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Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



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Supereroi di altri tempi

Molti genitori, soprattutto chi ha dei figli diabetici, dice che sono dei eroi. E devo confessare, che all’inizio sentendo questo “termine”, beh, non mi ci trovavo. Ma che eroi, siamo persone normali con una “vita normale”. Certo, come no. Solo in seguito, confrontandomi con quelle persone cosiddette normali, piano piano ho cominciato a capire la differenza. Perché si, quei bambini sono davvero dei eroi. Anche quelli che dopo diventano adulti. Perché? Per tutti i sacrifici che hanno fatto, che fanno tutt’ora. E ne fanno. Tanti. Troppi. Solo che non tutti sono coscienti. Forse neanche loro. Ieri, girando per la sala al lavoro “sento” una madre dire al figlio (non avrà avuto più di 5/6 anni) che non poteva mangiare quella cosa. Visto che poi mi sono spostata non ho potuto capire il perchè. Però la frase rimbombava anche dopo nelle mie orecchie, nella mia testa. “Non puoi mangiare quella cosa”, quante volte l’ho sentito, quante volte l’avete sentito? Milione e milione di volte. Così tanto che ti viene la nausea. Per quanto riguarda me, è stata la frase che ha accompagnato la mia infanzia e adolescenza. E questo dice molto, dice tutto. Cosi che, che cosa dobbiamo dire di quel bambino che anche se vuole la caramella come tutti gli altri bambini, alza lo sguardo speranzoso verso la madre per avere prima conferma che può? O di quel bambino che vuole solo giocare, ma non può perché ha la glicemia troppo bassa? O di chi, prima ancora di imparare a leggere, deve imparare i numeri per capire la glicemia? O di chi, pur avendo fame aspetta di mangiare perché ha una bella iper? O di tutte quelle ragazze/donne e la voglia di avere un figlio, che come ha detto una ragazza, devono diventare madri ancora prima di concepire? O di chi passa tutta la notte sveglio e al mattino va a lavorare lo stesso? E potrei continuare all’infinito. Certo che sono dei supereroi. Solo che non se ne rendono davvero conto perché ormai per loro, purtroppo è diventata la normalità….



Il messaggero sul destriero

Pasquetta senza fretta, pasquetta senza voglia di storie a margine tra la Pasqua e la routine quotidiana, quindi immagino in questo momento che, molti di voi, non avranno voglia di starsi a prendere la briga di leggere cose e robe da questo blog, di diabete o altro. Legittima reazione in quanto occorre staccare e dedicarsi a interessi e attenzioni meno pese.

Allora oggi dedico un poco di spazio a me qui in questo ritaglio di tempo, condivisione e approfondimento informativo di varia umanità. Lo faccio per cercare di spiegare come lavoro nella formazione dei contenuti per il blog.

Ogni dato e informazione, studio e recensione di prodotto è frutto, sempre, di una attenta verifica circa la fondatezza del fatto, della fonte e la congruità dell’oggetto soggetto di attenzione. Tale fase di controllo è sempre molto accurata proprio perché nel mare magno del diabete e della rete la possibilità di incappare in trappole e pacchi è alquanto elevata.

Questa è la parte più dura del lavoro, ma per mia fortuna ho da sempre una naturale predisposizione alla ricerca di tipo documentale fin dai tempi del profilo professionale di “topo di biblioteca e d’archivio” e tale cosa ha trovato degna casa, ospitalità con l’arrivo dell’era digitale e di internet.

Cercare il meglio delle informazioni per quanto riguarda la cura e vita con il diabete è di importanza basilare così da offrire a tutta la comunità diabetica fatti e notizie fondate non tanto per fare clic clac.

Viviamo in una società talmente libera perché abbiamo e possiamo fare praticamente tutto ciò che ci va, e siamo talmente liberi che c’è qualcuno che pensa per noi: i cosiddetti “esperti”. Essenzialmente, visto in quest’ottica, fare informazione libera e indipendente è una mera perdita di tempo, così come interessarsi alla cultura o a qualsiasi altro ambito intellettuale e non meramente pratico/materiale. Infatti, che razza di senso può avere fare tale tipo di informazione (perlopiù in modo gratuito), quando abbiamo già miliardi di quotidiani, online o su carta, che ci dicono quello che dobbiamo sapere e che vogliamo sentire, tenendo presente, che come sempre più spesso si ripete, la verità non esiste? Che senso ha fare un’informazione libera e indipendente, se la maggioranza della gente per un motivo o per l’altro, se ne frega dell’indipendenza e della libertà dell’informazione, visto che cerca solo ciò che in qualche modo li faccia credere che tutto vada bene (o male, a seconda delle preferenze) ?

Il senso ce l’ha.

Ed è quello di tentare di fornire una “guida” al discernimento nelle migliaia di informazioni disponibili sul mercato, di cercare di far scattare una “presa di coscienza” nei fruitori di essa, una Consapevolezza che faccia capire che le cose non stanno come spesso ci dicono, ma che non è tutto perduto.

Chiaramente l’informazione libera e indipendente non avrà e non può avere il seguito che ha quella ufficiale, non avendone ovviamente nemmeno i mezzi nella maggioranza dei casi (vedi noi).

Ciò se può essere considerato in parte negativo, può risultare per certi versi positivo, in quanto la maggior parte delle volte l’informazione libera tenta di optare sulla qualità anzichè sulla quantità, come fa quella mainstream.

Su questo punto, bisogna riconoscere anche che di solito l’informazione libera viene maggiormente seguita da fruitori attivi e spesso appassionati delle tematiche trattate, mentre la passività dell’utente/consumatore è una regola non scritta dell’informazione ufficiale.

Mentre, pur con tutti i naturali limiti che possa avere, l’informazione libera tenta di dare uno spaccato il più possibile realista della realtà che viviamo, o meglio dei motivi e delle cause che si celano dietro e dentro gli eventi di essa.

 

Ed è per questo, come per altri tanti motivi, che dovrebbe essere il più possibile tutelata e diffusa, per il bene di una reale democrazia d’informazione e non, che oggi, se non superficialmente, effettivamente non esiste.

Concludendo il pic-nic di pasquetta senza fretta l’importante è continuare a dare e fare informazione come facciamo, con gusto e passione e il piacere di continuare ad essere aggiornati: fa bene a tutti  e fa bene alla salute.



Via con l’evento

img_6172Lunedì prossimo Il Mio Diabete terrà il suo primo evento “fisico” in occasione dei dieci anni di pubblicazioni online del blog. L’appuntamento di avvio dedicato alla medicina narrativa nel contesto della patologia diabetica, in particolare per quanto riguarda il tipo 1, ovvero la forma che in massima parte accompagna il paziente dalla culla alla bara senza o con complicanze, senza o con problemi, senza o con qualcosa/qualcuno. Sarà un successo o un fallimento? Lo impareremo vivendo, intanto vi aspettiamo.

La medicina narrativa fornisce degli strumenti pratici e concettuali per comprendere il paziente, la sua malattia e la relazione umana che si viene a creare tra il medico ed il paziente. Attraverso la medicina narrativa i medici, e tutti gli operatori sanitari, possono coltivare ed ampliare le proprie capacità empatiche, riflessive, di ascolto e riuscire a prendersi cura della persona con le sue emozioni, paure, speranze, oltre che curare la malattia. 

Il narrante e l’udente.

Ascoltare, comprendere, interpretare e quantificare i bisogni dei pazienti, dei loro nuclei famigliari e degli operatori del servizio sanitario per il raggiungimento di un equilibrio tra percorsi di cura efficaci ed efficienza delle strutture sanitarie
Contribuire alla diffusione dell’umanizzazione delle cure
Studiare modelli sostenibili integrati tra persone e servizi di cura
Studiare gli equilibri tra regionalizzazione e centralizzazione del Sistema Sanitario

Ma basta?

L’esperienza di questi anni con il blog ha evidenziato alcuni lati del processo di relazione con la malattia che vanno oltre lo spazio fisico e duale medico – paziente – organizzazione sanitaria. Uno spazio per ragioni naturali e obiettive limitato sotto il profilo temporale. Ecco che allora la parola, tra voce e ascolto trova diverse collocazioni possibili e fattibili.

Le reti sociali (social network), le pubblicazioni online rappresentano ora un punto immediato di approdo nel rapporto domanda/risposta.

Ma basta?

Credo di no, a monte di tutto ci deve essere la fiducia: non solo verso chi ti cura (medico, infermiere, dietista, psicologo, il team diabetologico), ma anche apertura, relazione verso l’altro, gli altri. Il lato della negativo della malattia non sta solo nel dolore, trauma e sofferenza. Il lato negativo alloggia anche nell’ego della malattia, e il diabetico in massima parte tende a vivere in sé per sé il proprio stato. Diviso tra comprensione e incomprensione autarchica.

La sfida, un percorso di allungamento della medicina narrativa trova approdo nell’informare, formare il singolo e la comunità circa il diabete, poiché tale patologia non è tale ma qualcosa di più: la rappresentazione di un punto di equilibrio, uno stile di vita non  esclusivo per i diabetici.

Salute via web

Pazienti italiani attenti al proprio stato di salute e sempre più desiderosi di “cure connesse”: l’85% cerca risposte di carattere medico su internet, oltre la metà comunica online col proprio medico e quasi uno su due possiede un dispositivo di monitoraggio della salute. Il quadro emerge dal rapporto Philips “Future Health Study 2016”, condotto in 13 Paesi, che ha intervistato un campione di oltre 2 mila pazienti italiani tra 18 e 80 anni.
Lo studio evidenzia che gli italiani hanno una percezione positiva della propria salute (58% degli intervistati) ma necessitano di rassicurazioni e conferme: in media si effettuano 5 visite mediche all’anno e un italiano su cinque ha dichiarato di aver trascorso almeno una notte all’ospedale nei tre mesi precedenti all’indagine. L’attenzione al proprio benessere emerge anche dall’utilizzo di dispositivi tecnologici ad hoc, smartwatch ma non solo: ne possiede almeno uno il 45% degli intervistati, con elevato tasso di utilizzo (92%). Gli indicatori legati all’attività sportiva e al fitness sono i più utilizzati.

Internet per tutti è una grande risorsa: l’85% dei pazienti intervistati cerca le risposte a una domanda di carattere medico online e il 55% legge le recensioni su un medico o un altro professionista sanitario prima di consultarlo. A usare maggiormente internet sono le donne, le persone che soffrono di patologie croniche e coloro che hanno una scolarità superiore.

Al Sud i pazienti accedono maggiormente alle recensioni, forse alla ricerca di un medico in altre regioni. Elevato anche l’interesse per una interazione online con i professionisti: il 52% degli intervistati comunica online con il medico e il 72% preferisce ricevere riscontri online.

Come la dieta influenza i nostri geni

howdietinfluCiò che mangiamo può influenzare direttamente i programmi genetici che regolano la funzione cellulare. Un nuovo progetto europeo, coordinato dai ricercatori dell’Università Ludwig-Maximilian di Monaco (LMU).

Alla LMU si discuterà di come i prodotti del metabolismo intervengono nella regolazione genica.

L’incidenza di malattie croniche come l’obesità, il diabete e la pressione alta hanno già raggiunto livelli elevati in modo allarmante. Spesso definita collettivamente come la sindrome metabolica, questi disturbi sono in ultima analisi, attribuibili a perturbazioni nel metabolismo biochimico, e tutti sono causati da una combinazione di fattori di stile di vita, dieta squilibrata e influenze genetiche. Tuttavia, i geni non rigidamente determinano come un organismo elabora cibo. Al contrario, recenti evidenze indicano che i prodotti intermedi durante le reazioni biochimiche coinvolte nella ripartizione dei nutrienti stessi possono avere un impatto sulla regolazione genica. – In effetti, le cellule possono essere riprogrammate in realtà da tali sostanze. “Molto di ciò che mangiamo è direttamente convertito in prodotti metabolici che giocano un ruolo nel controllare l’azione dei nostri geni,” dice il professor Andreas Ladurner, che lavora al Centro Biomedicale della LMU. In un nuovo programma finanziato dall’UE per dottorandi all’interno del Network Innovative Training (ITN) chiamato Chrome (cromatina e metabolismo), che sarà coordinato dallo stesso  Ladurner, un team internazionale di ricercatori ha in programma di identificare i meccanismi molecolari che rappresentano queste connessioni emergenti tra geni e nutrizione, e cercherà gli approcci mirati alla terapia della sindrome metabolica .

Il DNA genomico portato da ciascuna cella codifica le informazioni necessarie per la sintesi delle varie proteine prodotte da un determinato tessuto ed organo. Negli organismi superiori, il materiale ereditario risiede nel nucleo della cellula in una forma compatta nota come cromatina, che risulta dall’interazione delle lunghe molecole del DNA con una serie di proteine chiamate istoni. Questi geni vengono attivati o repressi in una data cellula e ciò è in parte determinato dalle cosiddette modificazioni epigenetiche della cromatina. Questi sono relativamente semplici tag chimici che fungono da interruttori molecolari – e rappresentano segni ormai noti per essere modulati dalla dieta. “Il consumo a lungo termine di quantità eccessive di zucchero e alcool, per esempio, porta alla drastica riprogrammazione delle cellule nel fegato e in altri tessuti, e questi cambiamenti nella regolazione genica possono promuovere lo sviluppo dell’obesità e la perdita di sensibilità all’insulina, “dice Ladurner. Altri studi condotti da alcuni dei gruppi coinvolti in Chrome hanno dimostrato che altri elementi dello stile di vita – come l’esercizio fisico – i fattori presenti nel nostro ambiente fisico, possono modulare la composizione della nostra microflora intestinale, che a loro volta hanno un impatto sulla attività dei geni nelle nostre cellule.

Queste nuove conoscenze indicano obiettivi precedentemente non apprezzati per il trattamento efficace delle malattie metaboliche. “Tuttavia, sappiamo ancora relativamente poco sui meccanismi molecolari e fisiologici che mediano l’interazione tra dieta e regolazione genica,” Ladurner sottolinea. Quindi, l’obiettivo primario di Chrome è quello di chiarire questi meccanismi. I ricercatori partecipanti e i loro studenti dottorandi potranno indagare, in particolare, come gli enzimi coinvolti nella modificazione epigenetica della cromatina sono influenzati dai componenti della dieta e, al contrario, di come i segni epigenetici alterano i processi metabolici e la fisiologia generale.

Università Ludwig-Maximilian di Monaco

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Trattare la pressione del sangue ‘normale’ per salvare vite umane, uno studio sollecita

Attacco cardiacoMilioni di vite potrebbero essere salvate con un adeguato trattamento terapeutico e farmaci per far abbassare la pressione del sangue nei riguardi delle persone a rischio di infarto e ictus, anche se questa è normale, i ricercatori hanno detto oggi pubblicando i risultati di uno studio molto approfondito sulla rivista della American Heart Association Hypertension.

Sulla base di un’analisi su 123 studi clinici che hanno coinvolto più di 600.000 persone lungo un arco di tempo di due decenni, il team ha chiesto una revisione urgente delle linee guida di trattamento esistenti.

“I nostri risultati mostrano chiaramente che il trattamento della pressione sanguigna è collocato ad un livello inferiore a quello attualmente raccomandato per cercare di ridurre notevolmente l’incidenza delle malattie cardiovascolari,” ha detto l’autore dello studio Kazem Rahimi dell’Università di Oxford.

Ciò potrebbe “potenzialmente salvare milioni di vite.”

La pressione sanguigna è registrata con due numeri, scritti come rapporto, ad esempio 140/90 mmHg (millimetri di mercurio dell’unità pressione sanguigna).

La pressione “sistolica è alta” all’interno delle arterie quando il cuore batte, e l’altra la pressione “diastolica” è nel periodo di rilassamento del cuore tra due contrazioni muscolari, quando il cuore è a riposo e ricarica il sangue.

Secondo l’American Heart Association, una pressione “normale” è inferiore a 120/80, e diventa alta sopra 140/90.

Lo studio ha trovato che ogni riduzione di 10 mmHg della pressione sistolica riduce il rischio di attacco di cuore di circa un quinto, di ictus e scompenso cardiaco di circa un quarto, e il rischio di morte per qualsiasi causa del 13 per cento.

“È importante sottolineare che queste riduzioni di malore sono simili in una vasta gamma di pazienti ad alto rischio … indipendentemente dal fatto che la loro pressione sanguigna sia già bassa (meno di 130 mmHg) tanto per cominciare”, scrivono.

Le persone ad alto rischio sono quelle con una storia di cuore o di malattia delle arterie, ictus, diabete o insufficienza cardiaca.

I ricercatori hanno sollecitato una revisione delle linee guida sulla pressione sanguigna, compresi quelli della Società Europea di Ipertensione, che recentemente ha rilasciato il suo livello di raxccomandazione  del trattamento per i pazienti ad alto rischio da 130 a 140mmHg di pressione sistolica.

E’ relativo

“I nostri risultati forniscono un forte sostegno per ridurre la pressione sanguigna arteriosa sistolica inferiore a 130 mmHg”, ha scritto il team.

La pressione alta è la principale causa di malattie cardiache e ictus, hanno detto gli autori dello studio, che colpisce più di un miliardo di persone in tutto il mondo e ne uccide circa 9,4 milioni ogni anno.

I vantaggi di abbassare in modo costante la pressione alta sono ben chiari e stabiliti, ma non lo è altrettanto  per le persone con livelli di pressione “normali” le quali potrebbero anche beneficiare del trattamento.

Il cardiologo Tim Chico dell’università di Sheffield, che non è stato coinvolto nello studio, ha sottolineato come i benefici del trattamento per una persona con “normale” pressione sanguigna dipenderebbero da altri fattori di rischio individuali per le malattie cardiache e ictus.

“Per esempio, se sei già ha un basso rischio, ridurre questo del 20 per cento, non è poi così importante, e probabilmente non è neanche conveniente o desiderabile”, ha detto via Media Science Centre.

“Tuttavia, se si è ad alto rischio (esempio, uno ha già malattie cardiovascolari, il diabete o fuma), una riduzione del 20 per cento del pericolo fa una grande differenza e salva molte vite.”

Ricercatori scoprono nuovo modo di misurare se una persona è diabetica

Wej JaSono stati scoperti Un gruppo di marcatori che consentono di identificare se una persona è diabetica misurando gli acidi grassi nel sangue. Questa scoperta fatta dai ricercatori dall’University of Hawai’i Cancer Center può consentire ai medici di avvertire i pazienti anni prima della comparsa del diabete, permettendo quindi ai soggetti di cambiare i loro stili di vita potenzialmente evitando la diagnosi di una malattia cronica.

“Ora non ci sono test clinici che indicano la probabilità di sviluppare il diabete, solo gli esami che indicano, ad esempio, se qualcuno che è pre-diabetico ha un relativamente elevato tasso di zucchero nel sangue o livelli di insulina”, ha detto il direttore dottor Wei Jia del Cancer UH Center. ” Sapere se si rischia di avere il diabete in pochi anni è una scoperta importante. Le persone possono fare dei test con la speranza di scongiurare l’arrivo della malattia nel futuro.”

La ricerca sugli acidi grassi insaturi, recentemente identificati in uno studio pubblicato online sulla rivista EBioMedicine può segnare se qualcuno è pre-diabetico molto prima che con i metodi convenzionali di misurazione della malattia. I livelli di questi acidi grassi possono cambiare fino a 10 anni prima che le persone ricevano una diagnosi di diabete.

I marcatori attraverso una prova da un campione di sangue possono aiutare a prevedere il rischio di sviluppare il pre-diabete e sindrome metabolica, che è un gruppo di condizioni tra cui la pressione sanguigna elevata, insulino-resistenza e alto livello di glucosio.

“E ‘convenzionalmente assunto che se le persone obese sono in rischio di essere pre-diabetiche. Tuttavia, a volte le persone che sono obese possono ancora essere in buona salute. Se la gente sa che sono specificamente pre-diabetici possono avere un modo più mirato di trattate “, ha detto il dottor Jia.

L’obesità è associata al rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, malattia del fegato grasso non alcolica, malattie cardiovascolari e il cancro. Tuttavia, si è sempre più riconosciuto che l’obesità non è una condizione omogenea e circa il 25 al 40 per cento di individui obesi può effettivamente mantenere lo stato di salute senza segni apparenti di complicazioni.

Il team di ricerca del Dr Jia ha condotto uno studio metabolomico su quattro coorti indipendenti che ha coinvolto un totale di 452 partecipanti, in collaborazione con gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University.

Il team ha eseguito uno studio trasversale con soggetti obesi metabolicamente sani e non sani, uno studio longitudinale di osservazione della presenza di sviluppare il pre-diabete fino a dieci anni e due studi per valutare gli effetti terapeutici su soggetti sottoposti a chirurgia metabolica o che hanno ricevuto un molto basso tenore di carboidrati nella dieta per otto settimane.

I ricercatori mirano a continuare a sviluppare la tecnologia per l’esame del sangue, e alla fine metterlo a disposizione per i medici.

La somministrazione nell’intestino dell’insulina si dimostra promessa per nuova formulazione orale della terapia in entrambi i tipi di diabete (tipo 1 e 2)

ricercaUn dispositivo sotto forma di cerotto contenente insulina che può essere ingerito sotto forma di una capsula, è in fase di sviluppo dai ricercatori dell’Università di Santa Barbara – California. e ha dimostrato l’efficacia nella gestione della glicemia nei ratti diabetici. Questo lavoro è stato presentato il 27 ottobre 2015 Associazione Americana degli Scienziati Farmaceutici (AAPS) nel corso del Meeting Annuale, la più grande riunione dedicata alle scienze farmaceutiche del mondo, in corso a Orlando, in Florida. 25-29 Ottobre.

Il diabete è un gruppo di disturbi metabolici che sono causati da una carenza nella capacità di produrre insulina, un ormone che regola i livelli di glucosio. Secondo il Center for Disease Control, il diabete colpisce circa 29,1 milioni di persone negli Stati Uniti da solo, ed è uno dei maggiori fattori di mortalità, causando oltre 230.000 morti ogni anno con le sue comorbidità associate. La terapia insulinica è una parte importante del trattamento del diabete – usato per regolare il livello dello zucchero nel sangue e lo stoccaggio del glucosio. Le attuali formulazioni di insulina sono commercializzati per via iniettabile – attualmente, non è possibile prendere l’insulina per bocca, in quanto gli enzimi digestivi nel tratto gastrointestinale abbattono la proteina rendendola inattiva.

Samir Mitragotri, Ph.D., professore presso la Facoltà di Ingegneria all’Università della California a Santa Barbara, e Amrita Banerjee, una borsista postdottorato, hanno sviluppato patch in polimeri mucoadesivi carichi di insulina e una permeazione intestinale, poi messo le patch dispositivi in ??capsule enteriche rivestite. Una volta nell’intestino, le pillole patch contenenti l’ormone sono appositamente progettati per sciogliersi, rilasciando le patch in modo che queste possano legarsi alla parete intestinale per la consegna del farmaco al posto giusto. “Abbiamo creato una tecnologia con diverse caratteristiche innovative. I nostri dispositivi mucoadesivi inseriscono all’interno di una piccola capsula e poi consegnare il farmaco a livello intestinale in un modo molto efficace”, ha detto Mitragotri. “Ci sono molti benefici possibili e vantaggi nella consegna per via orale dell’insulina.”

La forza mucoadesiva delle patch è stata determinata mediante cerotto sull’intestino porcino. Dopo 30 minuti, i cerotti sono stati gradualmente portati via dall’intestino e la forza necessaria per staccare completamente le patch dall’intestino è stata quantificata utilizzando una microbilancia. Per valutare ulteriormente l’efficacia dei cerotti, i ratti diabetici sono stati tenuti a digiuno durante la notte e per via orale sono state alimentate le capsule. I livelli di glucosio nel sangue sono stati poi determinati in diversi momenti fino a otto ore di distanza utilizzando un glucometro commerciale per calcolare la percentuale di calo dei livelli della glicemia.

Le patch hanno mostrato un profilo di rilascio del farmaco completo, rilasciando il 100 per cento del contenuto potenziatore dell’insulina e la permeazione entro cinque ore di studio e hanno dimostrato un’eccellente resistenza mucoadesiva di 24,22 ± 2,85 milioni di euro, che corrisponde a più di 100 volte il peso individuale del cerotto. Studi in vivo di efficacia hanno rivelato che patch d’insulina contenente il ??10 per cento di permeazione ha la formulazione più efficace, in cui i livelli di glucosio nel sangue sono scesi significativamente a 69 ± 2,41 per cento dei livelli iniziali in confronto al gruppo con alcun controllo di trattamento, che non ha mostrato alcuna riduzione del glucosio nel sangue all’interno dei livelli nel tempo.

“Il diabete è un problema crescente negli Stati Uniti, con i nuovi dati delle indagini che mostra come il 50 per cento degli adulti viventi negli Stati Uniti ha il diabete o pre-diabete”, ha detto Banerjee. “I risultati di questi studi suggeriscono come questo approccio unico di somministrazione del farmaco potrebbe essere utilizzato nel fornire l’insulina per via orale in modo continuo dipendente dal tempo.”

La fase successiva della ricerca di Banerjee è di continuare negli studi in vivo sui ratti per valutare le patch intestinali per il rilascio di insulina con modalità più veloce o più estesa. Il gruppo di Mitragotri valuterà anche la consegna orale di altri farmaci peptidici per il diabete (exenatide) e persino l’osteoporosi (calcitonina).
Fornito da American Association of Pharmaceutical Scientist

Sanofi entra nella ricerca per sviluppare nuovi trattamenti terapeutici nel diabete tipo 1 e 2

sanofiSanofi è entrata in collaborazione di ricerca strategica con Evotec per sviluppare trattamenti per modulare le beta cellule nel il diabete, che possono ridurre o eliminare la necessità di iniezioni di insulina. Le cellule beta svolgono un ruolo chiave nella patogenesi del diabete, una condizione che colpisce attualmente 387 milioni di pazienti in tutto il mondo.

“Il diabete assume un peso sempre più significativo di diabete in tutto il mondo, è imperativo continuare a sfidare noi stessi per sviluppare innovazioni di trattamento verso milioni di persone che convivono con questa malattia progressiva e debilitante,” ha affermato Philip Larsen, MD, PhD, vice presidente, responsabile globale della ricerca sul diabete e la scienza traslazionale a Sanofi. “Questa collaborazione sfrutta l’esperienza di Evotec nella tecnologia e una vasta esperienza di Sanofi nella leadership sul diabete. La nostra visione condivisa è quella di modificare la modalità terapeutica del diabete è trattarlo in futuro attraverso lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici sistemici per la gestione della malattia.”

La nuova collaborazione di ricerca si concentrerà sullo sviluppo di una terapia di sostituzione delle cellule beta sulla base di cellule beta umane funzionali derivate da cellule staminali umane. Le aziende potranno anche usare le cellule beta umane per lo il controllo e identificazione delle piccole cellule beta in piccole molecole  o biologici attivi.

Secondo questo accordo, Evotec avrà diritto a ricevere per lo sviluppo delle tecnologie e i diritti nonché traslazione commerciale un ammontare pari a  € 500.000.000, e royalties sulle vendite nette.

“La scoperta di una terapia basata sull’impiego delle cellule staminali e il suo sviluppo è l’avanguardia dell’innovazione terapeutica”, ha detto il dottor Cord Dohrmann, direttore scientifico di Evotec. “Siamo molto orgogliosi di collaborare con Sanofi, una società con una storia profonda nel diabete, in una collaborazione veramente complementare per migliorare come questa malattia verrà trattata in futuro.”

Nel diabete di tipo 1, le cellule beta sono distrutte dal sistema immunitario del paziente. Come risultato, i pazienti devono seguire un regime fatto di iniezioni di insulina accuratamente dosate per tutta la vita. Nel diabete di tipo 2 (T2D), le cellule beta sono funzionalmente compromesse. T2D è progressiva, e le attuali opzioni terapeutiche non possono impedire il deterioramento della funzione delle cellule beta, creando alla fine un bisogno di iniezioni di insulina, un onere rilevante per i pazienti. Le cellule beta non in grado di simulare perfettamente il normale controllo dei livelli di glucosio nel sangue da parte delle cellule beta normali, che può provocare a breve e lungo termine complicazioni. Vi è la necessità medica significativa di nuove terapie che ripristinino la massa delle cellule beta, riducano o eliminino la necessità di iniezioni di insulina e prevenire o invertire il declino della funzione delle cellule beta nei diabetici di tipo 2.

Sanofi si sforza di aiutare le persone a gestire la complessa sfida del diabete attraverso soluzioni innovative, integrate e personalizzate. Guidata da preziose informazioni che provengono dall’ascolto e coinvolgimento delle persone che vivono con il diabete, l’azienda sta formando partnership per offrire la diagnostica, terapie, servizi e dispositivi, tra cui i sistemi di monitoraggio della glicemia. Sanofi commercializza iniettabili, per via inalatoria e farmaci per via orale per le persone con diabete di tipo 1 o diabete di tipo 2.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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