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Diabete tipo 2: un cambio di paradigma nel trattamento secondo i ricercatori

Le malattie cardiache sono la principale causa di morte nel mondo e aggravate dal diabete di tipo 2, ma i regimi di trattamento terapeutico per il diabete tendono a concentrarsi principalmente sulla mantenimento dello zucchero nel sangue in “bolla”. Questo approccio comune per la gestione del diabete tipo 2 può lasciare i pazienti a rischio di infarto e ictus. Ma i risultati di quattro recenti studi clinici randomizzati suggeriscono come l’uso di farmaci che offrono il controllo del glucosio, riduce il rischio di malattie cardiovascolari e potrebbe apportare miglioramenti nei risultati del paziente.

“Forti prove fornite dai quattro recenti studi pubblicati negli ultimi 2 anni nel New England Journal of Medicine hanno dimostrato che alcuni dei moderni agenti terapeutici disponibili che controllano la glicemia contribuiscono a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari”, ha detto Faramarz Ismail-Beigi, MD, PhD, professore di Medicina presso la Case Western Reserve University e endocrinologo presso la University Hospitals of Cleveland Medical Centre e Louis Stokes Cleveland VA Medical Center. “Sulla base di questa evidenza, proponiamo di spostarci dal nostro paradigma precedente con la sua attenzione centrata sul controllo della glicemia e emoglobina A1c, ad un controllo della glicemia, più prevenzione delle malattie cardiovascolari e morte per queste cause.” L’emoglobina A1c è un test comunemente usato per determinare la media dei livelli di zucchero nel sangue di un paziente negli ultimi 2-3 mesi.

Ismail-Beigi ha aiutato a condurre tre dei quattro studi clinici, e lui con i suoi collaboratori hanno recentemente rivisto i risultati dei test nel Journal of General Internal Medicine . Nelle prove, ciascuna di esse ha testato un farmaco che abbassa lo zucchero nel sangue – pioglitazone, empagliflozin, liraglutide, o semaglutide –  reclutando pazienti con malattia cardiaca o ictus. L’obiettivo era quello di determinare se i farmaci fossero al sicuro, ma in ogni studio, i ricercatori sono stati sorpresi di trovare che partecipanti con o a rischio di diabete di tipo 2 avevano sperimentato miglioramenti cardiovascolari.

“Per la prima volta abbiamo visto i farmaci ipoglicemizzanti migliorare gli esiti cardiovascolari”, ha detto Ismail-Beigi. “È altamente possibile che agenti più recenti in queste classi di farmaci, usati singolarmente o in combinazione, risulteranno essere più efficace nella gestione del diabete di tipo 2 e la prevenzione delle malattie cardiovascolari, anche in pazienti alle prime fasi del processo patologico.”

Precedenti studi focalizzati su di un stretto controllo della glicemia non hanno mostrato grandi benefici cardiovascolari per i pazienti diabetici. “Un rigoroso controllo dei livelli del glucosio nel sangue ha mostrato minore, se del caso, effetto positivo sulla prevenzione delle malattie cardiovascolari”, ha detto Ismail-Beigi. “In effetti, una grande studio clinico finanziato dal NIH sulla gestione del diabete tipo 2 non è riuscito a dimostrare che uno stretto controllo dei livelli di glucosio nel sangue avesse effetti positivi sui risultati o mortalità cardiovascolare, e in effetti, può essere dannoso.”

I nuovi risultati dello studio potrebbero aiutare ad affrontare un grande dilemma per i medici alla ricerca di modi per controllare le malattie cardiache e ridurne la mortalità, mentre allo stesso tempo migliorare la gestione della glicemia nei pazienti con diabete di tipo 2.

Ha detto Ismail-Beigi, “La nostra recensione si concentra sulla necessità di un cambiamento di paradigma su come dovremmo pensare la gestione del diabete di tipo 2. Credo che richiederà un ripensamento degli obiettivi e degli approcci da comitati che redigono le linee guida. Speriamo anche che la FDA possa prendere in considerazione l’approvazione di nuovi farmaci per la gestione del diabete di tipo 2 non solo in base al loro profilo di sicurezza ed efficacia per controllare il glucosio nel sangue, ma anche se il farmaco riduce la mortalità generale e  quella cardiovascolare correlata “.



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Diabete Tipo 1: vogliamo la cura! Cosa possiamo fare?

Son partito da Bologna alle prime luci dell’alba in un giorno ormai di una estate anticipata, direzione: Milano. Mi aspetta una giornata indimenticabile. Obiettivo: Diabetes Research Institute – Ospedale San Raffaele, mi attende la dottoressa Manuela Battaglia per un colloquio e intervista esclusiva per il blog circa l’impegno del DRI nella ricerca di una cura per il diabete Tipo 1, o come preferisco denominarlo io diabete giovanile. Il DRI è uno dei principali e più importanti centri di ricerca mondiali in questo ambito, è l’unico in Italia a fare ricerca dedicata alla nostra malattia. E in questa fase storica dove si parla sempre di “fuga dei cervelli” qui restano oppure sono rientrati per restare (come il caso della Dr.ssa Battaglia). E’ la prima volta che entro  in un centro di ricerca scientifica per il diabete tipo 1 e che vado a incontrarmi con quella che è una delle più importanti scienziate e ricercatrici impegnate a trovare una cura per la nostra malattia.  L’emozione c’è tutta!

Dottoressa Manuela Battaglia attualmente presso il DRI sono in corso dieci Studi Clinici Interventistici e sei Studi Clinici Osservazionali sul diabete tipo 1, un impegno per i ricercatori enorme, nel contesto globale della ricerca un diabetico di tipo 1 cosa si può aspettare per il futuro?

Caro Roberto  io ti posso dire che cosa un diabetico di tipo 1 si può aspettare oggi, non in futuro. Oggi  il Diabetes Research Institute di Milano sta lavorando in tutte le direzioni: dal capire come funziona il sistema immunitario e cosa succede nel pancreas prima della diagnosi grazie alla rete TrialNet di cui noi facciamo parte – cerchiamo di identificare alla diagnosi i vari sotto-tipi di malattia perché oggi sappiamo che dietro al nome “diabete” si nascondono malattie che si comportano in maniera molto diversa e potrebbero giovare di approcci terapeutici personalizzati (la famosa Medicina di Precisione). Partecipiamo a studi prevenzione e guidiamo studi clinici sperimentali da eseguire al momento della diagnosi o post-diagnosi. Studiamo il “microbioma” per capire come i batteri che colonizzano il nostro corpo possano influire sullo sviluppo e sulla patogenesi di una malattia che vediamo aumentare in maniera preoccupante ogni anno. Sempre qui al DRI cerchiamo di trovare una terapia sostitutiva alla massa beta cellulare: quindi rimpiazzare le cellule del pancreas che producono insulina (che pensiamo oggi vengano distrutte, ma forse non sono tutte eliminate ma alcune un po’ “addormentate”). Quindi lavoriamo con la sostituzione delle cellule beta mediante il trapianto cercando poi di eliminare la  terapia immunosoppressiva dopo il trapianto, oggi un’altra difficoltà che il paziente deve affrontate; oppure provando a sostituire la massa beta cellulare senza immunosoppressione. Poi abbiamo anche una linea di ricerca sulle cellule staminali come nuova possibile fonte di cellule producenti insulina. Infine cerchiamo anche di capire e prevenire le tanto temute complicanze. Tutto questo in un lavoro continuo di stretta collaborazione ed interazione tra ricercatori, clinici ed infermieri del nostro Ospedale e tramite importanti collaborazioni internazionali.

Oggi ti dico che la ricerca è fatta di tantissimi passi, la maggior parte dei quali assolutamente imprevedibile. Ogni passaggio chiave non sai se prenderà una direzione o un’altra, ma i campi di studio e intervento sono talmente tanti rispetto a solo 10 anni fa che le prospettive per una cura del T1D sono sempre più a portata di mano.

Due anni fa il medico diabetologo Aaron Kowalski, Vicepresidente del JDRF, nel corso di una intervista dedicata alla prospettiva della ricerca per la cura e stabilizzazione del T1D accennava allo sviluppo di una terapia tramite l’incapsulamento degli isolotti oltre al pancreas artificiale. Come stanno evolvendo questo progetto?

Una terapia sperimentale denominata Viacyte, che impiega un nuovo sistema simile al “goretex” in cui vengono impiantate cellule di origine embrionale che producono insulina e inserite nel paziente in modo da rilasciare insulina in maniera quasi “fisiologica”. Hanno cominciato a fare i primi test su di una gruppo di pazienti negli Stati Uniti, di cui non sappiamo ancora i risultati- E’ un sistema approvato dalle autorità regolatorie in materia USA (NIH), e noi del DRI all’Ospedale San Raffaele facciamo parte del circuito europeo che avvierà lo studio clinico nel nostro continente  non appena si avrà l’approvazione  il visto da parte dell’autorità regolatoria e dai comitati etici. In  tutto questo c’è una certezza: è una terapia che ha raggiunto il paziente, dobbiamo avere adesso la pazienza di aspettare per capire se funziona.

A proposito di ricerca e sostegno umano, finanziario il professore Giorgio Sesti Presidente della Società Italiana di Diabetologia ricordava come i fondi stanziati per la ricerca sul diabete in Italia siano irrisori, e credo le cose non siano diverse per il T1D. Una maggiore consapevolezza da parte della società e tra i diabetici circa la concretizzazione della parola d’ordine del DRI: “non c’è cura senza ricerca”, come può tradursi in atti concreti?

La mia visione è molto chiara:  si deve mettere il paziente al centro. Questo significa che la ricerca deve sempre guardare al paziente ma anche che il paziente deve essere parte attiva della ricerca:  prima di tutto deve essere responsabilizzato e capire come funziona la ricerca e che impatto può avere sulla propria vita. Dobbiamo quindi appassionare i pazienti in primis – ma tutti in generale – alla ricerca e portarli alla conoscenza delle potenzialità in essa contenute. Come dicevi tu, Roberto, ci sono per esempio le fasce centrali d’età dei diabetici (i giovani adulti) che sembrano non interessarsi per nulla alla ricerca per una cura della loro malattia, preferendo gestirla al meglio ma scordando (o ignorando) che se tutti lavoriamo nella stessa direzione c’è la possibilità di trovare una cura.

Ridare valore alla ricerca ridando valore al paziente. Tutti devono sapere come funziona la ricerca e perché ha bisogno di essere sostenuta dal cittadino, paziente o meno. Sostenere la Ricerca è un investimento fondamentale che dobbiamo fare Tutti  per la salute di Tutti.

Dottoressa il blog Il Mio Diabete nel 2017 compie 10 anni di pubblicazioni, con oltre 4000 articoli e di questi buona parte dedicati alla ricerca per una cura del diabete, accetta l’invito a Bologna per far conoscere nei dettagli il lavoro del DRI eapprofondire gli argomenti trattati in questa intervista, con un evento pensato per il prossimo autunno?

Certo che sì, lo faccio più che volentieri perché le parole non servono a nulla se non sono seguite dai Fatti. Grazie per l’invito.

Quindi ci rivedremo a Bologna, la prima volta del DRI nella città petroniana, ma non solo, perché l’impegno totale a sostegno della ricerca e dei ricercatori non ha confini, fisici e mentali.

L’incontro al DRI con la dottoressa Battaglia ha spaziato oltre i margini dell’intervista, con uno scambio ampia sintonia di vedute che va nella direzione auspicata di far incontrare ricercatori e pazienti per dirigere al meglio gli obiettivi della ricerca. E per concludere la visita ai laboratori dell’Istituto, che meriterebbe un reportage a parte. Una delle più belle giornate della mia vita!

E un appello: diabetici e non sosteniamo con tutti i mezzi il Diabetes Research Institute perché la ricerca siamo noi!

Supporta l’attività di ricerca del DRI con una donazione direttamente a questo link: http://dri.hsr.it/sostienici

Indica SEMPRE nella causale il progetto di ricerca DIABETES RESEARCH INSTITUTE  e riporta i tuoi dati postali per poter ricevere la nostra lettera di ringraziamento e la nostra newsletter con aggiornamenti su attività e ricerca del San Raffaele.


Chi è la dottoressa Manuela Battaglia?

Classe, 1971 , Manuela Battaglia è oggi Vice Direttore del San Raffaele Diabetes Research Institute ( DRI) .

Laureata in Biologia a Milano, Manuela Battaglia ottiene il dottorato in Medicina Molecolare negli Stati Uniti – al Wisconsin Medical College – dove impara a fare ricerca e si appassiona ai modelli preclinici di trapianto (conseguirà un secondo dottorato in Immunologia presso l’Università di Utrecht nel 2014).
Dopo il conseguimento del Dottorato, rientra in Italia per lavorare all’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica – centro di eccellenza Italiano – dove inizia la sua carriera focalizzata sulle malattie immuno-mediate e sull’induzione della tolleranza immunologica dopo terapia genica.

Dal 2008 è al San Raffaele Diabetes Research Institute dove – prima come Group Leader poi come capo Unità e dal 2013 anche come Vice-Direttore –si occupa di comprendere l’origine e i meccanismi convolti nell’induzione di malattie immuno-mediate, in particolare del diabete di tipo 1. La Dott.ssa Battaglia crede fermamente nella medicina personalizzata e nella ricerca traslazionale – dove il paziente è sempre messo al centro e rappresenta il fulcro di tutte le sue ricerche.

Attualmente la Dottoressa sta conducendo un progetto sperimentale di terapia cellulare per indurre tolleranza immunologica dopo il trapianto per evitare l’uso dei farmaci immunosoppressivi.

La Dott.ssa Battaglia è uno dei membri del comitato direttivo di TrialNet (un network internazionale di ricercatori – fondato da NIH – focalizzato sulla comprensione, prevenzione e cura del diabete di tipo 1). In passato è stata anche membro del Comitato scientifico della Società Europea dei Trapianti d’Organo (ESOT). Esercita ruoli chiave in molte riviste scientifiche internazionali e serve da revisore scientifico per diverse agenzie di finanziamento internazionali. E’ anche inventore di numerosi brevetti.

La Dott.ssa Battaglia è autore di più di 100 articoli originali su riviste peer-reviewed internazionali e si colloca tra i ricercatori italiani più citati nell’ambito della tolleranza immunologica.


IL TUO 5XMILLE AL SAN RAFFAELE DI MILANO

Devolvi il tuo 5 per mille all’Ospedale San Raffaele: perché al centro della Ricerca ci sei TU. CODICE FISCALE: 07636600962, nel riquadro RICERCA SANITARIA. Non c’è cura, senza ricerca. Non c’è ricerca, senza il tuo 5xmille. Scopri come su http://www.5xmille.org

Diabete: un film formazione con l’attrice Ambra Angiolini per raccontare la pandemia del terzo millennio

In Italia si contano oltre 4 milioni di persone affette da diabete, patologia nella top 10 dei “big killer” secondo l’ultimo rapporto ISTAT sulle prime 25 cause di mortalità nel nostro Paese.

On line il Film Formazione “Insula”, interpretato da Ambra Angiolini, lanciato gratuitamente dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione per sottolineare l’importanza della dimensione umana nel rapporto medico-paziente per affrontare efficacemente il diabete

Abbinato al cortometraggio, il corso FAD (Formazione a Distanza) “Diabete: problemi e soluzioni” coordinato dal professor Vincenzo Toscano, presidente AME (Associazione Medici Endrocrinologi) e docente ordinario di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma

Per Bianca, giovane donna malata di diabete, un tranquillo week end sul Lago Maggiore si trasforma in un incubo: sola, in preda a una crisi ipoglicemica, dopo aver cercato inutilmente l’aiuto di amici e parenti troverà un autentico punto di riferimento e un concreto supporto solo nel suo medico. È questa la trama mozzafiato del Film Formazione “Insula”, diretto da Eric Alexander e interpretato da due volti noti del cinema e della televisione: Ambra Angiolini, nell’inedita veste di camice bianco, e Francesca Inaudi, protagonista della fiction RAI “Come fai sbagli”.

Il cortometraggio è on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it, insieme al corso FAD (Formazione a Distanza) per l’Educazione Continua in Medicina realizzato dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione in collaborazione con l’Associazione Medici Endocrinologi (AME) e Consulcesi Club, dal titolo “Diabete: problemi e soluzioni”. Il ruolo dei camici bianchi è infatti fondamentale per affrontare e gestire efficacemente una patologia che, solo nel nostro Paese, colpisce oltre 4 milioni di persone ed è stata recentemente inserita dall’ISTAT nella top 10 delle patologie per tasso di mortalità in Italia.

Responsabile scientifico del corso, il professor Vincenzo Toscano, presidente AME e docente ordinario di Endocrinologia presso l’Università La Sapienza di Roma, che sottolinea: «Il diabete ormai è davvero una malattia pandemica: almeno in ogni famiglia c’è qualcuno che ne è affetto. Tutto ciò ha una ricaduta anche in termini economici perché parliamo di una patologia cronica, invalidante, con complicanze importanti, la cui gestione diventa molto costosa».

Il corso “Diabete: problemi e soluzioni” è articolato in 4 video-lezioni che spaziano dall’epidemiologia fino alle statistiche sul diabete in Italia. Al termine delle lezioni è previsto un questionario finale che accerta la comprensione dei contenuti e assegna 2 crediti formativi ECM.



Una migliore valutazione dei nuovi rischi attiverà una efficace protezione dei piedi nei pazienti diabetici

Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375.

Un modulo web rigorosamente progettato con domande su ulcere del piede, deformità e la neuropatia sarà presto messo in opera per meglio proteggere i piedi delle persone con diabete. Lo strumento è il risultato di una ricerca condotta presso Sahlgrenska Academy di Goteborg – Svezia.

“Una delle ragioni per cui i pazienti nella zona a rischio non vengono rilevati nel tempo è che non esiste una procedura standardizzata di esame del piede questo significa che la valutazione del rischio è soggettiva”, dice Ulla Hellstrand Tang, un tecnico ortopedico – podologo certificato e con una lunga esperienza nella cura dei pazienti diabetici con problemi ai piedi.

“Le ulcere del piede sono una causa comune di amputazione per le persone con diabete. Il Consiglio Nazionale della Sanità e del Welfare raccomanda ai diabetici di avere i piedi controllati ma i controlli di routine sono inadeguati e con grandi differenze da zona a zona del paese”, dice Ulla Hellstrand Tang.

Nella sua ricerca, Hellstrand Tang ha sviluppato un semplice, strumento standardizzato di e-health per la valutazione del rischio dei piedi. Attraverso un sistema descrittivo per immagini guida la persona in 22 punti di auto-esame così da non esserci più incertezza sullo stato del paziente.

La rapida attuazione clinica

Al paziente vengono poste domande su, per esempio, la mobilità, le ulcere del piede , intorpidimento e il grado di traspirazione. Runa ridotta sudorazione dei può indicare una lesione del nervo. Allo stesso modo, la presenza di una borsite (alluce valgo), dito a martello o altre deformità vengono esaminate, e così via. Tutte le variabili sono stati scientificamente testate in modo che a una certa condizione è sempre data la stessa classificazione e il trattamento raccomandato.

In autunno, lo Sahlgrenska University Hospital di Goteborg inizierà a utilizzare lo strumento D-Foot e si spera che altre cliniche faranno lo stesso.

“Sono molto contento che lo strumento venga messo in uso così presto e possa essere d’aiuto ai pazienti”, dice Ulla Hellstrand Tang.

Il sistema supporterà meglio i diabetici a proteggere i piedi da inutili elevate pressioni di carico. In uno studio di due anni, circa un centinaio di pazienti hanno testato solette sia prefabbricate che progettate su misura. La pressione è stata misurata regolarmente su sette punti differenti nella pianta. I tacchi sono stati sottoposti alla pressione più forte.

La distribuzione della pressione è importante

“È stato dimostrato che un plantare disegnato personalmente dà una maggiore aderenza intorno al cuscinetto del tallone, fornendo supporto per una zona più ampia, e riducendo significativamente la pressione più di quanto fa una tradizionale soletta prefabbricata” dice Ulla Hellstrand Tang.

“Tuttavia, potremmo anche vedere che le combinazioni di scarpe e solette prefabbricate creano un buon supporto e pressione accettabile solo per alcune persone. Un paziente i cui piedi sono relativamente in buona condizione può iniziare utilizzando un plantare più economico e semplice. Il vantaggio di D-Foot è che il trattamento del paziente viene completata dopo una sola visita e nessun ritorno dopo due-tre settimane si rende più necessario “, ha detto.



Gennaio: è arrivato il fruttarolo!

Eccoci arrivati a Gennaio. Dopo le feste sarebbe opportuno tornare a regime con l’alimentazione, depurare il nostro organismo per iniziare al meglio il 2017. Vediamo cosa ci offre di buono questo mese: Per quanto riguarda verdure, legumi ed aromi: bietole, broccoletti, carciofi, cardi, carote,  cavolfiori, cavoli, cavolini di Bruxelles, catalogna, cicoria, cima di rapa, cipolle, finocchi, indivia belga e riccia, lattuga, porri, patata, radicchio rosso, rape, rosmarino, sedano, spinaci, zucca. Per quanto riguarda la frutta: arance, limoni, mandaranci, mandarini, mele, pere, pompelmo, kiwi.

Con Gennaio, siamo finalmente nel pieno della stagione invernale con tutte le sue specialità e i suoi forti colori. Protagonisti di questo mese sono ancora gli agrumi, dal sapore fresco e dolce, dagli innumerevoli benefici per la nostra salute e dai molteplici usi in cucina, ma come dimenticare la frutta secca da portare in tavola proprio durante le cene ed i pranzi di queste ultime festività?

Il Cavolo Verza

Varietà del cavolo cappuccino il Cavolo Verza ha però le foglie increspate dal colore verde all’esterno e più gialle internamente. Dal gusto forte e dalla consistenza croccante ha all’incirca gli stessi valori nutrizionali del broccolo, contiene infatti molta vitamina E, A, C, oltre che fosforo, calcio, potassio zolfo e acido folico (utilissimo durante la gravidanza).

Grazie alla presenza degli indoli (composti che aiutano il corpo a generare un certo numero di enzimi benefici), il cavolo verza è un buon rimedio per prevenire tumori soprattutto all’apparato digerente. Per le sue proprietà antinfiammatorie e depurative il succo di questa verdura, può curare non solo inestetismi della pelle, ma anche problemi più gravi quali artrosi, cistiti, emorroidi o addirittura polmoniti e bronchiti. Ovviamente è meglio se mangiato cotto al vapore e bevuto crudo centrifugato.

La Rapa

Dalla pelle color crema o viola e dalla consistenza croccante, la Rapa ha un sapore dolce ma leggermente piccante. Anche se disponibile tutto l’anno, in realtà è consigliabile consumare questo ortaggio soprattutto durante il periodo invernale, in cui è più facile trovare rape più saporite e gustose, nonché tenere e fresche. Sano contributo alla dieta alimentare, la rapa è ricca di Vitamina C, fosforo e fibre. Contiene anche vitamina B6, calcio, manganese, potassio e indoli.

Per mantenere tutte le proprietà nutrizionali, questa verdura andrebbe consumata cruda in insalata o al vapore, ma è ottima anche se arrostita al forno.

Frutta secca

Oltre alle mandorle, noci e nocciole, fichi, datteri, prugne e uva passa sono i frutti secchi più comuni che solitamente vengono consumati durante la stagione invernale, per godere così anche nei mesi più freddi dei benefici per la salute, propri della frutta estiva. Ottima fonte di nutrimento, la frutta secca, dovrebbe essere sempre a portata di mano, e per essere sicuri della provenienza della frutta che mangiate, perché non prepararla in casa seguendo il metodo che vi abbiamo illustrato qualche tempo fa’, Come costruire un essiccatore per alimenti homemade? Attenzione però a non esagerare, perché a causa della disidratazione, la frutta secca può contenere molti più zuccheri, e di conseguenza più calorie, di quella fresca.

Mandarancio 

Ibrido tra il mandarino e l’arancia, il Mandarancio, dalle diverse varietà, alcune più simili al mandarino ed altre più all’arancio, dalla polpa succosa e dolce, ha le stesse proprietà nutrizionali di tutti gli agrumi, quindi in particolare è un’ottima fonte di Vitamina C, necessaria al nostro organismo per affrontare e combattere i raffreddori stagionali.



Diabete tipo 1: il rischio è il nostro mestiere?

I rischi di ictus ischemico ed emorragico sono aumentati con diabete di tipo 1, con incrementi crescenti relazionati con l’aumento di emoglobina A1c (HbA1c), secondo uno studio pubblicato nel numero di novembre del Journal of Internal Medicine.
Christina Hedén Ståhl, presso l’Università di Göteborg, in Svezia, e colleghi hanno condotto uno studio prospettico di coorte, abbinato ad esaminare il rischio di ictus in eccesso in relazione al controllo glicemico in pazienti con diabete di tipo 1. I pazienti con diabete di tipo 1 iscritti al National Diabetes Sweden Register  (33.453 partecipanti) sono stati abbinati ciascuno a cinque soggetti di controllo della popolazione generale (159,924 partecipanti).
I ricercatori hanno scoperto che il 2,3 per cento dei pazienti con diabete e 0,7 per cento dei soggetti di controllo avevano ricevuto una diagnosi d’ictus. I pazienti affetti da diabete tipo 1 avevano complessivi hazard ratio in più aggiustati di 3.29 e 2.49 per ictus ischemico e ictus emorragico, rispettivamente, rispetto ai soggetti di controllo. Con l’aumento della HbA1c, il rischio di ictus ischemico ed emorragico aumenta gradualmente; il rischio di ictus ischemico è risultato significativamente incrementato con HbA1c nel bersaglio (?6.9 per cento, multiple-hazard ratio aggiustato, 1.89). I rischi di ictus ischemico ed emorragico sono notevolmente aumentati per HbA1c ?9.7 per cento, con più aggiustato hazard ratio rispettivamente di 7.94 e 8.17,.
“Le persone con diabete di tipo 1 hanno un crescente rischio di ischemia e ictus emorragico , in relazione ad un marcato, costante e crescente scarso controllo glicemico,” scrivono gli autori.
La Novo Nordisk Foundation ha fornito un finanziamento per lo studio.




Dolce notizia: Nestlé scopre cioccolato basso contenuto di zucchero

chocolate-bar-broken-generic-300x175Ginevra, Svizzera: La Nestlé ha detto di aver scoperto un modo per ridurre la quantità di zucchero che va nei suoi prodotti: tipo i Kit Kat e altre barrette di cioccolato, ma senza alterarne il gusto.

Gli scienziati del gigante alimentare svizzero hanno compiuto un passo in avanti che consentirà alla società di ridurre lo zucchero contenuto fino al 40 per cento. La dolcezza del cioccolato e altri dolciumi prodotti rimarrà invariata.

“I nostri scienziati hanno scoperto un modo completamente nuovo di utilizzare un tradizionale ingrediente naturale “, ha detto il direttore Nestle per la Tecnologia Stefan Catsicas in un comunicato emanato mercoledì scorso.

I ricercatori hanno trovato un sistema per “strutturare lo zucchero in modo diverso”, ha detto la società, sottolineando che “anche se molto meno viene utilizzato nel cioccolato, la lingua percepisce una dolcezza quasi identica a prima.”

La società ha detto che è in corso di deposito il brevetto dell’invenzione è conta di poter cominciare a utlizzare lo zucchero più veloce dissoluzione in una vasta gamma dei suoi prodotti dolciari a partire dal 2018.

L’annuncio arriva in un momento in cui i produttori di cibo e bevande sono sempre più sotto pressione per fornire alternative più sane ai prodotti carichi di zucchero, che sono in parte stato accusati di provocare l’aumento dei tassi di obesità e diabete in tutto il mondo.

Utilizzando meno zucchero ha anche risparmi sui costi sono potenzialmente enormi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha da tempo detto che gli zuccheri dovrebbero costituire meno del 10 per cento dell’apporto energetico totale giornaliero di una persona, e ora sollecita i paesi ad abbassare la barra al cinque per cento.

Ciò significherebbe non consumare più di 25 grammi, o l’equivalente di sei cucchiaini di zucchero al giorno, meno di 10 cucchiaini contenuti in una lattina media di soda.

Vellutata di zucca con salame

Vellutata di zucca con salame
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Tipo ricetta: Minestre e Zuppe
Tipo cucina: Italiana
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Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
La vellutata di zucca non può certo mancare ad Halloween. Vi proponiamo la squisita ricetta di un classico autunnale guarnito da pezzettini di delizioso salame, le cui sfumature intense di sapore rendono questo primo piatto davvero sublime. Provatelo!
Ingredienti
  • •1 kg di polpa di zucca
  • •800 ml di brodo vegetale
  • •80 ml di panna liquida
  • •4 fettine di salame
  • •1 porro e ½
  • •2 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • •1 manciata di semi di zucca
  • •Sale q.b.
  • •Noce moscata q.b.
  • •Prezzemolo essiccato q.b.
  • •1 ciuffetto di basilico
Preparazione
  1. Pulite il porro, affettatelo in rondelle e ponetelo a rosolare in una padella dai bordi alti con l’olio. Se necessario bagnatelo con un mezzo mestolo di brodo caldo per evitare che si bruci.
  2. Nel frattempo pulite la zucca dai residui di semi e filamenti e tagliatela in cubetti; dopodiché aggiungetela in padella e lasciate che prenda sapore per un paio di minuti.
  3. A questo punto versate il brodo caldo e lasciate cuocere la zucca per circa 25 minuti, avendo cura di mescolarla di tanto in tanto.
  4. Trascorso il tempo di cottura la zucca si sarà ammorbidita, quindi insaporitela con qualche pizzico di noce moscata e di sale e mescolate.
  5. Aggiungete ora la panna liquida e frullate la preparazione con un mixer a immersione al fine di conferirle una consistenza omogenea e vellutata. Se gradite una vellutata totalmente priva di grumi potete filtrare la preparazione con un colino.
  6. Impiattate la preparazione e guarnitela di gusto aggiungendo il salame in pezzetti, i semi di zucca, il prezzemolo essiccato e le foglie di basilico. E voilà la vellutata di zucca con salame!
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 248 Grassi: 15 Carboidrati: 20 Sodio: 0,5 Proteine: 10

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Maltagliati con salsa di noci, triglie e cipolle caramellate

Maltagliati con salsa di noci, triglie e cipolle caramellate
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Tipo ricetta: Primi asciutti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
E per terminare il mese in bellezza e bontà un primo piatto di facile preparazione allieterà la vostra mensa senza incidere sul buon compenso glicemico e la bilancia. Buon appetito!
Ingredienti
  • 360 g di maltagliati secchi all'uovo
  • 6 triglie
  • 2 cipolle rosse
  • 1 rametto di rosmarino
  • 60 g di gherigli di noci
  • 1 fetta di pancarré
  • ½ cucchiaino di zucchero di canna
  • 1 cucchiaino di aceto di mele
  • olio extravergine d'oliva
  • sale e pepe
Preparazione
  1. Tritate nel mixer le noci con il pancarré privato della crosta e bagnato con poca acqua e olio. Unite anche un pizzico di sale e di pepe e l'acqua sufficiente a ottenere una salsina abbastanza fluida.
  2. Pelate le cipolle, affettatele e fatele appassire in una padella con qualche ciuffetto di rosmarino, un filo d'olio e un pizzico di sale. Nel frattempo pulite le triglie e stilettatele. Cospargete le cipolle con lo zucchero, sfumate con l'aceto, unite i filetti di triglia tagliati a pezzetti e lasciateli sul fuoco ancora 3-4 minuti, rigirandoli delicatamente un paio di volte.
  3. Cuocete la pasta in acqua salata, quindi scolatela al dente e rovesciatela nel tegame con le cipolle e il pesce. Mescolate delicatamente i maltagliati e conditeli con la salsina di noci, lasciandoli sul fuoco ancora per qualche istante prima di servire.
Dose per persone: 85 Calorie: 590 Grassi: 15 Carboidrati: 70 Fibre: 3 Proteine: 12

maltagliati

Tutto bene!

facebook_like_thumbCari lettori lettrici, elettori elettrici tutto bene! Da questo istante non leggerete più articoli, contributi o altri circa la mia interruzione della terapia con l’insulina e farmaci vari. Quindi potete stare tranquilli e sereni, preoccuparvi di cose ben più importanti e proprio per queste ragioni è bene quel che va bene. D’altronde come insegnano i maestri del pensiero contemporaneo: fatti gli affari tuoi e campi cent’anni. Pertanto letto l’articolo 458 bis, comma 4, lettera m del codice dell’aviazione e navigazione lacustre passo a riportare ogni vicenda fin qui trattata nel mio alveo personale. Posso solo concludere questo breve dispaccio dal blog con due rapide comunicazioni: se volete essere costantemente informati sul diabete andate su Google News digitate ad esempio la parola diabete una volta ottenuta la lista dei titoli delle notizie cliccate sulla voce strumenti di ricerca  in alto a destra e  selezionate recenti, ultim’ora ecc. Ecco come restare sempre informati. Questo vale anche per me, Ah dimenticavo poi c’è Facebook. Quindi l’hashtag odierno e prossimo venturo è #comeva? #tuttook

Come va? Tutto ok!

 

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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