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Food and Drug Administration

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Composta di pompelmi con bresaola e rucola

Composta di pompelmi con bresaola e rucola
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Tipo ricetta: Antipasti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo totale:
Porzione: 4
Una sorta di insalata composita, rinfrescante, adatta all´alimentazione estiva, ma capace di fare la sua bella figura come antipasto non tradizionale.
Ingredienti
  • bresaola (100 g)
  • succo di limone (4 cucchiai)
  • pompelmi rosati (n. 2)
  • cuori di lattuga (n. 2)
  • rucola (50 g)
  • olio extravergine d´oliva (2 cucchiai)
  • senape (1 cucchiaino)
  • sale (q.b.)
  • pepe (q.b)
Preparazione
  1. - Dividere i pompelmi a metà orizzontalmente
  2. - Estrarre la polpa con un coltellino
  3. - Ricavare i mezzi spicchi e privarli della pellicina bianca
  4. - Tagliare a listerelle molto sottili la bresaola
  5. - Lavare e mondare la rucola e la lattuga
  6. - Tagliare a striscioline le verdure
  7. - Unire in un insalatiera la bresaola, le verdure e la polpa di pompelmo
  8. - Sbattere in una scodella il succo di limone con il sale e il pepe
  9. - Unire la senape e l´olio
  10. - Condire con la salsa l´insalata e mescolare
  11. - Riempire con la preparazione i 4 pompelmi svuotati e servire
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 149 Grassi: 9 Carboidrati: 8 Proteine: 10

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Insulina Super Fast Novolog si comporta meglio nel diabete tipo 1

La NovoLog ad azione super veloce  abbassa l’HbA1c, il glucosio in un’ora, due ore sul post-prandiale più della NovoLog convenzionale. Circa 1.000 diabetici di tipo 1 i partecipanti a test sono stati seguiti per 26 settimane. Gli eventi avversi sono stati nel complesso simili tra le due insuline.

Una azione più veloce della NovoLog fornirebbe maggiore flessibilità e controllo glicemico ad un paziente che inietta l’insulina subito dopo i pasti.

Sulla base di questi dati si è in grado di anticipare l’approvazione da parte della FDA della NovoLog super-veloce per la messa in prontuario.

Controllo glicemico postprandiale è una componente essenziale per soddisfare i livelli target di HbA1c del 6,5-7%. Tali obiettivi sono raccomandati da diverse linee guida per ridurre l’incidenza e rallentare la progressione delle complicanze del diabete. Eppure, limitando le escursioni del glucosio plasmatico postprandiale escursioni (PPG), questo passaggio rappresenta  uno degli aspetti più impegnativi volti a conseguire un adeguato controllo glicemico.

Modifiche innovative nelle formulazioni dell’insulina e sulle modalità di somministrazione offerte dai profili ultraveloci nel tempo-azione dell’insulina mirano a migliorare ulteriormente il controllo PPG accelerando l’assorbimento del’ormone nel sangue. 

Una grande percentuale (81,4%) delle persone con diabete vorrebbe che il loro regime di insulina si adattasse  ai cambiamenti della vita quotidiana, e la possibilità di prendere la dose dopo i pasti , se necessario, così da rispondere a questa esigenza.

In alcune situazioni, il dosaggio postprandiale di insulina può offrire una maggiore flessibilità rispetto al dosaggio pre pasti, ad esempio quando un individuo è in grado di prevedere i tempi o i carboidrati esatti contenuto di un pasto in anticipo (per esempio, nelle occasioni sociali), quando si verifica mancanza di appetito o nausea (ad esempio, i più anziani o fragili), quando l’appetito è imprevedibile (ad esempio, i bambini), se l’iniezione viene dimenticata, o se un individuo è in ansia per ipoglicemia grave. I soggetti randomizzati a somministrazione postprandiale veloce NovoLog per tutti i pasti hanno mantenuto il controllo complessivo glicemico non inferiore rispetto a quello ottenuto con i pasti mediante NovoLog convenzionale, indicando che la flessibilità nei tempi di dosaggio con la veloce non porta al peggioramento del controllo glicemico.

Il trattamento con NovoLog più veloce è stato ben tollerato dai soggetti in questo processo, e problemi di sicurezza non sono stati sollevati. 

Infine l’insulina super veloce Novolog rappresenta la formulazione ideale per l’impiego con il microinfusore d’insulina e pancreas artificiale.

Studio pubblicato su Diabete Care del 3 luglio 2017.



Mi prendi per il naso? A che punto sta il glucagone nasale?

Per molti diabetici bassi livelli di zucchero nel sangue (ipoglicemia) rappresentano  un grave rischio per la salute, ma i ricercatori riferiscono che una nuova polvere nasale inverte rapidamente gli effetti di questa condizione pericolosa.

Il Mio Diabete aveva già trattato l’argomento qualche tempo fa vedi:

Eli Lilly ottiene i diritti per il glucagone endonasale da Locemia Solutions

Glucagone via spray nasale una via più veloce per far aumentare lo zucchero nel sangue nei diabetico con una forte ipoglicemia

Una tale soluzione si somministra quando il diabetico con ipoglicemia è in stato di incoscienza, i ricercatori evidenziano.
La polvere nasale contiene glucagone, l’ ormone dice al corpo di rilasciare gli zuccheri memorizzati, che generalmente invertono l’episodio di ipoglicemia nel sangue. Il glucagone è attualmente disponibile solo in forma iniettabile e deve essere miscelato prima di essere iniettato.
“I famigliari o chi segue il diabetico possono avere paura di utilizzare la forma iniettabile. Ma il 95 per cento dei tutor trova il glucagone nasale molto facile da usare”, ha detto  il dottor Elizabeth Seaquist a capo dello sviluppo della ricerca. Lei dirige la divisione del diabete, endocrinologia e metabolismo presso l’Università del Minnesota.
Seaquist è anche consulente per la Eli Lilly and Co., che prevede di rendere di rendere fisponibile glucagone nasale; L’azienda produce anche i kit di glucagone iniettabili. Lo studio è stato finanziato da Lilly e Locemia, la società che ha originariamente sviluppato il glucagone nasale.
 L’ipoglicemia, si verifica quando i livelli di zucchero nel sangue si abbassano troppo. Questo può accadere quando qualcuno con il diabete prende troppa insulina (un ormone che permette al corpo di utilizzare lo zucchero dal cibo per l’energia). Può anche accadere se qualcuno non mangia abbastanza o fa molta attività fisica o più a lungo del previsto.
Senza abbastanza zucchero, il corpo e il cervello non possono funzionare normalmente.
La mancanza di zucchero nel sangue può causare vertigini, fame, confusione, visione offuscata, sudorazione, difficoltà a parlare e irritabilità, insieme ad altri sintomi.
Per il trattamento dell’ipoglicemia, il diabetico ha bisogno di bere acqua con diluite dentro due bustine a titolo esemplificativo.  La continua mancanza di zucchero nel sangue può causare disorientamento, convulsioni, perdita di coscienza e persino la morte. Se i sintomi non regrediscono, o la persona è troppo disorientata per mangiare o bere, di solito viene dato il glucagone o portato subito al pronto soccorso o chiamato immediatamente il 118, 112.

Per valutare il glucagone nasale di nuova concezione, i ricercatori hanno dato le persone con diabete di tipo 1 un dispositivo nasale da utilizzare quando hanno avuto un episodio di ipoglicemia.
“Il glucagone nasale è una polvere secca caricata in un piccolo dispositivo. Sembra un inalatore nasale, ma più piccolo. Lo può usare, un familiare o una badante e una volta estratto dal contenitore, lo mette nel naso e spinge il fondo il filtro … E sarà assorbito attraverso il naso nel sangue “, ha spiegato Seaquist.
Dr. Cristina Guzman, un autore di studio e consulente medico senior per Eli Lilly, ha aggiunto, “I pazienti non devono respirare o inalare, ciò lo rende facile da usare.”
Nello studio, 69 persone hanno 157 episodi d’ipoglicemia che sono stati trattati con glucagone nasale. I loro livelli di zucchero nel sangue variavano da 22 a 74 milligrammi per decilitro (mg / dl) di zucchero nelsangue. Un livello al di sotto di 70 mg / dL o sotto è la misura di partenza dello stato ipoglicemico secondo l’American Diabetes Association.
Nel 96 per cento degli episodi, i livelli di zucchero nel sangue tornano alla normalità entro 30 minuti, lo studio rileva. Gli effetti collaterali sono stati simili al glucagone iniettabile, tra cui nausea e vomito. La polvere nasale ha causato anche una certa irritazione nasale e mal di testa. Questi effetti collaterali tendono a durare un’ora o meno, lo studio evidenzia.
Lilly spera di presentare il glucagone nasale alla US Food and Drug Administration nel 2018, secondo il Chad Grothen, un responsabile della Eli Lilly. 
I risultati dello studio sono stati presentati ieri nel corso del meeting dell’American Diabetes Association a San Diego. 



Disfunzione sessuale nel diabete: un problema trascurato e disconosciuto

SAN DIEGO – Le opzioni di trattamento per le disfunzioni sessuali nei pazienti diabetici sono sorprendentemente limitate, e nuovi bersagli terapeutici sono necessari per entrambi i sessi, secondo i nuovi dati presentati qui alla American Diabetes Association (ADA) 2017 Scientific Sessions .
Su chi con il diabete è a più alto rischio di sviluppare disfunzioni sessuali e i meccanismi specifici alla base della disfunzione è necessario raccogliere tutte le informazioni specifiche, ha detto Hunter Wessells, MD, del Dipartimento di Urologia, Università di Washington School of Medicine, Seattle, durante un simposio sulle complicanze urologiche e disfunzioni sessuali nel diabete.
I medici dovrebbero iniziare a trattare questo aspetto patologico della funzione sessuale quando i pazienti diabetici sono ancora al di sotto dei 40 anni d’età e intervenire non appena si verificano i primi sintomi, afferma il dr Wessells.
Questo perché la ricerca indica che la disfunzione sessuale possono verificarsi nei diabetici anni prima che in generale nella popolazione , ha sottolineato.

Alla richiesta di un commento, Aruna V Sarma, PhD, professore assistente di ricerca in urologia, Università del Michigan School of Public Health, Ann Arbor, ha detto che la disfunzione sessuale non può essere letale come la neuropatia o la nefropatia, ma “queste sono le condizioni  importanti per i diabetici , poiché fastidiose, e hanno un impatto sulla qualità della vita.
“Abbiamo l’opportunità di motivare le persone a migliorarsi nella cura del diabete, perché un diabetico di tipo 1 tra i 18 anni e i 30 d’età può essere più motivato nel cercare di prevenire la disfunzione erettile che può verificarsi intorno ai 40 anni, piuttosto forse di una nozione più astratta di ciò che può verificarsi con la neuropatia avanti con gli anni. Quindi ci può essere l’occasione per cercare di migliorare le sequele che possono verificarsi in futuro.”

Invecchiamento accelerato: la disfunzione sessuale si manifesta presto con il diabete

Ad esempio, la disfunzione erettile interessera il 50% degli uomini con diabete tendenzialmente dal dai 50 anni di età, con un’età media di insorgenza di 45 anni, il dottor Wessells dice.

“È anormale? Assolutamente.” Tra gli uomini nella popolazione generale, il tasso di disfunzione erettile non raggiunge il 50% fino a quando raggiungono i 70 anni d’età, così “il fattore rappresenta un’accelerazione di 20 anni del processo di invecchiamento” per gli uomini diabetici, ha spiegato.
Per le donne, i dati ricavati dal Diabetes Control and Complications Trial (DCCT) nel diabete di tipo 1 suggeriscono che due dei maggiori fattori di rischio per la disfunzione sessuale vengono sposati con una storia di depressione o di trattamento mediante antidepressivi.
“Pensiamo che il diabete impatta sui vasi sanguigni e i nervi, ma ci sono tutti questi altri aspetti che necessitano una esplorazione e approfondimento, in modo da poter capire come possiamo meglio intervenire per aiutare questi pazienti”, ha spiegato il dottor Wessells.
Aggiungendo: l’urgenza del problema è che i diabetici vivono più a lungo, e uomini e donne stanno cercando di prolungare la loro funzione sessuale, per quanto possibile.
Ci sono prove che, per le persone con diabete, l’impatto della disfunzione sessuale sulla qualità della vita è uguale o superiore a quella della neuropatia, nefropatia o retinopatia.

Un problema multifattoriale

I trattamenti sono difficili da sviluppare in parte a causa della natura multifattoriale della funzione sessuale, il Dott Wessells afferma.
Per gli uomini, la maggior parte dell’enfasi è stata posta sulla disfunzione erettile, ma i problemi possono anche assumere la forma di diminuzione della libido o eiaculatoria o disfunzione orgasmica. Le donne allo stesso modo possono avere un basso desiderio, eccitazione alterata, o difficoltà con l’orgasmo.
“Sappiamo quasi nulla su come il diabete colpisce il controllo del sistema nervoso centrale del comportamento sessuale o circa il suo impatto sulle altre componenti del tessuto sessuale come le cellule endoteliali, cellule della muscolatura liscia, e i nervi autonomi coinvolti nella eccitazione in entrambi i sessi”, ha sottolineato.
Le opzioni di trattamento di prima linea per gli uomini comprendono gli  inibitori della fosfodiesterasi 5 come il sildenafil ( Viagra , Pfizer) e tadalafil ( Cialis , Lilly).
Questi sono efficaci “ma non sono ancora abbastanza buoni, poiché questi pazienti hanno una più grave disfunzione erettile, così basta migliorarla  per essere normale? Questa è la domanda.”



Trovato un potenziale meccanismo per invertire il diabete tipo 1, i test mediante il vaccino anti TBC proseguono con buoni risultati

I risultati intermedi di uno studio clinico approvato dalla FDA su un test generico mediante vaccino dal bacillo di Calmette-Guérin (BCG), quello contro la tubercolosi, per invertire il diabete avanzato di tipo 1 sono stati presentati alal 75 ° Sessione Scientifica della American Diabetes Association. I dati dimostrano un potenziale nuovo meccanismo attraverso il quale il vaccino BCG può ripristinare la risposta immunitaria adeguata alle cellule delle isole che secernono insulina del pancreas. Presentato da Denise Faustman, MD, PhD, direttore del Laboratorio di Immunobiologia  del Massachusetts General Hospital e a capo dello studio, i risultati suggeriscono che il BCG può indurre un aumento permanente dell’espressione di geni che ripristinano le cellule T regolatrici benigne (Tregs) le quali impediscono al sistema immunitario di attaccare il tessuto del corpo. I risultati sono stati presentati alle 10:30 ora del Pacifico Sabato 10 giugno.

“Molti gruppi stanno guardando la possibilità di una vaccinazione BCG per invertire l’autoimmunità”, dice Faustman, che è un professore associato di Medicina alla Harvard Medical School. “Noi e gli altri sforzi fatti a livello mondiale hanno noto da tempo che il ripristino delle cellule Treg benigne potrebbero fermare l’anormale auto-reattività nel diabete di tipo 1 e di altre malattie autoimmuni, ma le terapie per ripristinare questo equilibrio immunitario non hanno raggiunto risultati duraturi. La scoperta che BCG ripristina Tregs attraverso l’epigenetica – un processo che modula se i geni sono espressi – è eccitante. Questo fornisce ora una migliore idea di come vaccinazione BCG sembra funzionare e modulare l’induzione dei Treg e il ripristino del sistema immunitario per fermare la causa di fondo della malattia.”

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione di isolotti di cellule T autoreattive, che attaccano erroneamente le isolette come se fossero un’infezione. Tregs sono “freni” del sistema immunitario che normalmente impediscono gli attacchi contro disguidati tessuti senza smorzare l’intero sistema. Diversi gruppi di ricerca hanno suggerito metodi per introdurre o espandere i Tregs nei pazienti con diabete di tipo 1, ma fino ad oggi non state terapizzate.

Meglio conosciuto per il suo ruolo nella prevenzione della tubercolosi, il vaccino BCG è basato su un ceppo di batteri innocui legati a quello che provoca la tubercolosi. Un farmaco generico con oltre 100 anni di uso clinico e di dati di sicurezza, BCG è attualmente approvato dalla FDA per la vaccinazione contro la tubercolosi e per il trattamento del cancro della vescica. Molteplici studi internazionali stanno attualmente indagando le potenzialità della ripetizione delle vaccinazioni BCG per prevenire e invertire malattie autoimmuni tra cui il diabete di tipo 1 e la sclerosi multipla.

“BCG è interessante perché mette in gioco tante zone immunologiche che noi come comunità abbiamo guardato per decenni, tra Tregs e ipotesi igiene”, dice Faustman. “Ripetere la vaccinazione BCG sembra far gioco in modo permanente sulla firma geni Treg, e un benefico effetto del vaccino sulla risposta immunitaria dell’ospite riassume decenni di umana co-evoluzione con myocbacteria, un rapporto che è stato perso con le moderne abitudini alimentari e di vita. E ‘incredibile che un vaccino sicuro e poco costoso può essere la chiave per fermare queste terribili malattie “.

Il team di ricerca di Faustman è stato il primo gruppo a documentare l’inversione del diabete avanzato di tipo 1 nei topi e successivamente ha completato con successo la fase  I di sperimentazione clinica umana della vaccinazione BCG. Nei prossimi cinque anni, con 150 persone, si entra nello studio di fase II per indagare se ripetere la vaccinazione BCG può clinicamente migliorare il diabete di tipo 1 in pazienti adulti con malattia esistente. Dettagli sul processo e l’iscrizione sono disponibili all’indirizzo: https://clinicaltrials. gov/CT2/show/ NCT02081326 .

Il follow-up lungo dei dati del trial di fase I sarà pubblicato entro la fine dell’anno. Lo studio di fase II è interamente finanziato dalla filantropia privata tramite individui e fondazioni famigliari. Ulteriori informazioni sul sperimentazione clinica, comprese quelle per i potenziali partecipanti e sostenitori finanziari, è disponibile all’indirizzo http://www.faustmanlab.org o via email DiabetesTrial@partners.org.



Livelli Reali di Assistenza

Livelli Reali di Assistenza e Livelli Essenziali di Assistenza: scopri le differenze. I Livelli Essenziali di Assistenza sono quel mattone di byte e carta che riporta tutte le prestazioni sanitarie offerte dallo Stato tramite le Regioni che hanno competenza in materia di organizzazione della sanità, ai cittadini italiani e dell’Unione Europea. All’interno di questa declaratoria suddivisa per patologie croniche, tumorali, rare ecc.

A parte balzelli, tributi e ticket per poter accedere alle prestazioni c’è il fatto: il Livello Reale di Assistenza. E vengo al dato: vi sono determinate visite mediche che non sono fruibili, accessibile tramite prenotazione con il CUP in regime pubblico dai sei mesi a un anno di tempo, così praticamente devi rivolgerti giocoforza in libera professione, extramoenia intramoenia che sia.

Tra queste c’è la visita nefrologica: la constatazione è diretta. L’altro giorno il mio medico diabetologo, a seguito del livello della pressione arteriosa sistolica alta e dell’intreccio con l’instabile equilibrio che porta all’insufficienza renale, ma ha prescritto una visita nefrologica per una consulenza.

Nel recente passato ho fatto tre volte la visita nefrologica, di cui due in libera professione e la terza, per un colpo di fortuna in quanto era saltato un appuntamento, in regime pubblico. Nella sostanza sta di fatto che oramai buona parte delle visite specialistiche sono non prenotabile col servizio sanitario pubblico in termini di tempo accettabili.

Chi ha i soldi per ricorrere alla libera professione o di avvalersi di assicurazione sanitaria integrativa riesce a supplire al divario temporale, gli altri aspettano la sorte.

Soluzioni?

Una c’è: tra corruzione e mafie corporative presenti nei vari gangli delle specializzazioni e sottospecializzazioni mediche, infermieristiche, paramediche, burocratiche e paraculistiche, dov’è anziché prevenire si preferisce tagliare spese, arti e controparti, far pagare direttamente i vari nefrologi, cardiologi, oculisti alle case farmaceutiche e ai gestori di telefonia mobile.

Ah per concludere l’epica della visita nefrologica: a distanza di 6 mesi la più vicina disponibilità offerta è a Piacenza o a Ravenna posti, come è noto, molto comodi da raggiungere con i mezzi pubblici da Bologna.

Siccome siamo nell’ambito del turismo sanitario a quel punto penso sarebbe più comodo andare a Gorizia per la visita, così ti fai un tour al casino di Lubiana e poi viene seguito a Trieste per la ludopatia dalla struttura psichiatrica che fu del compianto Basaglia.



Identificati i percorsi che portano alla divisione delle cellule beta

Cellule beta pancreatiche

Potranno essere  d’aiuto nel trattamento del diabete.

Le cellule beta del pancreas aiutano a mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue producendo l’ormone insulina – il principale regolatore di energia (glucosio). La menomazione e la perdita di cellule beta interrompe la produzione di insulina, che porta al diabete di tipo 1 e 2. Utilizzando la sequenza unicellulare del RNA, i ricercatori della University of California San Diego School of Medicine hanno, per la prima volta, tracciato i percorsi che regolano la crescita delle cellule beta e che potrebbero  essere sfruttati per ingannarle nella fase di rigenerazione.

I risultati sono pubblicati nel numero del 2 maggio della rivista Cell Metabolism.

“Se siamo in grado di trovare un farmaco che rende le cellule beta  in grado di crescere, si potrebbe migliorare i livelli di zucchero nel sangue nelle persone con diabete”, ha detto Maike Sander, MD, professore presso il Dipartimento di Pediatria, Medicina Molecolare e Cellulare presso UC San Diego School of Medicine. “Queste persone hanno spesso le cellule residue beta ma non abbastanza di numero per mantenere i normali livelli di glucosio nel sangue.”

Il corpo genera le cellule beta in utero e continuano a rigenerarsi dopo la nascita, ma col passare degli anni la rigenerazione delle cellule diminuisce. Il modo predominante per far crescere nuove cellule beta è attraverso la divisione cellulare, ma le cellule beta in grado di dividersi sono rare, compromettendo meno dell’1 percento di tutte le cellule beta. Gli scienziati hanno studiato percorsi molecolari che regolano la crescita delle cellule beta nella speranza di trovare nuove terapie che aiuterebbero le persone a riacquistare il controllo del glucosio nel sangue dopo l’insorgenza del diabete.

Nel loro studio, la squadra di Sander ha identificato i percorsi che sono attivi quando le cellule beta si dividono permettendo di approfondire i possibili bersagli farmacologici. Utilizzando il sequenziamento unicellulare del RNA, la squadra ha potuto profilare le caratteristiche molecolari e l’attività metabolica delle singole cellule beta per determinare come la divisione delle celle beta differisce dalle cellule non in divisione.

“Nessuno è stato in grado di fare questa analisi perché l’1 per cento o meno delle cellule beta che si dividono sono mascherate dal 99 per cento delle restanti cellule beta, che non si dividono”, ha detto Sander. “Questa caratterizzazione approfondita delle singole cellule beta in diversi stati di proliferazione è stata abilitata dalla tecnologia più recente. Essa fornisce un quadro più preciso di ciò che manda le cellule beta in divisione cellulare e indizi che possiamo usare per cercare di sviluppare farmaci per stimolare alcuni percorsi.”

E’ tutto da vedere se la stimolazione delle cellule beta a crescere si tradurrà in interventi terapeutici per il diabete, ma queste nuove informazioni apre la porta a scoprirlo, ha detto Sander.



Basterà un algoritmo per individuare la retinopatia diabetica

I ricercatori del Byers Eye Institute della Stanford University hanno trovato un modo per utilizzare l’intelligenza artificiale nel combattere una complicanza del diabete che colpisce gli occhi. Questo progresso ha il potenziale di ridurre il tasso di perdita della vista in tutto il mondo a causa del diabete.

In uno studio pubblicato online in Ophthalmology, l’omonima rivista dell’American Academy of Ophthalmology, i ricercatori descrivono come hanno usato metodi di “apprendimento profondo” per creare un algoritmo automatico che rileva la retinopatia diabetica . La retinopatia diabetica (DR) è una condizione che danneggia i vasi sanguigni nella parte posteriore dell’occhio, causando potenzialmente la cecità.
“Quello che abbiamo mostrato è come con una intelligenza artificiale basata su di un algoritmo di classificazione può essere utilizzata per identificare, con elevata affidabilità, i pazienti che devono essere inviati ad un oftalmologo per una ulteriore valutazione e trattamento”, ha detto Theodore Leng, MD, autore principale. “Se correttamente implementato a livello mondiale, questo algoritmo ha il potenziale di ridurre il carico di lavoro dei medici e aumentare l’efficienza delle risorse sanitarie limitate. Ci auguriamo che questa tecnologia avrà il maggiore impatto in parti del mondo dove gli oftalmologi scarseggiano “.
Un altro vantaggio è che l’algoritmo non richiede alcun materiale informatico complesso, inaccessibile o troppo costosi da immagini di qualità. Può essere eseguito su un comune personal computer o smartphone.
L’pprendimento profondo è in aumento nell’impiego con l’informatica in medicina perché può insegnare ai computer a fare ciò che i nostri cervelli fanno naturalmente. Quello che il dottor Leng e i suoi colleghi hanno fatto è  di creare un algoritmo basato su più di 75.000 immagini provenienti da una vasta gamma di pazienti che rappresentano diverse etnie, e poi lo usavano per insegnare un computer a identificare tra i pazienti sani quelli con qualsiasi stadio della malattia, da lieve a grave.
L’algoritmo di Dr. Leng ha potuto identificare tutte le fasi della malattia, da lieve a grave, con un tasso di precisione del 94 per cento. Sarebbero questi i pazienti che dovrebbero vedere un oculista per un ulteriore esame. Un oculista è un medico specializzato nel trattamento medico e chirurgico delle malattie e patologie oculari.
Il diabete colpisce più di 415 milioni di persone in tutto il mondo o 1 ogni 11 è adulto. Circa il 45 per cento dei pazienti diabetici possono avere la retinopatia diabetica ad un certo punto della loro vita. Tuttavia, meno della metà dei pazienti sono consapevoli della loro condizione. L’individuazione e il trattamento precoce sono fondamentali per la lotta a questa epidemia mondiale per evitare la perdita della vista .
Gli oculisti solitamente diagnosticano la presenza e la gravità della retinopatia diabetica mediante esame diretto del fondo dell’occhio e la valutazione tramite fotografie a colori del fondo oculare, il rivestimento interno dell’occhio. Dato il gran numero di pazienti diabetici a livello globale, questo processo è costoso e richiede tempo. Inoltre, studi precedenti hanno dimostrato che il rilevamento è un po’ soggettivo, anche tra gli specialisti qualificati. Questo è il motivo per cui un efficace algoritmo automatizzato potrebbe potenzialmente ridurre il tasso di cecità in tutto il mondo.
L’approvazione da parte della Food and Drug Administration è stata richiesta prima che l’ algoritmo possa essere utilizzato in pazienti su larga scala. Il dottor Leng e il suo team si aspettano di condurre studi pilota  nei prossimi mesi.



La riduzione delle malattie cardiovascolari avvantaggia i diabetici

Aidin Rawshani.

L’incidenza delle malattie cardiovascolari in Svezia è diminuita bruscamente dalla fine degli anni 90. Questi sono i risultati di uno studio dalla Sahlgrenska Academy che comprendeva quasi tre milioni di svedesi adulti. In termini relativi, i più avvantaggiati da tale risultato sono le persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2.

“Questo è un enorme miglioramento e un passo rilevante per i progressi nel diabete e cure cardiovascolari in tutta la Svezia”, dice Aidin Rawshani, medico e dottorando di medicina nel campo molecolare e clinico.
Lo studio, che è stato pubblicato su The New England Journal of Medicine, dimostra come l’incidenza di malattie cardiovascolari e decessi tra le persone con diabete in Svezia è sceso in modo significativo tra il 1998 e il 2014. La popolazione in generale è esposto alla stessa tendenza, seppure in misura minore .
Tra le persone con diabete di tipo 1, con un’età media di 35 anni, l’incidenza delle malattie cardiovascolari si è stato ridotta del 40 per cento durante il periodo in questione. Nel gruppo di controllo di persone di età simile, ma senza diabete, la diminuzione è stata del 10 per cento.
Tra gli individui con diabete di tipo 2, con un’età media di 65 anni, l’incidenza di malattie cardiovascolari è diminuita del 50 per cento. Tra il gruppo di controllo nelle persone della stessa età senza diabete, il calo è stato del 30 per cento.
Risultati sorprendenti
“Siamo stati sorpresi dai risultati, specialmente per le persone con diabete. Alcuni piccoli studi in passato hanno indicato che i numeri stavano migliorando, ma niente di questa portata”, dice Aidin Rawshani.
In totale, circa 2,96 milioni di individui sono stati studiati, di cui 37.000 soffrivano di diabete di tipo 1 e 460.000 con diabete di tipo 2. I risultati dello studio si basano sul trattamento collegato ai dati del National Diabetes Register, la causa della morte è parte del registro dei pazienti che riguarda l’assistenza ospedaliera.
Oltre alla corrispondenza per età e sesso, i gruppi messi a confronto sono stati anche abbinati geograficamente utilizzando i dati del registro dal LISA (database integrato longitudinale per gli studi sull’assicurazione sanitaria e mercato del lavoro).
Le morti verificatesi nei gruppi durante il periodo di studio hanno riguardato quasi esclusivamente le malattie cardiovascolari. Gli individui con diabete hanno già dimostrato di soffrire un rischio di malattie cardiovascolari e la causa di morte per tale fattore era da due a cinque volte più elevata rispetto alla restante popolazione generale.
Migliore controllo del rischio
“Uno dei principali risultati dello studio è che in entrambi i casi: le morti e l’incidenza delle malattie cardiovascolari è in diminuzione nella popolazione, sia in corrispondenza coi gruppi di controllo chee tra le persone con tipo 1 e diabete di tipo 2. Una constatazione paradossale è che gli individui con tipo 2 diabete hanno visto un miglioramento più piccolo nel corso del tempo per quanto riguarda i decessi, rispetto ai controlli, mentre le persone con diabete di tipo 1 hanno fatto un miglioramento uguale ai controlli”, osserva Aidin Rawshani.
Le tendenze positive che sono stati osservati nello studio sono molto probabilmente a causa di un maggiore uso preventivo dei farmaci cardiovascolari, i progressi nella rivascolarizzazione della malattia aterosclerotica e un migliore utilizzo degli strumenti di controllo continuo dello zucchero nel sangue (sensori), e il fatto che la cura per i diabetici svedesi ha in genere lavorato bene con buone linee guida sul trattamento e gli sforzi di garanzia della qualità.
“Lo studio e l’analisi non include spiegazioni di queste tendenze, ma crediamo che sia una questione di una migliore controllo dei fattori di rischio, i pazienti con una migliore istruzione, sistemi di trattamento maggiormente integrati per le persone con malattie croniche e la cura individuale per le persone con diabete fanno la differenza. C’è spesso un intero team di lavoro con un paziente, assicurando che le loro esigenze vengano soddisfatte “, dice Aidin Rawshani.



Diabete Tipo 1? A me gli occhi please…

Meno esami e una migliore salute degli occhi? Lo trova uno studio sul diabete tipo 1: vediamo di capire che dice?

Regolare la frequenza degli esami agli occhi per le persone con diabete di tipo 1 in base al rischio di gravi problemi la vista si tradurrebbe in un minor numero di controlli oculistici e costi inferiori con una diagnosi più rapida e il conseguente trattamento avanzato della retinopatia, che altrimenti può portare alla perdita della vista. I risultati, pubblicati il 19 aprile nel New England Journal of Medicine, sono gli ultimi da uno studio in corso finanziato per più di 30 anni dal National Institutes of Health.
Per sviluppare le nuove proposte di screening, i ricercatori hanno analizzato circa 24.000 esami della retina ottenuti nell’arco di tre decenni da circa 1.400 partecipanti al controllo del Diabetes and Complications Trial e il suo follow-up, sull’Epidemiologia del Diabete Interventi e Studi sulle Complicanze (DCCT / EDIC). Gli scienziati del DCCT / EDIC hanno scoperto che le persone con tipo 1 diabete dovrebbero ottenere visite oculistiche per rilevare la retinopatia diabetica in base al loro rischio, piuttosto che sulla, calendario annuale automatico che viene attualmente raccomandato. La  retinopatia diabetica è la principale causa di cecità tra gli adulti in età lavorativa.
“I risultati potrebbero far risparmiare tempo e denaro oltre a ottenere migliori risultati”, ha detto il dottor Catherine Cowie, che sovrintende DCCT / EDIC presso il NIH, finanziatore primario dello studio. “I risultati di questo tipo di punto di riferimento nello studio del diabete 1 informano su di un approccio di medicina di precisione, in cui il trattamento è su misura per l’individuo.”
Diversi grandi gruppi di medici raccomandano attualmente esami oculistici annuali di routine, cominciando da tre a cinque anni dall’esordio del diabete, per le persone con di tipo 1, una condizione in cui l’organismo non produce insulina. La retinopatia diabetica si verifica quando il diabete danneggia il tessuto sensibile alla luce nella parte posteriore dell’occhio. I ricercatori DCCT / EDIC suggeriscono una nuova strategia di screening, più efficiente in base alla presenza e gravità della retinopatia. Per le persone con diabete di tipo 1 una media di glucosio nel sangue (HbA1c)  con livello del 6 per cento, i ricercatori raccomandano il seguente calendario d’esame degli occhi:
In assenza di retinopatia, ogni quattro anni.
Con la retinopatia lieve, ogni tre anni.
Con retinopatia moderata, ogni sei mesi.
Con grave retinopatia, ogni tre mesi.
I ricercatori hanno anche suggerito che le persone con più elevati livelli medi di glucosio nel sangue (ad esempio, 8-10 per cento, contro il 6 per cento) debbano fare gli esami della vista più spesso, in quanto sono a rischio più elevato di sviluppare malattie degli occhi.
Nel complesso, i ricercatori hanno trovato che il nuovo, programma individualizzato comporterebbe una diagnosi precoce della retinopatia avanzata che richiede un trattamento per salvare la visione più efficace  rispetto agli  esami annuali, mentre allo stesso tempo riduce la frequenza delle visite oculistiche . Oltre i 20 anni, il nuovo calendario si tradurrebbe in otto esami in media, una riduzione superiore al 50 per cento nei controlli degli occhi rispetto ad ora. La riduzione della frequenza di esame potrebbe abbassare i costi dello screening di circa $ 1 miliardo in 20 anni.
“Questo nuovo programma di screening basato sull’evidenza si centra sulla presa delle fotografie del fondo dell’occhio, piuttosto che l’esame fisico con un oftalmoscopio. La fotografia retinica è un metodo comunemente usato e ampiamente disponibile per rilevare malattie degli occhi ed è pensato per essere più preciso rispetto al solo esame fisico nella rilevazione diabetica delle malattie degli occhi “, ha detto il dottor David M. Nathan, delDCCT / EDIC e primo autore della carta. “Sono necessari ulteriori studi per sapere se la nuova strategia di screening proposta sia applicabile al diabete di tipo 2”. Nathan dirige il centro del diabete presso il Massachusetts General Hospital di Boston.
“Il passo successivo è per i risultati che saranno discussi e potenzialmente incorporati in linee guida mediche per la cura delle persone con diabete di tipo 1”, ha detto Cowie.



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