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Beatrice Portinari

Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



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Tutto molto bello

specchi rottiSe vi offro un quartino di bianco fermo vi va, oppure lo preferite frizzante, ma sempre fresco naturalmente? Bene verso e come si dice: alla salute, buona domenica.

ll significato della vita. Una professoressa concluse la sua lezione con le parole di rito: “Ci sono domande?”. Uno studente gli chiese: “Professoressa, qual è il significato della vita?”. Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise. La professoressa guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria. Comprese che lo era. “Le risponderò” gli disse. Estrasse il portafoglio dalla sua cartella, ne tirò fuori uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta. Poi disse: “Ero bambina durante la guerra. Un giorno, sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi. Ne conservai il frammento più grande. Eccolo. Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli. Conservai il piccolo specchio. Diventando grande finii per capire che non era soltanto il gioco di una bambina, ma la metafora di quello che avrei potuto fare nella vita. Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altre persone vedranno e faranno altrettanto. In questo per me sta il significato della vita”.

Dentro a questo breve ma esaustivo racconto c’è anche il significato del sofferenza, della malattia e del diabete: sapete ho davanti a me la traccia delle cicatrici dell’anima lasciate dalle tante ferite avute nella ormai remota infanzia, quando l’offerta di antidolorifici, anestetici, tranquillanti, sonniferi e altre medicine del genere era molto corta.

Una malattia, cronica o terminale che fosse, faceva male nella carne oltreché nell’animo. Oggi è l’animo che soffre, il fisico molto meno, anche se tra placebo e non lo scaffale di casa come della farmacia offre e dispensa ogni cosa, poi se non siamo contenti nel nostro io possiamo rivolgerci a “parafarmacie e analoghi online” oppure erboresterie, guaritori, santoni, e molto altro ancora. Ma qui mi fermo perché il significato della vita non c’entra e manco ci esce.

E allora qual è il significato del diabete? Lo stesso della vita posto in questo passaggio del racconto che ripropongo: Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però, posso mandare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza nei bui recessi del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno.

Ah come sempre sono maleducato: mi chiamo Alberto Quarto, ho il diabete 1 da mezzo secolo ma non per questo trasecolo, ecco in questo lasso di tempo, spero breve, svolgo la funzione di supplente di Roberto Lambertini del quale domani leggerete l’ultimo articolo prima della sua pausa. Di me imparerete a conoscere qualcosa a rate, come oggi, piano piano, sia per non annoiarvi che dare spazio ai temi più importanti e prioritari. Vi saluto e auguro buona domenica e come omaggio ai miei colleghi di blog Peter, Klau e Chiara. Ora vado a preparare il pasto per il dì di festa e che Dio vi benedica e protegga!

 

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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