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La stuoia intelligente rileva precocemente le ulcere del piede

Durante la sua residenza in anestesiologia presso l’Ospedale Generale del Massachusetts, a metà degli anni 2000, Jon Bloom ha visto la sua buona parte di amputazioni ai piedi tra i pazienti con diabete. Il colpevole: le ulcere del piede infetto.

“Per alcuni giorni, non feci altro che trascorrere l’intera giornata che ad amputare”, dice Bloom. “È un grosso problema per il quale non abbiamo fatto grandi passi avanti finora”.

Ma oggi Bloom, ha sviluppato Podimetrics un tappetino intelligente in grado di rilevare segni di allarme precoce prima che si formino le ulcere nel piede, che può ridurre drasticamente le amputazioni e i costi medici. L’avvio è stato inoltre co-fondato da Brian Peterson SM ’13, MBA ’13, , che lo chief technology officer di Podimetrics.

Concepito in un hackathon del MIT Hacking Medicine, il tappetino intelligente è dotato di sensori che rilevano piccoli punti di temperatura intorno al piede, i quali precedono la formazione di ulcere. Un paziente si posiziona sulla stuoia per circa 20 secondi al giorno e le misurazioni vengono inviate al cloud. Se si sospetta un’ulcera, viene inviato un alert al medico del paziente, che può aiutare il diabetico ad avviare un piano di trattamento.

Attualmente, la stuoia è in più di 500 case. In un documento pubblicato recentemente su Diabetes Care, si è rilevato che il 97 per cento delle ulcere incipienti venivano diagnosticate circa cinque settimane dal medico. “È un enorme ritardo, recuperando tale dove i pazienti e i medici possono mettere in atto un piano con l’obiettivo di prevenire l’ulcera del piede”, dice Bloom.

L’altra promettente statistica dallo studio, aggiunge Bloom, è che 86 per cento dei soggetti sottoposti a test hanno utilizzato il sistema almeno tre giorni alla settimana per tutta la durata del processo di nove mesi. “Questa è stato il dato più emozionante”, spiega, “perché sappiamo che è una sfida [per i pazienti] incorporare queste tecnologie nel flusso della quotidianità”.

Tracciamento del calore

Una volta formate, le ulcere del piede hanno un’elevata probabilità di infezione. Secondo la Mayo Clinic, oltre l’80 per cento delle amputazioni da parte dei pazienti diabetici sono dovuti a ulcere infettate del piede.

Sono anche costosi per i pagatori pubblici e privati: i costi medici sono stimati da circa 15.000 a 20.000 dollari per paziente ad ulcera. Secondo uno studio pubblicato su Diabetes Care nel 2014, la cura dell’ulcera aggiunge circa 9 miliardi di dollari ai 13 miliardi di dollari ai costi annuali diretti associati al diabete, “la rende una delle complicanze più costose in tutta la branca medica”, Bloom dice.

La podimetrica si basa su una scoperta decennale: Le ferite si riscaldano prima che si rompino. Le ulcere del piede richiedono settimane per svilupparsi, di solito dalla forza di camminare o dagli attriti delle scarpe. Quando le ulcere iniziano a formarsi, il tessuto si rompe, causando infiammazione, portando a piccoli picchi di temperatura.

Nel 2007, il National Institutes of Health studio ha utilizzato il monitoraggio della temperatura a infrarossi come un segnale precoce delle ulcere del piede. Se i pazienti con diabete si allontanavano da picchi di temperatura di circa 2,2 gradi Celsius, lo studio ha trovato, gli incidenti di ulcere da piede dimnuivano del 70 per cento.

Podimetrics utilizza quella soglia, programmando la sua stuoia per monitorare tutte le aree del piede e delle note che sono 2.2 C più calde di altre aree. Una volta avvisati, i medici chiamano il paziente, dicendo loro di controllare i piedi fino a quando la temperatura non diminuisce. Oppure possono prendere un appuntamento.

La stuoia intelligente rileva precocemente i segni delle ulcere del piede lanciando l’allarme

Le ulcere del piede sono tradizionalmente diagnosticate visivamente dai pazienti o dai medici, una volta che si è sviluppata una malattia aperta. Da allora sono potenzialmente pericolose e costose in termini di tempo e denaro: i pazienti devono rimanere in piedi, a volte per mesi, per guarire. Devono anche tornare alla clinica una volta alla settimana.

Una preoccupazione comune per queste tecnologie diagnostiche è il tasso di falsi positivi. Ma nel nostro caso il problema non si è presentato, dice Bloom. Ogni tappetino può essere personalizzato in remoto per una soglia di temperatura superiore o inferiore. Una soglia inferiore significa maggiore sensibilità, ma più possibilità di falsi positivi; Una soglia superiore significa meno sensibilità ma anche potenziale inferiori di falsi positivi.

Inoltre, falsi positivi per le ulcere del piede non sono così distruttive come quelle per altre malattie e condizioni. Con falsi positivi per i tumori, per esempio, i pazienti possono ottenere una biopsia o un test del sangue non necessario. “Con ulcere al piede, potresti avere una telefonata extra o bisogno di camminare meno per un breve periodo di tempo”, dice Bloom. “È abbastanza benigno”.



Ridimensionare la malattia

Un diabetico aspira che la propria malattia funzioni bene, che tutto sia in ordine e funzioni con la massima efficienza? Tutti, potremo dire perché in fondo siamo un po’ tutti perfezionisti, ma anche casinisti. Esistono una serie di variazioni a questo comportamento e c’è chi è colto da ansia e angoscia se non riesce a portare a termine gli obiettivi che si era prefissato. E tale fenomeno può farsi ossessivo con conseguenze nella vita di tutti i giorni del diabetico.

Il soggetto “scrupoloso” è colui che ha bisogno di avere ordine intorno a sé, di veder funzionare le cose come vorrebbe lui, secondo gli obiettivi che si era prefissato. Un atteggiamento che diventa problematico se invade la vita di tutti i giorni perché non riuscire a fare le cose come si vorrebbe, e spesso non ci si riesce, crea ansia e angoscia”.

“Quel che il perfezionista compie nel mettere in ordine ciò che lo circonda, sia gli oggetti che l´organizzazione della propria casa o del lavoro, deriva dall’esigenza di mettere ordine dentro di sé e alle proprie emozioni”.

Ciò può avere origine da un´educazione rigida, dall´aver convissuto con persone ordinate, meticolose, certamente, ma anche dal suo contrario. Cioè può essere una reazione se, per esempio, si sono avuti genitori disordinati”.

Perfezionismo: la forma più lieve è quella nevrotica, quella descritta fin qui. Poi esiste una forma più grave, quella che viene definita comportamento ossessivo-compulsivo. Coloro che ne soffrono sono governati da una coazione, cioè da pensieri e gesti a cui si pensa in modo ossessivo e che si ripetono in continuazione. E non possono sottrarsi dal compiere quell´azione altrimenti scatta l´ansia e l´angoscia. Questi soggetti pensano di dover fare più degli altri per farsi perdonare da se stessi di non eccellere. Da una parte il soggetto si reputa onnipotente, dall´altra si sente estremamente insicuro”.

Il diabetico perfezionista non va lasciato al caso, solo, occorre lavorare non sul sintomo ma sulla personalità per capire da cosa nasce e poter aiutare la persona a ridimensionare le proprie aspettative che sono difficilmente raggiungibili e, quindi, potenzialmente frustranti.

E appunto la parola chiave è “frustrazione” che va ben oltre il concetto di perfezionismo e del suo contrario la incuranza, ovvero sentirsi impotenti nel governo della malattia, e, come ben sappiamo, fa spesso quel che gli pare.

Spegnere l’interruttore di tanto in tanto è necessario per non rimanere schiacciati da questi estremi della personalità.

Il diabetologo potrà fare poco o niente per questi problemi ma se nel team di diabetologia è presente un psicologo/psicoterapeuta beh meglio parlarne.



Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



Supereroi di altri tempi

Molti genitori, soprattutto chi ha dei figli diabetici, dice che sono dei eroi. E devo confessare, che all’inizio sentendo questo “termine”, beh, non mi ci trovavo. Ma che eroi, siamo persone normali con una “vita normale”. Certo, come no. Solo in seguito, confrontandomi con quelle persone cosiddette normali, piano piano ho cominciato a capire la differenza. Perché si, quei bambini sono davvero dei eroi. Anche quelli che dopo diventano adulti. Perché? Per tutti i sacrifici che hanno fatto, che fanno tutt’ora. E ne fanno. Tanti. Troppi. Solo che non tutti sono coscienti. Forse neanche loro. Ieri, girando per la sala al lavoro “sento” una madre dire al figlio (non avrà avuto più di 5/6 anni) che non poteva mangiare quella cosa. Visto che poi mi sono spostata non ho potuto capire il perchè. Però la frase rimbombava anche dopo nelle mie orecchie, nella mia testa. “Non puoi mangiare quella cosa”, quante volte l’ho sentito, quante volte l’avete sentito? Milione e milione di volte. Così tanto che ti viene la nausea. Per quanto riguarda me, è stata la frase che ha accompagnato la mia infanzia e adolescenza. E questo dice molto, dice tutto. Cosi che, che cosa dobbiamo dire di quel bambino che anche se vuole la caramella come tutti gli altri bambini, alza lo sguardo speranzoso verso la madre per avere prima conferma che può? O di quel bambino che vuole solo giocare, ma non può perché ha la glicemia troppo bassa? O di chi, prima ancora di imparare a leggere, deve imparare i numeri per capire la glicemia? O di chi, pur avendo fame aspetta di mangiare perché ha una bella iper? O di tutte quelle ragazze/donne e la voglia di avere un figlio, che come ha detto una ragazza, devono diventare madri ancora prima di concepire? O di chi passa tutta la notte sveglio e al mattino va a lavorare lo stesso? E potrei continuare all’infinito. Certo che sono dei supereroi. Solo che non se ne rendono davvero conto perché ormai per loro, purtroppo è diventata la normalità….



Il messaggero sul destriero

Pasquetta senza fretta, pasquetta senza voglia di storie a margine tra la Pasqua e la routine quotidiana, quindi immagino in questo momento che, molti di voi, non avranno voglia di starsi a prendere la briga di leggere cose e robe da questo blog, di diabete o altro. Legittima reazione in quanto occorre staccare e dedicarsi a interessi e attenzioni meno pese.

Allora oggi dedico un poco di spazio a me qui in questo ritaglio di tempo, condivisione e approfondimento informativo di varia umanità. Lo faccio per cercare di spiegare come lavoro nella formazione dei contenuti per il blog.

Ogni dato e informazione, studio e recensione di prodotto è frutto, sempre, di una attenta verifica circa la fondatezza del fatto, della fonte e la congruità dell’oggetto soggetto di attenzione. Tale fase di controllo è sempre molto accurata proprio perché nel mare magno del diabete e della rete la possibilità di incappare in trappole e pacchi è alquanto elevata.

Questa è la parte più dura del lavoro, ma per mia fortuna ho da sempre una naturale predisposizione alla ricerca di tipo documentale fin dai tempi del profilo professionale di “topo di biblioteca e d’archivio” e tale cosa ha trovato degna casa, ospitalità con l’arrivo dell’era digitale e di internet.

Cercare il meglio delle informazioni per quanto riguarda la cura e vita con il diabete è di importanza basilare così da offrire a tutta la comunità diabetica fatti e notizie fondate non tanto per fare clic clac.

Viviamo in una società talmente libera perché abbiamo e possiamo fare praticamente tutto ciò che ci va, e siamo talmente liberi che c’è qualcuno che pensa per noi: i cosiddetti “esperti”. Essenzialmente, visto in quest’ottica, fare informazione libera e indipendente è una mera perdita di tempo, così come interessarsi alla cultura o a qualsiasi altro ambito intellettuale e non meramente pratico/materiale. Infatti, che razza di senso può avere fare tale tipo di informazione (perlopiù in modo gratuito), quando abbiamo già miliardi di quotidiani, online o su carta, che ci dicono quello che dobbiamo sapere e che vogliamo sentire, tenendo presente, che come sempre più spesso si ripete, la verità non esiste? Che senso ha fare un’informazione libera e indipendente, se la maggioranza della gente per un motivo o per l’altro, se ne frega dell’indipendenza e della libertà dell’informazione, visto che cerca solo ciò che in qualche modo li faccia credere che tutto vada bene (o male, a seconda delle preferenze) ?

Il senso ce l’ha.

Ed è quello di tentare di fornire una “guida” al discernimento nelle migliaia di informazioni disponibili sul mercato, di cercare di far scattare una “presa di coscienza” nei fruitori di essa, una Consapevolezza che faccia capire che le cose non stanno come spesso ci dicono, ma che non è tutto perduto.

Chiaramente l’informazione libera e indipendente non avrà e non può avere il seguito che ha quella ufficiale, non avendone ovviamente nemmeno i mezzi nella maggioranza dei casi (vedi noi).

Ciò se può essere considerato in parte negativo, può risultare per certi versi positivo, in quanto la maggior parte delle volte l’informazione libera tenta di optare sulla qualità anzichè sulla quantità, come fa quella mainstream.

Su questo punto, bisogna riconoscere anche che di solito l’informazione libera viene maggiormente seguita da fruitori attivi e spesso appassionati delle tematiche trattate, mentre la passività dell’utente/consumatore è una regola non scritta dell’informazione ufficiale.

Mentre, pur con tutti i naturali limiti che possa avere, l’informazione libera tenta di dare uno spaccato il più possibile realista della realtà che viviamo, o meglio dei motivi e delle cause che si celano dietro e dentro gli eventi di essa.

 

Ed è per questo, come per altri tanti motivi, che dovrebbe essere il più possibile tutelata e diffusa, per il bene di una reale democrazia d’informazione e non, che oggi, se non superficialmente, effettivamente non esiste.

Concludendo il pic-nic di pasquetta senza fretta l’importante è continuare a dare e fare informazione come facciamo, con gusto e passione e il piacere di continuare ad essere aggiornati: fa bene a tutti  e fa bene alla salute.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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