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Composta di pompelmi con bresaola e rucola

Composta di pompelmi con bresaola e rucola
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Tipo ricetta: Antipasti
Tipo cucina: Italiana
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Tempo preparazione:
Tempo totale:
Porzione: 4
Una sorta di insalata composita, rinfrescante, adatta all´alimentazione estiva, ma capace di fare la sua bella figura come antipasto non tradizionale.
Ingredienti
  • bresaola (100 g)
  • succo di limone (4 cucchiai)
  • pompelmi rosati (n. 2)
  • cuori di lattuga (n. 2)
  • rucola (50 g)
  • olio extravergine d´oliva (2 cucchiai)
  • senape (1 cucchiaino)
  • sale (q.b.)
  • pepe (q.b)
Preparazione
  1. - Dividere i pompelmi a metà orizzontalmente
  2. - Estrarre la polpa con un coltellino
  3. - Ricavare i mezzi spicchi e privarli della pellicina bianca
  4. - Tagliare a listerelle molto sottili la bresaola
  5. - Lavare e mondare la rucola e la lattuga
  6. - Tagliare a striscioline le verdure
  7. - Unire in un insalatiera la bresaola, le verdure e la polpa di pompelmo
  8. - Sbattere in una scodella il succo di limone con il sale e il pepe
  9. - Unire la senape e l´olio
  10. - Condire con la salsa l´insalata e mescolare
  11. - Riempire con la preparazione i 4 pompelmi svuotati e servire
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 149 Grassi: 9 Carboidrati: 8 Proteine: 10

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Cicoria con purea di fave

Cicoria con purea di fave
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
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Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Piatto che con diverse declinazioni troviamo in tutto l’areale meridionale, ma soprattutto è un tratto distintivo del Materano, di Gravina di Puglia e della Sicilia centrale. Non è affatto difficile da prepararsi anche se la purea di fave richiede attenzione nella mondatura del baccello. Potete optare per una versione più o meno piccante. Si presta ad essere un ottimo antipasto vegetale di sorprendente consistenza (per la verità con una buona scamorza diventa un secondo gustosissimo). In questo caso servitelo con dei crostoni di pane fritto. Ne guadagnerà.
Ingredienti
  • 1 kg di cicorie
  • olio extravergine di oliva
  • 250 g di fave sbucciate
  • aglio
  • 6 pomodori perini
  • sale
Preparazione
  1. Mettere in acqua le fave 12 ore prima; intanto pulire e lavare la cicoria, cuocerla in abbondante acqua salata, scolarla e metterla da parte. Far bollire quindi anche le fave riempiendo la pentola di tanta acqua quante sono le fave. Salarle e cuocerle per 4 ore, fino a farle diventare una purea. Mettere l’olio extravergine di oliva nella padella, fare imbiondire l’aglio, poi unire i pomodorini e salare. Dopo 5 minuti unire le cicorie e insaporirle. Servirle con la purea a parte. Il vino consigliato in abbinamento è un Aglianico del Vulture 2002 Synthesis dell’Azienda Vinicola Paternoster.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 355 Grassi: 10 Carboidrati: 28 Fibre: 5 Proteine: 8

Mezzi carciofi ripieni al forno

Mezzi carciofi ripieni al forno
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
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Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
La ricetta odierna coniuga gusto e leggerezza, e apporta in giusto equilibro glicemico al vostro pasto: da provare.
Ingredienti
  • pancarré 6 Fette
  • carciofi con il gambo 4
  • grana e pecorino grattugiati
  • trito aromatico (timo, prezzemolo, maggiorana)
  • vino bianco secco
  • brodo vegetale
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe nero in grani
Preparazione
  1. Mondate i carciofi, spuntateli lasciando un po’ di gambo, privateli delle foglie esterne più fibrose, divideteli a metà, svuotateli dell’eventuale fieno interno, poi scottateli in tegame coperti di acqua e vino, miscelati in parti uguali, con un filo d’olio e un pizzico di sale; scolateli dopo 4? dall’inizio dell’ebollizione.
  2. Preparate il ripieno con le fette di pancarré senza crosta passate al mixer con 4 cucchiaiate dei formaggi grattugiati, sale, pepe macinato e abbondante trito aromatico.
  3. Riempite i mezzi carciofi con il pane aromatico, poi deponeteli su una placca unta d’olio, con la parte tagliata verso l’alto. Irrorateli con un filo di olio e infornateli a 170 °C per 10?, quindi bagnateli con un bicchiere di brodo, copriteli con un foglio di alluminio e infornateli per altri 15? circa. Sfornate i carciofi, trasferiteli sul piatto da portata e serviteli caldi, volendo con il sughetto di cottura.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 321 Grassi: 18 Carboidrati: 25 Fibre: 5 Proteine: 15

Per ben cominciare occorre andare

All’attività fisica è sempre stato attribuito uno spazio importante nella vita del singolo e della collettività: fin dalle epoche più antiche, in ogni area della Terra gli uomini hanno dedicato molto del loro tempo a forme di attività motorie nelle quali, pur con finalità diverse, corpo e movimento giocavano un ruolo fondamentale.

Oggi l’attività fisica è vista come una cosa che, se praticata tutti i giorni, può essere una delle cose essenziali per irrobustire il proprio corpo.

Per attività fisica non si deve intendere necessariamente la pratica di uno sport o l’effettuazione di faticosi allenamenti, ma anche, più semplicemente ed alla portata di tutti, un’attività moderata, purché costantemente ripetuta.

L’azione del camminare può corrispondere a questa esigenza di attività fisica minima giornaliera in quanto conciliabile con le esigenze quotidiane in particolare quelle della persona adulta, e praticabile in ogni spazio e ambiente, senza alcun onere di carattere economico. Quindi un’attività per tutti.

È sufficiente camminare per almeno 30 minuti al giorno per “bruciare” le calorie in eccesso. A seconda delle età e delle opportunità possono essere considerati attività fisica anche il gioco, la possibilità di svolgere, in alcuni momenti della giornata, semplici esercizi di mobilizzazione o di allungamento (stretching), salire le scale e spostarsi a piedi quando non sia assolutamente necessario l’uso dell’auto o dei mezzi pubblici. Anche le attività classicamente svolte per i lavori di casa fanno bruciare calorie… così come il ballo. I 30 minuti consigliati di attività moderata al giorno consentono un consumo di almeno 150 calorie.

Lo sport è l’insieme di attività fisiche effettuate per fini salutistici, formativi e competitivi, e con il termine «sport» si indicano tutte le discipline fisiche in tutte le loro forme e fini.

Lo sport ci abitua alla competizione con risultati incerti. Nella vita siamo costretti a competere ed il successo dipende da molti fattori indipendenti dalla nostra volontà ed abilità.

I campioni danno esempio di sacrificio e continuità, ma accettano le sconfitte onorando l’avversario; nella vita dobbiamo essere pronti a ricominciare.

Una cultura dello sport intesa come fatto sociale in cui fin da bambino ci si abitui ad un’attività fisica non necessariamente professionistica è auspicabile per formare una società ispirata a valori di competizione, sacrificio e continuità nel rispetto dell’altro.

Il desiderio di partecipazione ad attività sportive deve superare l’unico obiettivo della vittoria per lasciare spazio alla competizione pura ed al piacere di fare sport.

Ispirandoci a questi principi staremo lontani da doping che purtroppo si annida fra gli sportivi professionisti e dilettanti dando l’illusione di risultati che si rileveranno effimeri.

Dobbiamo praticare lo sport per il nostro benessere fisico e mentale, questo ci aiuterà ad affrontare con maggiore serenità le problematiche che la vita quotidianamente ci presenta.

Lo sport ci insegna a partecipare e competere con lealtà, a gioire della vittoria ed accettare la sconfitta. Questo ci chiede in nostro vivere quotidiano.




La divulgazione scientifica e le linee guida

Ricerca

Ricerca

Quando si tratta di salute, molte notizie e pratiche che esulano dalla medicina ortodossa possono essere considerate dannose nel breve e nel lungo termine. Per far fronte alla loro diffusione crescente ed incontrollata, le organizzazioni nazionali ed internazionali che si occupano di salute e le società scientifiche diffondono linee guida specifiche per i diversi campi medici. Esse rappresentano un valido strumento per la programmazione sanitaria ed un supporto decisionale per i professionisti.

Così come stabilito dal Piano Sanitario Nazionale italiano, le linee guida sono “l’elaborazione sistematica di indicazioni basate sulle evidenze disponibili, secondo standard raccomandati, nel rispetto del principio di appropriatezza”.

Oltre ad essere utile per i professionisti, la loro pubblicazione periodica può giovare anche alla popolazione, educandola ed indirizzandola verso abitudini e scelte che migliorino lo stato di salute.

Perché siano valide, le linee guida devono essere caratterizzate da requisiti caratteristici dell’ambito scientifico, tra i quali vanno ricordati:

La validità di quanto affermato;

La rappresentatività;

L’univocità;

Il supporto di evidenze scientifiche.

Da quanto scritto, è evidente che anche per quanto riguarda l’alimentazione non tutto ciò che viene detto può essere considerato attendibile. Occorre quindi saper distinguere con occhio critico quanto viene basato sulla verità medica e quanto, al contrario, viene affermato in base ad esperienze limitate o ad un’interpretazione parziale dei dati scientifici.

La formulazione delle linee guida, infatti, è caratterizzata dalla revisione sistematica delle evidenze scientifiche, delle quali viene valutata non solo la veridicità e l’applicabilità ma anche il suo reale impatto su un gruppo ampio ed eterogeneo di individui.

Un aspetto fondamentale delle linee guida ufficiali è inoltre l’interdisciplinarietà. Perché esse riflettano la globalità della popolazione a cui si rivolgono, le indicazioni raccolte nelle linee guida per l’alimentazione non possono essere redatte unicamente da esperti nel campo della nutrizione ma devono coinvolgere anche professionisti di altri ambiti della salute pubblica, nonché quelli competenti in tema di agricoltura, di economia e di comunicazione. La caratteristica dell’interdisciplinarietà del comitato per l’elaborazione delle linee guida è una peculiarità che la stessa FAO ha auspicato.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, mediante il Dipartimento di Nutrizione per la Salute e lo Sviluppo (NHD), in collaborazione con la FAO, fornisce periodicamente indicazioni aggiornate sui fabbisogni e sulle assunzioni raccomandate dei nutrienti. Ciascun paese può decidere se adottare tali e quali queste indicazioni nelle proprie linee guida oppure considerarle un punto di partenza per definire i propri standard.

In Italia i livelli di assunzione raccomandati di energie e nutrienti sono stati recentemente forniti dalla Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), al termine di un’attenta revisione e valutazione delle edizioni precedenti. Esse rappresentano il punto di partenza per tutti i piani alimentari bilanciati e completi dal punto di vista nutrizionale.

Per quanto riguarda invece la pubblicazione di linee guida fruibili dalla popolazione italiana, l’ultima revisione risale al 2003 ed è stata curata dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), oggi Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (CRA-NUT).

In maniera simile, ogni paese ha delle proprie linee guida nazionali, formulate da un comitato scientifico appositamente incaricato dal Ministero della Salute e da quello dell’Agricoltura.

In Europa…

In Danimarca è la Danish Veterinary and Food Administration a promuovere la pubblicazione delle raccomandazioni per l’alimentazione sotto forma del “Diet compass”.

L’Istituto Nazionale Francese per la Prevenzione e la Promozione della Salute ha rilasciato ben 25 linee guida, ciascuna adatta a diversi stili di vita ed attitudini verso l’alimentazione.

Anche la Spagna promuove l’importanza della Dieta Mediterranea, rendendola il fulcro della Piramide NAOS, dove la corretta alimentazione è associata alla promozione dell’attività fisica.

La German Society of Nutrition si è occupata dell’elaborazione del Food Plate per la popolazione tedesca, in cui la frequenza di consumo ideale viene suggerita da quanto spazio occupa ogni gruppo alimentare.

In Gran Bretagna, il National Health Service rende le raccomandazioni per l’alimentazione facilmente fruibili dalla popolazione tramite la pubblicazione dell’Eatwell Plate. I fabbisogni nutrizionali auspicabili, di cui l’EatWell Plate è la rappresentazione grafica, sono invece a cura del Department of Health inglese.

Fuori dall’Europa…

Le Dietary Guidelines per la popolazione statunitense sono pubblicate dal Dipartimento americano di Salute e Servizi Umani (HHS) e da quello dell’Agricoltura (USDA).

In Australia le raccomandazioni relative all’alimentazione sono a cura del Department of Health and Ageing.

La Canada’s Food Guide viene redatta periodicamente dall’Health Canada, l’agenzia governativa che si occupa di salute pubblica. L’obiettivo di questo documento, come auspicato dall’Health Canada, è quello di “identificare e promuovere un modello alimentare che soddisfi i fabbisogni dei nutrienti e riduca il rischio di patologie croniche correlate alla dieta”.

In Giappone, la promozione di una corretta alimentazione è gestita dal Ministero della Salute, Lavoro e Welfare in collaborazione con quello dell’Agricoltura, delle Autorità Forestali e della Pesca. Da questo lavoro combinato nasce la “trottola delle linee guida giapponesi”, dove viene incoraggiata l’attività fisica e viene indicato il numero di porzioni giornaliere raccomandate dei diversi gruppi di alimenti.

Il suono abbassa la pressione e il mal di testa

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Bright sound wave on a dark blue background. 

Il suono diventa un’arma per sconfiggere mal di testa e pressione alta: infatti è stato messo a punto un dispositivo che capta sbilanciamenti nell’attività cerebrale e invia al cervello – in modo del tutto non invasivo e indolore – un feedback sonoro che riequilibra l’attività neurale.

Sono gli affascinanti risultati presentati in occasione del meeting annuale della American Heart Association‘s Council on Hypertension 2016 tenutosi a Orlando. Progettato presso la Wake Forest School of Medicine, il dispositivo si chiama ‘HIRREM’ e funziona come una risonanza che capta l’attività cerebrale e risponde ad essa in tempo reale, “sparando” sul cervello (dall’esterno con una sonda in modo del tutto non invasivo) dei suoni udibili.

L’idea si basa sul fatto che molte persone – specie se sottoposte a stress cronico – presentano uno sbilanciamento significativo dell’attività neurale nei due emisferi del cervello, con uno dominante e quindi ”iperattivo” rispetto all’altro. Secondo gli scienziati questo squilibrio può portare a problemi quali l’emicrania o anche ipertensione.

Di qui l’idea di creare un dispositivo che rimetta a posto le differenze tra i due emisferi. Gli esperti lo hanno testato prima su 10 pazienti ipertesi, osservando risultati (abbassamento della pressione) dopo circa 17 sessioni di HIRREM; poi hanno ripetuto la prova su 52 individui sofferenti di emicrania; anche in questo caso i risultati (riduzione degli attacchi di cefalea) si sono palesati dopo circa 15 sessioni.

Naturalmente serviranno altri esperimenti su campioni più grandi di individui per validare l’uso di questo dispositivo a livello clinico

Perché i dolcificanti artificiali possono aumentare l’appetito

578504c7d8d80Gli studi condotti  sia sugli animali che negli esseri umani indicano che il consumo di dolcificanti artificiali può far sentire la fame e in realtà porta a mangiare di più. Un ricco nuovo studio co-condotto dall’Università di Sydney ha rivelato per la prima volta il motivo per cui si verifica questa risposta.

Pubblicato oggi sulla prestigiosa rivista Cell Metabolism, i risultati mettono in luce gli effetti dei dolcificanti artificiali sul cervello nella regolazione dell’appetito e nel modificare le percezioni gustative.
I ricercatori dell’Università Perkins Centre Charles di Sydney e del Garvan Institute medical research hanno identificato un nuovo sistema nel cervello che rileva ed integra il contenuto della dolcezza e l’energia del cibo .
“Dopo l’esposizione cronica a una dieta che conteneva il dolcificante artificiale sucralosio, abbiamo visto che gli animali hanno cominciato a mangiare molto di più”, ha detto il ricercatore Professore Associato Greg Neely presso l’Università Facoltà di Scienze di Sydney.
“Attraverso l’indagine sistematica di questo effetto, abbiamo scoperto che dentro i centri di ricompensa del cervello, la sensazione del dolce è integrata con un forte contenuto energetico. Quando dolcezza contro l’energia è fuori equilibrio per un periodo di tempo, il cervello ricalibra e aumenta il totale delle calorie consumate.”
Nello studio, sui moscerini della frutta che sono stati esposti ad una dieta cucita con dolcificante artificiale per periodi prolungati (più di cinque giorni) sono stati trovati a consumare il 30 per cento in più calorie quando poi gli sono stati dati alimenti naturalmente zuccherati.
“Quando abbiamo studiato perché gli animali mangiavano di più, anche se avevano abbastanza calorie, abbiamo scoperto che il consumo cronico di questo dolcificante artificiale in realtà aumentava la dolce intensità dei beni nutritivi dello zucchero, e quindi faceva crescere la motivazione generale dell’animale a mangiare di più”, ha detto Professore Associato Neely.
Miliardi di persone in tutto il mondo consumano dolcificanti artificiali e sono prescritti come uno strumento per trattare l’obesità, nonostante poco di questi conosciamo fino ad ora relativamente al loro pieno impatto sul cervello e nella regolazione della fame.
Questo è il primo studio a individuare come i dolcificanti artificiali sono in grado di stimolare l’appetito, identificando una rete neuronale complessa che risponde all’addolcimento artificiale del cibo dicendo all’animale che non ha mangiato abbastanza.
“Utilizzando questa risposta addolcita artificialmente nelle diete, siamo stati in grado di mappare in modo funzionale una nuova rete neuronale che bilancia l’appetibilità del cibo con contenuto energetico . Il percorso che abbiamo scoperto è parte di una risposta di inedia conservata che rende meglio di fatto il gusto nutriente del cibo quando si sta morendo di fame,” ha detto Professore Associato Neely.
I ricercatori hanno anche scoperto che i dolcificanti artificiali promuovono l’iperattività, insonnia e diminuzione della qualità del sonno – comportamenti coerenti con un inedia lieve o digiuno – con effetti simili sul sonno anche precedentemente riportati negli studi sull’uomo.
Per scoprire se i dolcificanti artificiali hanno aumentato anche l’assunzione di cibo nei mammiferi, il laboratorio del Professor Herbert Herzog del Garvan hanno poi replicato lo studio utilizzando i topi. Anche i topi che hanno consumato una dieta dolcificata con sucralosio per sette giorni sono stati visti mostrare un significativo aumento del consumo di cibo, e il percorso neuronale coinvolto era lo stesso come nei moscerini della frutta.
“Questi risultati rafforzano ulteriormente l’idea che le varietà ‘senza zucchero’ di alimenti trasformati e bevande non possono essere inerti come abbiamo anticipato. I dolcificanti artificiali possono effettivamente cambiare la percezione degli animali della dolcezza del loro cibo, con una discrepanza tra i livelli di dolcezza ed energia inducendo un aumento del consumo calorico, “ha detto il professor Herzog.

Un elevato contenuto di grassi sani nella dieta mediterranea non porta ad un aumento di peso

Dieta

Dieta

Mangiare una dieta mediterranea non-ipocalorica, ricca di grassi vegetali come l’olio d’oliva o noci non porta ad un aumento significativo di peso rispetto ad una dieta povera di grassi, secondo un ampio studio randomizzato pubblicato oggi sulla rivista The Lancet Diabetes and Endocrinology. Lo studio suggerisce che le linee guida attuali per la salute che raccomandano un basso contenuto di grassi, e una dieta a basso contenuto calorico creano inutili paure sui grassi sani presenti in una dieta mediterranea, che invece hanno riconosciuti benefici per la salute.

Accumulando prove scientifiche le quali suggeriscono che il contenuto totale di grassi non è una misura utile a determinare danni o benefici dal cibo, e che i grassi da noci, pesce e oli vegetali ricchi di fenolici sono più sani dei grassi da carne e alimenti trasformati.

“Più di 40 anni di politica nutrizionale hanno sostenuto una dieta a basso contenuto di grassi, ma stiamo vedendo un impatto sull’aumento dei livelli di obesità”, spiega l’autore della ricerca Dr Ramon Estruch, CIBER OBN-Università di Barcellona, Spagna. “Il nostro studio mostra che una dieta mediterranea ricca di grassi vegetali come l’olio d’oliva e noci ha avuto poco effetto sul peso corporeo o la circonferenza vita rispetto alle persone che seguono una dieta povera di grassi. La dieta mediterranea ha ben noti benefici per la salute e comprende grassi sani tali come oli vegetali, pesce e noci. i nostri risultati certamente non implicano che le diete senza restrizioni e con alti livelli di grassi malsani quali burro, carni lavorate, bevande zuccherate, dessert o fast-food siano benefiche, anzi, solo non occorre fare di tuttu un’erba un fascio. ”

L’obesità è un fattore di rischio chiave per le malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, alcuni tipi di cancro e disturbi muscolo-scheletrici. La raccomandazione standard per la prevenzione e il trattamento dell’obesità è una dieta a ridotto contenuto di grassi e una maggiore attività fisica, e molte organizzazioni per la salute, raccomandano un limite del 30% di grassi per l’assunzione totale di energia nella dieta giornaliera.

La percezione di tutto il grasso come insalubre ha portato a una diminuzione del consumo di grassi nella popolazione, ma le epidemie di obesità e diabete hanno continuato a crescere. Numerosi studi hanno dimostrato che la dieta mediterranea, la quale comprende alti livelli di grassi vegetali (ad esempio olio d’oliva, noci), è legata alla riduzione della mortalità, delle malattie cardiovascolari e cancro, ma i timori di mangiare ogni tipo di grasso significano che una dieta povera di grassi continua ad essere raccomandata come un mezzo per ottenere la perdita di peso.

Lo studio ha avuto luogo in 11 ospedali spagnoli nel periodo 2003-2010 e comprendeva 7447 partecipanti (uomini e donne) di età compresa tra 55-80 assegnati in modo casuale a uno dei tre gruppi – dieta mediterranea senza restrizioni di contenuto calorico e ricca di olio d’oliva (2543), una dieta mediterranea senza restrizioni di contenuto calorico ricca di frutta secca (2454), o una dieta a basso contenuto di grassi nella quale il consiglio è stato di evitare ogni grasso alimentare (2450). i dietologi addestrati hanno dato consigli dietetici personalizzati a tutti i partecipanti.

L’aderenza alle diete era buona e monitorata da questionari per tutti i partecipanti e con il prelievo di campioni di sangue e urine in un sottogruppo casuale. Tutti i partecipanti erano ad alto rischio cardiovascolare o avevano il diabete di tipo 2, e oltre il 90% erano in sovrappeso o obeso.

Dopo 5 anni, l’assunzione totale di grassi è diminuita nel gruppo con dieta povera di grassi (dal 40% al 37,4%) e leggermente aumentato in entrambi i gruppi a dieta mediterranea (40% al 41,8% in olio d’oliva; 40,4% al 42,2% nelle noci ). La percentuale di apporto d’energia da proteine e carboidrati è diminuito in entrambi i gruppi con dieta mediterranea.

In media, i partecipanti in tutti e tre i gruppi hanno perso peso ma la più grande perdita la si è vista  nella dieta mediterranea con il gruppo olio di oliva (0,88 kg riduzione di peso nel gruppo olio di oliva, rispetto a 0,60 kg per il gruppo dieta povera di grassi e 0.40 kg per il gruppo frutta). C’è stato un aumento della circonferenza della vita in tutti e tre i gruppi con il maggior incremento visto nel gruppo a dieta povera di grassi (1,2 cm aumento per il gruppo dieta povera di grassi, rispetto ai 0,85 cm per il gruppo di olio d’oliva e 0,37 cm per il gruppo frutta).

“Le linee guida dietetiche dovrebbero essere riviste per mettere a tacere gli obsoleti limiti arbitrari sul consumo totale di grassi. Gli avvertimenti ossessionanti sulle calorie vanno sostituiti da altrettanti avvisi circa scelte più sane, con un più alto contenuto di grassi buoni come noci, oli ricchi di fenolico verdura, yogurt, e forse anche il formaggio. Dobbiamo abbandonare il mito che prodotti a basso contenuto di grassi, e calorie portano a un minor aumento di peso Questa illusione porta a politiche paradossali che si concentrano sul totale delle calorie, piuttosto che la qualità del cibo”.

La densità d’energia e il contenuto calorico totale può essere allo stesso modo fuorviante. Piuttosto va messo l’accento sul mangiare più calorie da frutta, noci , verdure, fagioli, pesce, yogurt, oli vegetali ricchi di fenolici, e cereali integrali minimamente trasformati, e un minor numero di calorie da alimenti altamente trasformati ricchi di amido, zucchero, sale o grassi trans si ignora questo evidenze tra cui tali risultati. Leggi PREDIMED. “

Bianco e nero, lo stress potrebbe aiutare ad attivare il grasso bruno

Stress

Stress

Un lieve stress stimola l’attività e la produzione di calore da grasso bruno associato con la sollevazione del cortisolo, secondo uno studio pubblicato oggi in Experimental Physiology .

Il tessuto adiposo bruno (BAT), noto anche come grasso bruno, è uno dei due tipi di grassi presenti negli esseri umani e altri mammiferi. Inizialmente attribuito solo ai neonati e mammiferi in letargo, si è scoperto in questi ultimi anni che gli adulti possono avere troppo grasso bruno. La sua funzione principale è quella di generare il calore del corpo bruciando calorie (si oppongono al grasso bianco, che è il risultato dell’immagazzinamento delle calorie in eccesso). Le persone con un più basso indice di massa corporea (BMI) hanno quindi una maggiore quantità di grasso bruno.

Per indurre un lieve stress psicologico, cinque donne magre sane hanno dovuto risolvere un breve test di matematica nella prima manche, ma nella seconda parte, il test è stato sostituito con un video di rilassamento. Per valutare le risposte allo stress, gli scienziati hanno misurato il cortisolo nella saliva. Per misurare l’attività del grasso bruno, i ricercatori hanno utilizzato la termografia a infrarossi per rilevare i cambiamenti nella temperatura della pelle sovrastante l’area principale del grasso bruno negli esseri umani nella regione del collo (sopraclaveare).

Anche se i test di matematica non ha provocato una risposta di stress acuto, l’anticipazione della fase di test ha fatto, e portato il cortisolo a rialzarsi e scaldare il grasso bruno. Entrambi positivamente correlati, con un maggiore cortisolo legato a una più alta attività di grasso e quindi potenziale crescita nella produzione di calore.

Il prof Michael E Symonds della Facoltà di Medicina, Università di Nottingham è co-autore dello studio.

‘La nostra ricerca indica che la variazione nell’attività del grasso bruno tra gli individui può essere spiegata da differenze nella loro risposta allo stress psicologico. Questo è importante in quanto il grasso marrone ha una capacità unica di generare rapidamente il calore e metabolizzare il glucosio.

‘La maggior parte degli adulti hanno solo tra 50-100 g di grasso bruno, ma la sua capacità di generare calore è 300 volte maggiore (per unità di massa) rispetto a qualsiasi altro tessuto, il grasso marrone ha il potenziale di metabolizzare rapidamente il glucosio e lipidi. Esiste una relazione inversa tra la quantità di grasso bruno e BMI, e se questa è una conseguenza diretta di avere grasso più attivo deve essere ancora pienamente stabilita.

‘Una migliore comprensione dei principali fattori che controllano l’attività del grasso bruno, che comprendono dieta e attività, ha quindi il potenziale per introdurre interventi sostenibili a prevenire l’obesità e il diabete. In futuro, le nuove tecniche per indurre stress lieve e promuovere l’attività grasso bruno potrebbe essere incorporata insieme a interventi dietetici e/o ambientali. Questo è probabilmente in contrasto con gli effetti negativi dello stress cronico e più grave che può contribuire a cattive condizioni di salute metabolica’.

Deformazione personale

educazione

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Basta sapere fare l’insulina e poi tutto va a posto diceva il vecchio diabetologo Osho, ma come si dovrebbe sapere: tempi che vai soluzioni che trovi, e qualche volta non appare così chiaro e certo nel deserto cosa puoi trovare. Ora la sistematica lettura che si fa davanti a una patologia con l’equazione è: classificazione e patogenesi; sintomi e segni; diagnosi; terapia. Ma tutto questo ci basta?

L’educazione del diabetico, insieme alla dieta e all’esercizio fisico, è essenziale per assicurare l’efficacia della terapia prescritta, ma dalla linea teorica a quella effettiva, pratica come stanno realmente le cose? La verità sta sempre nel mezzo del valico, ovvero sono una parte minoritaria coloro che hanno la possibilità di partecipare a un momento specifico di “educazione” sanitaria, la maggioranza dei casi oggi avviene nelle strutture pediatriche, nell’area degli adulti c’è ma in modo poco noto o comunque episodico.

Al di là dei vari piani diabetici nazionali, regionali, locali e via di questo genere ritengo non solo che “l’educazione del diabetico” deve essere resa obbligatoria e incentivata per entrambi i protagonisti della malattia: operatore sanitario e assistito, ma, ad esempio, anziché fare una visita di controllo ogni due, tre mesi, recuperare uno di questi momenti con una bella sessione educativa e di aggiornamento nella gestione della patologia, perché non si finisce mai di imparare nella vita e figuriamoci col diabete!

Gli ambiti da conoscere e approfondire nella vita di un diabetico sono tanti e multidisciplinari, poiché la malattia non riducibile alla semplificazione estrema de: prendo un pastiglia e via. Si comincia dal controllo della glicemia: tutti i diabetici tipo 1 devono imparare a controllare da soli la glicemia e gli assistiti in trattamento insulinico devono essere istruiti a regolare le dosi di insulina in base ai valori riscontrati. La glicemia può essere misurata con gli analizzatori domestici di impiego immediato utilizzando una goccia di sangue prelevata per puntura dal polpastrello. La frequenza dei prelievi viene stabilita caso per caso. Idealmente, i diabetici in trattamento insulinico dovrebbero dosare il loro glucosio plasmatico ogni giorno prima dei pasti, da 1 a 2 ore dopo i pasti e prima del riposo notturno. Tuttavia, in pratica, si possono effettuare ogni giorno in orari differenti da 2 a 4 misurazioni, in modo che dopo circa una settimana di trattamento sia possibile una valutazione complessiva.

I diabetici tipo 1 devono essere istruiti sull’esecuzione dei test per i corpi chetonici urinari con le strisce reattive disponibili in commercio e si deve raccomandare loro di determinare i corpi chetonici urinari ogni volta che manifestano sintomi di raffreddore, influenza o altre malattie intercorrenti, nausea, vomito, dolori addominali o poliuria, oppure se riscontrano un livello di glicemia inaspettatamente alto durante una delle autodeterminazioni. Il dosaggio dei corpi chetonici in tutti i campioni di urina è raccomandato nei diabetici di tipo I che mostrano fluttuazioni notevoli, repentine e durature del loro grado di iperglicemia.

Trattamento dietetico: nei diabetici in terapia insulinica, il trattamento dietetico ha lo scopo di limitare le variazioni di orario, quantità o composizione dei pasti, che potrebbero rendere inadeguato il regime insulinico prescritto e causare un’ipoglicemia o una marcata iperglicemia post- prandiale. Tutti i soggetti in terapia insulinica richiedono una dettagliata terapia dietetica, comprendente una prescrizione dell’introito calorico totale giornaliero, indicazioni per le corrette proporzioni fra carboidrati, grassi e proteine nella dieta e istruzioni sulla distribuzione delle calorie tra i singoli pasti e spuntini della giornata. Un dietologo professionista può adattare il programma dietetico e la strategia educativa in base alle necessità individuali del diabetico. La flessibilità, d’altronde, aiuta a mantenere vive le motivazioni del diabetico.

Sono disponibili pubblicazioni di Diabete Italia, della collana Modus e Roche come di altre fonti sulla pianificazione del regime dietetico e l’educazione del diabetico. Tabelle di conversione che forniscono informazioni sul contenuto in carboidrati, proteine, grassi e calorie dei singoli alimenti vengono utilizzate per tradurre le prescrizioni dietetiche in un piano di alimentazione che dovrebbe prevedere cibi che riescono graditi al diabetico, purché non vi siano ragioni specifiche per escludere un particolare alimento. Cibi con valori di conversione simili (cioè simili calorie e simile contenuto di carboidrati, proteine e grassi) possono avere effetti differenti sull’iperglicemia post-prandiale in ogni singolo diabetico. Tuttavia, le tabelle di conversione sono utili nel ridurre le variazioni di quantità e composizione delle abituali colazioni, pranzi, cene e spuntini del diabetico.

Ecco alcuni piccoli esempi del perché educare significa rende migliore la vita del diabetico, e, aggiungo, del personale sanitario che si troverà davanti degli assistiti meglio coscienti e responsabilizzati, magari con più pretese ma con meno costi e drammi personali? Pertanto facciamo educazione al diabetico, ma veramente: gli strumenti ci sono mettiamoci la volontà.

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