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Che ora é? E’ l’ora di MyDiaby Watch: la rivoluzione senza ago per il diabete!

Se pensi di andare dall’orefice per sapere l’ora, se pensi sia meglio aspettare l’Apple Watch che ti controlla la glicemia beh allora puoi attendere, perché? Perché sta arrivando MyDiaby Watch! 

MyDiaby Watch – Il primo orologio che misura la glicemia costantemente senza la necessità di prelievo del sangue mediate pungidito. Una rivoluzione per 415 milioni di diabetici nel mondo.

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Genetic Healthcare Group S.A., laboratorio medico svizzero specializzato in DNA e Genoma umano, annuncia di aver studiato e messo a prototipo uno smartwatch in grado di misurare la glicemia dei diabetici (e non solo) senza l’uso di aghi pungidito o sangue.

Non è una sola, una patacca. MyDiaby Watch ™ può monitorare continuamente i livelli di zucchero nel sangue attraverso la pelle. Ora sei privo di pruriti o sensori di glucosio inseriti sotto la pelle. Il nuovo monitor di glucosio non invasivo ti aiuta a prendere il controllo della tua vita. Studi clinici – Dopo un anno e mezzo di studi clinici su 54 partecipanti umani (età: da 6 a 84 anni) sono stati raggiunti gli stessi risultati del monitoraggio di glucosio nel sangue mediante le tradizionali strisce di test e lancette. Tutte le sperimentazioni cliniche sono state effettuate in base alla direttiva apposite europee (2001/20 / CE).  Tutto è pronto per il lancio sul mercato di MyDiaby Watch ™ ma abbiamo bisogno del tuo aiuto per produrre il piccolo MyDiaby Sensors ™ . Dopo l’impegno, puoi continuare a sostenere questo progetto diffondendo la parola a chiunque condividi il nostro obiettivo. Living Safe & Smart Ora è possibile monitorare i livelli di glucosio in qualsiasi momento e ovunque. State guidando, facendo lo sport, dormendo o altro? Ora MyDiaby Watch ™ monitorerà i livelli di glucosio nel sangue per evitare situazioni pericolose. Nonostante questi rischi, Gli studi dimostrano che il 72% delle persone in terapia non controlla abbastanza il loro diabete e non misura i loro livelli di glucosio nel sangue tante volte il necessario. Il dolore, la mancanza di tempo e le difficoltà di comprensione sono altrettanto freno per un buon monitoraggio dello zucchero nel sangue.

Lo smartwatch, MyDiaby Watch www.mydiaby.com, utilizza due tipi di sensori, studiati e costruiti dallo staff medico-tecnico, che misurano la glicemia uno mediante onde radio ad alta frequenza che misurano la concentrazione glicemica a livello capillare e l’altro mediante la tecnologia a fluorescenza: i dati dei due sensori vengono costantemente incrociati per fornire un risultato che è pari a qualsiasi misuratore di glicemia in commercio che utilizza pungidito e sangue.

MyDiaby Watch è un orologio che può essere indossato da tutti, bambini e adulti, poiché la tecnologia dei due sensori non è invasiva e non produce alcun effetto collaterale sia a livello cutaneo che sottocutaneo come dimostrato dai test clinici condotti per quasi 2 anni.

Genetic Healthcare Group S.A., dopo tutti i test clinici richiesti e lo studio dei mini-sensori, ha lanciato un crowdfunding su IndieGOGO (https://www.indiegogo.com/projects/mydiaby-watch-the-revolution-for-diabetics#/) per la raccolta dei fondi necessari per la costruzione dell’impianto per la produzione dei due sensori in modo da mantenere la tecnologia all’interno del proprio laboratorio ed offrire così MyDiaby Watch ad un prezzo contenuto ( Euro 169) ed accessibile a molte persone diabetiche. Al contrario di molti altri strumenti allo studio MyDiaby Watch non necessita di cambio di sensori abbattendo così i costi elevati di qualsiasi sensore di ricambio.



Sul bordo del vario

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Siete persi tra ombrelloni ombrellai e cose da leggere guardare tra una abbronzatura sul bagnasciuga di questo agosto solo e solare? Siete persi nella ricerca di quel post, articolo che non riuscite a rintracciare nel blog vero? Ebbene sì lo riconosco: dopo 10 anni di pubblicazione e un totale di oltre 4000 pezzi venirne fuori è un bel casino. Io stesso non riesco a trovarne uno scritto e pubblicato sette anni fa circa e quindi non si può procrastinare la necessaria azione di riordino della materia.

Continuità nel variare del tempo e tempi, stuzzicando l’attenzione sulle diverse cose che prendono il cittadino convivente con la condizione denominata: assenza di produzione di cellule beta dagli isolotti contenuti nella ghiandola pancreatica, in sigla APCBISGP. Ecco una nuova modalità per far notare con discrezione che siamo diabetici tipo 1. Almeno così risolviamo il problema di coloro che vivono con imbarazzo tale patologia popolare su entrambi i fronti.

E mentre l’uomo medio italiano fa colazione a casa o al bar io vi sciorino l’ultimo dato della mia HbA1c: 46, precedente 47.

Un altro record storico! Il migliore di sempre!

A poca distanza dal compimento del mio 56esimo anno di vita un risultato, dei risultati impensabili alla luce di un passato diabetico sofferto e pieno di traumi, con molteplici episodi che misero a repentaglio la mia vita.

A cosa debbo tale importante fatto e risultato?

Certo alla continuità frutto della mia capacità di gestire e mantenere livellata monitorata la glicemia, conquista recente, degli ultimi 8/10 anni, in particolare con il passaggio dalle iniezioni multiple d’insulina al microinfusore d’insulina più sensore per il monitoraggio continuo della glicemia.

E ancora una volta il salto, il cambio di marcia, il volo nello spazio lo ha portato l’arrivo del Medtronic 640G: un mutamento epocale nella mia vita di diabetico.

Ma ci tengo a concludere la narrazione dell’argomento facendo una importante considerazione, o meglio ripetendola ancora una volta: tale tecnologia fatta per i diabetici tipo 1 non è adatta a tutti e non solo per questione di soldi ma per altre e molto solide ragioni.

Oltre a servire per chi è in età pediatrica e soffre di svarioni glicemici frutto della crescita e sviluppo, negli adulti che non avvertono le ipoglicemie ad esempio, ci deve essere una forza di volontà e capacità nel sapere gestire tali dispositivi, nel diabetico certo come nel medico diabetologo prescrittore. E tali passaggi non sono affatto scontati, poiché nel corso di questi ultimi anni ho visto diverse situazioni di compari di malattia dotati del congegno senza una adeguata preparazione e messi alla molla.

Ognuno è a suo modo un artista e non tutti siamo Raffaello o Michelangelo ma a volte dei semplici imbrattatori e capire, cogliere la differenza dovrebbe fare da punto di discrimine quando si fanno determinati tipi di scelta.



Buon Ferragosto!

Cosa faccio qua?

Auguro a tutti voi un Ferragosto pieno di colori,

il cielo d’azzurro dalle Azzorre a Lampedusa che vi porti serenità,

il calore del sole che scalda il cuore,

il rosso dell’amore delle persone

a voi vicine e il verde speranza che teniamo viva in un angolino della nostra anima.

Tra fuochi d’artificio e stelle cadenti, è racchiusa tutta la magia della notte di Ferragosto,

e tutto questo vi porti tante ore liete di sorrisi e serenità.

E nello stesso momento auguriamo buon ferragosto

a tutte quelle persone sole che non possono andare in vacanza.

A quelle anime fragili come i vecchietti.

A quei piccoli e dolci cuori dei bambini che non hanno genitori,

che vivono in orfanotrofio, in famiglie disagiate.

A tutte le persone che soffrono per malattia e sono in ospedale.

Siete nei nostri pensieri, preghiere e cuore.

Ma il ferragosto, italica celebrazione dell’estate, è una festività di origine antichissima – nella Roma imperiale denominata Feriae Augusti – modernamente celebrata il 15 agosto in Italia, nella Repubblica di San Marino e nel Canton Ticino. Il giorno di Ferragosto è tradizionalmente dedicato alle gite fuori porta con lauti pranzi al sacco e, data la calura stagionale, a rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri. Molto diffuso anche l’esodo verso le località montane o collinari, in cerca di refrigerio. E negli ultimi decenni è divenuto di fatto la festa del barbecue, alias grigliata e sinonimi varie. 

Il barbecue è un invito alla buona tavola casalinga, ma a una tavola particolare dove, al piacere di una cucina genuina, che esalta il sapore degli alimenti, si aggiunge la gioia di una giornata all’aria aperta.

Cucinare con il barbecue è di per sé un divertimento a cui può partecipare tutta la famiglia: vedrete che le vostre giornate di svago e i vostri pic-nic cambieranno sapore, rendendole dense di piccoli avvenimenti e di simpatici imprevisti che le renderanno movimentate e diverse. Le difficoltà nell’accendere la legna, il rischio di scottarsi le mani, il fumo negli occhi, tutto crea un clima particolare che contribuisce a dare un gusto unico al piatto che state preparando.

Il fatto stesso di non potere fare conti precisi sull’ora in cui si mangerà, di consumare il cibo man mano che viene pronto, un piatto alla volta (perché se aspettate di avere tutto cotto a puntino, i primi piatti si raffredderanno e diventeranno immangiabili), contribuisce a rendere vivace, allegra e spensierata l’atmosfera che si crea attorno al barbecue.

Non lasciatevi scoraggiare dalla legna un po’ riottosa o da un pezzo di came un po’ bruciacchiato. Si sa che le prime volte tutti trovano delle difficoltà. 

Storia e leggenda del barbecue cottura diretta sul fuoco o sulle braci è un metodo semplice e antico, che risale alle origini della civiltà ed è praticato in tutti i paesi e le culture del mondo.

Il termine “barbecue” sembra che abbia origine all’epoca della colonizzazione delle terre americane da parte degli spagnoli, quando probabilmente venne adottata una parola precolombiana. E un fatto che in alcuni paesi dell’America Latina la parola spagnola barbacoa ha tuttora il significato di intreccio di canne, graticcio, rete, mentre in altri, primo fra tutti il Messico, sta a indicare proprio la griglia su cui si cuociono gli animali interi.

Una versione più leggendaria, quella che viene tramandata in Francia, fa risalire l’origine del termine sempre ai viaggi compiuti dagli europei nel Nuovo Mondo. I primi esploratori dopo essersi meravigliati del fatto che gli indigeni cuocessero gli animali interi, li assaggiarono e ne rimasero talmente entusiasti che li gustarono de la barbe a la queue, descrivendo poi in patria la loro esperienza con questi termini.

Qualunque sia l’origine remota, il termine barbecue venne poi a far parte della lingua inglese, mantenendo sempre il significato di griglia su cui cuocere la came, ma acquistando anche quello di indicare il metodo di cottura alla brace, tanto è vero che ne è derivato anche il verbo to barbecue, che indica l’azione di cuocere il cibo su una griglia all’aperto.

Si può notare che il termine era sin dalle origini associato a due fattori: la cottura di animali interi e la preparazione all’aperto.

Oggi la cottura alla griglia, specie per verdure e frutta, ga recuperato la sua positività per quanto riguarda l’impatto sulla salute umana in quanto tale metodo preserva la conservazione dei nutrienti benefici che verranno poi assimilati con il metabolismo. Mentre occorre non esagerare con il consumo di carni rosse cotte al barbecue poiché possono incrementare tumori nel tratto gastrointestinale. 



Che viaggio

Agosto sul filo del racconto. Il Mio Diabete riprende anche quest’anno la buona abitudine del racconto settimanale pubblicato il giovedì sino alla fine del mese. Buona lettura!

Tu aspetti alla fermata dell’autobus un mezzo che non arriva. Già i trasporti pubblici in Italia, sono per scelta politica e personale, di pessima qualità, poi d’estate in città la faccenda peggiora ulteriormente. Aspetti e quando arriva è colmo non mai di gente e più della metà senza titolo di viaggio.

Aspetti e ti perdi a pensare tra ricordi e sorsi d’immaginazione che ti portano lontano dallo spazio presente, dentro a insenature mai esplorate, perduto tra le foglie di un radicchio appeso sul bordo della strada provinciale scopri una villaggio abitato da strane creature. Microrganismi deformi, impossibili da descrivere, che stanno facendo?

Cerco di nascondermi tra i filamenti macroscopici per non farmi trovare, io essere deforme d’altra specie, e credo d’esserci riuscito. Posso continuare ad osservare le loro attività. Ma quanta vita c’è in una foglia di radicchio, più che sotto casa mia.

Stanno come impastando qualcosa con una specie di bava prodotta dal loro stesso movimento, sembrano formare dei “pallini” di colore bianco. Chissà che vogliono fare?

La vita dell’infinitesimamente piccolo è affascinante: ne so qualcosa io, quando cercavo tra le pieghe e risvolti del divano un frammento del nano orecchino di mia sorella.

Ma ritorno ai batteri del mio mondo attuale: stanno lavorando ad un ritmo pazzesco su queste palline, sono meglio di un flipper, gioco antico dei giovani nati nei favolosi anni 60 del secolo scorso e molto popolare in quel tempo. L’unica cosa che manca in questo loro mondo è la musica al ritmo di formazione delle palline, oppure forse ce l’hanno mai io non la sento.

E loro proseguono incessantemente nel creare e rilasciare palline, poi cosa nuova, entra in azione un’altra specie di microrganismi che raccoglie comincia a raccogliere e ordinare questi oggetti.

La conformazione ha del miracoloso: sembra che stiano componendo delle lettere! Ma si mi hanno visto e vogliono dirmi qualcosa! Certo la natura è incredibile e offre sempre delle sorprese che ti lasciano senza parole, esterrefatto.

Sì mi stanno dicendo qualcosa nella mia lingua! Vedo un po’ che mi dicono?

“Uomo sta arrivando il bus”.

E’ proprio vero c’è qualcosa di grande in ogni piccola cosa, e questo è il vero viaggio…



Fattore DM

Hanno le stesse due lettere: Diabete Mellito – Dieta Mediterranea e non è un caso. 

Ecco perché.

Gli alimenti della dieta mediterranea tendono ad avere un basso indice glicemico, cioè il valore che indica la velocità con cui aumenta la glicemia a seguito dell’assunzione di un determinato alimento. Gli alimenti con un indice glicemico elevato creano nel sangue un picco di zuccheri rapido e significativo, mentre quelli con indice glicemico basso ne fanno alzare lentamente il livello.

Una dieta che fornisce un innalzamento lento degli zuccheri è perfetta per chi soffre di diabete e presenta, quindi, un organismo che non gestisce in modo normale un afflusso di zuccheri elevato. Verdura, frutta, cereali integrali e legumi (elementi chiave della dieta mediterranea) innescano una reazione degli zuccheri nel sangue molto più lenta rispetto, per esempio, al pane bianco, alla pasta di grano e agli snack dolci.

Uno studio del 2009 dell’Università di Napoli pubblicato negli Annals of Internal Medicine ha rivelato che i diabetici che seguivano la dieta mediterranea invece di una dieta povera di grassi erano in grado di controllare meglio la glicemia ed erano meno inclini ad avere bisogno di cure.

Per i diabetici anche la dimensione delle porzioni tipica della dieta mediterranea può fare la differenza. Gli alimenti amidacei come i cereali integrali, se assunti in dosi eccessive, possono anche far alzare il livello di zuccheri nel sangue, ma le porzioni classiche della dieta sono ridotte e consentono di tenere sotto controllo l’apporto di carboidrati. I benefici, però, non si limitano solo a chi è già affetto da diabete, perché questa dieta può anche ridurre il rischio di contrarre la malattia.

kUno studio dell’Università di Navarra, condotto su oltre 13.000 soggetti senza storia pregressa di diabete, ha dimostrato che chi segue la dieta mediterranea è meno incline a sviluppare il diabete di tipo 2. L’aspetto più interessante dello studio è che i partecipanti con fattori di rischio elevati per il diabete di tipo 2 (età avanzata, famigliarità della malattia e fumatori), ma che seguivano la dieta mediterranea in modo rigido, hanno registrato l’ 83% in meno di rischio di sviluppo della malattia.

Siccome viviamo un frangente contraddistinto dalla voglia di saltellare di qua in là tra un piatto pronto esotico e un altro spazzatura o di dubbia estrazione, viene buono il vecchio proverbio: cerchi lontano quel che hai vicino. Ecco non dimentichiamo la dieta mediterranea e se abbiamo lacune educative o mancanze in tal senso chiediamo di saperne di più parlandone con il team di diabetologia presso il nostro centro di riferimento.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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