Audrey Hepburn

Oltre i confini

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Il diabete è come una scatola di cioccolatini: non sai mai quanto zucchero ha dentro, e infatti tale cosa si presenta sotto diverse forme, per farla breve le raggruppano in diversi tipi – tipo 1 tipo 2 e via tipizzando, poi dentro al tipo 1 ci sono tanti sottotipi e ancora di più individui che viaggiano con la loro storia patologica e gravità manifesta o nascosta, oppure semplicemente stanno bene senza storie particolari da evidenziare.

Poi c’è un lato della questione diabetica che mai è stato affrontato da alcuno in modo organico e strutturale, si tratta della garanzia nell’erogazione dei servizi sia sanitari che accessori. Cosa voglio dire in semplici e chiare parole?

Un esempio per tutti: viaggio per vacanze, studio o lavoro, succede, capita di restare senza qualcosa tipo l’insulina, aghi per le penne, strisce per il glucometro e altri presidi analoghi. Uno che fa? Nel caso degli accessori se li va a comprare in farmacia, gli aghi per le penne sono l’articolo meno problematico da recuperare, mentre per le strisce dipende dal modello di glucometro che uno possiede. Invece per l’insulina e farmaci le cose si fanno più problematiche poiché ci vuole la ricetta.

Memore di vicissitudini avute per mancanza d’insulina in passato se vado via giro sempre con una prescrizione di riserva valida del mio medico curante, anche se poi grazie a un sistema sanitario affettato per regioni poi scatta il problema del rimborso da parte della regione di residenza verso l’altra di soggiorno temporaneo, e a volte capita di dover andare all’ufficio della USL per far vidimare la richiesta.

Insomma come già saprete ci possono essere delle storie, molto poi dipende anche dalla fortuna o meno di trovare dall’altra parte addetti cortesi o meno innanzi alle problematiche evidenziate.

Ma vengo alla questione delle questioni: un qualcosa che identifichi legalmente il fatto che sei diabetico e consente agli uffici sanitari preposti di erogare servizi, prestazioni e quant’altro serve per la cura gestione e controllo della malattia per la persona con diabete non esiste. Certamente non lo è il tesserino che qualche centro di diabetologia rilascia con l’avviso circa i sintomi di una ipoglicemia e le cose da fare per soccorrerlo.

Ora per i diabetici tipo 1 e tipo 2 con trattamento terapeutico via insulina ad iniezioni multiple l’esigenza di un documento sanitario d’identità, una sorta di “tessera del diabetico” con la funzionalità di accedere ai servizi sanitari erogati dalle USL in tutto il territorio nazionale è cosa salva vita e necessaria.

Ecco un tema da porre all’attenzione delle autorità competenti assieme ad altre proposte volte a migliorare la condizione patologica e la vivibilità stessa con il diabete.

Credo che le associazioni nazionali dei pazienti e dei medici specialisti in diabetologia dovrebbero farsi carico di tale tema, per la cura del diabete passa non solo dall’appropriatezza della terapia e aderenza alla medesima ma anche dal facilitare i percorsi di accesso ai servizi sul territorio al di là dei confini regionali.



La cosiddetta normalità…


Normalità. Tutto quello che più vorrebbe un diabetico. Sentirsi normale. E a volte si “illude” ad averlo con dei valori “normali” della glicemia. Ma quando questi valori sono davvero normali? Perché diciamolo, ci sono dei valori che possono essere normali per le persone non diabetiche, ma che per una persona diabetica possono risultare pericolose. Cosa voglio dire? Prima racconto una piccola storia successa poco tempo fa. Una conoscente, diabetica anche lei, comincia a non stare bene, sembrava sul punto di svenire. Ancora prima di capire bene la situazione, vado a prendere il mio glucometro e misuro la glicemia. Ritrovo un 40. E lei che continua a ripetere che sta bene. Bene? Con 40? E mi ritrovo a preparare un bicchiere con acqua e zucchero. E lei continua a dire che l’ipo non è grave. Cosa? Ma stiamo scherzando? E dopo 15 min glielo misuro di nuovo la glicemia. 45. Sta salendo troppo lentamente. E lei che continua a dire? Che sta bene. Che non è una ipo grave. Anche se la sua faccia dice proprio l’incontrario. E da quello che stava raccontando nell’ultimo periodo aveva avuto abbastanza ipo, di cui un 19. Cosaaaaaaaa? E lei era tranquilla. E la cosa mi ha fatto pensare. Ma com’è possibile? Cioè, io, già con un 65/70, a volte anche 80, e mi sento come se fossi a 30. Com’è possibile che lei non lo sente prima? Come riesce a non considerare un 40 ipo grave? E li la risposta. Perché forse nella sua testa non lo è. Forse, lei, ma anche molte altre persone, per sentirsi “normali” tendono a tenere le glicemie sui 70/80. Così che è “normale” che non sente l’ipo prima, che lo sente a 40 o peggio ancora anche a 19. E niente. Sinceramente io preferisco avere il mio anche 150/180 al posto di un 70/80 per sentirmi normale. Perché vivo meglio. Sento meglio. Già a 90 comincio a sentire addosso quella sensazione che la glicemia scende, così io posso prevenire, così posso reagire…



Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



Insalata alla nizzarda

Insalata alla nizzarda
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
L'insalata alla nizzarda è un contorno leggero, gustoso e perfetto per ogni occasione. Ideale per accompagnare secondi piatti a base di carne o pesce, questa deliziosa insalata è davvero semplice da preparare in casa. Seguite la nostra ricetta e offrite ai vostri ospiti una buonissima insalata alla nizzarda!
Ingredienti
  • •100 gr. di olive nere denocciolate
  • •250 gr. di tonno sott'olio
  • •2 uova
  • •2 pomodori
  • •100 gr. di insalata
  • •2 cetrioli
  • •Olio extravergine di oliva q.b.
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Riempite un pentolino d’acqua e mettete all’interno le uova. Accendete il fornello e calcolate 8 minuti da quando l’acqua inizia a bollire. Nel frattempo lavate la lattuga, i cetrioli e i pomodori sotto l'acqua corrente.
  2. Tagliate la lattuga a listarelle, i cetrioli a rondelle e i pomodori a dadini, dopo averli privati del picciolo. Quando le uova sono pronte passatele velocemente sotto il getto d’acqua corrente per farle raffreddare e eliminare il guscio. Tagliatele a fettine sottili con l’aiuto di un coltello affilato.
  3. Riunite la lattuga, i pomodori e i cetrioli in un recipiente ampio. Aggiungete anche le fettine di uovo. Fate sgocciolare il tonno dall’olio in eccesso e mettetelo vicino alle uova. Eliminate il liquido di conservazione delle olive e unite anch’esse agli altri ingredienti. Aggiungete due cucchiai di olio, il sale e servite la vostra insalata in tavola.
  4. Accorgimenti
  5. Non mescolate l'insalata prima di servirla in tavola, in quanto la combinazione di tutti gli ingredienti così disposti è molto piacevole per la vista. Servite l'insalata ai vostri ospiti nei piatti e lasciate che siano poi direttamente loro a mescolare e, eventualmente, aggiungere sale o olio a seconda dei propri gusti personali.
  6. Idee e varianti
  7. Se desiderate potete aggiungere anche dei cubetti di prosciutto cotto alla vostra insalata, per un gusto ancora più saporito e invitante.
Dose per persone: 100 Calorie: 281 Grassi: 17 Carboidrati: 12 Fibre: 4 Proteine: 27

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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