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Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



Amputazioni degli arti aumentano con un scarso controllo glicemico nel diabete di tipo 1

Il rischio di amputazioni degli arti inferiori in pazienti adulti con diabete di tipo 1 aumenta con lo scarso controllo glicemico, complicanze renali gravi e durata del diabete da più tempo.

Arndis F. Olafsdottir , RN, BSc, del dipartimento di medicina molecolare e clinica presso l’Università di Göteborg, in Svezia, e colleghi hanno valutato i dati su 33,616 persone con diabete di tipo 1 senza precedenti amputazioni degli arti inferiori tra il gennaio 1998 e il dicembre 2011. Cinque controlli senza diabete sono stati abbinati per sesso, età e la contea di ogni partecipante (n = 167.721).

“Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare l’eccesso di rischio complessivo di amputazioni degli arti inferiori nei pazienti con diabete di tipo 1 rispetto alla popolazione in generale e come questo è influenzato dal controllo glicemico, complicazioni renali e diabete”, ha detto Olafsdottir durante la sua presentazione alla 77a edizione del Congresso Scientifico dell’American Diabetes Association in corso a San Diego, California .

I partecipanti sono stati seguiti fino alla prima amputazione degli arti inferiori, morte o alla fine del follow-up.

L’età media dei partecipanti era di 35,6 anni; 45,3% erano donne, media di HbA1c è stata del 8,2%, la durata media del diabete era di 20,2 anni e il 3,7% ha avuto precedenti ulcere del piede.

L’incidenza di amputazione degli arti inferiori è maggiore tra i partecipanti diabetici (3,11 per 1.000 persone) rispetto ai controlli (0,12 per 1000 persona; HR aggiustato = 21,1; 95% CI, 217,7-25,2).

Non ci sono stati più bassi eventi di amputazione delle estremità nei partecipanti con HbA1c inferiore al 7,8%, quelli senza complicazioni renali o quelli con durata del diabete meno di 20 anni. Una durata maggiore del diabete, scarso controllo glicemico e alta severità delle complicanze renali aumentano il rischio di amputazioni degli arti inferiori.

“Possiamo ipotizzare che il rischio di amputazioni degli arti inferiori può essere migliorato  quando controllo glicemico migliora sui tempi lunghi”, ha detto Olafsdottir.



Al 21 del mese la pazienza era finita

Roberto LambertiniCari amici amiche sono solito a non utilizzare pagine di informazione per fatti personali, fatto salvo le volte che queste hanno un interesse e ricadute sulla collettività. Avevo scritto di voler mollare l’ancora e lasciar perdere l’impegno reale e virtuale nell’ambito diabetico e questa scelta ha una data effettiva e definitiva: 21 maggio 2016, l’appuntamento con l’Assemblea annuale dell’Associazione Diabetici di Bologna per cui sono candidato nelle elezioni del nuovo consiglio. Tre anni fa ero altresì candidato e non venni eletto. Nonostante tale risultato ho proseguito l’impegno per cercare rendere l’associazione non un club esclusivo di pochi intimi amici di questo e quel medico, ho una setta di aristogatti diabetici. Per me essere associazione significa stare al servizio dei diabetici, essere presenti nel territorio e laddove ci sono ambulatori di diabetologia, al centro come in periferia, promuovere sì un stile di vita ed percorsi formativi – educativi volti a migliorare la consapevolezza e la gestione quotidiana della malattia, ottenere un miglioramento qualitativo ed effettivo dell’assistenza sanitaria verso noi diabetici. In una parola: essere aperti all’ascolto e alla comunità. Ma ci sono i diabetici o sono una fatua presenza? Beh avrò risposta il 21 maggio dalla mia città, Bologna, capoluogo regionale, che fa test anche di valore nazionale, e sulla base del risultato finale, non solo personale, di questo appuntamento, deciderò se andare avanti con l’impegno o disimpegnarmi completamente. Tutto questo per la chiarezza e senso di responsabilità prima di tutto individuale.

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Importante contributo degli scienziati tedeschi nella decodifica del linguaggio delle cellule

laboratorio

laboratorio

Il Dr. Andreas Androutsellis-Theotokis, il dottor Jimmy Masjkur e il dottor Steven W. Poser sono ricercatori sulle cellule staminali al Carl Gustav Cadus University Hospital di Dresda. Essi hanno dimostrato che le cellule delle isole pancreatiche e le cellule staminali neurali interpretano i segnali nel loro ambiente in modo simile. Questo può consentire di manipolare le cellule così che riparino il danno tissutale e stimolino la rigenerazione. Questo potrebbe portare a nuovi approcci per il trattamento della malattia metabolica e del diabete. Il risultato di questo progetto è stato recentemente pubblicato in Diabetes.

Le cellule staminali neurali possiedono abilità straordinarie: possono moltiplicarsi, cadere in una sorta di letargo (“quiescenza”) o differenziarsi in tipi di cellule mature con una varietà molto ampia di funzioni. Ma come fanno le cellule staminali neurali ad essere così flessibile?
Tutte le cellule possiedono vie di segnale, che usano per percepire il loro ambiente immediato e reagire ad esso. Ciò che è decisivo riguarda come ogni tipo di cellula interpreta i segnali che riceve. Una cosa simile alle persone che riescono a parlare la stessa lingua, ma interpretano alcune parole in modo diverso, usando diversi dialetti. Gli scienziati devono poi decodificare come le cellule staminali interpretano i diversi segnali dal loro ambiente – o che “dialetto” capiscono – e se è possibile utilizzare questo specificamente per far parlare le cellule nella rigenerazione dei tessuti danneggiati.
I predetti scienziati hanno scoperto un “dialetto” molecolare, che chiamano l’asse di segnalazione STAT3-Ser / Hes3. Ciò che lo rende così affascinante l’asse di segnalazione concerne il suo inutilizzo da parte delle cellule staminali, ma anche da alcune altre cellule che sono anche capaci di moltiplicarsi e differenziarsi in altri tipi di celle.
Questi includono le cellule delle isole pancreatiche, che producono vari ormoni endocrini, tra cui l’insulina. Il pancreas è un organo altamente plastico e può subire variazioni complesse durante l’omeostasi (equilibrio) e la rigenerazione. L’intuizione sta che le cellule delle isole usano le stesse vie di segnale, e come le cellule staminali possono contribuire alla rigenerazione così da portare a nuovi approcci per la terapia del diabete. Questo perché il mantenimento e la rigenerazione delle cellule insulari è importante per la ricerca sul diabete. Così, la ricerca sulle cellule staminali ha aumentato la nostra comprensione delle vie di segnale necessari per la rigenerazione. Le vie di segnale nelle cellule staminali neurali possono servire come un “modello” per identificare nuovi meccanismi molecolari nella biologia del pancreas.

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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