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Angela Merkel

I giovani hanno scarsa conoscenza dell’igiene alimentare

I casi ogni anno di intossicazione alimentare sono stimati in oltre 500.000, con un costo sociale di oltre 1 miliardi di corone svedesi. La manipolazione corretta del cibo è un problema di conoscenza e in un nuovo studio dell’Università di Uppsala, Marie Lange, studente di dottorato in scienze alimentari, dimostra che i giovani hanno scarsa consapevolezza di giene alimentare. Ad esempio, uno su cinque non sapeva che il pollo deve sempre essere cotto.

L’intossicazione alimentare può portare a gravi conseguenze per l’individuo, come malattie secondarie e nel peggiore dei casi, anche la morte. I mezzi di comunicazione hanno recentemente riportato notizie di un gran numero di persone affette da malattie legate al Campylobacter. Attualmente c’è una sensibilizzazione accentuata verso il trasferimento di responsabilità dal produttore al consumatore per impedire l’intossicazione alimentare, che pone esigenze di conoscenza e comportamento dei consumatori.

Conoscenza inadeguata

Nella sua nuova tesi, Marie Lange dimostra l’inadeguata consapevolezza dell’igiene tra i giovani consumatori. In uno studio condotto tra gli studenti dell’ultimo anno scuola media superiore, uno studente su cinque non sapeva che il pollo deve sempre essere cotto. Quasi la metà degli studenti ha pensato che fosse giusto assaggiare carne macinata cruda, anche se dieci anni fa la l’Agenzia Nazionale Alimentare svedese aveva pubblicato informazioni circa il fatto che anche un assaggio di carne macinata contaminata potrebbe essere pericoloso alimentando il rischio di contrarre la EHEC. Quasi la metà degli studenti anche pensato che +8 gradi Celsius era una temperatura di refrigerazione sufficiente.

Gli studenti mancavano anche consapevolezza circa l’importanza di lavarsi le mani ed evitare la contaminazione incrociata (dove i batteri da un tipo di cibo vengono trasferiti ad un altro), entrambi sono tra i modi più comuni per evitare intossicazione alimentare. Lo studio dimostra che i ragazzi, soprattutto quelli che raramente o mai cucinano cibo a casa, corrono un rischio maggiore di contrarre una grave intossicazione alimentare.

Necessaria una migliore istruzione

“I risultati della tesi mostrano che i giovani consumatori hanno bisogno di una migliore educazione all’igiene, e che l’insegnamento va messo nella materia scolastica primaria sottolineando con maggiore chiarezza l’igiene alimentare

Ad esempio, molti studenti riscaldano il cibo quotidiano, spesso nel forno a microonde, ma il riscaldamento è una zona a rischio che spesso manca dalle lezioni scolastiche, perché il pasto preparato viene tradizionalmente consumato durante le lezioni.

L’insegnamento ha bisogno di essere meglio affrontato nelle questioni relative alla pratica quotidiane connesse al rischio, come ad esempio il lavaggio delle mani, la contaminazione incrociata, riscaldamento e refrigerazione, al fine di aumentare le opportunità degli studenti per l’apprendimento. Gli insegnanti hanno bisogno di essere più riflessivi e rimanere aggiornati sulle informazioni, mentre le agenzie responsabili devono essere più chiare nelle loro comunicazione e offrire alle scuole informazioni aggiornate e materiale didattico, secondo Marie Lange.



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Diabetico: fai la puntura nel modo giusto

Advancing the world of health…and the education. Fai avanzare la salute con l’educazione. Un diabetico tipo 1 lo sa bene quanto è importante fare nel modo giusto le iniezioni d’insulina: non solo per rendere efficace il flusso del farmaco nell’organismo e cercare di mantenere in equilibrio lo zucchero nel sangue, ma per evitare la formazione di bozzi sulla pelle e lipodistrofie, infezioni e altro che potrebbero rendere inefficace l’azione dell’ormone inietta. Ma la piu grande azienda mondiale di aghi e siringhe: la BD, viene in nostro aiuto. Nasce BD and Me il nuovo servizio di educazione online sulle tecniche di iniezione dell’insulina. L’Italia è tra i primi paesi europei ad offrire questo servizio. Scopri di più su www.bd.com/bdandme .



Cercare le risposte

Androide TD1

Androide TD1

Un limite personale, ma veramente molto personale offerto su di un vassoio d’argento dal diabete tipo 1 esordito a poco meno di due anni d’età e proseguito con ricoveri continui in ospedale e esami su esami del sangue prelevati con aghi di spessore simile a chiodi dal braccio, mani e gambe e non solo ha portato in me la completa mancanza di volontà nel sfidare me stesso in molte imprese fisiche straordinarie e ordinarie, non per la paura del dolore fisico, del trauma ma molto più schiettamente per non tornare più ricoverato in ospedale. Ecco i tanti ricoveri mi hanno segnato come la mancanza di un supporto familiare causa genitori deboli, incapaci a gestire la complessità di una malattia qual era all’epoca (1963) il diabete infantile e con pediatri altrettanto incapaci sia sotto il profilo medico che psicologico – relazionale ad essere d’aiuto, malsana tradizione proseguita negli anni a venire con diabetologi cauterizzati fondamentalmente da due grandi specie: mister sorriso e basta oppure il dottor cazziatone e avanti il prossimo.

E proprio prendendo spunto da quanto descritto capisco anche se per mentalità non condivido, accetto, la voglia di molti adolescenti e giovani adulti anche con diabete di tipo 1 di stare male. Tale contesto e comportamento è legato alla voglia di provare, di sbattere la testa e il muso contro la realtà, la vita. Alcuni poi sono talmente infoiati sull’obiettivo di farsi male irrimediabilmente che addirittura mettono a repentaglio la vita stessa pur di mettersi alla prova.

E il perenne ciclo dei due volti della stessa medaglia, di ciò che è bene e ciò che è male, ciò che fa bene e ciò che fa male. Un questione che riprendo, sviluppata qualche articolo fa. Noi esseri umani siamo sempre in viaggio e in continua esplorazione. Portiamo appresso il nostro bagaglio di esperienze. Le tratteniamo con grande forza semplicemente per addentare la vita e tenercela amica.

Noi esseri umani dobbiamo comprendere bene quando è il momento di lasciare libero il corpo esprimere la libertà attraverso la conoscenza e riconoscenza. Trattenere i sogni vissuti, i percorsi vicini, e anche diversi se sono stati condivisi, sostenuti a vicenda e raggiunti per portarli ad essere raggi di Sole, idee e progetti che illuminano la vita. Noi essere umani tratteniamo le cadute, quelle personali e quelle in comune. Perché in quelle personali troviamo le persone pronte a farci rialzare e in quelle in comune ci hanno fatto stringere la mano di quelle persone per ritrovare il coraggio a riprendere il cammino.

Noi esseri umani incateniamo momenti ed emozioni che ci hanno lasciato qualcosa, parole che ci hanno indicato la strada, sconfitte che ci hanno umiliato e vittorie che ci hanno esaltato e ci hanno fatto abbracciare forte. Sappiamo che il nostro viaggio ci farà incontrare altri come noi. Fondersi e ritrovarsi significa dare vita e speranza di vita.

Tuttavia sappiamo che non esiste la parola “sempre”, non esiste la parola “mai”, non esiste la parola “spazio” e non esiste la parola “tempo”. Vediamo sempre un orizzonte e non ci fermano mai perché trasportano i riflessi dei battiti e pensieri, e la luce della speranza dei nostri occhi.

La differenza la facciamo noi. Tra vivere per crescere e appassire di cicatrici

Le infezioni nascoste dei denti possono predisporci alle malattie cardiache

dentistaSecondo uno studio condotto presso l’Università di Helsinki, un’infezione della punta della radice di un dente aumenta il rischio di malattia coronarica, anche se è asintomatica.

Le infezioni dentali nascoste nella punta della radice sono molto comuni: ben uno su quattro finlandesi ne soffre di almeno una. Tali infezioni sono generalmente rilevate per caso dai raggi-X.
“La sindrome coronarica acuta è 2,7 volte più comune tra i pazienti con i denti non trattati e che necessitano di terapia canalare rispetto ai pazienti senza questo problema,” dice il ricercatore John Liljestrand.
Lo studio è stato condotto presso il Dipartimento di Odontoiatria e Maxillofacciale dell’Università di Helsinki, in collaborazione con il Centro Cardipolmonare dell’Ospedale Universitario di Helsinki. I suoi risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero del Journal of Dental Research.
L’infezione nella punta della radice dentale, o parodontite apicale, è una reazione di difesa del corpo contro le infezioni microbiche nella polpa dentale. La carie è la causa più comune di tale infezione .
Oggi, l’informazione è sempre più disponibile circa la connessione tra le infezioni orali e molte malattie croniche più comuni. Ad esempio, la parodontite, una malattia infiammatoria che colpisce i tessuti che circondano i denti, il cui già basso grado di infiammazione è considerato come un fattore di rischio indipendente sia per la malattia coronarica come per il diabete. Tali infezioni sono state studiate relativamente poco in questo contesto, anche se sembrano essere collegate pur con un basso grado di infiammazione.
Lo studio è stato effettuato su una coorte di 508 pazienti finlandesi, età media di 62 anni i quali avevano problematiche cardiache al momento dell’indagine. Le loro arterie coronarie sono state esaminate mediante angiografia, e il 36 per cento di loro erano affetti da stabile malattia coronarica, il 33 per cento con sindrome coronarica acuta , e 31 aveva sofferto di malattia coronarica in misura significativa. I loro denti sono stati esaminati utilizzando la tomografia panoramica dei denti e mascelle, e ben il 58 per cento è stato trovato affetto da una o più lesioni infiammatorie.
I ricercatori hanno anche scoperto che le infezioni alla punta della radice dentale erano collegate con un alto livello di anticorpi sierici a sua volta collegati ai batteri comuni causa di tali infezioni. Questo dimostra che le infezioni orali influenzano altre parti del corpo. Le analisi statistiche hanno tenuto conto di età, sesso, fumo, diabete di tipo 2, indice di massa corporea, la parodontite e il numero di denti come fattori confondenti.
Le malattie cardiovascolari causano oltre il 30 per cento dei decessi a livello generale. Possono essere prevenuti con una dieta sana, il controllo del peso, l’esercizio fisico e assenza di fumo. Per quanto riguarda la salute del cuore, dovrebbero essere prese misure per prevenire o trattare le infezioni orali, in quanto sono molto comuni e spesso asintomatiche. Il  trattamento dei canali radicolari di un dente infetto può ridurre il rischio di malattie cardiache, ma sono necessarie ulteriori ricerche.

E’ la vita con il diabete tipo 1 bellezza

morevariabilGuardoni del nostro tempo sempre, anche in movimento ora grazie alla tecnologia, ma sempre guardoni. Guardare, osservare è sì una funzione basilare di ogni essere vivente in questo pianeta, ma non basta per la specie umana. Guardare fa da premessa all’agire e non consente l’essere inattivo, passivo. Restiamo a guardare perché non abbiamo più la percezione del pericolo o semplicemente per la mancanza di stimoli?

Ieri riflettevo sul tempo, oggi lo scorro e domani? Beh domani molto probabilmente mi genufletterò sul tempo, anzi magari resterò sdraiato su di un’amaca con la pioggia che mi bagna, il sole che mi scalda e il vento a portarmi via il valore delle emozioni. Rispetto ai miliardi di anni del nostro universo, la nostra “finestra temporale” è infinitamente limitata. Una goccia nell’oceano non rende minimamente l’idea. Anni luce di spazio senza vita e noi qui a contemplarli. Tutto questo conferisce all’esistenza e alla coscienza un valore inestimabile. Eppure, è la nostra percezione a dare forma e senso a ogni cosa. Se le emozioni rappresentano il veicolo con cui “riflettiamo” l’universo, non sono forse esse importanti quanto la vita stessa?

Cosa sarebbe un’esistenza senza la sua percezione? Forse un elemento fine a se stesso. Per questo è incredibilmente importante dare spazio alle proprie emozioni: amare, sorprendersi, sfiorarsi, piangere, ridere, fantasticare, appassionarsi, esprimere i propri sentimenti anche andando contro tutto e tutti perché qualunque costruzione sociale non varrà mai quanto un’emozione. Cambiare, evolversi, scoprire, essere “folli”, sfidare il cosiddetto “senso comune”. Fare tutto questo consapevolmente demarca il confine tra esistere e vivere. Nel mezzo dell’infinito che ci precede, ci segue e circonda, sarà probabilmente l’unica cosa che abbia davvero avuto importanza. Naturalmente.

La percezione combinata all’azione e determinante nella vita e contesto con il diabete, sia per il diabetico medesimo che per quanti dividono il tempo con lui. Non sempre serve poiché nel perenne e imprevedibile gioco basato sulla prontezza di riflessi a volte freghiamo il sistema immunitario altre ci fotte lui. Ma essere preparati ad affrontarlo aiuta eccome.

Se le basi non te le indica e insegna nessuno e hai anni da campare lo imparerai da solo, lungo il tempo attraversato dai giorni e anni accumulati da visite e nozioni mutanti e no, ma sempre lì appese a un chiodo di cristallo a bordo del crinale.

In questo frangente dove tutto sembra essere un gioco: d’azzardo, al massacro, tra scommesse legali o clandestine, noi diabetici in fondo siamo dei giocatori incalliti no? Perché prima che scatti il fatidico “game over”, facciamo parte integrante del sistema SISAL: prova a indovinare come sarà la glicemia domattina, magari con preliminare spremitura delle meningi per ipotizzare il risultato.

E il diabetologo? Beh questa figura assomiglia sempre per più all’ottocentesco notaio di manzoniana memoria, anche perché essendo il diabetico di tipo 1 (adulto) solitamente o un esigente, o un che s’arrangia tanto sa che di questo tipo di malato al medico non gliene importa niente, dopo decenni di malattia resta l’apologia del caso a dare la via retta o errata che sia.

 

Il cuore a mille…

E ti svegli. Con il cuore che batte a mille. Così tanto che sembra che vuole uscirti dal petto. E non c’è bisogno di essere un genio per capire il perché. Tanto lo sai bene. Una ipo. Una bella tosta ipo. Di quelle che non avevi da un bel po. E il glucometro ti da un 44. Riesci ad alzarti dal letto e raggiungere la cucina. Riesci a mangiare quello che serve. E li l’ipo ti travolge con tutta la sua forza. Perché non basta solo il cuore a mille. Eh no. Sarebbe stato troppo facile. La spossatezza ti avvolge. Cominci a sudare come se avessi fatto una maratona di non so cosa. E intanto che sei li sdraiata sul letto ad aspettare che la glicemia salga, beh, l’ipo ti colpisce anche psicologicamente. La domanda di “Cosa sarebbe successo se non fossi riuscita a svegliarmi?”, beh, esce diciamo spontanea. Anche se per te è strano, tu queste domande non te li sei mai fatta. Non perché le ipo non ti fanno paura, ma perché negli anni sei riuscita a gestirle. Solo che adesso no. Sei li e ti chiedi. Cosa sarebbe successo? Tanto a casa eri da sola. Come sei la maggior parte del tempo. E una sensazione di non so cosa ti travolge. Ti scuote fino in profondità. E crolli. E per un attimo vorresti che ci fosse qualcuno. Qualcuno che riesca a tenere con te questo fardello. Qualcuno che puntualmente non c’è. E ancora una volta ti rendi conto che il diabete è solo tuo, che cmq sia nessun altro riuscirebbe a fare niente per cambiare le cose. O forse si. Forse non riuscirebbe a fare niente per il diabete, quello è vero, ma un abbraccio potrebbe sistemare tutto. Anche un cuore che piange, anche un cuore a mille.

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#Mamma per sempre

Domani è la Festa della Mamma, e il Mio Diabete dedica un breve ma sentito pensiero a tutte le mamme speciali che ognuno ha in cuore e nell’anima, a tutte coloro che hanno avuto e hanno cura, amore per i piccini diabetici, per i quali ogni giorno controllano la glicemia, fanno insulina, curano la dieta e gli fanno fare tutti gli esami e visite necessarie, intervengono prontamente in caso di ipoglicemia, iperglicemia e chetoacidosi. E molto altro ancora. Semplicemente uniche, semplicemente GRAZIE! Tu mamma mi hai donato la vita, mi hai insegnato ad amarla ed apprezzarla, mi sei stata sempre accanto nei momenti difficili e in quelli belli! Auguri mamma, auguri a te che sei la mia più cara amica. Il Mio Diabete fa una dedica speciale a una mamma speciale, che presto imparerete a conoscere su questo blog codice #CFD Ti Vogliamo Bene!

E in regalo questa ricetta!

Torta di panna e fragole
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Tipo ricetta: Torte
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Domani è la festa della mamma…quale migliore occasione per sorprenderla e prepararle un goloso dolce dal cuore di panna, per coccolarla e mostrarle una volta in più il nostro affetto? Questa ridetta vi è offerta da Arborea che vi propone un dolce delicato da realizzare con la Panna Fresca Pastorizzata Arborea. Una torta semplice dal cuore morbido e dal profumo di fragole, frutto protagonista della stagione primaverile. Allora che aspettate? Non vi resta che mettere le mani in pasta e prepararvi a regalare un sorriso alla vostra mamma…a qualunque età… perché la mamma è sempre la mamma!!
Ingredienti
  • Per il pan di Spagna
  • 150 gr farina 00
  • 35 gr dolcificante
  • 50 gr fecola
  • 4 uova medie
  • Per la crema di panna e fragole
  • 400ml panna fresca Arborea
  • 300 gr fragole fresche
  • 1 cucchiaino di dolcificante
  • Per la decorazione
  • 200 ml panna fresca Arborea
  • 1 cucchiaino di dolcificante zucchero
  • q.b. fragole
Preparazione
  1. Per il pan di spagna
  2. Iniziare accendendo il forno a 180°.
  3. In una ciotola montare il dolcificante con le uova e lavorare sino a che il composto non risulta cremoso. Pian piano aggiungere la farina setacciata e la fecola di patate. Continuare a lavorare il composto in modo da amalgamare bene il tutto. Versare in una teglia da forno e cuocere per 20 minuti circa.
  4. Sfornare, togliere dalla teglia e lasciar raffreddare il pan di spagna su una griglia. Per la crema di panna e fragole. Pulire le fragole eliminando le foglioline verdi. Mettere le fragole mondate nel mixer con poco dolcificante e frullare. Montare la panna con il restante dolcificante e unire a questo composto la purea di fragole.
  5. Preparazione torta
  6. A questo punto avendo pronti pan di spagna e crema si può procedere con la preparazione della torta. Tagliare il pan di spagna a metà o in più strati a seconda del proprio gusto. Con un pennellino da cucina bagnare delicatamente la superficie del pan di spagna con poco latte e farcire con un abbondante strato di crema di panna e fragole. Coprire con l’altro strato di pan di spagna e procedere in questo modo fino a finire gli strati di pan di spagna. Ricoprire l’ultimo strato livellando la crema di panna e fragole e decorare con fragole fresche tutta la superficie.
  7. L’idea in più: volendo si può decorare la torta con foglie di menta fresca e scaglie di cioccolato fondente.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 623 Grassi: 24 Carboidrati: 66 Fibre: 3 Proteine: 10

Potete seguire Arborea anche su http://www.arborea.it/ o acquistare i formaggi freschi o la ricotta Arborea e altri prodotti sul sito e-commerce: http://shop.arborea.it/

Wlamamma

 

Eccezionale! Un piccolo gesto per un grande risultato

maniNoi diabetici lo sappiamo bene l’importanza delle mani nella vita quotidiana: con le mani tagli le cipolle, lavori, scrivi e…… fai il controllo della glicemia, tante volte nella giornata per questo è importante la massima igiene e asepsi, per evitare di contrarre infezioni o altre problematiche della pelle che, con il diabete, hanno un più facile veicolo d’ingresso.

Laviamoci, lavatevi le mani! Quale miglior giorno per pensare all’igiene delle proprie mani se non ora, si perché desideriamo ricordare che Il 5 maggio sarà Giornata mondiale per la pulizia delle mani. Un gesto semplice che deve diventare un’abitudine, una pratica d’igiene personale per la salute di ognuno e di tutti. Avere le mani pulite significa semplicemente limitare la diffusione di microorganismi patogeni come virus e batteri. Ed è bene ricordarlo con la stagione influenzale alle porte: il lavaggio delle mani è una misura di prevenzione fortemente raccomandata per evitare la trasmissione del virus influenzale.

La Giornata mondiale per l’igiene delle mani è una iniziativa dall’ONU congiuntamente a Global Public-Private Partnership for Handwashing, una coalizione internazionale di agenzie governative, settore privato, istituzioni accademiche e associazioni non governative. Tra i membri del comitato di direzione c’è anche l’Unicef. La giornata è un’occasione per rendere tutti più consapevoli dell’importanza della pulizia delle mani e per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Lavarsi le mani è un gesto efficace e alla portata di tutti per prevenire la malattia. Ecco 10 cose da tenere a mente:

Con una corretta igiene delle mani il rischio di infezioni scende fino al 40%

Quando lavarsele? Prima di toccare il cibo, cucinare e di mettersi a tavola. Lavati le mani anche dopo aver maneggiato alimenti crudi, come la carne. E poi dopo aver toccato superfici su cui di mani ne sono passate, ad esempio sui mezzi pubblici. Prima e dopo essere andato in bagno, prima di mettere le lenti a contatto, prima e dopo aver medicato una ferita e aver cambiato un pannolino. Anche il contatto con gli animali domestici richiede la giusta attenzione: lavati le mani dopo averli toccati

L’igiene delle mani è importante ovunque, a cominciare naturalmente dai centri sanitari.

Usa il sapone. Acqua corrente e sapone è un’accoppiata vincente per igienizzare le mani: la quantità di batteri presenti sulla pelle scende fino a 10 volte. Solo un centimetro quadrato di pelle ne contiene oltre mille

Se si è fuori casa? Gel e soluzioni alcoliche possono sostituire acqua e sapone

Ma come lavarsele? Non solo i palmi delle mani, pulisci bene anche il dorso e lo spazio fra le dita per almeno trenta secondi. Non dimenticare i pollici e le unghie da strofinare accuratamente sul palmo dell’altra mano, e viceversa. Non essere frettoloso: tutte queste operazioni richiedono 30 secondi

Lava e asciuga. Dopo aver lavato le mani ricorda di asciugarle: l’umidità non fa altro che far proliferare i batteri

Se ti trovi in un bagno pubblico, e se necessario, usa l’ultima salvietta per chiudere il rubinetto

Insegna ai bambini a come seguire queste operazioni. Prima si impara meglio è.

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Fuori di qui

greenMi ritorna in mente, ricordo i tempi dell’omeopatia applicata al diabete ovvero quando avevo l’iperglicemia ricorrente e la curavo con cibi ad elevato contenuto di carboidrati semplici e complessi e con gli effetti collaterali ai vari organi e funzioni del corpo: vista, circolazione e reni. Insomma per farla breve applicare una terapia alternativa al diabete 1 di qualsiasi natura, genere  è dannoso e delittuoso, criminale. Punto e basta. L’ho scritto, detto e ripeto ancora una volta oggi. I problemi non sono solo questi: prendendo punto dal titolo del post odierno nelle varie fasi del processo di accettazione/rifiuto del diabete l’ultimo aspetto: il rigetto della malattia, rappresenta la parte più grave e trascurata dalla società, da parte di chi deve, dovrebbe aiutare ad arginare un fenomeno molto diffuso.

Dalla lettura degli articoli di stampa e notizie presenti in rete vado a leggere che il 50% dei diabetici non si cura, la cifra è molto probabilmente stimata per difetto. Il motore scatenante nel dire: mi sono rotto le palle di dover stare lì a controllare cosa mangio, fare la glicemia, poi quanta insulina debbo iniettarmi, insomma una persona arriva con una certa facilità a sbottare e trasformare la reazione in uno stato d’abbandono più o meno permanente, e se a questo si aggiunge anche l’abdicazione degli altri che circondano il diabetico il fatto assume una condizione d’aggravamento elevata e difficile da recuperare.

Restare nel ghetto, isolarsi e un tratto di strada lungo che io ho provato sulla mia pelle per diversi anni. Tra i luoghi comuni detti quando si superano gli anta c’è spesso: se potessi tornare indietro…

Beh questa frase non m’appartiene ne ora, ne mai. Io non ho rimpianti, ne lezioni da impartire a nessuno faccio solo una considerazione: è normale e lecito sbagliare, fa parte della vita; ma per ogni cosa c’è un tempo e ogni persona ha il suo per fare tutte le esperienze, soltanto che alcuni sbagli se protratti negli anni non si rimediano e lasciano il segno nella mente, pelle e corpo.

Nel rifiuto della cura leggo un messaggio nella bottiglia lanciata dentro l’oceano della vita: aiuto sono qui, da solo non ce la faccio venitemi a prendere, solo l’uso dello strumento è sbagliato, non idoneo per dialogare, comunicare con gli altri.

Ecco io non ci sto a rifiutare di curarmi, a non accettare il diabete: perché? Voglio esserci domani per vivere la vita e nonostante tutto il diabete non mi fermerà in questo mia volontà forte come il vento di maestrale, splendente come il sole, unico come l’amore per me stesso e il prossimo mio.

Proprio dalla suoneria del cellulare echeggiante nell’aria per far sentire il grido di dolore della solitaria presenza nello spirito vacuo e assorto dalle quotidianità espresse in momenti di solerte disperazione, tutto questo viene a dipanarsi mediante un ruggente anelito di reazione e abbattimento dei muri dati da lingue diverse e incomprensioni.

Occorre abbattere muri, costruire ponti e strade per rendere circolanti i pensieri e le idee positive.

Non ignorare

StressDesidero ringraziare tutti coloro che hanno espresso la vicinanza per la scomparsa di mio padre. Sono attimi che fanno parte dell’alternarsi della vita e della stagioni della nostra specie come di qualsiasi forma vivente presente in questo pianeta, ma presi dal divenire di ogni giorno le ignoriamo fino a quando l’istante accade come un fulmine a ciel sereno o come una perturbazione che tende a restare sopra il capo per più tempo. Nel corso della mia vita ho visto prima morire mamma a 49 anni per un ictus fulminante senza possibilità di intervento, salvezza. Poi nei giorni scorsi papà a 80 anni con tre ictus concomitanti e l’ultimo fatale. Molto probabilmente toccherà pure a me la stessa sorte: già undici anni fa ebbi un segnale di avvertimento con un leggero ictus e le patologie coabitanti nel mio fisico non sono un lasciapassare: artrite reumatoide, diabete tipo 1.

Se un diabetico ha ancora dei dubbi circa l’effetto nei livelli dello zucchero del sangue, glucosio, glicemia da stress e suoi derivati , beh sono qui a toglierli subito. Per la prima volta in presenza di un evento emotivamente pesante e pressante come la perdita di una persona cara, ho potuto constatare grazie al controllo continuo della glicemia gli effetti dei valori che vanno e viaggiano sull’iperglicemia in modalità pesante e costante.

E non c’è niente da fare per ammansirla

L’asse di trazione della glicemia si è mantenuto tra 250 mg/dl e 450 mg/dl, l’elemento di novità rispetto al mio passato recente di diabetico trattato tramite iniezioni multiple d’insulina è scaturito dal portare comunque a un abbassamento, anche se non sufficiente, dello zucchero nel sangue all’interno del raggio delle dodici ore. Prima con valori elevati ci potevo restare anche tre giorni consecutivi, con effetti sulla tenuta della malattia e l’insorgenza della famigerate complicanze della cui portata potete facilmente intuire le conseguenze.

E non c’è niente da fare per normalizzare la glicemia con un forte stress fisico, emotivo anche impiegando farmaci per ridurre l’ansia e stati depressivi. Tuttalpiù si possono smussare alcune angolatura ma il carico resta, semmai possiamo cercare, durante la nostra evoluzione nel passaggio dall’adolescenza alla maturità di lavorare un poco di fino sul temperamento e cura dei fenomeni emotivi. Non so se può servire, per quel che mi riguarda appartengo alla generazione dei diabetici tipo 1 con esordio infantile ai quali veniva detto che lo stress non incideva sulla glicemia e durante l’adolescenza, ma anche dopo, le problematiche legate alla personalità e disturbi del comportamento si riteneva non avessero nessi con la malattia.

Non ignoriamo lo stress e le sue fonti: per un diabetico sarebbe un grave errore farlo sui tempi lunghi di vita.

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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