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Ciak, azione!

Ognuno è destinato a fare la sua stagione. Anche oggi giorno d’inizio estate (così diciamo per abitudine dato che siamo sempre in estate pure d’inverno, da qui a Villa Literno). E mentre aggiustiamo il congegno per prendere la giusta inquadratura e immortalarla nel museo delle immagine dimenticate e scomparse facciamo della nostra ignoranza un pediluvio per rinfrescare le estremità senza affondare del tutto nell’acqua: non si sa mai. Tra vaticini vaccini e sedicenti sciamani da un incerto domani. I saggi del facile distruggere per poi dopo accorgersi che forse il tempo per costruire, ricostruire non c’è più.

Vedo che si può fare…

A metà del guano, pardon, del guado faccio il punto sulle cose da fare tra qualche mese, con sano realismo, per fare dei dieci anni di questo insieme di byte un momento per affrontare argomenti lasciati in ammollo da noi diabetici come da chi ha in carico la nostra assistenza e cura: l’educazione terapeutica, la ricerca per la cura del diabete tipo 1.

Dovete però sapere una cosa di me prima: non ho mai amato le celebrazioni, a cominciare dal mio compleanno. Per Il Mio Diabete faccio una eccezione per due solide ragioni: è il primo progetto che dura cosi tanto, solitamente con le precedenti esperienze ho finito prima, molto prima, poi tale anniversario è un pretesto per trattare da “paziente” argomenti abitualmente posti sul proscenio da medici, aziende del settore e genitori di diabetici.

L’anno scorso ero partito con un calendario preciso di iniziative che poi è andato a naufragare causa la mancanza di interesse dei vari rappresentanti delle categorie diabetiche. Si doveva tenere un incontro sull’educazione terapeutica nel diabete a Genova, poi a Roma un evento per presentare i risultati dell’indagine condotta dal blog sul rapporto dei diabetici con la malattia e per finire una “festa finale”.

Di tutto ciò nel prossimo autunno si farà un evento esclusivo con Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano a Bologna (per la prima) centrato sui diversi aspetti che riguardano la cura del diabete tipo 1, nei bambini come negli adulti: la ricerca scientifica e clinica, la cura, l’educazione, le problematiche varie con un rapporto diretto e relazionale con i diabetici e non. Poi dopo l’incontro la festa finale con chi vuole partecipare. Nelle prossime settimane fisseremo e comunicheremo la data.

Infine per quanto riguarda la pubblicizzazione dei risultati del questionario sul rapporto del diabetico con la malattia e chi la cura, svolgeremo quanto prima una conferenza stampa per rendere noti i dati emersi (molto interessanti).

Finite queste iniziative il personale contributo dal vivo, come ho già dichiarato in altri articoli, cessa di esistere per limitarsi alla solo presenza nel blog Il Mio Diabete.

Buona estate!



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Per un diabete in pompa magna

Essere nella fossa dei leoni è un’espressione o modo di dire della lingua italiana che indica il trovarsi in una situazione o condizione fortemente sfavorevole, delicata, disagiata e rischiosa in cui si è costretti a difendersi e lottare per sopravvivere o far valere i propri diritti di fronte a minacce o vessazioni altrui.

Il motto è una reminiscenza vuoi delle vicende bibliche di Daniele, condannato ad essere divorato dalle fiere ma salvatosi per miracolo, vuoi di un supplizio in uso nell’antica Roma per eseguire alcune condanne a morte facendo sbranare il condannato da animali feroci (damnatio ad bestias).

Per noi diabetici si adatta meglio una variazione sul tema: fossa sì, ma anziché dei leoni dei lemuri.

Poiché a ben guardare c’è da tenere gli occhi spalanchi, tenendo una mano di dietro e una davanti.

A bestia.

Il microinfuso è poco diffuso: una sottospecie di diabetico che, rispetto ai primati tradizionali, ricostituisce e mantiene il cordone ombelicale in età adulta, seppur in forma artificiale, grazie alla cannula che fa da cavo di connessione tra il dispositivo d’infusione dell’insulina e il catetere infilato sottopelle.

Anche se poco diffuso il microinfuso è importante non sia confuso e abbia in sé la conoscenza non solo delle dinamiche insite con la patologia, ma motivazione invereconda nell’aver cura di sé ed essere dotato di una discreta dimestichezza con la matematica: quest’ultima fa e farà la differenza dal momento dell’acquisizione del microinfusore come strumento di elezione per la gestione e trattamento della malattia.

Le difficoltà fanno parte della vita di un diabetico e noi impariamo, in proprio o per derivazione neuronale, a superarle: è solo questione di tempo e tempi. Lo dice e scrive uno come me tardivo nell’evoluzione e scaltrezza del comprendonio ma che alla fine ci è arrivato a comprendere le dinamiche intrinseche al presente patologico. E sottolineo presente poiché chi leggerà tra qualche anno queste riflessione stenterà non a riconoscersi ma più semplicemente a capirci qualcosa.

Per gli amanti dei giochi enigmistici (io non sono tra questi) sarebbe interessante costruire una mappa delle terapie esistenti per la cura del diabete (sia tipo 1 che tipo 2), credo ne salterebbe fuori un mosaico. E il microinfusore rappresenta una opzione e certamente non a portata di mano per tutti i diabetici, non per una questione di soldi ma per un mix di condizioni. Occorre volerlo ed essere motivati sul lungo periodo e saperlo usare.

E prima ancora di saperlo usare il microinfusore occorre sapersi gestire la malattia stessa: come? Ad esempio avendo cura di tenere i dati della glicemia, iniezioni d’insulina effettuate, conta dei carboidrati e saperli interpretare e controllare.

Avere padronanza di queste informazioni consente al diabetico microinfuso di avere il timone del dispositivo e con il monitoraggio continuo del glucosio il cerchio si chiude.

Per un diabete in pompa magna!



Insalata alla nizzarda

Insalata alla nizzarda
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
L'insalata alla nizzarda è un contorno leggero, gustoso e perfetto per ogni occasione. Ideale per accompagnare secondi piatti a base di carne o pesce, questa deliziosa insalata è davvero semplice da preparare in casa. Seguite la nostra ricetta e offrite ai vostri ospiti una buonissima insalata alla nizzarda!
Ingredienti
  • •100 gr. di olive nere denocciolate
  • •250 gr. di tonno sott'olio
  • •2 uova
  • •2 pomodori
  • •100 gr. di insalata
  • •2 cetrioli
  • •Olio extravergine di oliva q.b.
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Riempite un pentolino d’acqua e mettete all’interno le uova. Accendete il fornello e calcolate 8 minuti da quando l’acqua inizia a bollire. Nel frattempo lavate la lattuga, i cetrioli e i pomodori sotto l'acqua corrente.
  2. Tagliate la lattuga a listarelle, i cetrioli a rondelle e i pomodori a dadini, dopo averli privati del picciolo. Quando le uova sono pronte passatele velocemente sotto il getto d’acqua corrente per farle raffreddare e eliminare il guscio. Tagliatele a fettine sottili con l’aiuto di un coltello affilato.
  3. Riunite la lattuga, i pomodori e i cetrioli in un recipiente ampio. Aggiungete anche le fettine di uovo. Fate sgocciolare il tonno dall’olio in eccesso e mettetelo vicino alle uova. Eliminate il liquido di conservazione delle olive e unite anch’esse agli altri ingredienti. Aggiungete due cucchiai di olio, il sale e servite la vostra insalata in tavola.
  4. Accorgimenti
  5. Non mescolate l'insalata prima di servirla in tavola, in quanto la combinazione di tutti gli ingredienti così disposti è molto piacevole per la vista. Servite l'insalata ai vostri ospiti nei piatti e lasciate che siano poi direttamente loro a mescolare e, eventualmente, aggiungere sale o olio a seconda dei propri gusti personali.
  6. Idee e varianti
  7. Se desiderate potete aggiungere anche dei cubetti di prosciutto cotto alla vostra insalata, per un gusto ancora più saporito e invitante.
Dose per persone: 100 Calorie: 281 Grassi: 17 Carboidrati: 12 Fibre: 4 Proteine: 27

I colori di maggio

Con il mese di Maggio e la sua esplosione di colori e profumi, siamo nel pieno della stagione primaverile. Le giornate finalmente più calde si allungano e facendo la spesa al mercato i banchi della frutta e della verdura si riempiono di alimenti succosi, nutrienti ma allo stesso tempo freschi e strabordanti d’acqua, grazie ai quali possiamo disintossicarci dalle tossine accumulate durante l’inverno, combattere la ritenzione idrica e fare una bella scorpacciata di vitamina C.

E allora per gli amanti della dieta mediterranea molto ricca di frutta e verdura per questo mese potrete fare il pieno di fresche e nutrienti primizie, vediamo quali.

Verdure

Fave

Anche se per molti potrebbero essere mortali (favismo) le fave sono il legume tipico di Maggio e soprattutto dei pic-nic e delle scampagnate di questo mese. Ottime fresche con il pane, queste sono poco caloriche e molto ricche di vitamina B, di fibre (indispensabili nella regolazione delle funzioni intestinali), ferroe proteine. Gli effetti benefici che possiamo ricavare da questo verdissimo legume sono soprattutto in termini di depurazione dell’organismo e di apporti energetici di cui il nostro corpo ha continuamente bisogno.

Piselli

Con il tasso più alto in assoluto tra i legumi di proteine, i piselli verdi e freschi sono ricchi di vitamina B1 e vitamina A, ma anche di fosforo, potassio, sodio, magnesio e ferro. Usati come contorno o anche per condire i primi piatti oltre ad essere estremamente gustosi una volta cotti danno un buon senso di sazietà e ci aiutano a depurare il nostro organismo.

Frutta

Nespole

Protagoniste di sagre e feste in varie regioni italiane proprio in questo mese di Maggio, le nespole dal colorito giallo-arancio intenso sono ricchissime di vitamina C, calcio e carboidrati. Dalle proprietà astringenti per l’intestino soprattutto se mangiata ancora acerba, la nespola al contrario se mangiata molto matura acquista proprietà fortemente lassative. Ottime per preparare delle nutrienti confetture per la prima colazione.

Ciliegie

Dal colore rosso intenso con la sua polpa zuccherina, la ciliegia che inizia a maturare proprio verso la fine di Maggio (fino a Luglio) è uno tra i frutti più apprezzati di questa stagione. Oltre ad essere degli antidolorifici naturali per combattere le infiammazioni alle articolazioni le ciliegie contengono una discreta quantità di vitamina A e C. Questo frutto così dolce e particolare, visto che si raccoglie a grappolo, è particolarmente dissetante durante la stagione calda in quanto contiene molti sali minerali ma allo stesso tempo ha proprietà diuretiche, lassative e per finire depurative.



Migliorare l’alfabetizzazione digitale sanitaria

Il progetto “Improving Digital Health Literacy in Europe” finanziato dall’Unione Europea e volto a migliorare l’alfabetizzazione sanitaria digitale di 5 gruppi di popolazione (bambini, adolescenti, donne in gravidanza/puerpere, anziani e pazienti affetti da diabete) in 8 Paesi europei (Belgio, Danimarca, Germania, Olanda, Italia, Spagna, Svezia e Regno Unito).

In Italia il progetto è portato avanti da diverse organizzazioni, tra cui Comitato Collaborazione Medica, Università di Udine, Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze e Consiglio Nazionale delle Ricerche. E stato recentemente pubblicato un questionario online per raccogliere informazioni riguardo ai bisogni, ai comportamenti e alle conoscenze sanitari e digitali di ciascuno dei cinque gruppi di popolazione coinvolti nel progetto.

Chiediamo ai lettori de Il Mio Diabete di partecipare a questa indagine e condividere il questionario all’interno e tra i vostri contatti vostra per riuscire ottenere un maggior numero di risposte da parte di persone affette da diabete (tipo 1 o tipo 2) in Italia. Il link al questionario è il seguente:

https://ec.europa.eu/eusurvey/runner/IC-Health_survey_for_adults

Tale link reindirizza alla versione inglese del questionario. Per compilarlo è possibile cambiare lingua selezionando “italiano” nella barra che si trova nella parte destra della pagina web. Sara’ possibile compilare il questionario fino al 17 aprile.



Neuropatia diabetica: farmaci utili nella gestione del dolore pochi ma buoni

Emerge da una revisione di 106 studi su farmaci efficaci contro le neuropatie.

Solo alcuni antidepressivi, tra quelli comunemente prescritti contro il dolore neuropatico sperimentato da tanti pazienti diabetici, sono realmente efficaci. A indicare quali, una revisione di studi pubblicata su Neurology, la rivista dell’Accademia Americana di Neurologia.

Circa la metà delle persone con diabete hanno una qualche forma di neuropatia periferica, ovvero danni ai nervi causati da alti livelli di zucchero nel sangue, con sintomi che possono includere dolore, intorpidimento e formicolio alle gambe e ai piedi. Nei casi gravi queste neuropatie possono portare alla necessità di considerare l’amputazione.

Per verificare l’efficacia di alcuni trattamenti utilizzati per arginare il problema, i ricercatori della Agenzia per la Sanità e la ricerca di qualità (AHRQ), incaricata di migliorare la sicurezza del paziente e la qualità del sistema sanitario americano, ha effettuato una revisione sistematica della letteratura scientifica in materia, esaminando 106 studi. Dal confronto tra i risultati è emersa nel complesso una moderata evidenza che gli antidepressivi duloxetina e venlaxine, che agiscono come inibitori della ricaptazione di serotonina e norepinefrina, erano efficaci nel ridurre il dolore.

Mentre gabapentina, valproato e capsaicina sono risultati sostanzialmente non efficaci, in contrasto con quanto consigliato dalle linea guida 2011 della stessa Accademia. “Ci auguriamo che i nostri risultati siano utili per medici e persone con diabete” perché “fornire sollievo dal dolore è fondamentale per la gestione di questa malattia complessa”, ha detto Julie Waldfogel, ricercatrice della Johns Hopkins Hospital di Baltimora e autrice della revisione. “Molta ricerca è ancora necessaria, poiché i trattamenti disponibili hanno un sostanziale rischio di effetti collaterali, e poco si sa sugli effetti a lungo termine”.



Diabete: nuovi LEA Livelli Essenziali di Assistenza

Pubblichiamo per estratto le immagini della parte “monumentale” della Gazzetta Ufficiale (396 pagine), riportante l’elenco delle prestazioni essenziali sanitarie offerto dallo Stato ai diabetici. Per i cultori della materia qui potete anche consultare e scaricare il testo integrale dei Lea nuovi pubblicati in Gazzetta (pdf).



Fatti vedere da uno bravo: la visita diabetologica un vero e proprio salvavita

Un lavoro effettuato in collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, la Regione Lombardia e la Diabetologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, appena pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease, suggerisce che la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Le persone assiste dal diabetologo presentano infatti una mortalità ridotta del 29 per cento rispetto ai diabetici non seguiti presso i centri diabetologici. La ricerca si è focalizzata sulle complicanze cardiovascolari in rapporto alle prescrizioni dei farmaci nelle persone con e senza diabete nell’anno 2002 e nell’anno 2012, rilevando una riduzione delle malattie cardiovascolari e della mortalità nell’arco di questo decennio, in concomitanza con un aumento delle prescrizioni di farmaci che agiscono sui fattori di rischio cardiovascolare (anti-ipertensivi, ipolipidemizzanti, anti-aggreganti piastrinici) e con l’introduzione di nuovi farmaci antidiabete.

“Nel lavoro – afferma il professor Enzo Bonora, presidente della Fondazione ‘Diabete Ricerca’ – emerge inoltre chiaro e forte un messaggio che dovrebbe essere portato all’attenzione di chi ha la malattia, di chi assiste le persone con diabete e di chi alloca le risorse per l’assistenza diabetologica: la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Nello studio, che ha coinvolto quasi 2 milioni di cittadini di età fra 45 e 84 anni negli anni 2002 e 2012, di cui circa 150 mila con diabete, assistiti da 7 ASL lombarde (Brescia, Lecco, Mantova, Milano, Varese, Sondrio, Valcamonica), il rischio di morire per qualsiasi causa era ridotto del 29 per cento in presenza di assistenza diabetologica. Una percentuale di riduzione che assomiglia a quella osservata grazie all’impiego di alcuni dei farmaci che oggi consideriamo ‘salvavita’ come statine, ACE inibitori o sartani”.

Nel 2012 i casi di morte per tutte le cause fra le 183.286 persone con diabete sono stati 6.075, con tassi più che tripli rispetto ai non diabetici (3.3 per cento rispetto a 0.9 per cento). Fra i diabetici assistiti nelle strutture diabetologiche, che erano 80.692 (pari al 44 per cento del totale), a fronte di circa 2.650 morti attesi se il tasso fosse stato identico in chi frequentava e in chi non frequentava le strutture specialistiche, si sono osservati circa 500 morti in meno, dopo aver tenuto conto delle differenze di sesso ed età. “Estrapolando il dato all’intera Italia, dove è attiva da molti anni una fitta rete di strutture specialistiche – prosegue Bonora – si potrebbero evitare circa 10 mila morti l’anno tra i circa 1,8 milioni di assistiti nelle strutture diabetologiche italiane. Un numero di cui non si può non tenere conto nel momento delle scelte alternative: vado o non vado al centro di diabetologia; mando o non mando il mio paziente dal diabetologo; mantengo e magari potenzio le strutture diabetologiche italiane o le rimpiazzo con altri tipi di assistenza”.

“Il Piano Nazionale della Malattia Diabetica del Ministro della Salute – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – ha consolidato il modello italiano di cura della malattia che consta, oltre che dei medici di famiglia, di una rete capillare di centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale, basati su competenze multi-professionali (diabetologo, infermiere, dietista, talora psicologo e/o podologo, e secondo necessità cardiologo, nefrologo, neurologo, oculista) e che forniscono con regolarità consulenze per circa il 50 per cento delle persone con diabete, prevalentemente, ma non esclusivamente, quelle con malattia più complessa e/o complicata. Per effetto di questa rete l’Italia è il Paese occidentale con il più basso livello medio di HbA1c e i più bassi tassi di complicanze croniche e di eccesso di mortalità nelle persone con diabete. I dati della Regione Lombardia recentemente pubblicati confermano il ruolo dell’assistenza diabetologica nel ridurre la mortalità nelle persone con diabete: coloro che sono assistiti nei centri diabetologici hanno una minore mortalità totale rispetto a chi non li frequenta. Anche per questo il ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’ prevede una presa in carico di tutte le persone con diabete da parte dei centri diabetologici, con l’applicazione di una incisiva gestione integrata con i medici di famiglia. Una presa in carico che è previsto avvenga già nella fase iniziale della malattia. È stato infatti recepito il concetto che il team diabetologico non dovrebbe intervenire per la prima volta quando si è sviluppato grave scompenso metabolico o quando si sono sviluppate complicanze della malattia. I team diabetologici italiani costano circa 1 per cento del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa l’altro 99 per cento delle spesa attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento dell’accoglimento nei reparti chirurgici, ottimizzando l’uso dei farmaci e dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale”.

La Società Italiana di Diabetologia da anni, forte anche di pubblicazioni precedenti in linea con questa (Verona Diabetes Study, Casale Monferrato Study), sottolinea il ruolo svolto dei diabetologi italiani nel garantire una vita migliore e più lunga nelle persone con diabete che vivono nel nostro Paese rispetto a quelle con la malattia che vivono in nazioni dove non esiste una rete di centri diabetologici come quella propugnata già nel 1987 dalla legge 115. “Uno studio, questo della Lombardia – sottolinea Enzo Bonora – adattissimo a celebrare il trentennale di una legge che tutela le persone con diabete e che è stata la prima al mondo nel suo genere. Nel trentennale della Legge 115/87, che ha sancito che le persone con diabete hanno diritto all’assistenza specialistica, e a 5 anni dal ‘Piano Nazionale Diabete’, che ha raccomandato per tutte le persone con diabete un modello di cura che include l’assistenza specialistica fin dal momento della diagnosi, il lavoro pubblicato su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease conferma dunque appieno la validità di questi provvedimenti legislativi. Resta il fatto – conclude Bonora – che nonostante la legge 115/87 e il Piano Nazionale Diabete del 2012 l’applicazione della gestione integrata è quasi ovunque solo sulla carta e che un sempre maggiore numero di persone con diabete non viene assistita nei centri diabetologici: dal 90 per cento degli anni ‘80 siamo scesi a meno del 50 per cento (vedi la Lombardia) di oggi. E sempre più spesso nei centri di diabetologia si assistono persone con gravi complicanze, a testimonianza del fatto che il sistema di cura nel suo complesso (primo, secondo e terzo livello) dovrebbe migliorare proprio con l’obiettivo di prevenire le complicanze”.



Polpette di carne con mandorle

Polpette di carne con mandorle
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Tipo ricetta: Carni e Uova
Tipo cucina: Middle Eastern
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Una ricetta che ricorda i piatti unici della cucina araba e utilizza carne di vitello e filetti di mandorle per delle polpette che cuoceranno nel sugo di pomodoro.
Ingredienti
  • •400 g di macinato di vitello•
  • •2 panini rotondi•
  • •500 ml di latte•
  • •1 uovo•
  • •1 spicchio di aglio•
  • •½ cipolla•
  • •250 ml di salsa di pomodoro•
  • Preparazione di Base
  • •70 g di Parmigiano Reggiano grattugiato•
  • •50 g di mandorle• •Peperoncino q.b.•
  • •Prezzemolo q.b.•
  • •4 cucchiai di olio extravergine di oliva•
  • •Sale q.b.•
  • •Pepe q.b.•
Preparazione
  1. Ammorbidite il pane nel latte per mezz’oretta. Sbucciate le mandorle e tagliatele a fettine sottili.
  2. Trascorsa la mezz'ora, strizzate il pane e mettetelo in una terrina con la carne macinata, l’aglio sbucciato e triturato finemente, un uovo e il Parmigiano grattugiato. Unite anche il prezzemolo lavato e sminuzzato, un pizzico di sale e uno di pepe. Aggiungete infine le lamelle di mandorle. Mescolate. Formate delle sferette e schiacciatele delicatamente.
  3. Fate soffriggere mezza cipolla, sbucciata e tagliata sottile, nell’olio extravergine. Unite la salsa di pomodoro, il peperoncino e il sale. Fate andare per 15 minuti circa, poi adagiate le polpette e cuocetele nel sugo, a fiamma bassa e pentola coperta, per 30-45 minuti.
  4. Servite caldo.
  5. Accorgimenti
  6. Il modo migliore per amalgamare gli ingredienti dell’impasto per le polpette è usare le mani.
  7. Idee e varianti
  8. Potete cuocere le polpette in modo tradizionale, piuttosto che nella salsa di pomodoro: infarinatele e friggetele in abbondante olio.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 499 Grassi: 29 Carboidrati: 25 Fibre: 2 Proteine: 30


Risotto all’arancia

Risotto all'arancia
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Tipo ricetta: Primi asciutti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
L'Epifania tutte le feste porta via? Ma non certo questo risotto che ce le fa concludere con sapore ed equilibrio a tavola. Buon appetito!
Ingredienti
  • 1 litro brodo vegetale
  • 300 g riso Rosa Marchetti
  • 150 g toma
  • 1 arancia
  • burro
  • pepe nero
Preparazione
  1. Portate a bollore il brodo.
  2. Scaldate in casseruola una noce di burro, tostatevi il riso per 2', poi sfumate con il succo di mezza arancia e proseguite la cottura con il brodo: questo riso cuoce in 11'.
  3. Tagliate a tacchetti la toma.
  4. Aggiungete al risotto, un paio di minuti prima del termine della cottura, la scorza e il succo
  5. dell'altra mezza arancia.
  6. Mantecate il risotto con la toma, completatelo con un abbondante macinata di pepe e servitelo.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 421 Grassi: 20 Carboidrati: 54 Fibre: 2 Proteine: 11


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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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