Big Bang

Facciamoci del male

E’ giunto il tempo delle scelte: occorre non solo il testamento biologico circa la donazione degli organi come sul fine vita ma decidere sulla cosiddetta “libertà di cura” nata con le polemiche suscitata dal metodo terapeutico praticato dal medico modenese Di Bella e mai cessate anzi si sono espanse in ogni tipo di malattia – dal diabete ai tumori passando per l’HIV ed ora approdate sulle vaccinazioni che, come si dovrebbe sapere, sono uno dei pilastri della medicina moderna nella profilassi e prevenzione di importanti condizioni infettive ad ampio contagio.

A questo punto occorre porre ai cittadini una scelta irrevocabile tra medicina allopatica e medicina omeopatica o alternativa.

La questione è seria poiché in questa fase contrassegnata dal caos politico e sociale, caduta delle religioni monoteiste e ritorno ad un animismo rivisitato sotto forma di misticismo e idolatria multiforme, tutto ciò che è Stato, ufficiale viene contrastato e delegittimato nonostante l’evidenza e le prove scientifiche. Ha ragione Einstein: ci sono due cose infinite, l’universo e la stupidità umana.

Comunque questa disperata caduta tra le braccia dei vari imbonitori e ciarlatani sulla pelle di persone credulone o comunque deboli, mette l’accento su alcuni punti ben noti e altrettanto critici della sanità ufficiale: l’incapacità di ascoltare e farsi carico. L’ho visto io in prima persona con il fallimento dell’evento organizzato lo scorso 30 novembre sulla medicina narrativa e diabete. Vai dal medico di base anche per un banale certificato di malattia, e non ha tempo oppure tocca aspettare ore mentre non ti senti bene. Ed io sono mesi che rinuncio, vado in ufficio malato perché impossibilitato ad accedere al servizio. Poi hai i vari dirigenti delle USL che ti parlano in creolo english-bocconiano con qualche frase in italiano, tanto per farsi capire. E tra sette ci si capisce: la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna è in mano alle logge massoniche, le quali non hanno interessi ad aprirsi verso l’esterno, tanto c’è internet.

Come diceva mio nonno: bisogna scendere dal pero, dal piedistallo dorato e riprendere il controllo della situazione, a cominciare dalla comunicazione, dalla parola.

Ho il diabete tipo 1 dal 1963 e nel 1969 mi venne la parotite epidemica, meglio conosciuta come orecchioni, fu una esperienza molto brutta e dolora sia per i sintomi che per la cura: tre iniezioni intramuscolari al giorno di cortisone per due settimane, con l’aggiunta di calcio carbonato. La parotite mi ha reso sterile.

Oggi per la parotite è disponibile un vaccino vivo attenuato, capace di indurre l’immunizzazione tramite infezione subclinica e non contagiosa, il quale induce anticorpi in oltre il 95% dei soggetti. In Italia esso è somministrato in combinazione con i vaccini per morbillo e rosolia (MPR), da praticare a partire dal secondo anno di vita.



Esclusivo! L’insulina in microcapsula può sostituire l’ago

Al-Salami

Al-Salami

I diabetici che vivono nell’Austrialia occidentale (Perth e dintorni) che hanno bisogno di iniettare l’insulina potrebbero essere tra i primi al mondo ad essere resi liberi dalla schiavitu dell’ago per iniettare, infondere l’insulina.

Questo grazie alla tecnologia d’avanguardia in microcapsule sviluppata dalla Curtin University, il che significa che oltre il 10 per cento di tutti i pazienti diabetici di questa parte dell’Australia e del mondo potrà iniziare a prendere l’insulina per via orale.

Molti diabetici di tipo 1 vivono una vita problematica a causa della loro malattia e debbono portarsi in giro le apparecchiature per poter fare iniezioni e controlli della glicemia ogni giorno, più volte al giorno.

Per non parlare poi del dover affrontare situazioni a volte imbarazzanti nel dover iniettare l’insulina in orari e luoghi scomodi.

Con le iniezioni di insulina il malato inoltre può incappare in altri problemi per la salute come: l’insulino-resistenza, ipoglicemia (basso livello dello zucchero nel sangue) e iperglicemia (alto livello dello zucchero nel sangue).

Il nuovo trattamento potrebbe offrire nuove speranze a chi ne soffre, perché offrirebbe un regime di gestione che rilascia insulina nel corpo in un modo simile al pancreas di coloro che diabetici non sono.

Il dottor dottor Hani Al-Salami della Curtine e il suo il suo team, in collaborazione con l’Università dell’Australia Occidentale UWA, sta conducendo il progetto di collaborazione per progettare e verificare se le microcapsule sono un trattamento valido e alternativo per le persone con diabete di tipo 1.

“La microcapsula contiene cellule pancreatiche che possono essere impiantate nel corpo e rilasciare l’insulina nel flusso sanguigno”, spiega Al-Salami

“Se il nuovo trattamento verrà avviato per la sperimentazione umana si prevede che sarà la prima volta  a gestire il diabete tipo 1 con un nuovo sistema di erogazione dell’insulina dal 1923,” dice.

“La capsula è stata provata con successo in simulazione nel corpo umano per lunghi periodi e ha dimostrato non solo di essere in grado di mantenere in vita le cellule, ma anche sostenere la sopravvivenza delle cellule e abbassare i livelli  dell’infiammazione”, spiega Al-Salami.

L’inserimento di cellule beta produttrici di insulina in corpo, a lungo termine, è sempre fallito in diversi decenni di prove, dice.

“E ‘stato un caso che lui e il suo team abbia scoperto che aggiungendo naturalmente presenti componenti degli acidi biliari alla capsula che non solo supportano la sopravvivenza delle cellule all’interno della capsula, ma riducono anche l’infiammazione,” dice.

Fornito da Science Network WA

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