Advertisements

insulina

Pag 1 of 1912345...10...Ultima »

Molti diabetici di tipo 1 producono ancora insulina 


L’insulina viene ancora prodotta in quasi la metà dei pazienti che hanno avuto il diabete di tipo 1 per più di dieci anni. Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia è stata ora pubblicata online dalla rivista medica Diabetes Care. Il diabete di tipo 1, una malattia cronica che debutta soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza, si è sempre pensato che provocasse la perdita completa della produzione di insulina nei pazienti. Tuttavia, con l’uso di dosaggi di insulina sofisticati che sono stati introdotti negli ultimi anni, questo è ora dimostrato non essere vero in tutti i casi.

In uno studio dell’Università di Uppsala più di un centinaio di diabetici tipo 1  sono stati esaminati all’Uppsala University Hospital. Quasi la metà dei pazienti adulti che hanno avuto il diabete di tipo 1 da almeno dieci anni ancora producono insulina.

Lo studio ha mostrato notevoli differenze nel sistema immunitario tra i pazienti con perdita completa della loro produzione di insulina e pazienti che ancora producono insulina. I pazienti con residua produzione di insulina avevano molti più alti livelli ematici di interleuchina-35, una proteina anti-infiammatoria, un segnale di recente scoperta del sistema immunitario. Hanno anche molte più cellule immunitarie che producono l’interleuchina-35 e smorzano gli attacchi del sistema immunitario.

Non è ancora noto se i pazienti hanno livelli più alti di interleuchina-35 già al momento della comparsa della malattia, o se tali livelli sono aumentati nel corso degli anni, fermando gli attacchi del sistema immunitario verso le cellule produttrici di insulina come risultato. Un precedente studio dallo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che entrambi i pazienti con nuova diagnosi di diabete di tipo 1 e i pazienti con malattia di lunga data, in media, hanno più bassi livelli di interleuchina-35, rispetto agli individui sani. Il precedente studio ha anche mostrato che lo sviluppo del diabete potrebbe essere impedito, e che il diabete pienamente sviluppato potrebbe essere invertito, con un trattamento tramite interleuchina-35  in modelli animali con diabete di tipo 1.

I risultati del presente studio in Diabetes Care possono aumentare l’interesse a sviluppare l’interleuchina-35 in un farmaco per il trattamento del diabete di tipo 1. La scoperta che quasi la metà dei pazienti con diabete tipo 1 diabete hanno qualche residua produzione di insulina rende anche interessante per lasciare che i pazienti testino nuove terapie che possono indurre la rigenerazione dei restanti cellule che producono insulina. Tale studio è stato avviato dall’Uppsala University Hospital.



Advertisements

Il blocco dei recettori del glucagone può ridurre il fabbisogno di dosi d’insulina nel diabete di tipo 1

ADA

Una singola dose di un farmaco sperimentale che blocca i recettori del glucagone può ridurre la quantità di insulina necessaria e migliorare i livelli di glucosio, senza aumento di ipoglicemia in pazienti adulti con diabete di tipo 1, in base a una presentazione effettuata nel corso del 77° meeting scientifico dell’American Diabetes Associatione svoltosi a San Diego dal 9 al 13 giugno scorsi.

“Negli esseri umani con diabete di tipo 1, è ben noto che il glucagone è deregolato”, ha dichiarato Jeremy Pettus, MD, assistente professore di medicina nel reparto di Endocrinologia presso l’Università della California, San Diego. “Per diverse ragioni, le persone con diabete di tipo 1 producono troppo glucagone, il che può aumentare la produzione di glucosio simpatico e rendere le persone soggette a problemi profondi con iperglicemia. Il concetto che stavamo andando a testare è fondamentalmente, possiamo usare questa idea che si resa possibile in modelli animali nei soggetti con diabete di tipo 1?”

Pettus e colleghi hanno valutato 21 adulti (otto uomini) con diabete di tipo 1 randomizzati a una singola iniezione sottocutanea di 70 mg di glucagone-bloccante farmaco Remd-477 (Remd Biotherapeutics; n = 10) iniettabile o un placebo (n = 11) per determinare l’effetto dell’agente giornaliero totale d’insulina necessario per mantenere il controllo glicemico mirato. Le Indicazioni per l’utilizzo di insulina basale sono state raccolte mediante sistemi di monitoraggio continuo del glucosio, e i partecipanti poi ricoverati in un’unità di ricerca clinica per 5 giorni; ai partecipanti è stato dato il Remd-477 o placebo nel secondo giorno di ricovero.

Variazione delle esigenze quotidiane di insulina il quarto giorno era l’endpoint primario. Ai partecipanti sono stati dati pasti standard per garantire la stessa energia quotidiana e i contenuti di macronutrienti durante la degenza. Post-assorbimento glicemico tra 90 mg / dL a 120 mg / dL e glucosio plasmatico postprandiale inferiore a 180 mg / dL sono si mantenuti attraverso infusione sottocutanea continua d’insulina.

L’uso di insulina giornaliero è calato del 26%, con Remd-477 rispetto al placebo iil 4 giorno ( P = .02).

I sistemi CGM sono stati usati per osservare i partecipanti lungo 8 settimane. Il gruppo Remd-477 aveva da 20 mg / dL a 31 mg / dL di glucosio inferiore medio giornaliero rispetto al gruppo placebo durante i tre periodi settimanali dopo l’osservazione ospedaliera ( P <.05). Il gruppo Remd-477 ha anche trascorso più tempo a destinazione (70-180 mg / dl) rispetto al gruppo placebo durante il periodo di osservazione.

“I risultati di questo studio supportano la lunga teoria che il blocco del glucagone può avere un notevole impatto clinico nei pazienti con diabete di tipo 1 in una zona dove c’è un bisogno molto insoddisfatto con altre terapie per aiutare le persone a mantenere gli zuccheri nel sangue più bassi e utilizzare meno insulina,” Pettus afferma. “Il blocco dei recettori glucagone con Remd-477 ha migliorato il controllo glicemico e ridotto il fabbisogno di insulina nei pazienti con diabete di tipo 1, riducendo la domanda di insulina, riducendo la glicemia media, aumentando la loro time-in-intervallo. Il prossimo passo è uno studio a dose multipla di 12 settimane per valutare gli effetti di Remd-477 sul controllo glicemico e l’uso giornaliero di insulina nei pazienti con diabete di tipo 1 “

Pettus J, et al. 378-OR. Presentato al: American Diabetes Association Scientific Sessions 77 °; Giugno 9-13, 2017; San Diego.

Avvertenza : Pettus ha rapporti di consulenza per Dexcom, Insulet, MannKind, Novo Nordisk, Sanofi, Senseonics e Valeritas.



Come bucarsi? Ce lo spiega la Mayo Clinic e la BD …

Il Corriere della Sera online pubblica un articolo: Diabete, dieci regole (più una) per non sbagliare le iniezioni di insulina, a firma di Elena Meli: come iniettare l’insulina nel modo giusto? Trattandosi di una pratica necessaria più e più volte al giorno, tutti i giorni, le «istruzioni per l’uso» non sono secondarie, soprattutto all’inizio, anche perché gli errori possono compromettere la terapia. Sui Mayo Clinic Proceedings sono state pubblicate le nuove raccomandazioni per una corretta terapia insulinica. Necessarie perché (come spiega il più ampio studio mai condotto sulle abitudini dei diabetici) sbagli e imprecisioni sono all’ordine del giorno: il 65 per cento usa soluzioni di insulina «lattiginose», la metà dei pazienti riutilizza gli aghi per comodità o per ridurre i costi.

Ma c’è di meglio!

La Beck Dickinson – BD ha da poco lanciato una piattaforma di educazione online per noi diabetici proprio sull’iniezione d’insulina: come farla e prevenire complicanze o problematiche varie col diabete derivate dal malassorbimento del farmaco iniettato.

Una risorsa potente da impiegare per farci del bene e vivere al meglio la vita con il diabete!



Un semplice passo per proteggere le persone con diabete di tipo 1 nei confronti delle malattie cardiache


Una ulteriore iniezione di insulina tre ore dopo aver mangiato ha dimostrato di proteggere le persone con diabete di tipo 1 dalle malattie cardiovascolari – la principale causa di morte tra le persone con tale  condizione.Un piccolo studio clinico preliminare pubblicato su  Diabetes and Vascular Disease Research. La ricerca ha trovato un  passo facile chepermette alle persone con diabete di tipo 1 di regolare meglio il loro livelli  glicemici . Fondamentalmente, si riducono anche i marcatori di grassi e infiammatori nel sangue che possono danneggiare i vasi sanguigni e favorire le malattie cardiache. Le persone con diabete di tipo 1 hanno fino a dieci volte più probabilità di soffrire di malattie cardiovascolari rispetto alla popolazione generale, e i report sulla condizione per più della metà di tutti i decessi appartengono a questo gruppo di pazienti.

Il team sta ora cercando di continuare con una prova più grande ed estesa sulla popolazione sofferente di T1D adulta, per un periodo più lungo a guardare la salute dei vasi sanguigni e il controllo del diabete.

Nel Regno Unito, la maggior parte delle persone con diabete di tipo 1 regolano i loro livelli di zucchero nel sangue, iniettando l’insulina per tutta la giornata. La dose dopo i pasti è di solito calcolata dalla quantità di carboidrati nel pasto. Ma questo non tiene conto di quanto grasso c’è nel cibo, che è ripartito nel corpo a un ritmo più lento dei carboidrati.

Il co-autore dello studio, il dottor Matthew Campbell dall’Università Metropolitana di Leeds, ha spiegato: “Molte persone con il diabete di tipo 1 lottano per regolare i loro livelli di zucchero nel sangue coi pasti, in quanto il contenuto di grassi nella loro alimentazione viene metabolizzato dopo che la dose standard  iniettata di insulina ha perso la sua potenza o. On è sufficiente con una dieta tipica del Regno Unito ad alto contenuto di grassi, e il più lento metabolismo dei lipidi   può portare ad innalzare di molto la glicemia sulla distanza di sei è più ore  – con rischio di iperglicemia – e livelli anche più elevati di grassi e marker infiammatori in nel sangue, che aumentano il rischio di malattie cardiovascolari “.

Il piccolo trial tenuto presso il Clinical Research  NIHR di Newcastle ha coinvolto dieci uomini con diabete di tipo 1 a cui sono stati dati tre pasti con identico contenuto di carboidrati  e  proteico. Uno dei pasti ha avuto un basso contenuto di grassi e due con un alto contenuto di grassi . Con il pasto a basso contenuto di grassi, ai volontari è stata somministrata una dose di insulina  normale, calcolata con i livelli di carboidrati nel cibo. I volontari hanno fatto lo stesso dopo un pasto ricco di grassi, ma con l’altro, hanno anche somministrato un ulteriore iniezione di insulina, un terzo della dose originale, tre ore dopo aver mangiato. I campioni di sangue sono stati prelevati per le analisi ogni mezz’ora, fino a sei ore dopo aver mangiato.

Il team ha scoperto che dopo il pasto ad alto contenuto di grasso  e l’iniezione di insulina normale, zucchero, grassi e marker infiammatori nel sangue si sono  elevati significativamente sei ore dopo aver mangiato. Tuttavia, quando il colpo d’insulina supplementare è stata preso, l’analisi del sangue ha mostrato livelli normali di zucchero, marcatori di grassi e infiammatori, simili a dopo il pasto con basso contenuto di grassi.

Co-autore, il dottor Daniel West, della Newcastle University, ha detto: “Migliorare lo zucchero e livelli di grassi nel sangue dopo aver mangiato è importante per la salute a lungo termine del cuore e  dei vasi del sangue  Ma il calcolo della dose da iniettare di insulina dose solo basata sui carboidrati. La cosa è chiaramente troppo semplicistico: la maggior parte delle persone mangiano pasti che comprendono troppi grassi e proteine.”

Il Dr Campbell ha aggiunto: “I nostri risultati mostrano che, dopo un pasto ricco di grassi, una dose extra di insulina fornisce un modo molto semplice per  regolare sia i livelli di zucchero nel sangue a breve termine che proteggere contro i rischi a lungo termine di malattie cardiovascolari. Siamo convinti che il consiglio dato alle persone con diabete tipo 1  ha bisogno di essere aggiornata per tener queste nuove informazioni in considerazione “.

Il team britannico invita la gente a consultare un medico prima di modificare le  loro iniezioni di insulina. 



Un altro passo della ricerca medica verso le terapie personalizzate


Come con il caffè o alcool, il modo in cui ognuno elabora il farmaco è unico nel suo genere. la dose ideale di una persona può essere una overdose letale per un’altra persona. Con tale variabilità,risulta  difficile prescrivere esattamente la giusta quantità di farmaci critici, come la chemioterapia o l’insulina.
Ora, un team guidato da un ingegnere biomedico della Stanford,  H. Tom Soh e il borsista postdottorato Peter Mage hanno sviluppato uno strumento di somministrazione dei farmaci che potrebbe rendere più facile per le persone di ottenere la corretta dose di farmaci salvavita. In un articolo pubblicato 10 maggio su  Nature Biomedical Engineering, il gruppo ha dimostrato che la tecnologia potrebbe regolare continuamente il livello di un farmaco chemioterapico negli animali.

“Questa è la prima volta che qualcuno è stato in grado di controllare continuamente i livelli del farmaco nel corpo in tempo reale”, detto Soh. “È un concetto nuovo, con grandi implicazioni, poiché crediamo di poter adattare la nostra tecnologia per controllare i livelli di una vasta gamma di farmaci.”

Monitorare e somministrare

La nuova tecnologia ha tre componenti fondamentali: un biosensore che in tempo reale  monitora continuamente i livelli di farmaco nel sangue, un sistema di controllo per calcolare la giusta dose e un microinfusore  programmabile il quale fornisce quel tanto che basta della medicina per mantenere la dose desiderata.

Il sensore contiene molecole chiamate aptameri che sono appositamente progettate per associare il farmaco di interesse. (Questi aptameri sono il focus del laboratorio di So.). Quando il farmaco è presente nel sangue, la forma cambia aptamero, il sensore elettrico lo rileva. Più farmaco, più aptameri cambiano forma.

Tali informazioni, catturato ogni pochi secondi, vengono instradato attraverso il software che controlla il microinfusore per fornire dosaggi di terapia aggiuntivi, se necessario. I ricercatori chiamano questo sistema: un circuito chiuso che si controlla e regola in modo continuo.

Il gruppo ha testato la tecnologia con la somministrazione del farmaco chemioterapico doxorubicina negli animali. Nonostante le differenze fisiologiche e metaboliche tra i singoli animali, sono stati in grado di mantenere un dosaggio costante tra tutti questi del gruppo di studio, cosa non possibile con i metodi di somministrazione dei farmaci attuali. I ricercatori hanno testato anche per le acutieinterazioni farmaco-farmaco, introducendo deliberatamente un secondo medicamento noto per causare ampie oscillazioni nei livelli del chemioterapico. Ancora hanno trovato che il loro sistema potrebbe stabilizzare i livelli del medicinale per moderare ciò che altrimenti potrebbe essere un picco o tonfo pericoloso.

Se la tecnologia funziona bene nelle persone come negli  studi su animali, potrebbe avere grandi implicazioni, Soh ha detto. “Per esempio, cosa succederebbe se potessimo rilevare e controllare i livelli di glucosio, non solo, ma anche l’insulina e glucagone che regolano i livelli di glucosio?”. Questo potrebbe permettere ai ricercatori di creare un sistema elettronico di replicare della funzione del pancreas per i pazienti con diabete di tipo 1. “È un futuro emozionante”, ha detto Soh.

Prossimi passi

Molti anni di prove ci attendono per garantire che questa tecnologia sia sicura ed efficace per le persone, ma i ricercatori ritengono  potrebbe essere grande passo verso la medicina personalizzata. I medici già sanno che lo stesso farmaco può avere effetti diversi sulle persone con diversi espedienti genetici. Sanno anche che i pazienti che assumono più di un farmaco possono sperimentare interazioni farmacologiche indesiderate. Ma mancano strumenti per affrontare questo.

“Il monitoraggio e controllo del dosaggio effettivo che un paziente sta ricevendo è un modo pratico per prendere in considerazionei fattori individuali”, ha detto Soh. La tecnologia potrebbe essere particolarmente utile per i pazienti oncologici pediatrici, che sono notoriamente difficili da dosare perché il metabolismo dei bambini è di solito diverso dagli adulti.

Il team prevede di miniaturizzare il sistema in modo che possa essere impiantato o indossato dal paziente. Attualmente la tecnologia è un’apparecchiatura esterna, come una flebo intelligente. Il biosensore è un dispositivo delle dimensioni di un vetrino da microscopio. La configurazione attuale potrebbe essere adatta per una chemioterapia , ma non per uso continuo. Il gruppo sta adattando questo sistema con diversi aptameri in modo che possa rilevare e regolare i livelli di altre biomolecole nel corpo.



#ATTD2017: Terapia insulinica storia, presente ed evoluzione in un poster

#T1D Aiuta la ricerca invia un SMS al 45541



Identificati gli aiuti molecolari per la secrezione di insulina

#T1D Aiuta la ricerca invia un SMS al 45541

Lo zucchero nel sangue provoca la secrezione di insulina dalle cellule nel pancreas, un processo che viene compromesso nel diabete. Un team di ricercatori di Yale ha identificato un meccanismo a livello delle membrane di queste cellule pancreatiche che controlla questa funzione fondamentale.

La secrezione di insulina dipende in parte una proteina trasportatore di lipidi, la TMEM24 che Tethers un organello chiamato reticolo endoplasmatico (ER) collega alla membrana cellulare esterna. La proteina trasporta lipidi creati nel ER alla membrana cellulare cosi da cambiare la sua composizione e consentire la secrezione di insulina all’esterno della cellula.

La ricerca, pubblicata 17 febbraio sulla rivista Science, fornisce nuove informazioni sui meccanismi che regolano il rilascio di insulina in reazione al glucosio.

Questo progetto è stato frutto di una collaborazione tra i laboratori dei professori di biologia cellulare Pietro De Camilli e Karin Reinisch ed è stato realizzata Joshua Lees, un socio di post-dottorato, e Mirko Messa, un ricercatore associato.



Para

Pararsi il culo: per un diabetico, specie se insulinodipendente, risulta essere opera ardua, tra buchi e buchetti e altri effetti che si incastonano sulla pelle costantemente nel divenire del tempo e si pesano appalesano man mano che scorgi i giorni, e rivolgi i guanti della sfida per scongiurare la sfiga.
Quante punture fatte e disfatte, Iniezione d’insulina: riepiloghiamo alcune informazioni necessarie e utili per allontanare possibili problemi e ottimizzare la vita quotidiana.
Per ottenere un buon controllo della glicemia non solo sono di fondamentale importanza il tipo e la dose di insulina ma anche il modo in cui essa viene somministrata. La tecnica di somministrazione dell’insulina influenza il controllo glicemico più di quanto generalmente si pensi. A questo scopo sono stati effettuati vari studi su larga scala che, utilizzando tecnologie come la RMN hanno permesso di sfatare alcuni miti sulle corrette pratiche di iniezione.
Per ottenere l’effetto desiderato con la dose prescritta e, quindi, per garantire il miglior assorbimento possibile, l’insulina deve essere iniettata nel tessuto adiposo sottocutaneo, evitando con cura che penetri nel derma, nel muscolo o addirittura nel peritoneo. Vari studi hanno dimostrato una differenza nell’assorbimento e nella durata di varie insuline quando vengono iniettate nel grasso sottocutaneo e nel muscolo. Una iniezione di insulina intramuscolare ha un assorbimento molto più rapido e può portare ad inaspettate ipoglicemie, che specialmente nel bambino molto piccolo possono comportare rischi importanti come convulsioni e deficit cognitivo. L’assorbimento di insulina ad azione rapida o intermedia è aumentata almeno del 50% se iniettata per via intramuscolare invece che sottocutanea nella coscia, mentre nell’area addominale questa differenza è meno significativa. Questo è da attribuire ad un maggior flusso sanguigno nel grasso sottocutaneo dell’addome rispetto al grasso delle cosce. Altri fattori come l’esercizio o la temperatura corporea o ambientale hanno un’influenza maggiore sull’assorbimento se l’insulina è stata depositata nel tessuto muscolare invece che nel sottocute, a causa del maggior flusso di sangue e della maggiore dispersione meccanica dovuta alla contrazione dei muscoli. L’iniezione di insulina nel derma è più dolorosa, il farmaco può fuoriuscire dal sito di iniezione e aumenta la probabilità di una reazione immunitaria all’insulina dovuta alla stimolazione dei linfociti.
Un fattore che influisce in modo significativo nel depositare l’insulina nel giusto strato di tessuto è la lunghezza dell’ago. Fino a tempi recenti le raccomandazioni per la lunghezza dell’ago si sono concentrate sull’indice di massa corporea (BMI), il sesso e l’età della persona con diabete. Per raggiungere il tessuto adiposo la tecnica comunemente usata è quella di prendere una plica cutanea e inserire l’ago a 90° al centro di essa. Si può evitare la plica se si inietta il farmaco con un inclinazione dell’ago di 45° o se il sito prescelto è il gluteo. Immagini di RMN hanno mostrato che lo strato di epidermide e derma che ricoprono lo strato adiposo sottocutaneo nei principali siti di iniezione variano tra 1,5 mm e 3 mm sia nei pazienti obesi che in quelli magri. Vari autori quindi concordano che è sicuro utilizzare aghi da 5 o 6 mm per la somministrazione sottocutanea in tutte le tipologie di pazienti, con il vantaggio che questi aghi più corti hanno anche un diametro più piccolo e quindi provocano meno ansia e dolore che gli aghi più grandi. Vari studi dimostrano che l’assorbimento dell’insulina nell’adipe superficiale è uguale a quella nell’adipe profonda, più vicino al muscolo.
I siti maggiormente usati sono l’addome, le cosce e i glutei, oltre al braccio che è usato dalla maggior parte dei pazienti almeno una volta nell’arco della giornata. Immagini di RM mostrano che il tessuto adiposo nel braccio, aumenta via via che si scende lungo l’omero lateralmente e posteriormente, mentre per le iniezioni nella gamba sembra essere meglio fare l’iniezione immediatamente sotto al grande trocantere invece che a metà lunghezza del femore. Rimane di fondamentale importanza educare il paziente a variare il sito di iniezione anche nella stessa zona ma con una distanza minima tra una iniezione e l’altra pari alla larghezza di un dito, per evitare la formazione di lipodistrofie. Il tessuto lipodistrofico può alterare l’assorbimento dell’insulina portando a ipo- o iperglicemie. Dato che queste zone diventano meno sensibili, il paziente sente meno dolore all’iniezione e può essere portato a preferire questo sito rendendo difficile il controllo della glicemia. Il riutilizzo di aghi per lo stesso paziente è causa di dolore perché la punta dell’ago con le ripetute punture della cute (ma anche penetrando la membrana dei flaconi di insulina) perde l’affilatura e addirittura si piega formando un minuscolo uncino, la punta dell’ago può spezzarsi e conficcarsi nella cute. Il riutilizzo degli aghi è da sconsigliare nel modo più assoluto.
Le insuline lattescenti sono quelle che contengono o insulina NPH (rallentata) in solvente limpido o miscele a vario titolo di NPH e insuline rapide solubili. Durante l’inutilizzo del flacone, le insuline si dividono e devono quindi essere rimescolate prima di essere somministrate. Il modo migliore per ottenere una risospensione corretta è quello di far fare al flacone un movimento di inversione in senso orario e antiorario alternato per 20 volte. Questo permette di evitare l’iniezione di insulina altamente concentrata con il conseguente rischio di ipo- o iperglicemie e peggioramento dell’emoglobina glicata. E’ da notare che è più facile risospendere l’insulina a temperatura ambiente.
La conservazione a temperatura ambiente dell’insulina innanzitutto permette di ridurre il dolore dell’iniezione. Forse non tutti sanno che l’insulina resiste bene a temperatura ambiente senza perdere la sua efficacia. È possibile usare una fiala una volta aperta per 2 mesi senza tenerla in frigorifero, anche se le insuline rapide e ad azione breve sono meno stabili rispetto a quelle a lunga e media azione. Un terzo dei pazienti diabetici si somministra insulina senza scoprire il sito di puntura. Soprattutto i ragazzi giovani, preferiscono mantenere addosso i vestiti, perché sono di fretta o insieme ad altre persone, e non possono togliere gli indumenti. Inevitabilmente, l’ago che trapassa il vestiario viene privato del sottile strato di silicone lubrificante che lo ricopre e la punta dell’ago si smussa aumentando il dolore. Se praticato occasionalmente però, questo tipo di iniezione è sicuro e non comporta maggiori effetti collaterali. Anche se è pratico, non deve diventare un abitudine.
In definitiva, una tecnica di iniezione ottimale è essenziale per un buon controllo glicemico. Spesso vengono dedicati molto tempo ed energia all’educazione del paziente al momento di iniziare una terapia insulinica. Quando però il paziente svolge la stessa procedura da anni, si può dimenticare, ignorare o disinteressarsi ai dettagli. Osservare i pazienti durante la somministrazione dell’insulina è un opportunità importante per identificare difficoltà o problemi.
ISTRUZIONI PER LA SOMMINISTRAZIONE DI INSULINA CON “PENNA”
1. lavatevi le mani
2. controllate la data di scadenza sulla cartuccia e la quantità di insulina rimanente
3. inserite un ago nuovo
4. ruotate la penna in senso orario e antiorario per 20 volte
5. togliete il cappuccio dall’ago
6. impostate la penna con 2-4 unità e premete il pulsante, ripetete fino a che non è visibile la goccia di insulina
7. impostate la dose necessaria
8. stendete la cute o fate il pizzicotto, a seconda dei casi
9. inserite l’ago nella cute delicatamente e premete il pulsante
10. una volta iniettata la dose, contate fino a 10 prima di sfilare l’ago dalla cute
11. togliete l’ago della penna e gettatelo in un contenitore per taglienti
12. conservate la penna nel suo astuccio a temperatura ambiente lontano da fonti di calore
PER RIDURRE IL DOLORE usare aghi nuovi, corti, di piccolo calibro e insulina a temperatura ambiente.
L’assorbimento secondo il sito di iniezione::
Assorbimento molto rapido: addome Assorbimento rapido: braccia
Assorbimento lento: gambe
Assorbimento molto lento: glutei
L’insulina ad azione rapida preprandiale va iniettata nella zona addominale o nelle gambe. l’insulina lenta della sera tardi va iniettata nei glutei.
Approfondimenti e fonti:
King L. Subcutaneous insulin injection technique. Nursing Standard. 2003; 17: 45-52
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15208950
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12764975
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20513316



Diabete: arriva l’insulina in una nuova formulazione veloce

Un’iniezione “morbida”, più facile, e una penna con il doppio delle unità di insulina disponibili per ridurre il numero di device da gestire: un altro passo avanti nella semplificazione della vita dei pazienti adulti con diabete mellito. Per coloro che richiedono dosi giornaliere totali di insulina rapida superiori alle 20 unità, arriva la nuova insulina lispro U200, da poco disponibile nel nostro Paese. La forza necessaria per erogare il farmaco si riduce fino al 53%, e l’iniezione più agevole, unita alla diminuzione del numero di penne da portare con sé, è giudicata favorevole e più gradita dall’88% dei pazienti intervistati nell’ambito di uno studio pubblicato recentemente dal Journal of Diabetes Science and Technology. Un dato importante, perché rendere più accessibile e comoda la terapia insulinica resta un obiettivo primario: si tratta di una cura essenziale, infatti, che però troppo spesso è vissuta con disagio dai pazienti. “Attraverso un controllo metabolico adeguato – spiega Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (SID) – è possibile prevenire o ritardare l’insorgenza delle complicanze del diabete, ma questo obiettivo è spesso disatteso: gran parte delle persone con diabete non riesce a raggiungere i target metabolici prefissati. Una delle cause principali di questa difficoltà è connessa alla complessità della gestione quotidiana della terapia, soprattutto nelle persone con diabete di tipo 2 in terapia insulinica: questa comporta da una a quattro o più iniezioni quotidiane, a seconda del piano terapeutico necessario, ed è spesso ‘dimenticata’ se non addirittura abbandonata dai pazienti. Almeno un paziente su tre non segue pienamente le indicazioni del medico e non esegue correttamente il trattamento: questa scarsa aderenza alla terapia la rende inefficace, aumentando il rischio di complicanze. Tra le principali barriere vi sono la difficoltà a gestire l’iniezione e la non accettazione della necessità di iniezioni multiple durante la giornata, per questo la ricerca è impegnata soprattutto nell’individuare e mettere a disposizione dei pazienti strumenti iniettivi sempre più facili, sicuri e confortevoli. Le penne pre-riempite con insulina vanno in questa direzione: più gradite ai pazienti rispetto a flaconi e siringhe, sono anche più semplici da usare e garantiscono un’erogazione della dose più accurata, consentendo una maggiore libertà e flessibilità ai pazienti ma soprattutto migliorando l’aderenza al trattamento e quindi il controllo metabolico”.

La nuova insulina lispro U200 è un’ulteriore evoluzione delle classiche penne da insulina: contiene un’insulina rapida, utile per il controllo della glicemia dopo i pasti, in una formulazione più concentrata rispetto al passato, con il doppio di unità di insulina nello stesso volume di liquido. “Con questa penna quindi – continua il prof. Sesti – basta iniettare la metà del volume per avere la dose consueta: questo riduce la forza necessaria a erogare l’insulina, rendendo l’iniezione più morbida e semplice, inoltre dimezza il numero di penne da gestire e portare con sé. Questi vantaggi non sono secondari, come mostrano anche i risultati di uno studio recentissimo condotto dal Journal of Diabetes Science and Technology sui pazienti per comprendere se e quanto la nuova penna potesse essere accolta con favore: l’88% dei pazienti preferisce questo nuovo dispositivo rispetto agli altri disponibili proprio grazie alla minor forza necessaria per l’iniezione, al minor volume iniettato ogni volta e al ridotto numero di penne da gestire. Per i pazienti che vogliono poter gestire la terapia con un ridotto numero di penne e che apprezzano la facilità di iniezione, la nuova penna è senz’altro un’opzione in più per favorire l’aderenza alla cura, il controllo della glicemia nel lungo termine e la prevenzione delle complicanze”

Perché 

In questo video clip registrato illustro le motivazioni alla base della decisione di interrompere la cura del diabete con insulina e ogni altro trattamento farmacologico dal prossimo 6 settembre 2016. Avevo inviato petizione alla Regione, lettera al Magnifico Rettore dell’Università di Bologna. Nessuna attenzione nessuna risposta. Alla noncuranza non resta che la noncuranza, alla fine è questa la sostanza delle cose. Di incontrare l’Assessore alla Sanità Sergio Venturi o chi per lui non me ne frega niente, lascio il compito a chi mi rappresenta con autorevolezza e competenza: Rita Stara Presidente della FEDER Agata Magaletta Presidente di DIABO Diabetici Insieme a Bologna. Voglio atti fatti. La sorte mi ha preso le cellule beta del pancreas, ma essere preso per i fondelli no. Essere lasciati soli abbandonati tra l’indifferenza di tutti no. Stop.

Pag 1 of 1912345...10...Ultima »

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

Newsletter

Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

IMD è mobile

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Google+





Visualizza il profilo LinkedIn di Roberto Lambertini Visualizza il profilo di Roberto Lambertini

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


2016 Image Banner 120 x 600