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I parenti e coniugi di pazienti celiaci sono a rischio di una malattia autoimmune

celiachiaUn recente studio pubblicato su nell’ultimo numero della rivista scientifica riservata ai medici Clinical Gastrenterology and Hepatology ha trovato, ma la cosa non è nuova, che i parenti di primo grado e coniugi delle persone affette da celiachia hanno un aumentato rischio per le malattie autoimmuni non celiache.

“La prevalenza della malattia celiaca nei parenti di primo grado di soggetti con celiachia è pari a circa il 10%. Nonostante questi risultati, poco si sa circa il rischio di malattia autoimmune in questi individui senza celiachia, “Louise Emilsson, MD, PhD, dall’università di Oslo, e dell’unità di ricerca di cure primarie, a Värmlands Nysäter, ha affermato in un comunicato stampa. “Abbiamo riscontrato risultati convincenti che i parenti stretti sono anche a rischio per queste condizioni, ma più sorprendentemente, si è scoperto come i coniugi possono anche essere a rischio.”

Con l’obiettivo di determinare il rischio di diverse malattie autoimmuni nei parenti di primo grado e coniugi dei pazienti con malattia celiaca , Emilsson e colleghi hanno eseguito una indagine nazionale, basata sulla popolazione, uno studio di coorte longitudinale in Svezia il quale ha coinvolto 29.096 pazienti con malattia celiaca e 144.522 controlli appaiati per sesso , di contea, l’età e l’anno di nascita, tutti identificati con record nazionali presenti nel database dal 1969 al 2008. Essi hanno inoltre identificato tutti i parenti di primo grado e coniugi dei pazienti celiaci (n = 84.648) e controlli (n = 430.942) e calcolate le percentuali di rischio per La malattia di Crohn, colite ulcerosa , il diabete di tipo 1 mellito, ipotiroidismo, ipertiroidismo, la psoriasi, l’artrite reumatoide, la sarcoidosi e lupus eritematoso sistemico.

Dopo un periodo di follow-up mediano di 10,8 anni, il 4,3% dei parenti dei pazienti celiaci e coniugi aveva un disordine autoimmune non celiaco rispetto al 3,3% di parenti e coniugi dei controlli. Rispetto ai controlli, i parenti dei pazienti celiaci (HR = 1.28; 95% CI, 1,23-1,33) e il coniuge (HR = 1.2; 95% CI, 1,06-1,35) avevano un aumento del rischio per le malattie autoimmuni non celiaco, entrambi i quali erano statisticamente simili. L’eccesso di rischio per le malattie autoimmuni non celiaco era 79 per 100.000 persone-anno a parenti e 63 per 100.000 persone-anno di coniugi. Il rischio di sviluppare una malattia autoimmune non celiaca è stato maggiore nei primi 2 anni dopo la diagnosi del paziente celiaco (HR = 1,42; 95% CI, 1,28-1,57), ma HR era ancora significativo dopo 2 anni. Il rischio era maggiore nei coniugi di sesso femminile(HR = 1.33; 95% CI, 1,12-1,59) rispetto ai coniugi di sesso maschile (HR = 1.09; 95% CI, 0,92-1,29), ma il rischio non era diverso tra i sessi tra parenti. Gli HR più alti sono stati per il lupus eritematoso sistemico, diabete mellito tipo 1 e sarcoidosi.

“Abbiamo trovato un aumento del rischio di malattia autoimmune non celiaca in [parenti di primo grado] e coniugi celiaci”, i ricercatori hanno concluso. “Questo rischio rappresenta probabilmente un mix di meccanismi di polarizzazione genetiche, ambientali, e di accertamento.”

Coppie felici

albero-a-cuore2Beh diciamo la verità: sto diabete ha rotto le palle! E allora qui dalla calda, anzi Hot redazione de: Il Mio Diabete ora parliamo d’altro.

Sono tanti i problemi che le coppie di oggi si trovano ad affrontare senza sapere le strategie più efficaci per non mettere a rischio la coppia stessa. Da oggi grazie al blog Coppie-Felici.it chi si ama ha un valido strumento per migliorare e far crescere il proprio rapporto di coppia grazie a delle giuste strategie…

All you need is Love. Tutto ciò di cui hai bisogno è l’amore recitava una nota canzone del passato. Ed è all’insegna dell’amore e della coppia che nasce Coppie-felici.it il primo blog dedicato alla crescita di coppia.

Uno spazio dedicato ai buoni consigli per vivere pienamente un rapporto a due con un blog suddiviso in 4 sezioni: sapori piccanti, ricette di coppia, scuola di cucina, pausa caffè.

Il blog è organizzato come se la coppia felice potesse essere “preparata” seguendo delle ricette più o meno veloci.
Possiamo imparare un nuovo sport, una nuova lingua ma chi ci insegna ad amare il nostro partner? Quali sono le strategie per amare ed essere amati sempre di più?

Tutti possono migliorare il loro rapporto di coppia! Uscire dalla noia del quotidiano per vivere a pieno, con la persona che si è scelta, una vita appagante sia emotivamente che sessualmente.

Amare non è solo istinto. Per Dare il nostro meglio alla persona che abbiamo accanto, dobbiamo intraprendere un percorso di crescita personale e di strategie di coppia. Arrivare ad amare sempre di più anche dopo 30 anni insieme, è possibile ma, non è istinto o fortuna. Amare ha delle regole, dei processi che, se non attiviamo, non funzioneranno mai. Soprattutto per chi ha dei figli, l’esempio che darà come coppia, sarà il modello sul quale si baseranno in futuro. Nessuno vuole insegnare ai propri figli che il matrimonio è solo stress e sopportazione. Vorremmo che imparassero a vedere una coppia felice, e che un giorno, grazie al giusto esempio sappiano costruire la loro felicità?

Tutti vogliono vivere la vita con accanto la persona migliore del mondo. Non si deve cambiare partner, ma cambiare i presupposti del vostro rapporto, per ottenere risultati nuovi.

Grazie agli esempi pratici di vita quotidiana di Coppie-felici.it è possibile trovare le soluzioni ai piccoli problemi ed impostare il rapporto verso un nuovo orizzonte: la felicità.

È facilissimo ricevere i consigli di coppie felici: basta iscriversi alla Newsletter. Agli iscritti viene inviato l’E-book “i 5 problemi della coppia in crisi è come risolverli in 5 giorni”: un utile e divertente test per la propria relazione.

Coppie-felici.it è un blog che tutte le coppie dovrebbero leggere, visto che è un blog che non ha lo scopo di vendere niente ma solo creare un mondo migliore.

Verso la fine della neuropatia diabetica e non solo?

DoloreI ricercatori scoprono il meccanismo chiave che provoca il dolore neuropatico. Gli scienziati della Davis, University of California, hanno identificato un meccanismo chiave nel dolore neuropatico. Della scoperta potrebbero eventualmente beneficiarne milioni di pazienti con dolore cronico da traumi, diabete, herpes zoster,sclerosi multipla o altre condizioni che causano danni ai nervi.

Un processo biologico chiamato stress del reticolo endoplasmatico, o ER stress, è la guida significativa del dolore neuropatico, lo ha detto il capo dei ricercatori Bora Inceoglu della UC Davis Department of Entomology and Nematology and UC Davis Comprehensive Cancer Center, e il coautore Ahmed Bettaieb, Department of Nutrition. L’opera è stata pubblicata il 6 luglio negli atti del Proceedings of the National Academy of Sciences.

“Si tratta di una scoperta fondamentale che apre nuovi modi per controllare il dolore cronico”, ha detto il co-autore Bruce Hammock, illustre professore presso il Dipartimento Davis Department of Entomology and Nematology and UC Davis Comprehensive Cancer.

“Possiamo ora specificamente cercare gli agenti per il controllo del ER stress e le sue vie a valle”, ha detto Hammock. “Questa ricerca è già in corso in una serie di laboratori che lavorano sul cancro e altre malattie.”

Lavorando con il professor Fawaz Haj del Department of Nutrition UC Davis, Bettaieb ha trovato che le firme molecolari associate con il diabete e il dolore neuropatico diabetico sono state collegati allo stress ER. Il dolore neuropatico è una conseguenza comune di entrambe le forme di diabete di tipo 1 e di tipo 2, che colpisce fino al 70 per cento dei pazienti.

Inceoglu, il quale lavora nel laboratorio di Hammock, ha dimostrato che il dolore neuropatico potrebbe essere presentato dai composti causanti l’ER stress e invertendo gli agenti bloccanti.

I ricercatori hanno precedentemente dimostrato che una classe di lipidi bioattivi naturali ha potenti effetti analgesici nel corpo. Questi lipidi analgesici sono ripartiti nel corpo da un enzima, solubile epossido idrolasi. Il team è stato in grado di dimostrare che il blocco solubile lo stress epossido idrolasi blocchi ER e dolore neuropatico sono associati.

L’opera getta nuova luce su almeno un processo biologico che media il dolore neuropatico, sostiene Inceoglu. Con questa conoscenza, i ricercatori possono ora provare gli ER stress bloccanti nella clinica, e svolgere attività di ricerca fondamentale su come i diversi tipi di dolore raggruppati sotto il nome di “neuropatico” diversi l’uno dall’altro rispondono a nuovi farmaci.

Lo studio fornisce prove convincenti di un nuovo concetto di ciò che provoca il dolore neuropatico, ha dichiarato John Imig, professore di farmacologia e tossicologia presso il Medical College of Wisconsin, Milwaukee, che non è stato coinvolto nello studio. Il lavoro fornisce nuove opportunità per farmaci o combinazioni di farmaci per il trattamento del dolore cronico, ha detto.

Insulina: un diabetico deve sapere

insulina iniezioneIstanti frementi accipicchia come quello scrivere un commento ad un articolo di stampa e sentirsi ricoperto d’insulti solo per aver espresso la pure semplice considerazione che il mondo non gira attorno al pallone anche se ha la forma imperfetta di una palla. Mi sembra si stia esagerando e di molto in questa porzione di secolo un poco come lo si stava facendo nei trequarti del precedente no?

La drammatizzazione certo svolge un parte primaria e fa sommergere il succo della reale condizione, poiché il maremoto emotivo toglie ogni cosa di torno, spazza via il vero peso dell’accaduto.

Non immaginate la vita quanto sia dura in certi momenti, quando solo a pensarci le lacrime scendono senza un perché mentre ti svegli con gli occhi gonfi. Ma quanto hai pianto, solo il cielo lo sa. Quando sei allegro, quando sei triste. Ormai hai smesso di credere alle favole, stando con i piedi per terra. La cura all’animo, non si trova facilmente. Ci sono pochi amici su cui contare, ci sono quelli pronti, come ti volti, a giudicare. Quelli che ti sanno sorridere, ti sanno comprendere, mentre come ti giri con le spalle hanno una lama pronta e tagliente in che mondo da furbi viviamo. Senza renderci conto entrano a far parte della nostra vita, oltraggiando i nostri pensieri e programmi da realizzare rubando i nostri progetti. Il nostro sbaglio è fidarci troppo, non tutti possono essere come te o come me.

E proprio in quel mentre che puoi perdere il controllo anche su azioni e percorsi importanti per la tua vita, tra questi, per chi ha il diabete, fare l’iniezione d’insulina. Niente di più facile come di facile come dimenticare di fare una iniezione d’insulina, d’altronde quando di base sono quattro da fare ogni giorno, tra basale e pasti incasinarsi è da mettere in conto come possibilità

E poi dramma?

Assolutamente no! Occorre distinguere una semplice e breve sequenza di importanti informazioni.

Saltare una iniezione per il pasto in sé non una criticità elevata, quando abbiamo il controllo della glicemia e seguiamo la sua curva possiamo agire di conseguenza con interventi correttivi, a volte l’automatismo pasto + insulina non è detto che sia determinante, capita anche in ragione della memoria metabolica del nostro organismo come dell’apporto di carboidrati e calorie che compongono il pasto di non avere reazioni avverse alla buona tenuta del compenso glicemico.

Un passo importante, anzi fondamentale da mettere ben saldo nella nostra testa: non dimenticare, saltare l’iniezione d’insulina basale e, laddove presente nel piano di somministrazione, la premiscelata intermedia. Qualora si presentasse tale evenienza dovete avere dal vostro medico diabetologo indicazioni su cosa fare per recuperare il “buco”, quindi se lo specialista ha dimenticato di dirvelo recuperate il gap alla svelta, poiché la continuità della copertura dell’insulina basale sulle 24 ore è necessaria al nostro organismo onde evitare un deterioramento da scompenso, alterazione glicemica.

Fare un ripasso di procedure sanitarie funzionali nella buona tenuta del nostro diabete fa sempre bene, come del resto fa altrettanto bene non dimenticare di fare l’insulina e continuare a farla: rammento che è un farmaco salva vita noi con il diabete tipo 1 se smettiamo di farla moriamo, per essere chiaro.

Diabete tipo 2 : grave ipoglicemia accentua sintomi depressivi

ipoglicemiaLa gravità dei sintomi depressivi risulta essere positivamente associata con una grave ipoglicemia nei pazienti giapponesi con diabete di tipo 2, indipendentemente dal controllo glicemico, dalla terapia insulinica, dallo stile di vita e complicanze diabetiche, secondo i risultati dello studio recenti pubblicati nella rivista scientifica per medici BMJ Open Research & Diabetes Care.

Secondo i ricercatori, i medici dovrebbero essere consapevoli dell’associazione tra depressione e ipoglicemia grave dal momento che sono fattori di rischio per la morbilità e la mortalità nei pazienti con diabete.

Masanori Iwase, MD, PhD, di Kyushu University in Giappone, e colleghi hanno valutato 4.218 pazienti giapponesi con diabete di tipo 2 dal Registro diabete Fukuoka per determinare la relazione tra sintomi depressivi e caratteristiche cliniche. I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi che utilizzano la Scala di Rilevazione della Depressione adottata dal Centro per gli Studi Epidemiologici (CES-D): punteggio di nove o meno, il punteggio di 10 a 15, il punteggio di 16 a 23 e il punteggio di 24 o più.

Informazioni sulla durata del diabete, assunzione di alcol, abitudine al fumo, la durata del sonno, l’attività fisica e ipoglicemia grave durante l’anno precedente allo studio sono stati forniti dai partecipanti attraverso un questionario.

BMI, tempo libero l’attività fisica, abitudine al fumo, la durata del sonno, l’assunzione di saccarosio, saltare la colazione, l’uso di insulina, ipoglicemia grave, disestesia di entrambi i piedi, storia di ulcera del piede, fotocoagulazione, cardiopatia ischemica e ictus sono stati tutti significativamente associati con sintomi multivariati depressivi gravi e successive variazioni.

La prevalenza dell’ipoglicemia grave aumenta in base al punteggio CES-D nei pazienti trattati con sulfoniluree o insulina (p per trend <.0001). Allo stesso modo il risultato non cambia per ipoglicemia grave anche dopo un aggiustamento multivariato per età, sesso, durata del diabete, HbA1c, un trattamento con insulina, auto-monitoraggio della glicemia, l’attività fisica nel tempo libero, il salto di un pasto, disestesia di entrambi i piedi, cardiopatia ischemica e ictus (p per trend <.01).

“In conclusione, questo studio trasversale ha rivelato che l’ipoglicemia grave era positivamente associata con la gravità dei sintomi depressivi nei pazienti giapponesi con diabete di tipo 2 indipendentemente dal risultato del controllo glicemico, della terapia insulinica, dello stile di vita e complicanze diabetiche,” hanno scritto i ricercatori. “Dal momento che l’ipoglicemia grave e la depressione sono noti fattori di rischio per la morbilità e la mortalità nei pazienti con diabete, i medici dovrebbero essere consapevoli di questa combinazione in ambito clinico.”

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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