Albert Einstein

Pag 1 of 212

La ricerca potrà trattare il diabete di tipo I ingegnerizzando le isole pancreatiche al di fuori del corpo

Dr. Banerjee (a destra) con lo specializzando Dr Thomas Richardson.

DIABETEASY per partecipare clicca qui

Piccoli pacchetti di cellule chiamati isolotti diffuse in tutto il pancreas consentono all’organo di produrre insulina. Il diabete di tipo 1, noto anche come diabete giovanile, è causato dall’eliminazione di queste isole da parte del sistema immunitario. I pazienti devono assumere giornalmente l’insulina per cercare di mantenere lo zucchero nel sangue all’interno di una gamma accettabile, se si sviluppa troppo zucchero nel flusso sanguigno questi provoca l’iperglicemia, la chetoacidosi diabetica e, se non trattata, può portare anche a gravi conseguenza tra cui il decesso. I pazienti devono auto-regolare il loro zucchero nel sangue per tutta la loro vita, a meno che non ci sia un modo per ripristinare gli isolotti pancreatici.

Per esplorare tale potenziale, la National Science Foundation ha finanziato uno studio multiuniversitario condotto dai ricercatori dell’Università di Pittsburgh Swanson School of Engineering che stanno studiando l’uso di cellule staminali pluripotenti umane (hPSC) per ingegnerizzare le isole pancreatiche in laboratorio. Uno degli obiettivi principali della ricerca è quello di sviluppare un metodo di vascolarizzazione delle isole in vitro “letteralmente in provetta”, e gli studi suggeriscono che porteranno ad una maggiore vitalità e migliorata funzionalità dopo il trapianto.
“Questo è il primo tentativo di generare in vitro isolotti pancreatici vascolarizzati organoidi da hPSC”, spiega Ipsita Banerjee, professore associato di ingegneria chimica alla Pitt e principale investigatore dello studio. “Attraverso gli sforzi di collaborazione, abbiamo sviluppato un metodo per impiantare frammenti di vasi sanguigni nelle isole. Vascolarizzando gli isolotti prima di essere trapiantati nel corpo, è assai più probabile che sopravvivano e possano iniziare a regolare più rapidamente il glucosio nel sangue”.
Le isole pancreatiche hanno un’elevata domanda di ossigeno. Una volta dentro il corpo, necessitano di connettersi velocemente alle navi ospitanti, altrimenti iniziano a morire e perdono la loro capacità di regolare i livelli di glucosio nel sangue. I ricercatori hanno iniziato a cercare nuove tecniche per velocizzare la vascolarizzazione dopo che i test hanno iniziato a mostrare un’alta vascolarità, in ultima analisi ha migliorato l’esito del trapianto.
Oltre a sviluppare isolotti vascolarizzati all’interno del laboratorio, lo studio denominato:  “Costruire un isolotto vascolarizzato £D funzionale organoide da cellule staminali pluripotenti ” -utilizzando un sistema idrogel per creare una configurazione colturale cellulare tridimensionale che imita il modo in cui il corpo forma le cellule pancreatiche naturalmente.
“L’idrogel è come un ponteggio e aiuta a configurare le celle in uno spazio 3D”, dice il dottor Banerjee. “Lo status quo è lo hQCs organizzato in maniera casuale in configurazioni incontrollate con diverse dimensioni e struttura, ma usando l’idrogel sviluppato dal nostro collaboratore nello stato dell’Arizona, possiamo creare un’architettura precisa e multicellulare chiamata” sferoidi “. A differenza di una coltura 2D coltivata in un piatto di Petri, i sferoidi delle isole cresciuti sull’idrogel sembrano uguali a quelle fatti dal corpo “.
Anche se la ricerca del Dr. Banerjee influenzerà maggiormente la terapia cellulare per i diabetici, la creazione di una procedura per lo sviluppo di isole lavoratrici al di fuori del corpo potrebbe anche servire come strumento prezioso per testare l’efficacia e la tossicità di nuovi composti di farmaci per la malattia pancreatica. Le implicazioni generali della vascolarizzazione in vitro delle cellule si mostrano ancora più promettenti.
“I principi che stanno dietro alla progettazione della vascolarizzazione prima del trapianto si applicano a qualsiasi tipo di tessuto, non solo il pancreas”, dice Banerjee. “Anche quando gli isole dei donatori vengono utilizzati per un trapianto, una frazione delle isole sopravvive alla procedura. Ci aspettiamo che le misure avanzate che stiamo prendendo in laboratorio, prima che le nuove cellule entrino nel corpo del paziente, possano avere una forte applicazione per la prossima generazione di medicina rigenerativa.”



Facciamoci del male

E’ giunto il tempo delle scelte: occorre non solo il testamento biologico circa la donazione degli organi come sul fine vita ma decidere sulla cosiddetta “libertà di cura” nata con le polemiche suscitata dal metodo terapeutico praticato dal medico modenese Di Bella e mai cessate anzi si sono espanse in ogni tipo di malattia – dal diabete ai tumori passando per l’HIV ed ora approdate sulle vaccinazioni che, come si dovrebbe sapere, sono uno dei pilastri della medicina moderna nella profilassi e prevenzione di importanti condizioni infettive ad ampio contagio.

A questo punto occorre porre ai cittadini una scelta irrevocabile tra medicina allopatica e medicina omeopatica o alternativa.

La questione è seria poiché in questa fase contrassegnata dal caos politico e sociale, caduta delle religioni monoteiste e ritorno ad un animismo rivisitato sotto forma di misticismo e idolatria multiforme, tutto ciò che è Stato, ufficiale viene contrastato e delegittimato nonostante l’evidenza e le prove scientifiche. Ha ragione Einstein: ci sono due cose infinite, l’universo e la stupidità umana.

Comunque questa disperata caduta tra le braccia dei vari imbonitori e ciarlatani sulla pelle di persone credulone o comunque deboli, mette l’accento su alcuni punti ben noti e altrettanto critici della sanità ufficiale: l’incapacità di ascoltare e farsi carico. L’ho visto io in prima persona con il fallimento dell’evento organizzato lo scorso 30 novembre sulla medicina narrativa e diabete. Vai dal medico di base anche per un banale certificato di malattia, e non ha tempo oppure tocca aspettare ore mentre non ti senti bene. Ed io sono mesi che rinuncio, vado in ufficio malato perché impossibilitato ad accedere al servizio. Poi hai i vari dirigenti delle USL che ti parlano in creolo english-bocconiano con qualche frase in italiano, tanto per farsi capire. E tra sette ci si capisce: la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna è in mano alle logge massoniche, le quali non hanno interessi ad aprirsi verso l’esterno, tanto c’è internet.

Come diceva mio nonno: bisogna scendere dal pero, dal piedistallo dorato e riprendere il controllo della situazione, a cominciare dalla comunicazione, dalla parola.

Ho il diabete tipo 1 dal 1963 e nel 1969 mi venne la parotite epidemica, meglio conosciuta come orecchioni, fu una esperienza molto brutta e dolora sia per i sintomi che per la cura: tre iniezioni intramuscolari al giorno di cortisone per due settimane, con l’aggiunta di calcio carbonato. La parotite mi ha reso sterile.

Oggi per la parotite è disponibile un vaccino vivo attenuato, capace di indurre l’immunizzazione tramite infezione subclinica e non contagiosa, il quale induce anticorpi in oltre il 95% dei soggetti. In Italia esso è somministrato in combinazione con i vaccini per morbillo e rosolia (MPR), da praticare a partire dal secondo anno di vita.



Mensana

Terminato un questionario se ne apre un altro: ma stavolta, e così lo sarà anche per le altre occasioni, ovvero rivolto a aspetti della patologia diabetica più specifici. Avrete un settimana di tempo per partecipare rispondendo ai semplici quesiti posti a seguire.

Gli effetti del diabete sulla sfera psico-comportamentale, il lato oscuro della malattia, trattato dai pazienti nel confessionale ambulatoriale (poco) o nelle focus group specie sui social (di più), ma una vera e propria trattazione e analisi del contesto e impatto soggettivo si stenta a trovare. Ci proviamo a farlo con questo primo sondaggio.

A proposito: il questionario intitolato Che fai? Ha ricevuto ben 1024 risposte rispetto alla precedente e prima edizione del 2013 che fu di 360. Grazie a quanti, tanti hanno risposto questa indagine indipendente, cosa non  facile nella congiuntura attuale letteralmente tempestata di sondaggi e affini. Renderemo pubblici i dati raccolti nel corso di un evento sul lato B della patologia diabetica visto dai diabetici, ovvero quello visto e percepito, sentito dagli altri: operatori sanitari, case farmaceutiche e altre rappresentazioni sociali.



#DRIttiaVoi che Programma!



Sabato 11 febbraio 2017, alle ore 15.00, si terrà la seconda edizione di #DRIttiaVoi, l’incontro organizzato dai medici e ricercatori del San Raffaele Diabetes Research Institute (DRI) e interamente dedicato al diabete di tipo 1.
Come lo scorso anno, gli specialisti dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, moderati dalla giornalista Francesca Ulivi (diabetica tipo 1), aggiorneranno il pubblico sulle novità, dalle nuove tecnologie alla ricerca scientifica, e saranno a disposizione per rispondere sui temi di maggiore interesse. I bambini saranno coinvolti in un simpatico pomeriggio di gioco e merenda con i volontari dell’associazione SOStegno 70 onlus.
L’evento si terrà presso l’Aula Caravella (Dibit 1, piano -2), via Olgettina 58, Milano.
La partecipazione è GRATUITA e aperta a TUTTI.
È consigliata l’iscrizione online: http://dri.hsr.it/registrazione
Intervengono:
Francesco Bandello • Graziano Barera • Manuela Battaglia • Eleonora Bianconi • Andrea Bolla • Emanuele Bosi • Riccardo Bonfanti • Amelia Caretto • Maria Teresa Castiglioni • Maria Iole Colombini • Nicoletta Dozio • Marika Falcone • Diletta Fiandanca • Georgia Fousteri • Giulio Frontino • Pauline Grogan • Vito Lampasona • Rosangela Lattanzio • Andrea Laurenzi • Paola Maffi • Sabina Martinenghi • Franco Meschi • Chiara Molinari • Lucilla Monti • Paolo Monti • Rita Nano • Gabriella Panigoni • Rocco Pastore • Piermarco Piatti • Lorenzo Piemonti • Andrea Rigamonti • Marina Scavini • Valeria Sordi • Francesco Tecilazich • Gianpaolo Zerbini.
Modera:
• Francesca Ulivi (Giornalista).
Il DRI vi aspetta…ancora più numerosi dello scorso anno!
Per maggiori informazioni:
http://dri.hsr.it/
02 2643 3004


Nei giorni scorsi un importante evento scientifico si è tenuto presso Innsbruck, in Austria, dove i maggiori esperti europei e statunitensi di trapianto di isole pancreatiche e di pancreas per la cura del diabete si sono ritrovati per fare un punto della situazione e per pianificare i futuri sviluppi del campo. L’evento è stato per la prima volta promosso in modo congiunto dall’European Society for Organ Transplantation (ESOT, l’organizzazione scientifica che raggruppa le attività di trapianto europee) attraverso la sua sezione denominata European Pancreas and Islet Transplant Association (EPITA) e dalla The Transplantation Society (TTS, l’organizzazione non governativa che serve come forum internazionale per l’avanzamento a livello mondiale dei trapianti d’organo) attraverso la sua sezione International Pancreas and Islet Transplant Association (IPITA). In questa occasione due ricerche strategiche del San Raffaele Diabetes Research Institute di Milano sono state presentate e premiate come le migliori.

Il Dr. Antonio Citro, premiato come migliore presentazione orale, ha presentato un approccio innovativo di bioingegneria basata sull’utilizzo di matrici di organi decellularizzati. “La medicina rigenerativa ci sta offrendo possibilità solo pochi anni fa inimmaginabili, come per esempio la possibilità di costruire un bio-organo vitale in vitro in grado di secernere insulina in modo regolato una volta impiantato” spiega il Dr. Citro. La ricerca è frutto di una stretta collaborazione tra il DRI di Milano e il Laboratory for Organ Engineering and Regeneration diretto dal Prof. Harald Ott alla Harvard Medical School di Boston (USA) a dimostrazione di come la collaborazione internazionale sia uno dei prerequisiti essenziali per la ricerca innovativa e di frontiera.

La Dr.ssa Silvia Pellegrini, premiata come migliore presentazione poster, ha presentato gli ultimi avanzamenti nel campo della differenziazione di cellule staminali umane riprogrammate in cellule producenti insulina. “Stiamo facendo il possibile per riuscire ad arrivare quanto prima all’applicazione nell’uomo ed è motivo di orgoglio poter contribuire allo sforzo internazionale in questo campo” spiega la Dr.ssa Pellegrini. La Dr.ssa Pellegrini è supportata dalla Fondazione Diabete Ricerca, della Società Italiana Diabete (SID) a cui va un ringraziamento per lo sforzo nel promuovere le eccellenze italiane nel campo della ricerca sul diabete.


Tale evento in Italia è merce rara anzi unica nel suo genere: terminato l’anflatto romantico, poetico e infuso nella tenerezza dell’infanzia e giovinezza, il diabete tipo 1 prosegue invisibile, nello star bene e nello star bene per tutto il tempo che ci è dato da vivere, come adulti e vecchi. Come? Sempre con il solito refrain, fatto di controlli della glicemia, iniezioni d’insulina, calcolo di carboidrati grassi e proteine per azzeccare un equilibrio e compenso glicemico che, possibilmente, non ci porti all’ipoglicemia, iperglicemia con chetoacidosi. Cosa vogliamo realisticamente noi diabetici? Vogliamo che ci venga da un lato semplificata la vita quotidiana con la malattia e terapie più stabili ovvero che stabilizzino meglio il quadro glicemico e allontanino il più possibile l’esordio delle complicanze. Dritti a voi con noi. Grazie ai ricercatori e medici del San Raffaele di Milano: unici in tutti i sensi.


Infine una nota personale: quanto fanno e hanno fatto, faranno la diabetologia e il DRI del San Raffaele di Milano come le strutture analoghe degli altri punti di eccellenza presenti in Italia (Padova, Pisa, Torino, e alcune specifiche di Roma, Palermo, Cagliari, Sassari e Napoli, San Giovanni Rotondo e Bari), dovrebbe essere stimolo per farlo anche laddove manca. Bologna la dotta e grassa soprattutto quest’ultima vede, per quanto riguarda gli adulti diabetici di tipo 1, una situazione dove l’unica ricerca che viene fatta è per trovare la certificazione utile al rinnovo delle strisce, dove un diabetico con complicanze e altre patologie autoimmuni presenti e diagnosticate da tempo, dotato di microinfusore d’insulina e sensore glicemico, gli viene fissato l’appuntamento per la visita di controllo dal 30 agosto 2016 al 7 marzo 2017. Bologna ridotta male per quanto riguarda sia il presente, che parte da un passato di menefreghismo strutturale attorno a questo lato della patologia. Chi è avveduto non gli resta che migrare da altre parti almeno per avere un secondo parere e monitoraggio più “organico”. Chi ha: ha, e gli altri chi lo sà?



Studio suggerisce infezioni da enterovirus legati all’autoimmunità che porta al diabete di tipo 1

laboratorio

Una nuova ricerca pubblicata Diabetologia (giornale della Associazione Europea per lo Studio del Diabete [EASD]) evidenzia che i bambini con diabete di tipo 1 hanno una maggiore incidenza di infezioni da enterovirus prima di sperimentare i processi autoimmuni che portano all’esordio della patologia. Lo studio è dei professori Heikki Hyöty e Dr Hanna Honkanen, dell’Università di Tampere, in Finlandia, e colleghi.

Il diabete di tipo 1 è causato da un processo immunomediato che danneggia cellule beta produttrici d’insulina nel pancreas. La fase subclinica della malattia può essere identificata rilevando gli autoanticorpi. Gli enterovirus sono stati collegati al diabete di tipo 1 in studi che mostrano un aumento della frequenza di questi virus nel sangue e pancreas di individui diabetici e autoanticorpi-positivo come in studi che mostrano un aumento della frequenza di anticorpi enterovirus nelle persone con diabete di tipo 1. Tuttavia, questa associazione non è stato vista in tutti gli studi.

In questo nuovo studio, gli autori hanno analizzato se la presenza di enterovirus nelle feci è associata con la comparsa di autoimmunità nell’isolotto nella ricerca su” previsione diabete di tipo 1 e studio sulla sua prevenzione ” in Finlandia. L’attuale studio è il più grande fino ad oggi effettuato, in cui gli enterovirus sono stati analizzati in campioni di feci raccolti nel tempo da bambini che hanno sviluppato i segni di un processo cellulare che danneggia le beta cellule.

Un totale di 1673 campioni di feci da 129 bambini sono tornati positivi per più autoanticorpi insulari e 3108 campioni di feci di 282 bambini di controllo abbinati sono stati sottoposti a screening per la presenza di acido ribonucleico enterovirus (RNA – il materiale genetico trovato nel virus). Complessivamente, 108 infezioni sono state diagnosticate nei 129 casi di bambini e 169 infezioni nei 282 bambini di controllo durante tutto il follow-up (media 0,8 vs 0,6 infezioni per bambino). Questa differenza è stata osservata anche nelle infezioni che si sono verificati prima della comparsa di autoanticorpi (0,6 vs 0,4 infezioni per bambino).

Ulteriori analisi hanno dimostrato che l’eccesso di infezioni nei casi di bambini si è verificato più di 12 mesi prima che il primo campione autoanticorpi-positivo è stato prelevato. Durante questo periodo di tempo, una media di 0,62 infezioni sono stati diagnosticati per bambino rispetto a 0,33 infezioni per bambino di controllo, corrispondenti a 6,3 vs 2,1 infezioni per 10 anni di follow-up. In altre parole, i bambini con il diabete tipo 1 hanno avuto tre volte o più infezioni da enterovirus rispetto ai bambini di controllo.

Gli autori dicono: “. Il presente studio suggerisce che le infezioni da enterovirus nei bambini sono associati con la comparsa di autoanticorpi isolotto con un ritardo di circa 1 anno Questa scoperta supporta le osservazioni precedenti di altri studi prospettici i quali suggeriscono come le infezioni da enterovirus potrebbero svolgere un ruolo nella l’avvio del processo di danneggiamento delle beta. ”

Essi aggiungono che i grandi studi internazionali sono in corso per studiare questa associazione nei diversi paesi e per comprendere i meccanismi che rendono possibile a questi virus di infettare le cellule che producono insulina nel pancreas.

Essi dicono: “Sarà anche importante esplorare la possibilità di creare un vaccino contro questi virus per scoprire se si potrebbe impedire il diabete tipo 1.”




Pag 1 of 212

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

Newsletter



Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

IMD è mobile

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


2016 Image Banner 120 x 600