e niente più

Correva l’anno 2009 d.C. era inverno e faceva freddo, in montagna c’era la neve mentre la città era avvolta dalla nebbia, il 10 dicembre mi trovavo al padiglione 11 del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, Unità Operativa di Diabetologia per avviare il percorso di messa in opera del microinfusore d’insulina e sensore glicemico.

Mi piace ricordare gli avvenimenti e passaggi importanti della mia vita e di tutti noi diabetici. E quella per me lo fu: ovvero sono passati otto anni di vita con il microinfusore d’insulina. L’apparecchiatura che mi ha fatto compagnia era composta da: il sistema integrato Medtronic Minimed Paradigm 554 Veo, con sensore glicemico ed arresto dell’infusione d’insulina con presenza di evento glicemico. Sette anni passano in fretta, e questo 2017 per me va di bene in meglio. L’impiego della strumentazione mi ha fatto vivere in modo migliore, sempre più adeguatamente rispetto al mio diabete, potendo così conservare, oltre al buon compenso glicemico, una gestione dello stile di vita più rilassata e un’alimentazione responsabile sì ma senza cintura di castità alimentare.

L’occasione della celebrazione di questa giornata prosegue con il diario nel diario stesso delle mie esperienze attraverso l’impiego del mezzo. Il percorso vuole ripercorrere l’avvio intrapreso otto anni fa così da offrire una panoramica dei vari lati pratici concernente la tecnologia, sia in positivi che problematici. All’epoca il piano di fornitura delle varie parti di ricambio per il microinfusore si era  avviato con qualche imprevisto, al principio non mi venne consegnato il cerotto necessario a tenere fissato l’innesto del sensore glicemico, e per qualche mese dovetti arrangiarmi alla buona non riuscendo a trovare un posto dove acquistare tale prodotto, poi dopo tre mesi il materiale mi venne consegnato. Altro piccolo particolare riguardava le batterie per tenere in carica l’apparecchio. Il rappresentante della Medtronic mi consigliava di utilizzare le Industrial Energizer AAA alcaline LR03, ma l’ASL non me le forniva dicendomi di reperirle in proprio, ovvero utilizzando le normali pile in commercio a tripla A. Lo faccio e piccolo momento di panico al primo cambio: queste genere di batterie per qualche minuto lasciano a piedi lo strumento e poi si consumano in fretta. Che ho fatto? Dato il costo minimo e la possibilità di acquisirle via internet mi adeguai e ne ordinai un certo numero di confezioni così da stare tranquillo per un po’. Altro regalo fatto all’epoca per il signor Micro fu l’acquisto di una custodia allacciabile all’addome così da portare l’apparecchio comodamente a letto o renderlo non visibile all’esterno, e una borsa utile a contenere tutti gli accessori per il micro e glucometro che tornava buona per le vacanze e le trasferte.

E lo scorso martedì 4 aprile dopo otto anni di onorato servizio ho lasciato il Veo per il nuovo e potente microinfusore Medtronic Minimed 640G con sensore glicemico Enlite 2, molti di voi conoscono già lo strumento in quanto recensito in questo blog.

Il microinfusore unisce un monitoraggio continuo dei livelli del glucosio con una pompa che eroga l’insulina. A differenza dei dispositivi attuali, che bloccano l’infusione quando ormai la glicemia è troppo bassa, questo ha un algoritmo che riesce a prevedere sulla base dei dati quando si rischia una crisi, e a far agire la pompa di conseguenza.

Questa generazione di dispositivi avvicina al concetto di ‘pancreas artificiale’, cioè a un sistema in grado di sostituire in tutto l’organo che controlla il livello di zuccheri nel sangue. Il Sistema 640G MiniMed® ^ con SmartGuard ™ è progettato per proteggerci, in modo da poterci sentire più sicuri. Un altro passo avanti verso la tecnologia a circuito chiuso (chiusura dell’ansa).

MiniMed® 640G unisce l’intelligence di SmartGuard ™ con la precisione di Enlite ™, per aiutare a simulare la funzione di un pancreas sano, fornendo protezione avanzata contro l’ipoglicemia. Sulla base dei valori della glicemia i sensori SmartGuard ™ sono in grado di prevedere quando ci si avvicina ad un abbassamento della glicemia 30 minuti prima e automaticamente interrompere l’erogazione di insulina. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono recuperati alla “normalità, SmartGuard ™ riprenderà automaticamente la somministrazione dell’insulina. SmartGuard ™ consente di impostare limiti più bassi per tutto il giorno in modo da dare maggiore protezione quando se ne ha bisogno: da la possibilità di scegliere l’ora del giorno e della notte per attivare questa funzione. Aiuta a ridurre il numero di eventi ipoglicemici. Un monitoraggio attivo insulina, così quella che sta ancora lavorando nel nostro corpo viene visualizzata sullo schermo della pompa e presa in considerazione nelle raccomandazioni offerte da Bolus Wizard ™.

E tutto quello qui scritto è vero: lo sto provando su me stesso con grande soddisfazione ed emozione dopo 54 anni di diabete tipo 1 e annunci di queste tecnologie che, finalmente, cominciano a prendere forma. Ed io sto bene.



Il monitoraggio continuo del glucosio migliora la qualità della vita nel diabete tipo 1


Il  monitoraggio continuo del glucosio – (CGM) contribuisce a miglioramenti significativi della qualità vita specifica per il diabete tipo 1 (QOL) misurate tra gli adulti (DM1), secondo uno studio pubblicato online il 7 aprile in Diabetes Care .William H. Polonsky, Ph.D., presso l’Università di California, San Diego, e colleghi hanno valutato la qualità dei dati di vita per i 158 pazienti che partecipano alla sperimentazione DIAMOND randomizzata per valutare CGM contro auto-monitoraggio della glicemia (SMBG) negli adulti con un mal controllato T1DM.

I ricercatori hanno scoperto che il gruppo CGM ha mostrato un maggiore aumento della fiducia verso il contrasto dell’ipoglicemia (P = 0.01) e una maggiore diminuzione delle difficoltà con il diabete (p = 0.01), rispetto al gruppo di SMBG. Ci sono state differenze significative nel benessere, lo stato di salute, o la paura ipoglicemica tra i gruppi. soddisfazione CGM  era significativamente associata a cambiamenti glicemici.

“La soddisfazione del CGM è sassociata con la maggior parte dei risultati QOL, ma non con i valori glicemici,” scrivono gli autori.

Due autori hanno resi noti legami finanziari con l’industria dei dispositivi medici, tra cui Dexcom, che ha finanziato lo studio.



La terapia con insulina tramite microinfusore migliora il compenso anche nel diabete tipo 2

Per i pazienti con diabete di tipo 2 e una emoglobina A1c (HbA1c)> 8 percento mettendo a conronto le iniezioni multiple giornaliere (MDI), con l’infusione sottocutanea continua (CSII) la  terapia con microinfusore è associata a una riduzione significativamente maggiore della HbA1c rispetto alla MDI, secondo uno studio pubblicato online il 4 aprile in Diabetes, Obesity and Metabolism.
Muriel Metzger, MD, dalla clinica del diabete di Gerusalemme, e colleghi hanno esaminato i fattori associati con la diminuzione della HbA1c tra i pazienti trattati con CSII nello studio randomizzato OpT2mise. A seguito dell’ottimizzazione MDI, i pazienti con diabete di tipo 2 e HbA1c> 8 per cento sono stati randomizzati a ricevere sei mesi di CSII (168 pazienti) o MDI (163 pazienti).
I ricercatori hanno scoperto che, rispetto ai MDI, CSII ha prodotto una significativa riduzione della HbA1c; la differenza aumenta con HbA1c basale. Una superiore HbA1c basale, regione geografica, livello di istruzione superiore, più alto livello di colesterolo totale, minore variabilità della glicemia basale valutati col monitoraggio continuo del glucosio, e la diminuzione della media digiuno auto-monitoraggio del glucosio nel sangue a sei mesi sono stati gli unici fattori significativamente associati ad una diminuzione di HbA1c nel braccio CSII.
“Questi risultati suggeriscono che la CSII offre la possibilità di migliorare il controllo glicemico in una vasta gamma di pazienti diabetici di tipo 2 nei quali il controllo non può essere raggiunto con la MDI,” scrivono gli autori.
Lo studio è stato finanziato da Medtronic.



I rischi dal digiuno per i diabetici di tipo 1 durante il periodo di Ramadan: percentuali di differenza microinfusore vs iniezioni

Un nuovo studio che esamina il rischio del digiuno durante il Ramadan per le persone con diabete tipo 1 rispetto al controllo del glucosio nel sangue e il tasso di ipoglicemia e iperglicemia tra gli utenti che fanno  terapia con microinfusore contro iniezioni multiple giornaliere di insulina. I ricercatori riferiscono le loro scoperte in Diabetes Technology & Therapeutics (DTT), una rivista peer-reviewed da Mary Ann Liebert, Inc., editori. L’articolo è disponibile gratuitamente sul sito DTT.

Reem Alamoudi, MD, MHSC, Imam Abdulrahman bin Faisal National Guard Hospital, Dammam, Arabia Saudita, e coautori da Arabia Saudita e Qatar hanno analizzato i dati raccolti della glicemia rispetto rispetto a quanti utilizzano l’auto-monitoraggio o il monitoraggio continuo del glucosio in due gruppi di pazienti, uno su un regime di iniezioni quotidiane di insulina e l’altro con infusione continua di insulina per via sottocutanea.

Nell’articolo intitolato “Confronto della terapia con microinfusore e regime di insulina con  iniezioni multiple quotidiane in pazienti con diabete di tipo 1 Durante il digiuno del  Ramadan”, i ricercatori evidenziano le differenze nel controllo del glucosio, la variabilità del glucosio, e tassi di ipo e iperglicemia tra il due gruppi di trattamento. Ipoglicemia è comune tra i pazienti con diabete di tipo 1durante il digiuno nel Ramadan ed è la causa principale che porta a dover interrompere il digiuno.

“Il futuro sistema con l’impiego di un pancreas artificiale ibrido a circuito chiuso durante il Ramadan può permettere ai pazienti di ridurre o addirittura eliminare l’ipoglicemia con aumento del tempo-in-range e ridotta variabilità glicemica”, dice DTT Editor-in-Chief Satish Garg , MD, Professore di Medicina e Pediatria presso l’Università del Colorado Denver (Aurora).



Il microinfusore d’insulina non più efficace nel migliorare la qualità della vita dei diabetici rispetto alle iniezioni multiple giornaliere di insulina


Le Pompe non sono più efficace nel migliorare la qualità della vita dei diabetici rispetto alle iniezioni giornaliere di insulinaLe pompe per insulina non tolgono la necessità di formazione sul diabete vitale nell’autogestione e non sono più efficaci delle iniezioni per aiutare gli adulti con diabete di tipo 1 a controllare i loro livelli di zucchero nel sangue, secondo il rapporto di una nuova ricerca finanziata dal NIHR e condotto dal professor Simon Heller della Sheffield Teaching Hospitals NHS Foundation Trust e Università di Sheffield, il quale ha scoperto che gli ostacoli al successo nel controllo del diabete non possono essere superati fornendo tecnologia supplementare, sotto forma di pompe di insulina.

Il diabete di tipo 1 diabete è una condizione permanente che colpisce circa 250.000 persone nel Regno Unito. Si verifica quando il sistema immunitario distrugge le cellule che producono l’insulina – l’ormone necessario per controllare i livelli di zucchero nel sangue .

Molte persone con diabete di tipo 1 fanno fatica a raggiungere gli obiettivi glicemici e una percentuale significativa va sviluppare gravi complicazioni, riducendo la durata e la qualità della loro vita.

Per ridurre al minimo le complicanze potenzialmente letali causate da zuccheri nel sangue elevati, i pazienti fanno iniezioni multipli giornaliere di insulina poiché il corpo non produce più insulina, la dose deve essere regolato per adattarsi con la quotidiana assunzione di cibo ed esercizio fisico. Accanto a questo, i pazienti aggiustano la normale dose dose.

Il programma educativo DAFNE

Questo ha dimostrato di migliorare il controllo del diabete, riducendo i rischi di abbassamento degli zuccheri nel sangue e migliorando la qualità della vita.

Tuttavia, nuove forme di tecnologia, incluse le pompe di insulina che forniscono continuamente insulina mediante un dispositivo che si trova sotto la pelle, sono sempre più ampiamente disponibili, il 6% di adulti con diabete di tipo 1 fa uso di pompe per insulina, valore che sale al 40% negli Stati Uniti. L’uso di pompe è costoso, ma può fornire ai pazienti un modo più flessibile di trasferire la loro insulina. Fino ad ora, poca ricerca è stata fatta per vedere quanto sia efficace la pompa confrontata con le iniezioni.

Nel corso della ricerca il professor Heller e il suo team di Sheffield Teaching Hospitals NHS Foundation Trust ha allocato 267 partecipanti (in otto centri in tutta l’Inghilterra e Scozia) su un percorso formativo di una settimana per conoscere la terapia insulinica flessibile e dividerli in due gruppi. Un gruppo ha anche ricevuto una formazione su come utilizzare una pompa per fornire loro insulina, mentre il secondo gruppo ha utilizzato più iniezioni di insulina per due anni.

Anche se, i partecipanti che utilizzano le pompe erano più soddisfatti del trattamento, i risultati rivelano che non vi erano notevoli vantaggi in termini di qualità della vita tra coloro che utilizzano pompe per insulina e quelli che prendono iniezioni giornaliere di insulina.

Il professor Simon Heller, Direttore Ricerca e Sviluppo del Sheffield Teaching Hospitals e Professore di Diabete Clinica presso l’Università di Sheffield, ha detto: “L’Offerta di microinfusori per adulti in cui i livelli di glucosio nel sangue sono alti e che non hanno ancora ricevuto una formazione sull’autogestione dell’insulina non sembrano offrire ulteriori benefici.

“Quello che i risultati suggeriscono è di assicurare alle persone di ricevere una formazione per consentire loro di gestire al meglio il diabete è probabile la scelta migliore e più vantaggioso. Le pompe possono essere utili nei pazienti che sono altamente impegnati nella propria gestione, ma trovano che le limitazioni di trattamento con insulina gli impediscono di raggiungere i loro obiettivi di glucosio “.

Andy Broomhead, 35 anni, di Chapeltown, Sheffield, ha preso parte al processo. Egli ritiene che l’istruzione è la chiave per imparare a controllare il diabete di tipo 1:

“Partecipare a un corso DAFNE come parte del processo REPOSE ha cambiato la mia vita. DAFNE mi ha dato la libertà, la flessibilità e la fiducia per gestire il mio diabete di tipo 1 con fiducia per la prima volta in un decennio. Ora mi sento di poterei badare a me stesso ed mi ha fatto sentire più fiducioso di come vivo con il diabete di tipo 1 tutti i giorni.

“Anche se può essere difficile da mettersi in linea con il controllo della glicemia sette o otto volte al giorno, il calcolo dei valori di carboidrati e quindi decidere quanta insulina ho bisogno di fare me per ogni pasto, so quanto sia importante ottenere queste cose. DAFNE mi ha dato le competenze e ho bisogno di oltre la mia salute e mi piacerebbe incoraggiare chiunque che non è ancora stato al corso di farlo.”

Dr Martin Ashton-Key, direttore scientifico al Processo di valutazione NIHR e Studi per il Centro di Coordinamento ha aggiunto “I risultati di questa ricerca finanziata dal NIHR hanno un valore reale per i pazienti con diabete, i medici e il NHS.”

La ricerca è disponibile sul BMJ.



Pag 1 of 1912345...10...Ultima »

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

Newsletter

Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

IMD è mobile

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Google+





Visualizza il profilo LinkedIn di Roberto Lambertini Visualizza il profilo di Roberto Lambertini

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


2016 Image Banner 120 x 600