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Dai media e web

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Alien: donna con diagnosi di morbo di Crohn aveva in realtà un pacchetto di ketchup nel suo intestino da sei anni

Una donna ha creduto di soffrire di morbo di Crohn per sei anni fino a quando i medici hanno eseguito un intervento chirurgico e scoperto un pacchetto di ketchup nel rivestimento del suo intestino.

La paziente di 41 anni aveva sintomi coerenti con la grave malattia intestinale – inclusi dolore addominale acuto e gonfiore della durata di tre giorni – ma non ha risposto ai trattamenti standard, secondo un rapporto del British Medical Journal.

I medici dell’Heatherwood e del Wexham Park Hospital di Slough alla fine optarono per un intervento chirurgico dove scoprirono la radice del dolore della paziente: due piccoli oggetti estranei avevano perforato l’intestino della donna e l’avevano lasciato infiammato.

“La massa è stata mobilitata dove è stato trovato che conteneva due pezzi di plastica che portavano la parola ‘Heinz’ su di loro”, dice il rapporto.

I medici hanno rimosso gli involucri di plastica del ketchup e i sintomi si sono dissipati quasi immediatamente. È rimasta in buone condizioni dall’intervento.

La donna ha detto di non avere memoria di aver mangiato la bustina di salsa o un pasto in cui potrebbe averlo erroneamente fatto.

“È importante prendere in considerazione diagnosi chirurgiche alternative in pazienti con presunta malattia di Crohn che non rispondono al trattamento standard”, ha osservato il rapporto, citando un caso simile che coinvolse un uomo di 35 anni che credeva di avere il morbo di Crohn fino all’intervento il quale rivelò che i suoi sintomi erano causati da uno stuzzicadenti

Tuttavia, il dottore ha detto che il caso segna per la prima volta “imballaggi in plastica sintetica” che imitano i sintomi della malattia che altera il  girovita.



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Soluzioni innovative per ridurre gli oneri sull’erario della patologia diabetica

Anche i più stoici e cinici cultori della masturbazione letteraria cartacea e digitale ormai lo sanno: il diabete tipo unico, uno zibaldone di patologie e sotto tipologie, rischia di fare collassare i conti pubblici dei sistemi sanitari a livello planetario e questo è stato ribadito la scorsa settimana pure nel corso del congresso mondiale dell’IDF (International Diabetes Federation) tenutosi ad Abu Dhabi.

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Vero? Beh alcune cose si potrebbero già fare per ridurre i costi della patologia a carico dell’intera società:

In primo luogo la creazione, a livello nazionale, del Registro della Patologia Diabetica, così da poter meglio monitorare i centri di costo e i percorsi terapeutici dei pazienti che, come sappiamo, sono molteplici e a volte doppi, tripli.

Controllare almeno trimestralmente il materiale a consumo, esempio: per coloro che fanno il CGM (Monitoraggio Continuo del Glucosio) con i sensori ridurre almeno della metà la dotazione di strisce reattive per il controllo della glicemia da sangue capillare.

E per quanti fanno solo il test tradizionale con prelievo del sangue dal dito controllare l’effettivo impiego di tale materiale mediante lo scarico dei dati dai glucometri, e nel caso di una mancata aderenza rivedere la dotazione strumentale.

Infine, come si evince con frequenza dalla madre di tutti i social: Facebook, essendoci molti diabetici che stanno bene, anzi benissimo, per sfoltire i già affollati centri specialistici per il diabete utilizzare al meglio e pienamente la telemedicina verso quanti hanno una tenuta ottimale della patologia.

Ci sarebbero altri aspetti che meriterebbero attenzione: l’aderenza alla terapia e l’accettazione o meno della patologia, ma essendo queste voci molto complesse e articolate mi riprometto di trattarle in un altro articolo.



OMS: il 10% delle medicine nei paesi in via di sviluppo è falso o al di sotto degli standard

Secondo una nuova ricerca pubblicata dall’OMS, circa il 10% delle medicine e dei prodotti medici nei paesi a basso e medio reddito sono falsificati o inferiori agli standard, uccidendo centinaia di migliaia di pazienti e sprecando miliardi di dollari ogni anno.

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Spinti dalla domanda, prodotti medici falsificati o scadenti, tra cui antibiotici, trattamenti antitumorali e farmaci antidiabetici, si fanno strada sul mercato nei paesi di tutto il mondo, il che significa che molti pazienti stanno assumendo medicinali che non possono curare o prevenire la malattia.

L’agenzia ha dichiarato di aver ricevuto 1.500 segnalazioni di questi prodotti attraverso un programma di sorveglianza globale stabilito nel 2013, suddiviso quasi equamente tra prodotti generici e brevettati.

Due università britanniche hanno utilizzato i dati dell’OMS per stimare che fino a 169.000 bambini muoiono ogni anno di polmonite e ben altri 158.000 muoiono di malaria a causa di antibiotici o antimalarici falsificati o scadenti. Questi farmaci non solo portano a fallimenti terapeutici, ma contribuiscono anche alla resistenza antimicrobica.

In un telebriefing, gli esperti dell’OMS hanno affermato che la risoluzione del problema richiederà una maggiore volontà politica sotto forma di risorse umane e finanziarie per tradurre politiche e strategie concordate a livello globale in azioni sostenibili sul campo.

“Le medicine scadenti e contraffatte colpiscono in particolare le comunità più vulnerabili” , ha dichiarato in una nota il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, PhD, MSc . “Questo è inaccettabile. I paesi hanno concordato misure a livello globale – è ora di tradurle in azioni concrete “.

L’OMS ha pubblicato i dati sulle segnalazioni diffuse tramite il Sistema di sorveglianza e monitoraggio globale per prodotti non conformi e falsificati da luglio 2013 a giugno 2017. La maggior parte dei rapporti – 42% – proviene dall’Africa sub-sahariana, con un altro 42% originario delle Americhe o Europa. Oltre il 36% delle segnalazioni riguardava antibiotici o antimalarici, i due farmaci più comunemente segnalati.

Secondo l’Oms, i dati rappresentano probabilmente solo una piccola parte del problema generale. Ad esempio, ha affermato, solo l’8% dei rapporti proveniva dal Pacifico occidentale, il 6% dal Mediterraneo orientale e solo il 2% dalla regione del Sud-Est asiatico.

Michael Deats, esperto OMS di sicurezza e diligenza in campo medico, ha affermato che l’accesso e l’accessibilità sono due fattori che consentono ai prodotti medici falsi di farsi strada verso i pazienti. Ha notato un’epidemia di meningite C nel 2015 in Niger che ha provocato una carenza di vaccini, portando a forniture di farmaci falsi quando il paese si è rivolto a grossisti nei paesi limitrofi per riempire il vuoto.

“Se il prodotto non è presente sul mercato, nel giro di pochi giorni il vuoto viene riempito con versioni contraffatte”, ha dichiarato Deats durante il briefing. “A volte si tratta di accesso e talvolta si tratta di accessibilità, ma non sempre. A volte si tratta di governance.”

I farmaci contro la malaria costituivano quasi il 20% di tutti i prodotti segnalati attraverso il programma di sorveglianza dell’OMS e gli antibiotici rappresentavano quasi il 17%. Sono stati anche comunemente citati anestetici e antidolorifici, prodotti dietetici compresi i cosmetici, per la disfunzione erettile e bodybuilding e farmaci antitumorali.

Deats ha affermato che il problema dei prodotti medici falsificati e scadenti è diffuso in Africa, ma si può trovare nella maggior parte dei luoghi. “L’equivalente di un mercato di strada in Africa è un sito web non regolamentato in un paese ad alto reddito”, ha detto. “Questo riguarda tutte le parti del mondo.”

 

Anche il bilancio finanziario è significativo. Uno studio dell’OMS basato su oltre 100 articoli di ricerca pubblicati ha stimato un tasso di fallimento del 10,5% in tutti i prodotti medici utilizzati nei paesi a basso e medio reddito per un costo di circa $ 30 miliardi.

“Si tratta di approssimazioni perché non disponiamo di dati affidabili”, ha dichiarato Suzanne Hill, BMed, PhD, direttore del Dipartimento OMS di farmaci essenziali e prodotti per la salute, durante il telebriefing. “Uno dei punti che vogliamo fare in questo rapporto è che abbiamo bisogno di dati migliori dai paesi su quanto spendono per i prodotti farmaceutici.”

CHI. Uno studio sulla salute pubblica e l’impatto socioeconomico di prodotti medici scadenti e falsificati. 2017. http://who.int/medicines/regulation/ssffc/publications/se-study-sf/en/

CHI. OMS sistema di sorveglianza e monitoraggio globale per prodotti medici scadenti e falsificati. 2017. http://who.int/medicines/regulation/ssffc/publications/gsms-report-sf/en/



Sbatti il nostro in prima pagina

Ieri stimolato dalla giornalista e T1D Francesca Ulivi che sul gruppo Portale Diabete in Facebook aveva avvertito con un post sul lancio imminente di una notizia dalla ricerca circa la “guarigione dal diabete tipo 1 (nei topi). E così è stato. Bene a tale proposito nella serata il blog è stato il primo, in ordine di tempo, a lanciare il report della ricerca condotta tra Boston e Milano dal prof. Fiorina. Il titolo dell’articolo doveva essere in originale: Gli scienziati invertono il diabete tipo 1 nei topi usando cellule staminali del sangue modificate.

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Poi? Poi mi sono detto: faccio un esperimento e cambio il titolo con – Il nodo delle scelte e il coraggio di prenderle.

Ed ho colto nel segno: l’articolo è stato visualizzato molto meno che se avessi messo l’originale, ma soprattutto non ci sono stati commenti del piffero, complottistici e altro. Siccome a fare informazione e approfondimento responsabile in Italia non “paga”, sia sotto il profilo materiale che morale, almeno si evita di finire sotto il tiro incrociato di frustrati, provocatori o altro. E ancora di più quando non si va oltre la lettura degli 80 caratteri per la maggior parte delle persone.

Pertanto da ieri la titolazione degli articoli verrà curata parecchio e se invece del titolo: nuovo sensore fa tutto lui, troverete – il tempo delle castagne sta per finire, così non potrete far altro che leggervi l’intero articolo…



Diabete Tipo 1: chiedilo al pediatra

Dottor Stefano Zucchini

Dottor Zucchini quando ero bambino mi si diceva che “trovarla pari” con il diabete (glicemia) era impossibile, ed oggi per un fanciullo con il diabete tipo 1 le cose sono cambiate?

Si sono in effetti modificate di molto. La gestione delle fluttuazioni glicemiche nel bambino con diabete di tipo 1 è profondamente cambiata negli ultimi 5-10 anni, di pari passo con la progressione dello sviluppo tecnologico. Il paragone che si può fare è quello di un’auto che viaggia nella nebbia basandosi principalmente sull’acuità visiva e sull’esperienza (gestione anni ’80) confrontata con un’auto che si muove in una giornata di ottima visibilità, con il navigatore satellitare e con sistemi automatici di frenata in caso di pericolo (gestione attuale). Sappiamo dagli anni ’90 (studio DCCT) che il mantenere una media glicemica al di sotto dei 150-180 mg/dl allontana di molto il rischio di complicanze ed i mezzi attuali a disposizione del giovane con diabete e cioè glucometri mini invasivi, sensori glicemici, microinfusori semi-intelligenti e nuove insuline stanno portando ad un miglior controllo dei picchi glicemici, minimizzando il rischio di ipoglicemie. Nella fascia pediatrica stiamo assistendo ad una quasi scomparsa delle complicanze precocissime a carico di occhio e rene ed i dati attualmente pubblicati sull’aspettativa di vita della persona con diabete, che riportano ancora una sua diminuzione rispetto alla persona senza diabete, non saranno verosimilmente validi per i giovani attuali.

Voi pediatri fate molta educazione terapeutica verso le famiglie e bambini, ragazzi diabetici, bisogno sempre più crescente con la presenza sempre più massiva di tecnologie applicata alla vita quotidiana con la malattia: Microinfusore per insulina, sensori per il monitoraggio continuo del glucosio nel sangue. Le risorse a disposizione sono sufficienti o manca qualcosa?

Ti ringrazio per la domanda che mi permette di esprimere la mia opinione su un argomento a volte discusso. Come sai bene la tecnologia ha subito una rapida accelerazione negli ultimi anni e l’utilizzo del microinfusore associato o meno al sensore è ormai una realtà in oltre la metà dei pazienti. Gli ambulatori di diabetologia si trovano di fronte alla gestione di migliaia di dati scaricati dai pazienti, alcuni dei quali direttamente sul proprio cellulare. E’ inoltre necessaria un’educazione continua delle famiglie dei più piccoli ed anche degli adolescenti che gestiscono la tecnologia da parte di medici, infermieri e dietista (il cosiddetto team diabetologico). E’ evidente che solo alcuni centri per regione riusciranno ad avere personale formato e duraturo nel tempo in grado di star dietro all’innovazione. L’avvento poi dell’ansa chiusa, previsto per il 2019, richiederà un ulteriore passo avanti in questa direzione. In questo momento nella nostra regione, purtroppo, nessun centro è inserito negli studi sull’ansa chiusa, ne’ ha partecipato alle iniziative residenziali su questo argomento. Credo sia necessario ridisegnare la mappa dei centri regionali in grado di gestire la tecnologia avanzata, pena la perdita di pazienti verso altre regioni. Sono convinto che i dirigenti regionali, con l’auspicabile aiuto da parte delle associazioni, saranno sensibili sull’argomento.

Il Piano nazionale della malattia diabetica del 2013 riconosce il team diabetologico (medico diabetologo, infermiere, dietista, psicologo) al centro del modello italiano di assistenza e cura del diabete: a livello pediatrico il team esiste e funziona?

Come membro della nostra società scientifica, la SIEDP, ti posso dire che è in corso un censimento sui centri di diabetologia nella nostra nazione ed i dati ultimissimi saranno presto disponibili. Sappiamo tutti però che solo in alcune regioni sono presenti veri team strutturati e destinati alla stabilità nel tempo: parliamo di Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania e Sicilia. In questo momento sono solo 3 centri che aderiscono al progetto europeo Sweet (Firenze, Ancona, Verona), la cui partecipazione richiede necessariamente una validazione effettuata da una commissione europea. In molte altre regioni e relative provincie (molte nella nostra regione!) l’attività diabetologica pediatrica si basa spesso sull’operato di singoli professionisti che si dedicano con passione, ma a volte non possono garantire la continuità del centro nel tempo: ad es. la reperibilità 24/24 ore richiesta per i pazienti con microinfusore viene spesso svolta grazie al cellulare personale del medico dell’ambulatorio diabetologico. Anche l’attività psicologica è spesso svolta da giovani borsiste-contrattiste e diversi centri non dispongono di un’attività psicologica legata al diabete formalizzata. Credo che l’attività diabetologica pediatrica vada ristabilita a livello nazionale, applicando semplicemente il piano nazionale relativo al diabete (piano Pisanti), alla cui stesura la nostra società scientifica ha collaborato.
Fortunatamente esiste la nostra società scientifica, che pubblica raccomandazioni e linee guida sulla gestione del bambino con diabete (ho partecipato a tutte le ultime pubblicate) e questo ha uniformato il comportamento dei cosiddetti pediatri diabetologi: quando si confrontano i dati delle glicate medie dei centri italiani i valori sono fortunatamente migliori di quelli ottenuti in molti paesi europei.


Il dottor Stefano Zucchini –  1986/1990 Dottorato di Ricerca in Malattie-Endocrino-metaboliche dell’Età Evolutiva presso L’Università di Pavia
– dal 2008 Responsabile del Centro Regionale per la Diabetologia Pediatrica del Policlinico S.Orsola-Malpighi

Pediatra endocrinologo con impegno clinico rivolto a: bambino con diabete tipo 1, diabete tipo 2, diabete monogenico. Sindromi ipoglicemiche. Patologia della ghiandola ipofisaria, tiroidea, surrenalica. Disturbi dell’accrescimento. Obesità.

Nel campo della ricerca scientifica: disturbi dell’asse ipotalamo-ipofisi-IGF-1. Diabete tipo 1, diabete monogenico.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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