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Albert Einstein

Facciamoci del male

E’ giunto il tempo delle scelte: occorre non solo il testamento biologico circa la donazione degli organi come sul fine vita ma decidere sulla cosiddetta “libertà di cura” nata con le polemiche suscitata dal metodo terapeutico praticato dal medico modenese Di Bella e mai cessate anzi si sono espanse in ogni tipo di malattia – dal diabete ai tumori passando per l’HIV ed ora approdate sulle vaccinazioni che, come si dovrebbe sapere, sono uno dei pilastri della medicina moderna nella profilassi e prevenzione di importanti condizioni infettive ad ampio contagio.

A questo punto occorre porre ai cittadini una scelta irrevocabile tra medicina allopatica e medicina omeopatica o alternativa.

La questione è seria poiché in questa fase contrassegnata dal caos politico e sociale, caduta delle religioni monoteiste e ritorno ad un animismo rivisitato sotto forma di misticismo e idolatria multiforme, tutto ciò che è Stato, ufficiale viene contrastato e delegittimato nonostante l’evidenza e le prove scientifiche. Ha ragione Einstein: ci sono due cose infinite, l’universo e la stupidità umana.

Comunque questa disperata caduta tra le braccia dei vari imbonitori e ciarlatani sulla pelle di persone credulone o comunque deboli, mette l’accento su alcuni punti ben noti e altrettanto critici della sanità ufficiale: l’incapacità di ascoltare e farsi carico. L’ho visto io in prima persona con il fallimento dell’evento organizzato lo scorso 30 novembre sulla medicina narrativa e diabete. Vai dal medico di base anche per un banale certificato di malattia, e non ha tempo oppure tocca aspettare ore mentre non ti senti bene. Ed io sono mesi che rinuncio, vado in ufficio malato perché impossibilitato ad accedere al servizio. Poi hai i vari dirigenti delle USL che ti parlano in creolo english-bocconiano con qualche frase in italiano, tanto per farsi capire. E tra sette ci si capisce: la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna è in mano alle logge massoniche, le quali non hanno interessi ad aprirsi verso l’esterno, tanto c’è internet.

Come diceva mio nonno: bisogna scendere dal pero, dal piedistallo dorato e riprendere il controllo della situazione, a cominciare dalla comunicazione, dalla parola.

Ho il diabete tipo 1 dal 1963 e nel 1969 mi venne la parotite epidemica, meglio conosciuta come orecchioni, fu una esperienza molto brutta e dolora sia per i sintomi che per la cura: tre iniezioni intramuscolari al giorno di cortisone per due settimane, con l’aggiunta di calcio carbonato. La parotite mi ha reso sterile.

Oggi per la parotite è disponibile un vaccino vivo attenuato, capace di indurre l’immunizzazione tramite infezione subclinica e non contagiosa, il quale induce anticorpi in oltre il 95% dei soggetti. In Italia esso è somministrato in combinazione con i vaccini per morbillo e rosolia (MPR), da praticare a partire dal secondo anno di vita.



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Mensana

Terminato un questionario se ne apre un altro: ma stavolta, e così lo sarà anche per le altre occasioni, ovvero rivolto a aspetti della patologia diabetica più specifici. Avrete un settimana di tempo per partecipare rispondendo ai semplici quesiti posti a seguire.

Gli effetti del diabete sulla sfera psico-comportamentale, il lato oscuro della malattia, trattato dai pazienti nel confessionale ambulatoriale (poco) o nelle focus group specie sui social (di più), ma una vera e propria trattazione e analisi del contesto e impatto soggettivo si stenta a trovare. Ci proviamo a farlo con questo primo sondaggio.

A proposito: il questionario intitolato Che fai? Ha ricevuto ben 1024 risposte rispetto alla precedente e prima edizione del 2013 che fu di 360. Grazie a quanti, tanti hanno risposto questa indagine indipendente, cosa non  facile nella congiuntura attuale letteralmente tempestata di sondaggi e affini. Renderemo pubblici i dati raccolti nel corso di un evento sul lato B della patologia diabetica visto dai diabetici, ovvero quello visto e percepito, sentito dagli altri: operatori sanitari, case farmaceutiche e altre rappresentazioni sociali.



#DRIttiaVoi che Programma!



Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 15.00, si terrà la seconda edizione di #DRIttiaVoi, l’incontro organizzato dai medici e ricercatori del San Raffaele Diabetes Research Institute (DRI) e interamente dedicato al diabete di tipo 1.
Come lo scorso anno, gli specialisti dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, moderati dalla giornalista Francesca Ulivi (diabetica tipo 1), aggiorneranno il pubblico sulle novità, dalle nuove tecnologie alla ricerca scientifica, e saranno a disposizione per rispondere sui temi di maggiore interesse. I bambini saranno coinvolti in un simpatico pomeriggio di gioco e merenda con i volontari dell’associazione SOStegno 70 onlus.
L’evento si terrà presso l’Aula Caravella (Dibit 1, piano -2), via Olgettina 58, Milano.
La partecipazione è GRATUITA e aperta a TUTTI.
È consigliata l’iscrizione online: http://dri.hsr.it/registrazione
Intervengono:
Francesco Bandello • Graziano Barera • Manuela Battaglia • Eleonora Bianconi • Andrea Bolla • Emanuele Bosi • Riccardo Bonfanti • Amelia Caretto • Maria Teresa Castiglioni • Maria Iole Colombini • Nicoletta Dozio • Marika Falcone • Diletta Fiandanca • Georgia Fousteri • Giulio Frontino • Pauline Grogan • Vito Lampasona • Rosangela Lattanzio • Andrea Laurenzi • Paola Maffi • Sabina Martinenghi • Franco Meschi • Chiara Molinari • Lucilla Monti • Paolo Monti • Rita Nano • Gabriella Panigoni • Rocco Pastore • Piermarco Piatti • Lorenzo Piemonti • Andrea Rigamonti • Marina Scavini • Valeria Sordi • Francesco Tecilazich • Gianpaolo Zerbini.
Modera:
• Francesca Ulivi (Giornalista).
Il DRI vi aspetta…ancora più numerosi dello scorso anno!
Per maggiori informazioni:
http://dri.hsr.it/
02 2643 3004


Nei giorni scorsi un importante evento scientifico si è tenuto presso Innsbruck, in Austria, dove i maggiori esperti europei e statunitensi di trapianto di isole pancreatiche e di pancreas per la cura del diabete si sono ritrovati per fare un punto della situazione e per pianificare i futuri sviluppi del campo. L’evento è stato per la prima volta promosso in modo congiunto dall’European Society for Organ Transplantation (ESOT, l’organizzazione scientifica che raggruppa le attività di trapianto europee) attraverso la sua sezione denominata European Pancreas and Islet Transplant Association (EPITA) e dalla The Transplantation Society (TTS, l’organizzazione non governativa che serve come forum internazionale per l’avanzamento a livello mondiale dei trapianti d’organo) attraverso la sua sezione International Pancreas and Islet Transplant Association (IPITA). In questa occasione due ricerche strategiche del San Raffaele Diabetes Research Institute di Milano sono state presentate e premiate come le migliori.

Il Dr. Antonio Citro, premiato come migliore presentazione orale, ha presentato un approccio innovativo di bioingegneria basata sull’utilizzo di matrici di organi decellularizzati. “La medicina rigenerativa ci sta offrendo possibilità solo pochi anni fa inimmaginabili, come per esempio la possibilità di costruire un bio-organo vitale in vitro in grado di secernere insulina in modo regolato una volta impiantato” spiega il Dr. Citro. La ricerca è frutto di una stretta collaborazione tra il DRI di Milano e il Laboratory for Organ Engineering and Regeneration diretto dal Prof. Harald Ott alla Harvard Medical School di Boston (USA) a dimostrazione di come la collaborazione internazionale sia uno dei prerequisiti essenziali per la ricerca innovativa e di frontiera.

La Dr.ssa Silvia Pellegrini, premiata come migliore presentazione poster, ha presentato gli ultimi avanzamenti nel campo della differenziazione di cellule staminali umane riprogrammate in cellule producenti insulina. “Stiamo facendo il possibile per riuscire ad arrivare quanto prima all’applicazione nell’uomo ed è motivo di orgoglio poter contribuire allo sforzo internazionale in questo campo” spiega la Dr.ssa Pellegrini. La Dr.ssa Pellegrini è supportata dalla Fondazione Diabete Ricerca, della Società Italiana Diabete (SID) a cui va un ringraziamento per lo sforzo nel promuovere le eccellenze italiane nel campo della ricerca sul diabete.


Tale evento in Italia è merce rara anzi unica nel suo genere: terminato l’anflatto romantico, poetico e infuso nella tenerezza dell’infanzia e giovinezza, il diabete tipo 1 prosegue invisibile, nello star bene e nello star bene per tutto il tempo che ci è dato da vivere, come adulti e vecchi. Come? Sempre con il solito refrain, fatto di controlli della glicemia, iniezioni d’insulina, calcolo di carboidrati grassi e proteine per azzeccare un equilibrio e compenso glicemico che, possibilmente, non ci porti all’ipoglicemia, iperglicemia con chetoacidosi. Cosa vogliamo realisticamente noi diabetici? Vogliamo che ci venga da un lato semplificata la vita quotidiana con la malattia e terapie più stabili ovvero che stabilizzino meglio il quadro glicemico e allontanino il più possibile l’esordio delle complicanze. Dritti a voi con noi. Grazie ai ricercatori e medici del San Raffaele di Milano: unici in tutti i sensi.


Infine una nota personale: quanto fanno e hanno fatto, faranno la diabetologia e il DRI del San Raffaele di Milano come le strutture analoghe degli altri punti di eccellenza presenti in Italia (Padova, Pisa, Torino, e alcune specifiche di Roma, Palermo, Cagliari, Sassari e Napoli, San Giovanni Rotondo e Bari), dovrebbe essere stimolo per farlo anche laddove manca. Bologna la dotta e grassa soprattutto quest’ultima vede, per quanto riguarda gli adulti diabetici di tipo 1, una situazione dove l’unica ricerca che viene fatta è per trovare la certificazione utile al rinnovo delle strisce, dove un diabetico con complicanze e altre patologie autoimmuni presenti e diagnosticate da tempo, dotato di microinfusore d’insulina e sensore glicemico, gli viene fissato l’appuntamento per la visita di controllo dal 30 agosto 2016 al 7 marzo 2017. Bologna ridotta male per quanto riguarda sia il presente, che parte da un passato di menefreghismo strutturale attorno a questo lato della patologia. Chi è avveduto non gli resta che migrare da altre parti almeno per avere un secondo parere e monitoraggio più “organico”. Chi ha: ha, e gli altri chi lo sà?



Studio suggerisce infezioni da enterovirus legati all’autoimmunità che porta al diabete di tipo 1

laboratorio

Una nuova ricerca pubblicata Diabetologia (giornale della Associazione Europea per lo Studio del Diabete [EASD]) evidenzia che i bambini con diabete di tipo 1 hanno una maggiore incidenza di infezioni da enterovirus prima di sperimentare i processi autoimmuni che portano all’esordio della patologia. Lo studio è dei professori Heikki Hyöty e Dr Hanna Honkanen, dell’Università di Tampere, in Finlandia, e colleghi.

Il diabete di tipo 1 è causato da un processo immunomediato che danneggia cellule beta produttrici d’insulina nel pancreas. La fase subclinica della malattia può essere identificata rilevando gli autoanticorpi. Gli enterovirus sono stati collegati al diabete di tipo 1 in studi che mostrano un aumento della frequenza di questi virus nel sangue e pancreas di individui diabetici e autoanticorpi-positivo come in studi che mostrano un aumento della frequenza di anticorpi enterovirus nelle persone con diabete di tipo 1. Tuttavia, questa associazione non è stato vista in tutti gli studi.

In questo nuovo studio, gli autori hanno analizzato se la presenza di enterovirus nelle feci è associata con la comparsa di autoimmunità nell’isolotto nella ricerca su” previsione diabete di tipo 1 e studio sulla sua prevenzione ” in Finlandia. L’attuale studio è il più grande fino ad oggi effettuato, in cui gli enterovirus sono stati analizzati in campioni di feci raccolti nel tempo da bambini che hanno sviluppato i segni di un processo cellulare che danneggia le beta cellule.

Un totale di 1673 campioni di feci da 129 bambini sono tornati positivi per più autoanticorpi insulari e 3108 campioni di feci di 282 bambini di controllo abbinati sono stati sottoposti a screening per la presenza di acido ribonucleico enterovirus (RNA – il materiale genetico trovato nel virus). Complessivamente, 108 infezioni sono state diagnosticate nei 129 casi di bambini e 169 infezioni nei 282 bambini di controllo durante tutto il follow-up (media 0,8 vs 0,6 infezioni per bambino). Questa differenza è stata osservata anche nelle infezioni che si sono verificati prima della comparsa di autoanticorpi (0,6 vs 0,4 infezioni per bambino).

Ulteriori analisi hanno dimostrato che l’eccesso di infezioni nei casi di bambini si è verificato più di 12 mesi prima che il primo campione autoanticorpi-positivo è stato prelevato. Durante questo periodo di tempo, una media di 0,62 infezioni sono stati diagnosticati per bambino rispetto a 0,33 infezioni per bambino di controllo, corrispondenti a 6,3 vs 2,1 infezioni per 10 anni di follow-up. In altre parole, i bambini con il diabete tipo 1 hanno avuto tre volte o più infezioni da enterovirus rispetto ai bambini di controllo.

Gli autori dicono: “. Il presente studio suggerisce che le infezioni da enterovirus nei bambini sono associati con la comparsa di autoanticorpi isolotto con un ritardo di circa 1 anno Questa scoperta supporta le osservazioni precedenti di altri studi prospettici i quali suggeriscono come le infezioni da enterovirus potrebbero svolgere un ruolo nella l’avvio del processo di danneggiamento delle beta. ”

Essi aggiungono che i grandi studi internazionali sono in corso per studiare questa associazione nei diversi paesi e per comprendere i meccanismi che rendono possibile a questi virus di infettare le cellule che producono insulina nel pancreas.

Essi dicono: “Sarà anche importante esplorare la possibilità di creare un vaccino contro questi virus per scoprire se si potrebbe impedire il diabete tipo 1.”




Il sovrappeso colpisce la metilazione del DNA

I chili in più che si guadagnano durante le vacanze natalizie non solo vanno sui fianchi, ma influiscono anche sul il vostro DNA. Questo è il risultato di uno studio internazionale su larga scala coordinato da Helmholtz Zentrum München, uno dei partner del Centro tedesco per la ricerca sul diabete, che ora è stato pubblicato in Nature. Lo studio dimostra che un alto indice di massa corporea porta a cambiamenti epigenetici a quasi 200 loci del genoma – con effetti sull’espressione genica.

Mentre i nostri geni non cambiano nel corso della vita, il nostro stile di vita può influenzare direttamente l’ambiente circostante. Gli scienziati parlano qui della dell’epigenoma (epi greca: oltre, al di fuori di, intorno), che si riferisce a tutto ciò che accade su o intorno i geni. Fino ad oggi non c’è stata molta ricerca su come l’epigenoma è alterata a causa del sovrappeso . “Questo problema è particolarmente rilevante perché si stima che un miliardo e mezzo di persone in tutto il mondo sia in sovrappeso”, ha detto il primo autore della ricerca, ilDr. Simone Wahl della Unità di Ricerca Epidemiologica Molecolare (AME) all’Helmholtz Zentrum München “, soprattutto se si considera che l’essere in sovrappeso può avere conseguenze negative e portare a diabete e malattie del sistema cardiovascolare e metabolico “.

Il più grande studio a livello mondiale su BMI e epigenetica

Per questo motivo, il gruppo di ricerca internazionale guidato dal Dr. Christian Gieger e Dr. Harald Grallert del AME (così come Jaspal Kooner e John Chambers dell’Imperial College di Londra) ha esaminato le possibili correlazioni tra indice di massa corporea (BMI) e cambiamenti epigenetici. Utilizzando la tecnologia allo stato dell’arte, il team ha effettuato più grande studio al mondo finora svolto sull’argomento.

Gli scienziati hanno esaminato i campioni di sangue di oltre 10.000 uomini e donne provenienti dall’Europa. Una gran parte di questi erano abitanti a Londra e di discendenza indiana, che secondo gli autori sono ad alto rischio per l’obesità e malattie metaboliche. In una prima fase con 5.387 campioni, il team di ricerca ha identificato 207 loci genici che erano epigeneticamente alterati dal BMI. Hanno quindi testato questi loci candidati in campioni di sangue di ulteriori 4.874 soggetti traendo conferma da 187 di questi. Ulteriori studi e osservazioni a lungo termine hanno anche indicato che i cambiamenti erano in prevalenza derivati dall’essere in sovrappeso – non la causa.

Cambiamenti significativi anche nella espressione dei geni infiammatori

“In particolare, cambiamenti significativi sono stati trovati nella espressione dei geni responsabili per il metabolismo dei lipidi e il trasporto del substrato, ma l’infiammazione legata ai gene loci veniva pure colpita”, ha detto il leader del gruppo Harald Grallert. Dai dati, il team è stato anche in grado di identificare i marcatori epigenetici che possono predire il rischio di diabete di tipo 2.

“I nostri risultati consentono nuove intuizioni circa le segnalazioni influenzate dall’obesità”, ha dichiarato Christian Gieger, capo della AME. “Ci auguriamo che questo porterà a nuove strategie per la previsione e, eventualmente, prevenzione del diabete tipo 2, e le altre conseguenze del sovrappeso”. Successivamente, nell’ambito della ricerca traslazionale nel Centro tedesco per la ricerca del diabete, i ricercatori vogliono studiare in dettaglio come i cambiamenti epigenetici influenzano l’espressione dei geni alla base.

Fagioli misti in insalata

Fagioli misti in insalata
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
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Ancora una volta per ricordare l’anno dei legumi proclamato da FAO e ONU, proponiamo un contorno nutriente e sano: un mix di fagioli borlotti e cannellini arricchito da fagiolini freschi! Ideale per sostituire un secondo di carne e fare del bene al nostro diabete.
Ingredienti
  • •50 g di Fagiolini
  • •1 Scalogno
  • •½ spicchio d'Aglio
  • •225 g di fagioli borlotti
  • •225 g di fagioli cannellini
  • •Olio extravergine di oliva q.b.
  • •1 peperoncino
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Lessate i fagioli in acqua bollente salata insieme allo scalogno tritato. Fate cuocere in acqua salata anche i fagiolini dopo averli lavati e puliti. Mettete il tutto in un recipiente da insalata. In una ciotola ottenete un preparato unendo il mezzo spicchio d'aglio tritato con alcuni cucchiai d'olio, un pizzico di sale e il peperoncino spezzettato. Usate questo condimento per l'insalata di fagioli e fagiolini aggiungendolo soltanto 10 minuti prima di portarla a tavola.
  2. Nel lessare fagioli e fagiolini fate in modo che il grado di cottura sia uniforme per tutti e tre i legumi.
  3. Se volete un sapore diverso per i vostri fagioli misti in insalata potete utilizzare una cipolla di Tropea al posto dello scalogno.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 400 Grassi: 10 Carboidrati: 29 Fibre: 5 Proteine: 18
Note
se usate i fagioli secchi bisogna aggiungere il tempo di ammollo in acqua di almeno 8-9 ore.

fagioli-misti-in-insalata

Sono fortunato

Sono un uomo fortunato: nonostante vivo con il diabete da cinquant’anni, ho sviluppato molte delle sue complicanze, l’artrite reumatoide si è aggiunta da 12 anni a questa parte, a dispetto di tutto ciò sono cresciuto e ho conosciuto, continuo a imparare, a vedere e prendere le sensazioni, cose che la vita ogni giorno offre. Posso curarmi e sono seguito lungo il percorso della malattia da personale medico e paramedico qualificato. Sono fortunato perché mi è stata data la possibilità di vaccinarmi da malattie che in altre parti di questo pianeta provocano morte prematura a tanti bambini e ragazzi. Sono fortunato perché nato in un momento della storia umana in cui si può vivere di diabete, quando un tempo così non era e ad altre latitudini ancora si muore poiché mancano addirittura le cose più elementari come: l’insulina. Sono fortunato perché sono e vivo.

Uno dei più grandi crimini rivolto ai nostri simili con scienza e coscienza ma anche per l’indifferenza, quest’ultima prevalente oggi, è rappresentato dall’ingiustizia che genera odio e semina violenza, dalla negazione a vivere con dignità e rispetto la propria vita a ciascun essere umano, vivente a prescindere dalla latitudine in cui vive e dalla razza, religione, lingua, idee e opinioni che esprime, ha.

Ecco fin dal primo momento i cui la mia mente e sensi hanno cominciato a guardarsi attorno ed esplorare gli esseri viventi e il mondo che mi circondava ho subito capito come fosse ed è presente dentro me il bisogno di impegnarmi e lottare per avere una società autentica e sensibile verso il proprio prossimo, sui valori fondamentali: diritto alla salute, al cibo, all’educazione, ad avere una vita dignitosa, una famiglia e un lavoro per poter realizzare i propri progetti piccoli o grandi che fossero. Non si finisce mai di fare, conoscere, imparare e per rendere possibile non un sogno ma un obiettivo in questo caso.

Ero piccino molto piccino quando restando fermo e immobile sul letto d’ospedale avevo capito che non era giusto ne per me, ne per i miei coetanei vivere così dentro un letto con le sbarre e si poteva fare di meglio e di più per cambiare. Da allora ad oggi resta in me punto fisso e cardine, un riferimento preciso lungo l’orizzonte: non arrendermi mai e lottare fino alla fine perché ogni bambino, ragazzo, uomo adulto o vecchio che sia non resti privo di cure e assistenza, in ogni luogo del nostro pianeta. Non si deve mai fermare l’impegno per migliorare le condizioni di vita dei malati e garantire laddove ciò non avviene. Sì è vero la ricerca in campo scientifico, medico ha fatto e continua a fare passi importanti, questo è bene ribadirlo ancora una volta, ma in molti posti manco c’è l’acqua corrente potabile e condizioni igieniche minime, figuriamoci cure e assistenza dignitose.

Albert Einstein during a lecture in Vienna in 1921

Le cicliche fasi di crisi sono una opportunità importante per separare il grano buono dall’erbaccia e desidero concludere la riflessione con questa citazione:

“Non possiamo pretendere che le cose cambino,

se continuiamo a fare le stesse cose. ….

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi.

La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura.

E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.

Senza crisi non c’è merito.

E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze.

Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”

– Albert Einstein

E per abbassare improvvisamente il profilo del post com’è andata la mia settimana diabetica? Ordinaria amministrazione: la media dei valori glicemici si è attestata su 158 mg/dl.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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