sport e movimento

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Con il controllo a circuito chiuso ne beneficia il T1DM negli sport invernali prolungati

Per gli adolescenti con diabete di tipo 1 (T1D), un sistema di controllo a ciclo chiuso (CLC) è associato ad un controllo glicemico migliorato e una riduzione dell’esposizione all’ipoglicemia durante l’esercizio prolungato, le temperature fredde e l’altitudine, secondo uno studio pubblicato online il 30 agosto in Diabetes Care.

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Marc D. Breton, Ph.D., dall’università di Virginia a Charlottesville, e colleghi hanno condotto uno studio randomizzato che ha coinvolto 32 adolescenti con T1D i quali hanno partecipato a un campo sci di cinque giorni in due siti. I partecipanti sono stati randomizzati al sistema con pancreas artificiale dell’Università di Virginia-CLC o con microinfusore controllati a distanza.
I ricercatori hanno scoperto che il tempo percentuale in gamma è stato migliorato utilizzando il CLC rispetto al monitor open-loop controllato dal medico (71,3 contro 64,7 per cento; +6,6 per cento; intervallo di confidenza 95 per cento, da 1 a 12; P = 0,005); notte. Nel complesso, è stato migliorata l’esposizione ad ipoglicemia e trattamenti di carboidrati (P ??= 0,001 e 0,007 rispettivamente), con effetti sul livello di attività sciistica intensa durante il giorno (P = 0,0001 e 0,006 rispettivamente). Il livello di attività sci/snowboard è rimast equilibrato tra i gruppi, con un forte effetto sul sito. Non sono stati osservati effetti negativi in ??associazione con CLC; i feedback dei partecipanti sono stati in gran parte positivi.
“Il CLC negli adolescenti con T1D,ha  migliorato il controllo glicemico e ridotto l’esposizione all’ipoglicemia durante le attività prolungate di sport invernali intensi, nonostante le sfide aggiunte da freddo e altitudine”, scrivono gli autori.
Alcuni autori hanno rivelato legami finanziari con l’industria farmaceutica.



Pharma run for life 2017 – farmacisti e romani di corsa per l’Uganda

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DOMENICA 3 SETTEMBRE ORE 8.30, A VILLA PAMPHILI (ROMA)

Quinta edizione dell’iniziativa dell’Ordine dei Farmacisti di Roma con il sostegno di Federfarma Roma in ricordo del collega scomparso Giustino Di Salvo

La gara, non competitiva, sosterrà progetti di prevenzione per la popolazione africana e di formazione per i medici a cura dell’associazione AFRON Onlus

Di corsa per una giusta causa. Domenica 3 settembre nel suggestivo scenario di Villa Pamphili, a Roma, è in programma la quinta edizione della corsa di beneficenza non agonistica PHARMA RUN for life, organizzata dall’Ordine dei Farmacisti di Roma con il sostegno di Federfarma Roma ed il patrocinio del XII Municipio. Chiamati all’appello non solo i farmacisti, ma anche tutti i romani (runner e non solo) per un appuntamento che rappresenta l’occasione per sostenere importanti iniziative a sostegno della popolazione ugandese. Il ricavato delle iscrizioni e delle donazioni degli sponsor andrà infatti a favore dell’associazione AFRON Onlus – oncologia per l’Africa e promuoverà un progetto di prevenzione del tumore al seno e all’utero in Uganda e di formazione alle terapie oncologiche per i medici locali. Inoltre, il contributo dei partecipanti sosterrà il progetto ISAAC per il supporto psicologico e ludico-ricreativo dei piccoli pazienti oncologici in Uganda.

«Il percorso, di 5 chilometri, – spiega Marcello Giuliani (delegato dall’Ordine dei Farmacisti di Roma), organizzatore e responsabile dell’evento -, è adatto a tutti, ma chi è meno allenato può anche optare per arrivare al traguardo passeggiando tra i viali alberati, godendosi una mattinata settembrina all’insegna dello sport e della salute. Nel parco, saranno presenti giochi a premi per i più piccoli e sarà poi possibile donare il sangue grazie alla presenza di una autoemoteca. La manifestazione sportiva sarà inoltre occasione per ricordare Giustino Di Salvo, valente farmacista di Monteverde che si è sempre distinto sia professionalmente che per il suo impegno nel sociale».

«Rinnoviamo il supporto a questa iniziativa per il suo nobile scopo e con l’obiettivo di contribuire, per primi noi farmacisti, a favorire uno stile di vita corretto e salutare che non può prescindere

dall’attività sportiva», il commento di Vittorio Contarina, Presidente di Federfarma Roma e Vice-presidente nazionale, che sottolinea inoltre la preziosa opera del collega scomparso, Giustino Di Salvo, a sostegno dei più bisognosi.

Domenica saranno presenti Grace Akello, Ambasciatrice in Italia dell’Uganda, e Silvia Crescimanno, Presidente del XII Municipio di Roma Capitale.

L’appuntamento è per domenica 3 settembre alle ore 8.30 per la registrazione dei partecipanti nel piazzale antistante il centro anziani/vivibistrot (ingressi consigliati: via Leone XIII n. 30 / via Vitellia n. 102).

La corsa (o passeggiata) inizierà alle ore 10.00. La quota di iscrizione è di almeno 5 euro per il ritiro del pettorale e del pacco gara, che comprende gadget offerti dagli sponsor.



Diabetici tipo 1 sempre più in alto!

In dieci in cima all’Elbrus, oltre i 5000 metri.
Il gruppo Diabete e Alta Montagna (Dam) raggiungela piu’ alta montagna del continente europeo: prossimo obiettivo l’Everest.

La più alta montagna del continente europeo, il monte Elbrus, m. 5642, non poteva mancare nel curriculum del gruppo Diabete e Alta Montagna (DAM).
Il giorno 26 luglio, dieci persone con diabete tipo-1 (insulino-dipendente), di età compresa fra i 28 e i 75 anni e durata del diabete da 12 a 38 anni, hanno raggiunto la vetta dell’Elbrus (nella catena del Caucaso, in territorio russo) salendo dal versante sud.
In gruppi di tre-cinque, accompagnati da guide russe, hanno superato in 12-14 ore i 1900 m di dislivello, dal rifugio alla vetta e ritorno.
Il membri del gruppo DAM non sono nuovi a queste imprese: negli anni scorsi hanno raggiunto la vetta di numerosi “4000”, fra cui il Gran Paradiso, il Bishorn, il Castore, il Naso del Lyskamm, il Dom di Mischabel e il Monte Bianco.
L’iniziativa, promossa dal Comitato per l’Educazione Terapeutica, ha lo scopo di consentire alle persone con diabete di confrontare i diversi sistemi terapeutici e di autocontrollo adottati, e di ribadire il concetto che il diabete non è una condizione limitante e può essere ben curato anche durante attività di grande impegno adattativo.



Lo studio sugli adulti con diabete tipo 1 “anziani” sottolinea l’importanza del controllo del glucosio per una vita longeva

Una migliore gestione è legata a minori rischi di malattie cardiovascolari, la principale causa di morte in questa fascia di popolazione.

“La gente sta vivendo più a lungo con il diabete di tipo 1 e l’inizio delle complicazioni sta prendendo più tempo”, afferma Hillary Keenan, Ph.D., un ricercatore di punta presso il miglior centro mondiale del diabete: il Joslin di Boston MA USA e conduttore dello studio su coloro che campano da oltre 50 con il diabete tipo 1 denominati “medallist” in quanto medagliati con un riconoscimento dal centro medesimo per la loro longevità con la malattia. “Il buon controllo del glucosio nel sangue e l’esercizio sono fattori importanti per ridurre le complicanze e la mortalità per questi individui anziani”.

Questi sono tra i risultati dell’ultimo studio sui Medaglisti del Joslin, che hanno il diabete di tipo 1 da almeno 50 anni, pubblicati nel Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism . Il documento esamina le caratteristiche sanitarie di 952 medaglie, suddivise in tre gruppi per data di diagnosi, dice l’autore principale Liane Tinsley, MPH, analista dei dati dello studio.

La ricerca precedente della squadra di Joslin tra una coorte minore di medaglisti ha mostrato che il controllo del glucosio nel sangue non aveva fattori significativi nello sviluppo di complicanze microvascolari come la retinopatia diabetica proliferativa (PDR).

L’attuale studio ha confrontato le caratteristiche dei medaglisti a cui è stato diagnosticato tra 52 anni i 55 anni dall’esordio, o più di 55 anni fa. Mettendo a fuoco l’analisi alla data della diagnosi, questo studio ha trovato che il controllo del glucosio nel sangue ha avuto poco effetto sui tassi di complicanze microvascolari, ad eccezione del PDR nel gruppo di più recente diagnosi.

La ricerca ha anche scoperto che il controllo del glucosio migliore è associato a un livello più basso di malattie cardiovascolari in quelli con una durata più lunga della malattia in questa popolazione. L’importanza di questa constatazione è esemplificata dalla constatazione che la malattia cardiovascolare rappresentava il 55% della mortalità tra questi medagliati, rispetto al 32% della popolazione americana non diabetica adattati all’età.

Alcune linee guida cliniche sul controllo del glucosio sono state allentate per i pazienti anziani con diabete di tipo 1, a causa della paura che un controllo stretto possa rendere questi pazienti suscettibili di episodi acuti di glucosio nel sangue basso. Queste ultime testimonianze dimostrano l’importanza nella continuità necessaria a fare del nostro meglio per mantenere il controllo glicemico e così ridurre potenzialmente il rischio di malattie cardiovascolari tra questa popolazione, afferma Keenan, che è anche un assistente di medicina alla Harvard Medical School.

Inoltre, lo studio sui queste diabetici anziani di malattia ha evidenziato un ruolo significativo dell’esercizio nell’abbattimento del rischio di morte per tutte le cause della coorte globale  di medaglisti. Tra gli altri benefici l’esercizio fisico, è associato ad un migliore controllo del glucosio, alla pressione arteriosa più bassa e al peso corporeo, sottolinea Keenan.

“Siamo sostenitori proponenti dell’attività fisica”, dice. “Capiamo i timori iniziali sul mantenimento del controllo del glucosio nel sangue durante l’esercizio fisico, ma la gente non ha bisogno di essere spaventata, basta avviare il proprio esercizio con una supervisione, e oggi i mezzi ci sono, vedi il monitoraggio continuo del glucosio.”



Quel che manca mettiamolo

Il telegiornale dura mezz’ora

Lo stacco minimo per la pausa pranzo lavorativa è di mezz’ora

Il programma della RAI di Lucia Annunziata s’intitola: In mezz’ora

A piè di pagina del referto medico rilasciato dallo specialista in diabetologia c’è scritto: per mantenere il buon compenso glicemico-metabolico si invita a fare una camminata al dì, con passo svelto, di almeno mezz’ora.

Fine

Fine?

Non credo proprio

Come scritto qualche giorno addietro: l’esercizio fisico, lo sport sono un potente strumento per la gestione del diabete.

Farlo in modo sicuro può essere una sfida, ma lo sforzo extra vale la pena. L’esercizio fisico regolare è dimostrato che fa abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Essere attivo fa utilizzare lo zucchero dal tuo sangue per alimentare i muscoli. Aiuta anche l’insulina nel tuo corpo a lavorare meglio, secondo l’American Diabetes Association.

Parlane con il tuo medico quali attività sono sicure per te, quali le letture della glicemia dovrebbero essere fatte prima di fare esercizio e pratica sportiva, e cosa valutare quando si esegue il test dello zucchero nel sangue durante e dopo l’esercizio fisico.

Siccome però il diabetologo rischia di diventare una sorta di parafulmine, dove scaricare ogni tipo di esigenza e necessità, consulto relativo a una patologia sistemica qual è il diabete, occorre rafforzare l’assetto del team di diabetologia, oggi peraltro molto teorico in buona parte dei centri di riferimento. Oltre appunto al medico diabetologo, infermiere professionale ed educatore, dietista, podologo, psicologo prevedere anche un consulente per l’attività fisica, così da impostare un esercizio fisico su misura della condizione diabetica del paziente.

Oggi tale aspetto della terapia diabetologico e bistrattato o ignorato nei protocolli, invece occorre che prenda forma. Non ci sono scuse per non esercitarsi se si ha il diabete con una comorbilità, complicanza. Occorre progettare un protocollo per aiutare i pazienti con il diabete ad impegnarsi nell’esercizio fisico indipendentemente dalla comorbilità/complicanza.”

A tale proposito qui a Bologna faremo in modo di avviare un percorso sperimentale nei centri di riferimento metropolitana per dare forma e sostanza a tale obiettivo.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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