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insulina

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Oh che tu fai?

L’ago della bilancia

C’è sempre lui a fare da terzo incomodo: l’ago, lo usi per bucarti il polpastrello, fare uscire il sangue e controllare la glicemia tot volte al giorno. Lo usi per iniettarti l’insulina tot volte al giorno. Lo fai anche se usi il microinfusore per inserire il catetere sottocute, e stessa cosa succede con il sensore glicemico. L’agognato ago è lì.

Poi?

Poi ci sono le correzioni le aggiunte di insulina e controlli della glicemia.

Cerchiamo di capire meglio l’andamento con un sondaggio rivolto ai diabetici tipo 1 e tipo 2 in trattamento con iniezioni multiple d’insulina. Invitiamo a partecipare, la cosa porta via pochi secondi e farlo è per noi importante.

Grazie per la collaborazione!



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BD presenta l’ago BD Micro-Fine da 6mm

BD (Becton, Dickinson and Company) (NYSE: BDX), azienda leader di tecnologie medicali, presenta oggi l’ago BD Micro-Fine da 6mm per la somministrazione di insulina.

Con l’introduzione dell’ago BD Micro-Fine da 6mm, BD  aggiunge una ulteriore opzione alle attuali già presenti,  per rispondere al meglio alle preferenze ed esigenze di medici, operatori e persone con diabete.

La nuova lunghezza completa il portafoglio prodotti di BD che oggi include aghi per penna da 4mm, 5mm, 6mm, 8mm.

“L’inserimento dell’ago da 6mm nella gamma Micro-Fine rafforza l’impegno di BD nel garantire alle persone con diabete l’accesso alle migliori soluzioni per una migliore gestione della terapia iniettiva  ,” conferma Kenneth Miller, presidente worldwide president di BD Diabetes Care. “Questo ago consentirà alle persone abituate ad usare un ago da 6mm di provare la qualità e l’affidabilità degli aghi BD.”

Le persone diabetiche tipicamente devono iniettare l’insulina una  o più volte al giorno nel tessuto sottocutaneo di addome, cosce, glutei o braccia.1 La lunghezza deli aghi attualmente disponibili sul mercato varia da 4 a 12.7mm.

Con aghi più corti, incluso l’ago da 6mm BD Micro-Fine, i pazienti sono meno a rischio di compiere accidentalmente un’iniezione intramuscolare (rispetto all’uso di aghi da 8 e 12.7 mm), che può causre variabilità glicemica e ipoglicemia.3

Una recente indagine sulla tecnica di iniezione condotta con circa 13,300 pazienti in 42 paesi e pubblicata in Mayo Clinic Proceedings, conferma che pazienti e operatori di tutto il mondo stanno spostando la loro preferenza verso aghi più corti, in particolare da 4mm.4, 5 Questa estesa ricerca include 358 persone in 15 Centri italiani, e ha riscontrato che il 30% degli intervistati ancora utilizza un ago da  6mm.6

Introducendo l’ago da 6mm, BD garantirà l’accesso a questa popolazione di pazienti che preferisce l’ago da 6mm e offrirà loro la stessa qualità e affidabilità degli altri aghi della gamma BD.

Come sempre, BD sostiene e rinforza la sua strategia circa lo spostamento verso gli aghi più corti possibili, coerentemente con le ultime raccomandazioni pubblicate degli esperti.1

L’ago BD Micro-Fine da 6mm è un ago di qualità medica, sottoposto ad uno speciale trattamento levigante, ideato per garantire elevate performance, un’iniezione delicata ed un’esperienza positiva per i pazienti. L’ago è progettato per somministrare l’intera dose di farmaco, senza rischio di perdite e/o gocciolemento. E’ prodotto con gli stessi elevati standard qualitativi e affidabilità di tutti gli aghi BD. L’ago BD Micro-Fine da 6mm si aggiunge all’attuale gamma esistente ed è disponibile sul mercato dal 3 Luglio 2017.

Per conoscere gli altri prodotti BD Micro-Fine visitate www.bddiabete.it , per maggiori informazioni sull’evento FITTER e per consultare i risultati della ricerca citata visitate: http://www.fitter4diabetes.com/.

Frid AH, Kreugel G, Grassi G, et al. New insulin delivery recommendations. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1231–1255

Frid AH, Gunnarsson R, Gunter P, et al. Effects of accidental intramuscular injection on insulin absorption in IDDM. Diabetes Care. 1988; 11(1): 41-45.

Gibney MA, Arce CH, Byron KJ, Hirsch LJ. Skin and subcutaneous adipose layer thickness in adults with diabetes at sites used for insulin injections: implications for needle length recommendations. Curr Med Res Opin. 2010;26(6):1519–1530.

Frid AH, Hirsch LJ, Menchior AR, Morel DR, Strauss KW. Worldwide injection technique questionnaire study: injecting complications and the role of the professional. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1224–1230.

Frid AH, Hirsch LJ, Menchior AR, Morel DR, Strauss KW. Worldwide injection technique questionnaire study: population parameters and injection practices. Mayo Clin Proc. 2016;91(9):1212–1223.

ITQ Survey data Mayo. https://public.tableau.com/profile/adam.yeung#!/vizhome/ITQsurveydataMayo/START. Accessed June 22, 2017



Diabete: ecco la nuova piattaforma online per persone in terapia iniettiva

BD lancia la nuova piattaforma educativa on line “BD and MeTM” per le persone in terapia iniettiva

La nuova piattaforma on line di BD è dedicata all’educazione ad una corretta tecnica di iniezione di insulina.

BD (Becton, Dickinson and Company), azienda leader nelle tecnologie medicali annuncia il lancio di BD and Me™ – la nuova piattaforma educativa dedicata all’educazione del paziente ad una corretta tecnica di iniezione. Il programma copre diversi argomenti, ciascuno composto da varie lezioni e brevi video informativi, che hanno lo scopo di rafforzare il training erogato dagli operatori sanitari.

Il sito consente alle persone con diabete di approfondire e fare proprie le informazioni ricevute dagli operatori sanitari, aiutandole così a consolidare le loro conoscenze e ad applicare la migliore tecnica di iniezione possibile. E’ una preziosa risorsa per i pazienti di nuova diagnosi che devono impare a fare le iniezioni e per coloro che iniettano insulina da tempo e che probabilmente hanno acquisito cattive abitudini.

Il programma include 26 lezioni suddivise in 8 corsi:

Come praticare l’iniezione di insulina con una penna
Somministrare l’insulina nel posto giusto
Uso dell’ago della corretta lunghezza
Gonfiori e protuberanze nei siti di iniezione
Come prendersi cura dei siti di iniezione
Come il corpo assorbe i diversi tipi di insulina
Iniezioni: affrontarne i problemi o le conseguenze impreviste
Come conservare l’insulina e smaltire gli aghi in sicurezza

L’accesso alla piattaforma è possibile da ogni dispositivo e grazie all’uso di un codice alfanumerico che si trova all’interno delle confezioni di aghi BD Micro-Fine™ + che, una volta attivato, ha una validità di 3 mesi.

Quando si parla di tecnica di iniezione, una ricerca ha mostrato che pazienti ben informati e meglio in grado di gestire la propria salute e il proprio trattamento, hanno una migliore condizione psicologica, e hanno meno esacerbazioni della loro patologia e minori ricoveri ospedalieri[1] [2] [3] [4] [5].

Infatti, in uno studio recente[6], pazienti che praticavano iniezioni secondo una pratica ottimale hanno visto una riduzione nell’ HbA1c che può aiutare a ridurre il rischio di complicanze. Lo studio ha concluso che il controllo glicemico in pazienti con diabete che iniettano insulina può essere migliorato attraverso un’appropriata tecnica di iniezione, che include il passaggio ad un ago da 4 mm.

I risultati hanno inoltre mostrato che l’educazione alla tecnica iniettiva non solo migliora il controllo glicemico, ma garantisce soddisfazione nella terapia e riduce il consumo giornaliero di insulina dopo soli tre mesi, un periodo di tempo relativamente breve.

Daniela Marletta, Responsabile Marketing, BD [Italia] commenta, “il programma educativo BD and Me™ ha lo scopo di sviluppare e consolidare la conoscenza che i pazienti ricevono dagli operatori sanitari. E’ provato che il rafforzamento continuo di specifici concetti incoraggia i pazienti a mantenere una pratica di iniezione corretta[7] che significa minor tempo speso in ri-educazione e la riduzione del rischio di complicanze di lungo termine.”

Per maggiori informazioni su BD & Me platform potete cliccare bd.com/bdandme/

[1] Gallefoss F et al (1999) Quality of life assessment after patient education in a randomized controlled study on asthma and chronic obstructive pulmonary disease. American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. 159, 3, 812-817

[2] Gibson, P et al (2001) Self-management education and regular practitioner review for adults with asthma (Cochrane Review), The Cochrane Library, Issue 3, Oxford, Update Software.

[3] McDonnell A (1999) A systematic review to determine the effectiveness of preparatory information in improving the outcomes of adult patients unergoing invasive procedures. Clinical Effectiveness in Nursing, 3, 3, 4-13.

[4] Osman L et al (2001) Patient weighting of importance of asthma symptoms, Thorax, 56, 2, 138-142.

[5] Partridge M, Hill S (2000) Enhancing care for people with asthma: the role of communication, education, training and self-management. European Respiratory Journal. 16, 2, 333-348.

[6] Grassi G, Scuntero P, Trepicciono R, Marubbi F, Strauss K. Optimising Insulin Injection Technique and its Effects on Blood Glucose Control, Journal of Clinical & Tranlational Endocrinology (2014), doi: 10.1016/j.jcte.2014.07.006.

[7] Gibson, P et al (2001) Self-management education and regular practitioner review for adults with asthma (Cochrane Review), The Cochrane Library, Issue 3, Oxford, Update Software.




Insulina basale: due studi dimostrano efficacia di Degludec nel ridurre gli eventi ipoglicemici e migliorare il compenso nei diabetici di tipo 1 e 2


Il trattamento con l’insulina degludec rispetto a glargine U100 per 32 settimane ha prodotto un  ridotto tasso degli episodi d’ipoglicemia (zucchero nel sangue)  tra i pazienti con diabete di tipo 1 e 2, secondo due studi pubblicati da JAMA .In uno studio, Wendy Lane, MD, del Mountain Diabetes e Endocrine Center, Asheville, NC, e colleghi hanno assegnato in modo casuale 501 pazienti adulti con diabete di tipo 1 e almeno un fattore di rischio di ipoglicemia per ricevere insulina  degludec una volta al giorno e poi passare alla glargine U100 ( n = 249) o viceversa per due periodi di trattamento di 32 settimane. I pazienti sono stati randomizzati a mattino o alla sera nel dosaggio all’interno di ogni sequenza di trattamento.

Ipoglicemia, comune nei pazienti con diabete di tipo 1, è un grave ostacolo per raggiungere un buon controllo glicemico. L’ipoglicemia grave può portare al coma o alla morte.

Tra i pazienti randomizzati, 395 (79 per cento) hanno completato il processo. I ricercatori hanno scoperto che l’insulina degludec rispetto alla glargine U100 ha provocato una minore incidenza di episodi ipoglicemici sintomatici complessivi e di ipoglicemia notturna  sintomatica nel periodo di mantenimento di 16 settimane e una percentuale inferiore sperimentata d’ipoglicemia grave durante il periodo di mantenimento (10 per cento vs 17 per cento). I risultati sono stati coerenti se analizzati nel pieno periodo di trattamento di 32 settimane.

Un limite dello studio, il tasso di ritiro più elevato del previsto, potrebbe essere un risultato della natura impegnativa del processo, tra cui la sua durata 64 settimane, due trattamenti diversi, e l’utilizzo di una fiala e siringa.

In un altro studio, Carol Wysham, MD, della University of Washington School of Medicine, Spokane, e colleghi hanno assegnato in modo casuale 721 pazienti adulti con diabete di tipo 2 e almeno un fattore di rischio di ipoglicemia che sono stati precedentemente trattati con insulina basale con o senza farmaci antidiabetici orali per ricevere degludec una volta al giorno seguita da insulina glargine U100 (n = 361) o viceversa all’interno di ogni sequenza di trattamento. Lo studio ha incluso due periodi di trattamento di 32 settimane. L’ipoglicemia è un serio rischio per i pazienti insulino-trattati con diabete di tipo 2.

Tra i pazienti randomizzati, 580 (80 per cento) hanno completato il processo. I ricercatori hanno scoperto che il trattamento con l’insulina degludec rispetto alla glargine U100 ha comportato una riduzione statisticamente e clinicamente significativa  del tasso di ipoglicemia sintomatica complessiva e ipoglicemia notturna  sintomatica nel corso del periodo di mantenimento di 16 settimane. I risultati hanno mostrato un tasso significativamente più basso di ipoglicemia grave con insulina degludec. La proporzione di pazienti con ipoglicemia grave durante il periodo di mantenimento erano 1,6 per cento per l’insulina degludec vs 2,4 per cento per l’insulina glargine U100.



Molti diabetici di tipo 1 producono ancora insulina 


L’insulina viene ancora prodotta in quasi la metà dei pazienti che hanno avuto il diabete di tipo 1 per più di dieci anni. Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia è stata ora pubblicata online dalla rivista medica Diabetes Care. Il diabete di tipo 1, una malattia cronica che debutta soprattutto durante l’infanzia o l’adolescenza, si è sempre pensato che provocasse la perdita completa della produzione di insulina nei pazienti. Tuttavia, con l’uso di dosaggi di insulina sofisticati che sono stati introdotti negli ultimi anni, questo è ora dimostrato non essere vero in tutti i casi.

In uno studio dell’Università di Uppsala più di un centinaio di diabetici tipo 1  sono stati esaminati all’Uppsala University Hospital. Quasi la metà dei pazienti adulti che hanno avuto il diabete di tipo 1 da almeno dieci anni ancora producono insulina.

Lo studio ha mostrato notevoli differenze nel sistema immunitario tra i pazienti con perdita completa della loro produzione di insulina e pazienti che ancora producono insulina. I pazienti con residua produzione di insulina avevano molti più alti livelli ematici di interleuchina-35, una proteina anti-infiammatoria, un segnale di recente scoperta del sistema immunitario. Hanno anche molte più cellule immunitarie che producono l’interleuchina-35 e smorzano gli attacchi del sistema immunitario.

Non è ancora noto se i pazienti hanno livelli più alti di interleuchina-35 già al momento della comparsa della malattia, o se tali livelli sono aumentati nel corso degli anni, fermando gli attacchi del sistema immunitario verso le cellule produttrici di insulina come risultato. Un precedente studio dallo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che entrambi i pazienti con nuova diagnosi di diabete di tipo 1 e i pazienti con malattia di lunga data, in media, hanno più bassi livelli di interleuchina-35, rispetto agli individui sani. Il precedente studio ha anche mostrato che lo sviluppo del diabete potrebbe essere impedito, e che il diabete pienamente sviluppato potrebbe essere invertito, con un trattamento tramite interleuchina-35  in modelli animali con diabete di tipo 1.

I risultati del presente studio in Diabetes Care possono aumentare l’interesse a sviluppare l’interleuchina-35 in un farmaco per il trattamento del diabete di tipo 1. La scoperta che quasi la metà dei pazienti con diabete tipo 1 diabete hanno qualche residua produzione di insulina rende anche interessante per lasciare che i pazienti testino nuove terapie che possono indurre la rigenerazione dei restanti cellule che producono insulina. Tale studio è stato avviato dall’Uppsala University Hospital.



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Diabete

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