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Ed Sheeran

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La prescrizione sociale di attività migliora la salute e benessere nei diabetici e malati cronici

Palestre, gruppi a piedi, giardinaggio, club di cucina e volontariato hanno dimostrato di lavorare per migliorare la salute e il benessere riportati da un gruppo di persone sul lungo termine.

La chiave del successo è stata un ‘Link Worker’ che ha aiutato i partecipanti a selezionare la loro attività e li ha sostenuti per tutto il programma.

Lo studio approfondito da parte degli accademici dell’Università di Newcastle (Regno Unito)mostra come la prescrizione sociale di attività non mediche aiuta le persone con patologie croniche ed è pubblicato oggi in BMJ Open.

di supportoIl dottor Suzanne Moffatt , lettore in Gerontologia sociale, ha dichiarato: “I risultati dimostrano che la prescrizione sociale, come offerta di impegno per chi, ad esempio, soffre di malattie cardiache, dando l’opportunità di partecipare ad un club di giardinaggio, funziona.

“Le persone che hanno partecipato allo studio hanno detto che la prescrizione sociale li ha resi più attivi, e aiutati a perdere peso e si sentivano meno ansiosi e isolati, per cui stavano meglio.

“E’la prima volta che questi tipi di interventi non medici sono stati completamente analizzati per iaproblemi di salute fisica e i risultati sono molto incoraggianti.

“Quello che anche lo studio ha evidenziato è l’importanza specifica per la persona singola, un Link Worker, per aiutare le persone con problemi a trarre benefici per il loro benessere”.

Non un aiuto medico

I partecipanti hanno riportato di sentirsi profondamente colpiti, fisicamente, emotivamente e socialmente dai loro problemi di salute. Essi hanno dettagliato gli effetti fisici tra cui il dolore, problemi di sonno, effetti collaterali del farmaco e problemi significativi funzionali,  molti hanno spiegato come tutto questo li aveva portati alla depressione e all’ansia e il quadro peggiorava con il divenire più anziani.

Nelle interviste hanno spiegato come, lavorando con un Link Worker, per trovare la giusta attività e per ottenere il supporto nell’affrontare problemi finanziari avevano la fiducia in se stessi, l’autostima e l’indipendenza.

Attività come il giardinaggio, i club di ballo e il lavoro volontario li hanno aiutati a perdere peso e aumentare il fitness che porta a persone a gestire meglio il dolore e la stanchezza, sentendosi meno isolati socialmente e influenzando positivamente l’autostima e il benessere mentale.

 

A chi si rivolge?

Le persone che hanno asma, malattie polmonari ostruttive croniche, diabete (tipo 1 o tipo 2), malattie cardiache, epilessia, osteoporosi, e una qualsiasi di queste condizioni con depressione e/o ansia sono idonee per lo schema.

Il Link Worker aiuta anche i pazienti ad accedere ad altri supporti, servizi e attività locali.



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Facciamoci del male

E’ giunto il tempo delle scelte: occorre non solo il testamento biologico circa la donazione degli organi come sul fine vita ma decidere sulla cosiddetta “libertà di cura” nata con le polemiche suscitata dal metodo terapeutico praticato dal medico modenese Di Bella e mai cessate anzi si sono espanse in ogni tipo di malattia – dal diabete ai tumori passando per l’HIV ed ora approdate sulle vaccinazioni che, come si dovrebbe sapere, sono uno dei pilastri della medicina moderna nella profilassi e prevenzione di importanti condizioni infettive ad ampio contagio.

A questo punto occorre porre ai cittadini una scelta irrevocabile tra medicina allopatica e medicina omeopatica o alternativa.

La questione è seria poiché in questa fase contrassegnata dal caos politico e sociale, caduta delle religioni monoteiste e ritorno ad un animismo rivisitato sotto forma di misticismo e idolatria multiforme, tutto ciò che è Stato, ufficiale viene contrastato e delegittimato nonostante l’evidenza e le prove scientifiche. Ha ragione Einstein: ci sono due cose infinite, l’universo e la stupidità umana.

Comunque questa disperata caduta tra le braccia dei vari imbonitori e ciarlatani sulla pelle di persone credulone o comunque deboli, mette l’accento su alcuni punti ben noti e altrettanto critici della sanità ufficiale: l’incapacità di ascoltare e farsi carico. L’ho visto io in prima persona con il fallimento dell’evento organizzato lo scorso 30 novembre sulla medicina narrativa e diabete. Vai dal medico di base anche per un banale certificato di malattia, e non ha tempo oppure tocca aspettare ore mentre non ti senti bene. Ed io sono mesi che rinuncio, vado in ufficio malato perché impossibilitato ad accedere al servizio. Poi hai i vari dirigenti delle USL che ti parlano in creolo english-bocconiano con qualche frase in italiano, tanto per farsi capire. E tra sette ci si capisce: la Scuola di Medicina dell’Università di Bologna è in mano alle logge massoniche, le quali non hanno interessi ad aprirsi verso l’esterno, tanto c’è internet.

Come diceva mio nonno: bisogna scendere dal pero, dal piedistallo dorato e riprendere il controllo della situazione, a cominciare dalla comunicazione, dalla parola.

Ho il diabete tipo 1 dal 1963 e nel 1969 mi venne la parotite epidemica, meglio conosciuta come orecchioni, fu una esperienza molto brutta e dolora sia per i sintomi che per la cura: tre iniezioni intramuscolari al giorno di cortisone per due settimane, con l’aggiunta di calcio carbonato. La parotite mi ha reso sterile.

Oggi per la parotite è disponibile un vaccino vivo attenuato, capace di indurre l’immunizzazione tramite infezione subclinica e non contagiosa, il quale induce anticorpi in oltre il 95% dei soggetti. In Italia esso è somministrato in combinazione con i vaccini per morbillo e rosolia (MPR), da praticare a partire dal secondo anno di vita.



Io e te un grande amore e niente più

Correva l’anno 2009 d.C. era inverno e faceva freddo, in montagna c’era la neve mentre la città era avvolta dalla nebbia, il 10 dicembre mi trovavo al padiglione 11 del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, Unità Operativa di Diabetologia per avviare il percorso di messa in opera del microinfusore d’insulina e sensore glicemico.

Mi piace ricordare gli avvenimenti e passaggi importanti della mia vita e di tutti noi diabetici. E quella per me lo fu: ovvero sono passati otto anni di vita con il microinfusore d’insulina. L’apparecchiatura che mi ha fatto compagnia era composta da: il sistema integrato Medtronic Minimed Paradigm 554 Veo, con sensore glicemico ed arresto dell’infusione d’insulina con presenza di evento glicemico. Sette anni passano in fretta, e questo 2017 per me va di bene in meglio. L’impiego della strumentazione mi ha fatto vivere in modo migliore, sempre più adeguatamente rispetto al mio diabete, potendo così conservare, oltre al buon compenso glicemico, una gestione dello stile di vita più rilassata e un’alimentazione responsabile sì ma senza cintura di castità alimentare.

L’occasione della celebrazione di questa giornata prosegue con il diario nel diario stesso delle mie esperienze attraverso l’impiego del mezzo. Il percorso vuole ripercorrere l’avvio intrapreso otto anni fa così da offrire una panoramica dei vari lati pratici concernente la tecnologia, sia in positivi che problematici. All’epoca il piano di fornitura delle varie parti di ricambio per il microinfusore si era  avviato con qualche imprevisto, al principio non mi venne consegnato il cerotto necessario a tenere fissato l’innesto del sensore glicemico, e per qualche mese dovetti arrangiarmi alla buona non riuscendo a trovare un posto dove acquistare tale prodotto, poi dopo tre mesi il materiale mi venne consegnato. Altro piccolo particolare riguardava le batterie per tenere in carica l’apparecchio. Il rappresentante della Medtronic mi consigliava di utilizzare le Industrial Energizer AAA alcaline LR03, ma l’ASL non me le forniva dicendomi di reperirle in proprio, ovvero utilizzando le normali pile in commercio a tripla A. Lo faccio e piccolo momento di panico al primo cambio: queste genere di batterie per qualche minuto lasciano a piedi lo strumento e poi si consumano in fretta. Che ho fatto? Dato il costo minimo e la possibilità di acquisirle via internet mi adeguai e ne ordinai un certo numero di confezioni così da stare tranquillo per un po’. Altro regalo fatto all’epoca per il signor Micro fu l’acquisto di una custodia allacciabile all’addome così da portare l’apparecchio comodamente a letto o renderlo non visibile all’esterno, e una borsa utile a contenere tutti gli accessori per il micro e glucometro che tornava buona per le vacanze e le trasferte.

E lo scorso martedì 4 aprile dopo otto anni di onorato servizio ho lasciato il Veo per il nuovo e potente microinfusore Medtronic Minimed 640G con sensore glicemico Enlite 2, molti di voi conoscono già lo strumento in quanto recensito in questo blog.

Il microinfusore unisce un monitoraggio continuo dei livelli del glucosio con una pompa che eroga l’insulina. A differenza dei dispositivi attuali, che bloccano l’infusione quando ormai la glicemia è troppo bassa, questo ha un algoritmo che riesce a prevedere sulla base dei dati quando si rischia una crisi, e a far agire la pompa di conseguenza.

Questa generazione di dispositivi avvicina al concetto di ‘pancreas artificiale’, cioè a un sistema in grado di sostituire in tutto l’organo che controlla il livello di zuccheri nel sangue. Il Sistema 640G MiniMed® ^ con SmartGuard ™ è progettato per proteggerci, in modo da poterci sentire più sicuri. Un altro passo avanti verso la tecnologia a circuito chiuso (chiusura dell’ansa).

MiniMed® 640G unisce l’intelligence di SmartGuard ™ con la precisione di Enlite ™, per aiutare a simulare la funzione di un pancreas sano, fornendo protezione avanzata contro l’ipoglicemia. Sulla base dei valori della glicemia i sensori SmartGuard ™ sono in grado di prevedere quando ci si avvicina ad un abbassamento della glicemia 30 minuti prima e automaticamente interrompere l’erogazione di insulina. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono recuperati alla “normalità, SmartGuard ™ riprenderà automaticamente la somministrazione dell’insulina. SmartGuard ™ consente di impostare limiti più bassi per tutto il giorno in modo da dare maggiore protezione quando se ne ha bisogno: da la possibilità di scegliere l’ora del giorno e della notte per attivare questa funzione. Aiuta a ridurre il numero di eventi ipoglicemici. Un monitoraggio attivo insulina, così quella che sta ancora lavorando nel nostro corpo viene visualizzata sullo schermo della pompa e presa in considerazione nelle raccomandazioni offerte da Bolus Wizard ™.

E tutto quello qui scritto è vero: lo sto provando su me stesso con grande soddisfazione ed emozione dopo 54 anni di diabete tipo 1 e annunci di queste tecnologie che, finalmente, cominciano a prendere forma. Ed io sto bene.



Strano tu

Klau Kostaj

Un strano rapporto quello che hai con il diabete ultimamente. Che in un certo senso non riesci neanche a darli un nome. Ma sembra che si è arrivato in un punto in comune. Un equilibrio. Ecco, forse questo è il termine giusto. Equilibrio. Lui c’è. Ma ci sei anche tu. Due parti opposte che ormai non si fanno più la guerra. Eh si. A quanto pare è così. O in linea di massima per lo meno. E come mai direbbe qualcuno? Perché tu l’hai voluto. Facile dirlo direbbe qualcuno. Lo so. Lo sai. Facile non è mai. Forse ci sono voluti 19 anni di convivenza. Forse hai avuto bisogno di farti male prima. Forse perché questo è il suo/tuo/vostro percorso. Ma allo stesso tempo sai che sei arrivata a questo punto con tanto lavoro. Eh si.

Perché il diabete è un lavoro. É un ragazzo, marito, figlio. Come in ogni rapporto anche qui ci vuole tanto impegno. Tanta pazienza. A volte anche tante lacrime. Eh si. E sotto certi punti di vista, il rapporto con il diabete è dei peggiori, perché se non te ne va più bene, non puoi dire “non ti voglio più”. Eh no. Con lui quel “finché la morte ci separi” è davvero per sempre. E con questo non pensate che non crede alla scienza e al fatto che si lavora per trovare una cura. A quella ci sperano tutti, anche chi pensa di averci rinunciato. Però non sarà domani. Così che finché non ci sarà, il diabete sarà per sempre. Così che ti tocca lavorarci su a questo rapporto. A cercare di salvare qualcosa, a salvare te stessa da quella sensazione logorante che ogni tanto hai. Eh lo so. Ci passano un po tutti. Solo che a volte qualcuno ci rimane li incastrato. Ma tu no. Hai trovato il modo di uscirne. Come neanche tu lo sai. Forse perché hai capito che a farli la guerra perdevi solo tu. Forse perché ormai c’è, è parte di te. E piano piano si cerca un compromesso, come in una coppia.

Perché siete una coppia. Siete due cose che formate una persona sola. Quella che adesso sei. Quella persona che a volte non vorrebbe tutto questo, quella che vorrebbe essere libera di vivere ma che ha intorno a sé le catene del diabete. Ma la stessa che ha imparato a volare così. Eh si. C’è l’hai fatto lo stesso. E hai imparato a parlare di lui senza vergognarti. Senza sentirti in colpa per qualcosa che neanche avevi cercato. Piano piano hai cominciato a vivere davvero. Ad avere una vita. Perché si, il diabete è parte di te, ma non è la tua vita… (Ps. Questa foto rappresenta davvero l’equilibrio che c’è in questo momento. Giornata allegra in compagnia di amiche a fare un set fotografico. E visto che sul reggiseno il micro mi stava danno fastidio sdraiata in quel modo, me la sono messa sui pantaloni, senza cercare di nasconderlo o cosa. Era un gesto normale che neanche ci ho pensato. Ed è finita lì. Prima ho preso le foto e mi sono innamorata di questa. E solo guardando con attenzione mi sono resa conto della presenza del micro nella foto. Vicino a me. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Come deve essere. 🙂



Terapia con le cellule staminali aiuta alcuni uomini con disfunzione erettile

Gli uomini che non sono in grado di avere un’erezione dopo intervento chirurgico alla prostata e di conseguenza non riescono ad avere normali rapporti sessuali, grazie alla terapia con cellule staminali riescono a ripristinare la funzione, gli scienziati hanno segnalato l’opportunità oggi in un congresso medico a Londra.

Negli studi clinici in prima fase, otto su 15 uomini che soffrono di disfunzione erettile hanno fatto sesso sei mesi dopo un solo trattamento, senza ricorrere a farmaci o protesi del pene.
Il risultato positivo non ha mostrato problematiche durante un successivo periodo di monitoraggio lungo un anno.
“Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che uno studio umano con un follow-up di 12 mesi mostra che il trattamento è duraturo e sicuro”, ha detto Lars Lund, professore presso Odense University Hospital in Danimarca, che ha partecipato alla prove.
“Questo è molto meglio che prendere una pillola ogni volta che si desidera avere rapporti sessuali”, ha detto alla AFP.
I risultati sono stati promettenti e sufficiente a convincere le autorità sanitarie danesi ad autorizzare i cosiddetti studi di fase III “in doppio cieco”, randomizzati, in cui è dato a un gruppo di uomini la terapia con cellule staminali e un altro il placebo.
Solo gli uomini recuperati da cancro alla prostata e in grado di controllare le loro vesciche saranno arruolati nei nuovi esperimenti, Lund ha spiegato per telefono.
Le cellule staminali proposte a tutti
Per eseguire la procedura, i medici rimuovono le cellule di grasso dall’addome del paziente tramite liposuzione.
Le cellule subiscono un trattamento breve ed emergono come cellule staminali per tutti gli usi, nel senso che possono mutare in quasi tutte le cellule specializzate del corpo.
“Noi non coltiviamo le cellule a cambiare in alcun modo”, ha detto il collega di Lund Martha Haahr, capo ricercatore e autore principale di uno studio relativo ai risultati preliminari, pubblicato lo scorso anno in EBioMedicine.
Le cellule staminali vengono iniettate con una siringa nel pene, dove spontaneamente cominciano a cambiare in cellule  nervose e muscolari, così come le cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni.
Gli uomini sono in anestesia generale, mentre tutto questo accade, e sono dimessi dall’ospedale il giorno stesso.
La chirurgia della prostata è responsabile di circa il 13 per cento dei casi di disfunzione erettile. Fino al 80 per cento degli uomini hanno esperienza di difficoltà ad avere rapporti sessuali subito dopo un’operazione, la ricerca precedente ha mostrato.
Il diabete rappresenta il 40 per cento dei casi di disfunzione erettile, e la malattia vascolare un altro 30 per cento.
Gli uomini con diabete sarebbero il target successivo per la sperimentazione clinica, Lund ha detto.
I risultati riportati presso nel corso della Conferenza dell’Associazione Europea di Urologia potrebbe essere un efficace “opzione terapeutica per i pazienti affetti da disfunzione erettile da altre cause”, ha detto Haahr.
Si stima che quasi la metà degli uomini di età compresa tra 40 e 70 anni ha esperienza di disfunzione erettile in una certa misura.
Il mercato globale per i farmaci nel trattamento del disturbo si prevede che arriverà a $ 3.4 miliardi (3,15 miliardi di euro) entro il 2019.
La mancata esecuzione sessuale può anche, in alcuni uomini, portare a problemi di relazione, ansia da prestazione o omosessualità repressa, Haahr detto.



Non mollare

Un mese fa abbiamo pubblicato il sondaggio sulla fallibilità dei sensori glicemici in dotazione, oggi, a una minoranza di diabetici di tipo 1, nell’arco di una settimana sono pervenute 140 risposte, segno che il tema è sentito, ed ecco i risultati.

Quante volte il sensore glicemico ti dà il due di picche in un mese?

Almeno una volta 70 50%
Più volte 40 29%
Nessuna volta 30 21%

Come direbbero i commentatori sportivi: i risultati si illustrano da sé.

La questione non è di lana caprina poiché la stabilità e affidabilità dei predetti congegni è un argomento sempre all’ordine del giorno per tanti e solidi motivi. Se da un lato è vero, da quando il monitoraggio continuo glicemico (CGM) ha fatto la sua comparsa nella nostra vita quotidiana, che noi tipo 1 portatori di tali sensori siamo dei “beta tester”, come d’altro canto è altrettanto necessario sottolineare la necessità di rendere migliori questi dispositivi. Come? In primo luogo con risultati glicemici sempre più allineati coi test da sangue capillare, con sistemi di applicazioni non problematici e una riduzione dei fallimenti nella fase di avvio e la perdita degli stessi in corso d’opera.

L’80% dei sensori andato perso è un dato da tenere presente anche per questioni spicce: quali sono le informazioni ricevute dalla diabetologia o ASL per come ricevere il pezzo sostitutivo? Credo che ai più manchi tale passaggio, da quanto si evince dai commenti presenti nei vari aggregati social.

Tutte cose che vanno prese in considerazione per ammortizzare i costi complessivi dettati da tale capitolo, non c’è solo la questione dell’appropriatezza – spesso più dichiarata che applicata.

Il Mio diabete riprenderà la questione nel corso dei prossimi mesi anche perché da qui all’anno prossimo ci attende un grande e grossa sfida: l’arrivo su piazza del pancreas artificiale. E, come diciamo dalle nostre parti: affrontare il tema senza soverchie illusioni ma sano realismo ci serve a vivere l’innovazione come deve essere: un processo progressivo di cui noi siamo un tassello.

A proposito di affidabilità e serietà nell’era digitale: si fa tanto la predica sui nazisti e altri fanatici del nostro tempo (vedi i fari criminali organizzati dietro le sedicenti ideologie religiose, politiche e culturali) che bruciavano libri, ma anche nelle contemporanee democrazie in fatto di eliminazione di testi, anzi di ebook, mica si va tanto per il sottile. Il caso è personale ma emblematico: tra il 2013 e 2015 ho acquistato diversi ebook editi dalla Barilla sotto il marchio Academia Barilla, la serie è denominata: Ricette Facili, per un totale di 20 testi, tali opere erano raggruppate all’interno di una app per IPAD (pertanto come si dice in gergo tecnico: un acquisto in app), quindi operante su sistema operativo IOS, l’editore era White Star all’epoca un sottomarchio della casa editrice De Agostini. A seguito di reinstallazione dell’intero sistema operativo previo backup integrale, al momento del ripristino del dispositivo non mi recupera i testi. E cosa succede? Succede che mi rivolgo alla Barilla la quale risponde invitandomi a chiedere alla De Agostini la quale replica informandomi della cessione della White Star ad altri e gli altri non hanno recapito. L’app non esiste più nello store Itunes e quindi a schermo e tutto perso. Conclusione: nell’era digitale è molto facile fregare il prossimo e il consumatore finché si tratta di roba usa e getta gli va bene ma per elementi più duraturi nel tempo meno. Pertanto in ambito digitale e ancora più per quanto riguarda la sicurezza degli strumenti hardware e software rivolti alla salute e diabete si devono dare certezze e riferimenti chiari agli utilizzatori. A vendere vapore si fa presto a rendere un servizio ci vuole impegno e senso di responsabilità.



 

La centralità del ruolo dell’infermiere nel tipo di trattamento per il diabete 2: Stepping Up, un passo avanti per la realizzazione del team di diabetologia

Un nuovo modello di assistenza sanitaria che si concentra su un ruolo sempre più importante per gli infermieri all’interno delle cure primarie è associato ad un più alto assorbimento del trattamento con insulina nei pazienti con diabete di tipo 2, lo segnala uno studio pubblicato su BMJ oggi.

Entro il 2030, quasi 600 milioni di persone avranno il diabete di tipo 2, di conseguenza, l’innovazione nella fornitura di efficaci cure cliniche per i pazienti con diabete di tipo 2 è una priorità globale urgente.

Le linee guida nel Regno Unito, Stati Uniti ed Europa raccomandano una rapida adozione di un trattamento con insulina per migliorare i risultati sul lungo termine. Tuttavia l’inizio di insulina viene spesso ritardato, in particolare nelle cure primarie, a causa di ostacoli nella pratica clinica.

Un team di ricercatori, guidato da John Furler presso l’Università di Melbourne, ha valutato i risultati circa attuazione nel “potenziamento” del modello di assistenza che si concentra su come affrontare alcune delle barriere viste in pratica clinica , permettendo agli infermieri di governare e gestire l’inizio del trattamento con insulina tra i pazienti all’interno della pratica come parte di cure di routine.

Focalizzando l’attenzione su un maggiore ruolo per la formazione alla pratica infermieristica, chi è addestrato e ha come mentore un infermiere professionale con credenziali di educatore del diabete, riceve un  modello che utilizza le risorse esistenti all’interno della pratica, nel tentativo di migliorarne i risultati.

I pazienti arruolati per lo studio sono stati suddivisi in due gruppi: uno in cui nel quale avevano consultazioni con l’infermiera esperta di pratica diabetica come parte del Modello Stepping Up, l’altro in cui i pazienti ricevevano il protocollo sanitario tradizionale. Per un totale di 266 pazienti in tutta l’Australia.

I risultati mostrano il modello è stato associato a tassi significativamente più elevati di pazienti che avevano iniziato la iniziazione con l’insulina 105/151 (70%), rispetto a 25/115 (22%) nelle pratiche di controllo.

Dopo 12 mesi, i pazienti avevano significativamente migliorato livelli di HbA1c (una misura importante per rilevare il controllo del glucosio nel sangue), che è associato a migliori risultati nel lungo termine, come ad esempio aliquote ridotte di complicanze renali e agli occhi, rispetto al gruppo di controllo.

Gli autori fanno notare lo studio può essere soggetto a bias di selezione, ed i pazienti sono certamente rappresentativi di tutte le persone con diabete.

Tuttavia, si dice “i nostri risultati indicano che, con il supporto e la riprogettazione nella pratica di sistema del caso, l’iniziazione all’insulina può diventare parte della gestione del diabete di routine nelle cure primarie, ovviando alla necessità di fare riferimento a servizi specialistici con problemi legati abarriere geografiche, costi e accessibilità. ”

“Il nostro, studio pragmatico e traslazionale ha importanti implicazioni per i responsabili politici, i finanziatori, e professionisti alla ricerca di metodi innovativi per fornire la migliore assistenza alle persone con diabete di tipo 2 in cure primarie “, concludono.




Azioni di bilanciamento – Affrontare l’impatto cognitivo dell’iperglicemia sull’autogestione del diabete

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L’iperglicemia causa molti problemi fisici, in particolare se il glucosio nel sangue è alto per lunghi periodi, ma sia per brevi che lunghi periodi i livelli di glucosio nel sangue possono causare severi problemi cognitivi i quali spesso vengono lasciati troppo incustoditi. Questo deterioramento cognitivo può innescare una cattiva gestione del diabete e destabilizzare le emozioni, portando a sintomi depressivi, scarsa capacità di giudizio e di compromissione del processo decisionale, causando problemi psicologici e di relazione.

Per i pazienti si approcciano con i livelli di glucosio nel sangue in modo diverso, è utile pensare a loro in base a due tipi: “gestito” e “controllo della paura.” Anche se il deterioramento cognitivo colpisce entrambi i gruppi, come rispondono è diverso.

Il gruppo gestito include i pazienti che sembrano auto-gestire il loro diabete bene e tendono ad avere livelli di HbA1c nella gamma di destinazione. Questi pazienti di solito ricevono una pacca sulla spalla alle visite ambulatoriali. Tuttavia, essi possono avere diversi episodi iperglicemici per tutta la settimana, ed essere trascurati quando si tratta di stabilità del glucosio nel sangue e stress emotivo.

Il gruppo guidato dalla paura include i pazienti che possono auto-gestire il loro diabete, ma che scelgono di o inconsapevolmente mantenere i livelli di glucosio nel sangue superiore a 200 mg/dL per paura conscia o inconscia di ipoglicemia. La gestione di questo gruppo è più complicata se si considera che il deterioramento cognitivo non molla. Questo gruppo tende a ricevere un sacco di attenzione negativa da parte di amici, familiari e operatori sanitari. Possono sentirsi impotenti, non avendo gli strumenti per migliorare il loro controllo glicemico.

Impatto quotidiano

I pazienti nella categoria “gestito” potrebbero già essere consapevoli dell’impatto dell’iperglicemia. La motivazione diminuisce con l’aumentare dei livelli di glucosio. I pazienti possono evitare i test del glucosio pur facendo i bolo per i pasti, e possono anche ignorare gli allarmi del microinfusore. Le esigenze di gestione restano incustodite durante i periodi di elevata glicemia.

Durante l’iperglicemia, i pazienti hanno anche scarsa memoria e ritenzione. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono elevati, i pazienti possono dimenticare quello che un operatore sanitario – o chiunque – gli ha chiesto loro di fare. Sia che decidono di cambiare la loro basale o prendere i pannolini dal negozio, l’iperglicemia può causare una dimenticanza. L’impatto sulle relazioni può causare problemi di comunicazione su argomenti inutili.

L’iperglicemia colpisce anche il giudizio e fa scattare meccanismi di difesa che proteggono le persone da emozioni difficili e pensieri. La coscienza svanisce più aumentano i livelli di glucosio nel sangue.

Rispetto al gruppo gestito, quelli del gruppo “paura controllata” hanno problemi cognitivi simili, con una fondamentale differenza: Le menomazioni sono costanti. Bassi livelli di motivazione, ritenzione, scarsa memoria di richiamo, manchevole capacità di giudizio, una maggiore impulsività e instabilità emotiva possono ridurre la chiarezza di pensiero, causando uno scarso esame della realtà. Inesorabili disturbi cognitivi rendono questi pazienti vulnerabili alla dipendenza, e possono lottare per mantenere i rapporti.

Questi pazienti spesso temono le complicanze del diabete e l’ipoglicemia. Si sentono in colpa per non mantenere un’adeguata gestione della loro malattia. Il loro deterioramento cognitivo impedisce la ritenzione di nuove informazioni, comprese le questioni legate all’autogestione. Ignari dei deficit cognitivi, non vedono via d’uscita, e i loro operatori sanitari possono sentirsi allo stesso modo.

Strategie d’aiuto

Trattare il gruppo “paura controllata” è impegnativo. Una consulenza diretta probabilmente avrà poco effetto. A causa delle loro menomazioni cognitive, questi pazienti possono apparire incuranti del diabete. La maggior parte delle persone in questo gruppo vogliamo aiuto, ma non hanno la motivazione e le risorse cognitive per la sua attuazione.

Aiutare questo gruppo richiede un approccio di squadra – informazioni condivise tra i loro operatori sanitari, una buona gestione dei casi, mantenendo i pazienti informati. Collaborare con i famigliari, gli amici può aiutare i pazienti a prendere e mantenere gli appuntamenti con gli operatori sanitari di cui sopra.

Finché permangono i deficit cognitivi, questi pazienti non possono migliorare. Tuttavia, ci sono le risorse professionali utili per affrontare le criticità, e questi pazienti devono essere indirizzati ad uno psicoterapeuta, uno psichiatra e un educatore del diabete certificato.

Uno psicoterapeuta è necessaria per aiutare i pazienti a far saltare il ciclo di iperglicemia-menomazione-iperglicemia. Il terapeuta aiuta ad affrontare i timori dei pazienti per l’ipoglicemia o altri problemi emotivi nella sua prevenzione e di sana autogestione del diabete.

La psicofarmacologia è spesso necessaria, e uno psichiatra può prescrivere antidepressivi per contribuire a ridurre i deficit cognitivi che impediscono una appropriata autogestione. Tutti i pazienti dovrebbero essere valutati per i problemi psichiatrici, come queste difficoltà possono avere un impatto alterante sulla capacità di gestione del paziente. Per coloro che si trovano in questa categoria, altri problemi psichiatrici sottostanti possono essere mascherati dall’iperglicemia.

Infine, è necessario un educatore del diabete certificato per aiutare i pazienti nell’istruzione all’autogestione, fornendo nuove tecniche di gestione e relativi strumenti.

L’iperglicemia a lungo termine è in grado di produrre un fantasma: la sintomatica risposta ipoglicemica nei pazienti. Anche se questi sintomi fantasma di una bassa glicemia si verificano con più elevati livelli di glucosio nel sangue e sono motivo di allarme, questo fenomeno può essere spaventoso per qualcuno che, per molti anni, è stato più o meno consapevole nell’evitare l’ipoglicemia.

Il gruppo di pazienti gestito ha pure bisogno di attenzione. Anche quando il diabete sembra essere sotto controllo, spesso non lo è.

Anche se questi pazienti non segnalano problemi di gestione o preoccupazioni emotive, è importante per loro che un operatore sanitario capisca quanto sia complicato vivere con il diabete. L’obiettivo è quello di creare un ambiente sicuro per i pazienti in cui non giudicare ma condividere.

Quando un problema richiede più tempo, un operatore sanitario dovrebbe pianificare un appuntamento di follow-up e, se necessario, apportare gli opportuni richiami. Il follow-up mostra la cura e la preoccupazione, basilare per costruire o ricostruire la fiducia nel paziente.

Piano d’azione iperglicemia (PAI)

Uno strumento utile è un piano d’azione che utilizza la rete di sostegno di un paziente quando i livelli di glucosio nel sangue sono superiori a 200 mg/dL. Questo piano dovrebbe essere specifico per posizione e fornire informazioni al gruppo di supporto del paziente su come sostenerlo meglio – che cosa devono fare quando si verifica l’iperglicemia e fino a quando.

Ogni piano è specifico per situazione e richiede capacità di problem-solving. L’elaborazione di un piano adeguato è un lavoro di squadra; ci si può sempre fare riferimento quando ci si impegna per aiutare un paziente.

Tenete a mente che la maggior parte dei pazienti hanno aspettative irragionevoli e potrebbero essere stati delusi dalla comunità medica. Molti pazienti pensano che gli operatori sanitari sono interessati solo i numeri, o si aspettano che risolvano tutto loro. E’ importante per loro capire il ruolo del medico e sapere quali altre risorse sono disponibili. Costruire la fiducia attraverso l’ascolto dei pazienti e la loro inclusione nel processo decisionale è fondamentale per il successo del PAI.

Riferimenti:
McCrimmon RJ, et al. Lancet . 2012; doi: 10.1016 / S0140-6736 (12) 60.360-2.
Northam EA, et al. Diabetes Care . 2001; 24: 1541-1546.
Sommerfield AJ, et al. Diabetes Care. 2004; 27: 2335-2340.



Para

Pararsi il culo: per un diabetico, specie se insulinodipendente, risulta essere opera ardua, tra buchi e buchetti e altri effetti che si incastonano sulla pelle costantemente nel divenire del tempo e si pesano appalesano man mano che scorgi i giorni, e rivolgi i guanti della sfida per scongiurare la sfiga.
Quante punture fatte e disfatte, Iniezione d’insulina: riepiloghiamo alcune informazioni necessarie e utili per allontanare possibili problemi e ottimizzare la vita quotidiana.
Per ottenere un buon controllo della glicemia non solo sono di fondamentale importanza il tipo e la dose di insulina ma anche il modo in cui essa viene somministrata. La tecnica di somministrazione dell’insulina influenza il controllo glicemico più di quanto generalmente si pensi. A questo scopo sono stati effettuati vari studi su larga scala che, utilizzando tecnologie come la RMN hanno permesso di sfatare alcuni miti sulle corrette pratiche di iniezione.
Per ottenere l’effetto desiderato con la dose prescritta e, quindi, per garantire il miglior assorbimento possibile, l’insulina deve essere iniettata nel tessuto adiposo sottocutaneo, evitando con cura che penetri nel derma, nel muscolo o addirittura nel peritoneo. Vari studi hanno dimostrato una differenza nell’assorbimento e nella durata di varie insuline quando vengono iniettate nel grasso sottocutaneo e nel muscolo. Una iniezione di insulina intramuscolare ha un assorbimento molto più rapido e può portare ad inaspettate ipoglicemie, che specialmente nel bambino molto piccolo possono comportare rischi importanti come convulsioni e deficit cognitivo. L’assorbimento di insulina ad azione rapida o intermedia è aumentata almeno del 50% se iniettata per via intramuscolare invece che sottocutanea nella coscia, mentre nell’area addominale questa differenza è meno significativa. Questo è da attribuire ad un maggior flusso sanguigno nel grasso sottocutaneo dell’addome rispetto al grasso delle cosce. Altri fattori come l’esercizio o la temperatura corporea o ambientale hanno un’influenza maggiore sull’assorbimento se l’insulina è stata depositata nel tessuto muscolare invece che nel sottocute, a causa del maggior flusso di sangue e della maggiore dispersione meccanica dovuta alla contrazione dei muscoli. L’iniezione di insulina nel derma è più dolorosa, il farmaco può fuoriuscire dal sito di iniezione e aumenta la probabilità di una reazione immunitaria all’insulina dovuta alla stimolazione dei linfociti.
Un fattore che influisce in modo significativo nel depositare l’insulina nel giusto strato di tessuto è la lunghezza dell’ago. Fino a tempi recenti le raccomandazioni per la lunghezza dell’ago si sono concentrate sull’indice di massa corporea (BMI), il sesso e l’età della persona con diabete. Per raggiungere il tessuto adiposo la tecnica comunemente usata è quella di prendere una plica cutanea e inserire l’ago a 90° al centro di essa. Si può evitare la plica se si inietta il farmaco con un inclinazione dell’ago di 45° o se il sito prescelto è il gluteo. Immagini di RMN hanno mostrato che lo strato di epidermide e derma che ricoprono lo strato adiposo sottocutaneo nei principali siti di iniezione variano tra 1,5 mm e 3 mm sia nei pazienti obesi che in quelli magri. Vari autori quindi concordano che è sicuro utilizzare aghi da 5 o 6 mm per la somministrazione sottocutanea in tutte le tipologie di pazienti, con il vantaggio che questi aghi più corti hanno anche un diametro più piccolo e quindi provocano meno ansia e dolore che gli aghi più grandi. Vari studi dimostrano che l’assorbimento dell’insulina nell’adipe superficiale è uguale a quella nell’adipe profonda, più vicino al muscolo.
I siti maggiormente usati sono l’addome, le cosce e i glutei, oltre al braccio che è usato dalla maggior parte dei pazienti almeno una volta nell’arco della giornata. Immagini di RM mostrano che il tessuto adiposo nel braccio, aumenta via via che si scende lungo l’omero lateralmente e posteriormente, mentre per le iniezioni nella gamba sembra essere meglio fare l’iniezione immediatamente sotto al grande trocantere invece che a metà lunghezza del femore. Rimane di fondamentale importanza educare il paziente a variare il sito di iniezione anche nella stessa zona ma con una distanza minima tra una iniezione e l’altra pari alla larghezza di un dito, per evitare la formazione di lipodistrofie. Il tessuto lipodistrofico può alterare l’assorbimento dell’insulina portando a ipo- o iperglicemie. Dato che queste zone diventano meno sensibili, il paziente sente meno dolore all’iniezione e può essere portato a preferire questo sito rendendo difficile il controllo della glicemia. Il riutilizzo di aghi per lo stesso paziente è causa di dolore perché la punta dell’ago con le ripetute punture della cute (ma anche penetrando la membrana dei flaconi di insulina) perde l’affilatura e addirittura si piega formando un minuscolo uncino, la punta dell’ago può spezzarsi e conficcarsi nella cute. Il riutilizzo degli aghi è da sconsigliare nel modo più assoluto.
Le insuline lattescenti sono quelle che contengono o insulina NPH (rallentata) in solvente limpido o miscele a vario titolo di NPH e insuline rapide solubili. Durante l’inutilizzo del flacone, le insuline si dividono e devono quindi essere rimescolate prima di essere somministrate. Il modo migliore per ottenere una risospensione corretta è quello di far fare al flacone un movimento di inversione in senso orario e antiorario alternato per 20 volte. Questo permette di evitare l’iniezione di insulina altamente concentrata con il conseguente rischio di ipo- o iperglicemie e peggioramento dell’emoglobina glicata. E’ da notare che è più facile risospendere l’insulina a temperatura ambiente.
La conservazione a temperatura ambiente dell’insulina innanzitutto permette di ridurre il dolore dell’iniezione. Forse non tutti sanno che l’insulina resiste bene a temperatura ambiente senza perdere la sua efficacia. È possibile usare una fiala una volta aperta per 2 mesi senza tenerla in frigorifero, anche se le insuline rapide e ad azione breve sono meno stabili rispetto a quelle a lunga e media azione. Un terzo dei pazienti diabetici si somministra insulina senza scoprire il sito di puntura. Soprattutto i ragazzi giovani, preferiscono mantenere addosso i vestiti, perché sono di fretta o insieme ad altre persone, e non possono togliere gli indumenti. Inevitabilmente, l’ago che trapassa il vestiario viene privato del sottile strato di silicone lubrificante che lo ricopre e la punta dell’ago si smussa aumentando il dolore. Se praticato occasionalmente però, questo tipo di iniezione è sicuro e non comporta maggiori effetti collaterali. Anche se è pratico, non deve diventare un abitudine.
In definitiva, una tecnica di iniezione ottimale è essenziale per un buon controllo glicemico. Spesso vengono dedicati molto tempo ed energia all’educazione del paziente al momento di iniziare una terapia insulinica. Quando però il paziente svolge la stessa procedura da anni, si può dimenticare, ignorare o disinteressarsi ai dettagli. Osservare i pazienti durante la somministrazione dell’insulina è un opportunità importante per identificare difficoltà o problemi.
ISTRUZIONI PER LA SOMMINISTRAZIONE DI INSULINA CON “PENNA”
1. lavatevi le mani
2. controllate la data di scadenza sulla cartuccia e la quantità di insulina rimanente
3. inserite un ago nuovo
4. ruotate la penna in senso orario e antiorario per 20 volte
5. togliete il cappuccio dall’ago
6. impostate la penna con 2-4 unità e premete il pulsante, ripetete fino a che non è visibile la goccia di insulina
7. impostate la dose necessaria
8. stendete la cute o fate il pizzicotto, a seconda dei casi
9. inserite l’ago nella cute delicatamente e premete il pulsante
10. una volta iniettata la dose, contate fino a 10 prima di sfilare l’ago dalla cute
11. togliete l’ago della penna e gettatelo in un contenitore per taglienti
12. conservate la penna nel suo astuccio a temperatura ambiente lontano da fonti di calore
PER RIDURRE IL DOLORE usare aghi nuovi, corti, di piccolo calibro e insulina a temperatura ambiente.
L’assorbimento secondo il sito di iniezione::
Assorbimento molto rapido: addome Assorbimento rapido: braccia
Assorbimento lento: gambe
Assorbimento molto lento: glutei
L’insulina ad azione rapida preprandiale va iniettata nella zona addominale o nelle gambe. l’insulina lenta della sera tardi va iniettata nei glutei.
Approfondimenti e fonti:
King L. Subcutaneous insulin injection technique. Nursing Standard. 2003; 17: 45-52
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15208950
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12764975
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20513316



Regular season

Uomo che tira la cortina di buio per rivelare un nuovo mondo migliore. Cambiamento concettuale, due mondi, l'inferno e il paradiso.

Uomo che tira la cortina di buio per rivelare un nuovo mondo migliore. Cambiamento concettuale, due mondi, l’inferno e il paradiso.

Costanza, continuità, regolarità sono il leitmotiv, il motivo conduttore della nostra vita con il diabete: per alcuni un mantra per altri una lagna, comunque la pensiate è un fatto appartenente alla cronologia della malattia cronica.

Una certezza: siamo la somma dei nostri dei nostri equilibri e giramenti, sbagli e successi e un diabetico lo impara proprio anche grazie alla malattia.

Comunque alla fine la maturità arriva, logico, ma arriva di colpo e non piano piano come dice la gente,; e cambi, lo senti dentro, quasi dal giorno stesso in cui compì cinquant’anni con quella torta davanti chiudi gli occhi esprimi il desiderio e quando li riapri dentro senti l’obbligo di dover far bene da lì in poi, senti qualcosa che cambia, già il desiderio espresso mentre spegni le candeline è radicalmente diverso dal desiderio dell’anno precedente, non so, è come se le tue radici si fossero ancorate più saldamente ancorate al terreno, il vento dell’adolescenza poteva smuoverti perché eri ancora tenero e selvaggio ma ora sei maturo, e trovi la tua stabilità, tutto trova ordine, non ti giri più attorno aspettando che la felicità arrivi portata da persone esterne ma la cerchi dentro te steso perché la felicità è una scelta non certo uno stato d’animo, le donne?

Beh non le scegli più per come vestono o per le loro curve ma più per ciò che dicono perché per farti una famiglia ne desideri una che abbia aperto più volte un libro di quante volte abbia aperto le gambe, a cinquant’anni gli amici sono pochi pochissimi ma ti …sono rimasti quelli veri, non hai più  bisogno di esser d’accordo su tutto ed essere accondiscendente solo per far parte del gruppo, a  cinquant’anni hai un idea chiara su tutto e una posizione ferrea presa lungo il tuo tragitto un po’ figlia della somma di esperienze negative e non, i soldi non li sperperi più in capi di abbigliamento costosi e griffati  perché a cinquant’anni non hai bisogno del nome di qualcun altro per sentirti un uomo, cambiano le mete è lo spirito con il quale affronti i viaggi, cerchi esperienze formative vuoi vedere conoscere relazionarti con il mondo, i putan tour sono per gli immaturi, ai sabati alcolici preferisci un bel dvd, inizi a tenere con più cura a te stesso perché hai acquisito lungimiranza e sai che la vita non si è fermata perché hai compiuto  cinquant’anni come pensavi quando a venti i trentenni li vedevi spingendo un passeggino, inizi a fare progetti concreti, tutte le paure non svaniscono di certo ma mutano, se prima avevi paura della monogamia ora hai paura di restare solo, ci ragioni sopra e in fine giungi alla conclusione che non è come ti dicono i ragazzini che riprendi se ti superano con lo scooter andando a zig zag, non sei vecchio, a cinquant’anni sei solo rinsavito!

C’è vita e vita. Può essere piena o vuota, ricca o povera. Ma due regole devono guidarla: sia la tua, sia scelta liberamente.

E due limiti: non fare agli altri ciò che non vorreste venga fatto a voi e amare gli altri come voi stessi. Il tutto condito da un taumaturgico sorriso.

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Diabete

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