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Riprodurre la retinopatia diabetica in un chip

Circa l’80% di tutti gli input sensoriali sono ricevuti tramite gli occhi, così quanti soffrono di malattie retiniche croniche risciano di essre portati alla cecità, la quale determina una diminuzione significativa della qualità della vita (QOL). Le malattie della retina sono più comuni tra gli anziani e in chi soffre di diabete: lo sviluppo di analisi patologiche e trattamenti per le malattie della retina è diventato un problema urgente nei paesi a super-invecchiamento come il Giappone.

Sebbene valutazione dei farmaci candidati all’impiego contro le malattie della retina è fatto su modelli animali, sorgono una serie preoccupazioni per quanto riguarda l’etica ed i costi, oltre alle limitazioni di conversione dei dati dai modelli animali ai contesti clinici.
I modelli di colture cellulari in vitro, in alternativa ai modelli animali, permettono ai ricercatori di studiare specifiche molecole semplicemente ricapitolando le condizioni complesse e croniche. Sebbene studi su organo in chip per la scoperta di farmaci è stata solo di recente ampiamente eseguita, l’approccio sui tessuti organico oculari on-a-chip e raramente investigato.
Un gruppo di ricerca congiunto dalla Scuole di Dottorato di Ingegneria e Medicina presso l’Università di Tohoku ha ricapitolato una condizione patologica delle malattie della retina su un chip. Gli scienziati hanno prima coltivato cellule retiniche e cellule vascolari endoteliali umane, imitando la struttura più esterna della retina.
Quando le cellule retiniche sono stati esposti a condizioni di ipoglicemia e ipossia dopo che le stesse sono cresciute, le cellule endoteliali si sono trovate a migrare al lato delle cellule retiniche danneggiate. Questo processo ricapitola parzialmente neovascolarizzazione nella degenerazione maculare legata all’età (AMD).
Il gruppo di ricerca ritiene che lo sviluppato di organi-on-a-chip potrebbe essere utilizzato per la modellazione della malattia e lo screening dei farmaci come alternativa ai modelli animali.

Studio pubblicato su Scientific Reports



Pubblico è meglio

La fluorangiografia è un esame fondamentale per lo studio della circolazione della retina e coroide. Serve anche come guida per il trattamento delle patologie retiniche mediante laser argon . Infatti tale esame consente di mettere in evidenza aree non irrorate dal sangue (ischemiche) e lesioni provocate da nuovi vasi che si sviluppano a causa della carenza di ossigeno. In sostanza può fungere da mappa retinica: consente al medico di colpire con maggiore precisione le zone malate col raggio laser.

Funziona iniettando in vena un mezzo di contrasto: così i medici oculisti possono osservare con particolare accuratezza lo stato di salute delle due strutture oculari. Viene infuso con una siringa un colorante in vena che, sciogliendosi nel sangue, consente di visualizzare eventuali anomalie della retina. La tipologia di tale colorante varia a seconda della patologia da studiare (può essere la fluoresceina o il verde di indocianina). Dopo la dilatazione delle pupille previa instillazione di collirio midriatico, ci si siede di fronte al retinografo; quindi viene iniettato il colorante e vengono scattate una serie di foto che saranno studiate dal medico per evidenziare eventuali anomalie.

La fluorescina verrà smaltita dal corpo tramite l’urina che, nelle ore successive, assumerà un colore diverso (giallastro fluorescente); il verde di indocianina, invece, viene smaltita attraverso il fegato.

Grazie a questo esame si riescono a mettere in evidenza le aree non irrorate (ischemiche) ed eventuali lesioni provocate dalla neovascolarizzazione retinica. Può essere utilizzato come una mappa: consente al medico di trattare con precisione le zone malate con uno speciale laser argon.

La fluorangiografia trova applicazione in tutte le malattie della macula, comprese quelle che coinvolgono il nervo ottico e i vasi della retina (diabete, emorragie, trombosi, ecc.), patologie infiammatorie, infettive, tumorali, causate da farmaci, patologie traumatiche e retinopatia sierosa centrale. L’esame viene effettuato prima di iniziare il trattamento laser.

Dopo l’introduzione della tomografia a coerenza ottica (OCT), la fluorangiografia è stata impiegata sempre meno per le patologie maculari. L’OCT e la fluorangiografia vanno, comunque, considerati esami complementari: l’uno non esclude l’altro perché, mediante il secondo esame, si mette in evidenza la dinamica del flusso sanguigno mentre col primo si analizza esclusivamente lo stato della macula e del nervo ottico attraverso una ricostruzione al computer degli strati retinici.

Fatta la descrizione mi è successo di dover eseguire piuttosto alla svelta tale esame, che precedeva una visita oculistica completa, poiché l’ultimo effettuato risaliva a tre anni addietro, io invece essendo già stato laser trattato causa retinopatia diabetica dovrei farlo regolarmente ogni anno. Visti i tempi mi sono rivolto a una struttura privata per avere appuntamento e referto in tempi brevi. Beh debbo dire che nella “competizione” pubblico/privato, il primo batte il secondo alla grande. Tre anni fa feci lo stesso esame presso il reparto d’oculistica dell’Ospedale Maggiore di Bologna, e in mezz’ora risolsi la pratica con tanto di referto, grazie a una apparecchiatura digitale di ripresa super moderna che in un minuto fotografava tutta la retina e poco dopo il medico rilasciava il referto. Invece nella struttura privata dopo un un’ora di attesa e mezzora d’esame l’esito sono andato a ritirarlo dopo una settimana, al fotofinish.




Anonima diabetici: social ben

L’analisi dell’utilizzo di internet sui temi inerenti la salute è un tema ampiamente dibattuto. Un italiano su tre consulta Internet per cercare informazioni sulla salute e questo è un dato acquisito ormai, come anche l’abitudine degli healthnauti, in circa la metà dei casi, a ridiscutere le informazioni ottenute con il proprio medico curante. Le indagini e le analisi hanno avuto sicuramente il merito di evidenziare come il web rappresenti la piattaforma tecnologica ideale per ricercare informazioni e di sensibilizzare gli stakeholder sui possibili rischi che possono derivare da un utilizzo acritico ma hanno anche avuto il valore di fare emergere come un nuovo modello di salute ‘peer to peer’ si stia progressivamente imponendo.È una necessità primaria informarsi e discutere in prima persona della salute, o meglio delle proprie malattie, senza intermediari o filtri quali possono essere i medici, ancora generalmente poco propensi a condividere pubblicamente opinioni e convincimenti professionali e ancora poco inclini ad accettare uno scambio di opinion con il “paziente 2.0”. Il rapporto medico-paziente sta invertendo rotta, caratterizzato da sempre da un’asimmetria dovuta alla superiorità delle conoscenze del medico, sta divenendo un rapporto in cui il paziente prende parte al dialogo in modo più attivo. I due mondi stanno entrando in una nuova dimensione del rapporto, dove il trasferimento unidirezionale delle informazioni sta lasciando il posto al confronto. La relazione medico paziente troverà in questa terza dimensione (il web) il luogo di dialogo che alimenterà la relazione stessa: sarà una sfida per il medico orientare la ricerca e decodificare le informazioni riportate dai pazienti alla quale non potrà più sottrarsi. Non sta cambiando solo il rapporto medico paziente, ma anche quello tra cittadini e pubblica amministrazione con lo sviluppo di nuove modalità di interazione e partecipazione, basate su trasparenza ed efficienza. Anche l’industria farmaceutica attraverso i canali “social” ha oggi l’opportunità di ascoltare il paziente, acquisire nuove informazioni, attivare campagne di disease awareness.

Il Web Observatory Report 2016 SUL DIABETE, ormai alla sua terza edizione, è una delle analisi, dedicata al diabete, condotte dal Medicine Web Observatory, osservatorio sull’impatto delle informazioni sanitarie nato dalla collaborazione tra il Dipartimento di Medicina dei Servizi dell’Università di Roma Tor Vergata, IBDO Foundation e Medi-Pragma. Il Medicine Web Observatory vuole analizzare e studiare i comportamenti degli utenti in rete nel momento in cui ricercano informazioni sulle varie patologie o quando gli stessi interagiscono tra loro scambiandosi pareri su aspetti particolari della stessa patologia. Il percorso di monitoraggio consiste in due diverse fasi: la prima, una rilevazione campionaria su medici e persone con diabete e la seconda; la seconda, un’analisi volta a comprendere il “web buzz” relativo al diabete. La rilevazione campionaria è stata condotta su 516 persone con diabete e caregiver e 574 medici di diverse specializzazioni che trattano il diabete attraverso la somministrazione di questionario on line. Tra le novità introdotte rispetto all’indagine dello scorso anno abbiamo analizzato la tipologia di siti nei quali si ricercano informazioni, il tipo di informazione ricercata ed il Digital Patient Journey.

L’indagine 2016 condotta da Medi-Pragma 2016, evidenzia che le persone con diabete considerano Internet un punto di riferimento importante: oltre il 90% infatti cerca informazioni in merito alla propria malattia sul web. Di questi quasi il 70% consulta i forum di pazienti contro il 52% che dichiara di affidarsi ai motori di ricerca, mentre il 42% cerca informazioni sui siti di associazioni pazienti e il 35% interpella i social media. La tendenza a soppiantare la mera ricerca su internet in favore di un bisogno di confronto con i pari è confermata da quello che un paziente su due dichiara essere il maggior influencer sulla malattia sul web: il portale della community del diabete. Al secondo posto, con un netto stacco, segue il portale della più importante associazione di pazienti, considerata solo dal 6% un punto di riferimento in Internet sul tema diabete. Pur considerando importanti queste fonti di informazioni il 68% delle persone con diabete sostengono che sia il diabetologo la fonte che condiziona le scelte e i comportamenti inerenti la gestione della malattia, seguito da Internet secondo il 19%, dal medico di base (7%) e da parenti e amici (5%).

Anche il medico conferma la tendenza dei pazienti a consultare e confrontarsi su Internet per quanto riguarda la propria malattia. Secondo il medico infatti quasi la totalità dei pazienti riporta durante le visite informazioni reperite on line, 99% rispetto all’80% del 2015. In particolar modo ben il 54% dei pazienti parla col medico regolarmente di quanto appreso sulla rete. D’altro canto il medico dimostra un atteggiamento sempre più positivo rispetto a questa tendenza. Ben l’87% – contro il 73% del 2015 – dichiara l’utilizzo di internet per cercare informazioni sulla malattia una tendenza positiva, soprattutto se supportata dal consiglio del professionista.

Il confronto con i pari guadagna sempre più terreno imponendosi tra le prime tre fonti di reperimento delle informazioni. Se questo dato viene analizzato attraverso il journey compiuto nelle diverse fasi della patologia, si può vedere quanto le fonti cambiano rispetto alle varie fasi della patologia: durante la prediagnosi il ruolo di internet e del medico di medicina generale è predominante; nella fase di diagnosi e inizio del trattamento la figura di riferimento per la raccolta di informazioni è esclusivamente lo specialista (a cui ricorre circa il 90% degli intervistati); nella gestione ordinaria della patologia internet e lo specialista si contendono il primato (90% contro l’89%).

Come difendersi dai pataccari?

ciarlatanoPiatto ricco mi ci ficco, portafoglio pieno te lo svuoto. D’altronde la regola del mercato degli affari, del commercio è molto semplice: più c’è giro più c’è grana. Avete mai visto un bar pieno di gente nel bel mezzo del deserto, miraggi a parte? Pertanto il diabete essendo una malattia universale e che tocca un numero sempre più crescente della popolazione mondiale (quasi mezzo miliardo), rappresenta un terreno fertile per qualsiasi personaggio di sorta. E sapere distinguere la cosa buona dalla patacca non è un’operazione facile da compiere.

Qualsiasi cosa può essere artefatta al giorno d’oggi: dal farmaco al dispositivo medico, così come venir venduta una scatola vuota spacciata per microinfusore con sensore al primo gonzo che passa in rete.

Proprio sulla tecnologia mi voglio soffermare: sono decine di migliaia i dispositivi per il rilevamento domestico della glicemia e altri importanti parametri ematici oggi disponibili in catalogo e quindi acquistabili da noi diabetici, con o senza prescrizione medica, un mercato sempre più rigoglioso, fiorente. E secondo gli indicatori rilasciati dal NASDAQ (la borsa dedita alle nuove tecnologie e new economy) la tendenza in atto sullo scenario degli investimenti e affari economici e finanziati in campo diabetico è costituita dai sensori glicemici e microinfusori come dall’ormai prossimo pancreas artificiale. Una ondata, un maremoto che devasterà l’ultima trincea costruita dagli operatori sanitari per arginare la valanga di prodotti immessi i quello che potremmo definire senza perifrasi: il gran bazar diabetologico.

Le aziende con una buona reputazione, le spin-off, come i venditori di fuffa (truffatori), lo sanno bene, ecco perché anziché andare a fare campagna di marketing dai medici in primo luogo fanno “azione seduttiva” verso i pazienti e loro rappresentanti logorati dalla noia della stessa roba ricorrente e frustrati da conti e compensi glicemici che non tornano mai. E quest’ultima strategia sembra dare buoni risultati (economici e di vendita).

E la sicurezza e affidabilità di questi dispostivi chi la assicura?

Siccome il fenomeno sta dilagando credo sia giunto il momento di mettere un fermo: come? Occorre sia online che in formato cartaceo mettere a disposizione dei pazienti diabetici presso i centri di riferimento di diabetologia e le strutture di cura della malattia un elenco dei dispositivi riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale, AIFA ed EMA per il controllo della glicemia, infusione d’insulina (sia per penna che microinfusore o altre vie), monitoraggio continuo del glucosio.

Siccome tale processo ora non è disponibile come blog lanceremo nei prossimi giorni una petizione al Parlamento nazionale ed europeo per mettere l’attenzione sul problema e risolverlo prima che l’inazione faccia dei danni.

I diabetici non sono merce nella merce alla mercé di mercanti senza scrupoli, sia in rete che sul territorio.

La battaglia dei sensori si sta facendo molto seria: la Medtronic stringe una nuova partnership strategica sui CGM

CGM-system-280Medtronic ha annunciato ieri una collaborazione pluriennale con Qualcomm Inc. tramite la consociata Qualcomm Life, un ramo specializzato nello sviluppo della tecnologia wireless per i trattamenti delle malattie croniche. Insieme, le due società operanti nell’ambito biomedicale hanno in programma di sviluppare sistemi di nuova generazione per il monitoraggio continuo del glucosio (CGM). Medtronic offre già tali dispositivi, ma tale collaborazione potrebbe dare vita a una serie di innovazioni tecnologiche. Dei milioni di persone in tutto il mondo con diabete, molti pazienti e professionisti usano sistemi CGM per monitorare i loro livelli di glucosio. Per i non diabetici, il corpo regola i livelli di glucosio e garantisce che la giusta quantità di insulina venga rilasciato al momento opportuno. I sistemi CGM intendono imitare ciò che un organismo normale fa, misurando i livelli di glucosio in tempo reale tramite un minuscolo elettrodo inserito sotto la pelle e collegato a un trasmettitore. Medtronic e Qualcomm Life vogliono sviluppare un dispositivo nanometrico che sarà molto più piccolo dei CGM utilizzati oggi in termini di dimensoni, così come più economico e facile da usare.

Con questi miglioramenti, assieme a valori glicemici equiparabili in termini di valori a quelli rilasciati dai tradizionali glucometri le due società ritengono che i medici di base in tutto il mondo aumenteranno l’utilizzo dei sistemi CGM. “La nostra visione è quella di trasformare la cura del diabete così che le persone con diabete possano godere di una maggiore libertà e una migliore salute”, ha detto Laura Stoltenberg, vice presidente e direttore generale della divisione diabete di Medtronic. “Siamo entusiasti di collaborare con Qualcomm Life per sviluppare sistemi CGM innovativi e convenienti in grado di cambiare radicalmente la gestione del diabete.” La partnership sfrutterà la leadership di mercato sia di Medtronic nel campo della cura del diabete, come l’esperienza di Qualcomm Life nello sviluppare prodotti per la salute connessi in rete. Medtronic ha lavorato di concerto con le principali aziende tecnologiche in passato per sviluppare prodotti per la cura dei diabetici. Proprio questo gennaio, l’azienda ha presentato i dettagli che stanno dietro una app che si sta creando con IBM e il suo programma Watson intelligenza artificiale applicata alla patologia. Nella fase iniziale di test dell’app questa ha dimostrato di essere in grado di prevedere l’ipoglicemia fino a tre ore d’anticipo.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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