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Lawsuit

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Sono di broccolino

Il concetto di probabilità, utilizzato a partire dal XVII secolo, è diventato con il passare del tempo la base di diverse discipline scientifiche rimanendo tuttavia non univoco. In particolare su di esso si basa una branca della statistica (la statistica inferenziale), cui fanno ricorso numerose scienze sia naturali che sociali.

La media è quel calcolo che misura una tendenza mediana tra un dato minimo e uno massimo, per noi diabetici il classico dei classici è rappresentato dal parametro della HbA1c che stima l’andamento del glucosio negli ultimi due mesi. Esageriamo?

Indubbiamente l’andamento cognitivo e mentale con la condizione generata dal diabete rappresenta ottimamente quella che è la metafora della curva glicemica fatta di alti e bassi: “effetto montagne russe”, e con altrettanta certezza nel corso della nostra vita abbiamo colto medici e affini dare una lettura della patologia con enfasi diversi: grave, molto grave, gravosa, una bazzecola, si può fare, puoi tutto, dipende, secondo i dati, ecc.

È un po’ come andare di corpo: ci sono i regolari, gli incontinenti e poi gli stitici.

Tra il minimizzare e il massimizzare c’è una certa differenza e siccome ciascuno di noi porta alla collettività un piccolo frammento di verità da un mare di menzogne, saperlo distinguere fa la differenza. L’esperienza fa la differenza come l’informazione non si ferma al titolo ma il corpo centrale sta nell’articolo.

E tra massime e minime succede di trovare le esagerazioni annidate nell’orto e vendute dall’ortolano un tanto al chilo.

La leggerezza e stupidità scellerata con cui viene trattato in modo general generico il diabete: un titolo che contiene tante diverse malattie messe assieme, è impressionante!

L’anno scorso c’era il tormentone estivo dell’olio di oliva come rimedio naturale per abbassare la glicemia e sistemare il diabete. E quest’anno? Tocca ai germogli di broccoli.

Si ma quale forma di diabete? Il tipo 1, il LADA, Mody, Insipido, tipo 2 di origine genetica, tipo 2 di origine metabolica?

La cosa interessante del processo di costruzione delle leggende la si ricava proprio dalla vicenda dei broccoli: Il Mio Diabete fu il primo a livello italiano a lanciare i risultati dello studio che diceva “Un concentrato estratto di germogli di broccoli può aiutare i pazienti con diabete di tipo 2 a gestire lo zucchero nel sangue”.

E da lì si è scatenato l’inferno di titoli ad effetto, tutti a comprare germogli di broccoli, estrattori e rompere i coglioni nei social per sapere se la glicemia si è abbassata e di quanto?

E proprio vero di qualcosa si deve pure parlare e se sono stronzate tanto meglio, d’altronde se pesi due quintali o meno l’importante è affrontare la vita con “leggerezza”.



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Scopri le differenze

Riprendo a tre anni di distanza dall’ultima volta una consuetudine dei primi tempi del blog: il bilancio mensile circa la conduzione complessiva del mio diabete. Lo faccio quando è trascorso un mese dal cambio di microinfusore d’insulina della Medtronic: da Veo a 640G. Credo di essere uno degli ultimi a “indossarlo” stante la dimensione di commenti e post presenti in rete, su Facebook e simili. E vengo al dunque: la HbA1c è passata da 7.5 a 6.7 di percentuale, una riduzione degli episodi d’ipoglicemia del 50%, una riduzione dell’apporto d’insulina totale giornaliero del 20%. La capacità predittiva del sensore Enlite è spaventosamente migliorata, anzi ad essere sincero le ha azzeccate tutte e livello di corrispondenza tra test da capillare del sangue e valore espresso dal CGM è praticamente simile.

Una scoperta notevole del nuovo congegno è data dal centro messaggi, è ancora la prima versione ma ti ricorda ad esempio che è il giorno di cambiare il set e di farlo entro una certa ora, come con margine di anticipo di calibrare il sensore controllare la glicemia e altro. Senz’altro la Medtronic nelle prossime versioni migliorerà l’interazione con la tecnologia mobile e i livelli di supporto a schermo della pompa, che ha un display con un livello di leggibilità eccelso. Ora mi fermo con la recensione poiché avrò modo di riprenderla nel corso delle prossime settimane essendo la struttura del dispositivo dotate di tante funzioni e la documentazione a corredo vasta, come la competenza e professionalità, simpatia dei rappresentanti locali della multinazionale biomedicale.

Siccome però non nasco o sono in seguito diventato venditore e manco imbonitore, ci tengo ribadire e sottolineare alcuni concetti chiave e fondamentali per quanti convivono con il diabete giovanile: la gestione della terapia insulinica con il microinfusore oggi rappresenta il top nella categoria di tale patologia, in Europa il 5% dei T1D viene trattato con questo sistema, negli USA il 40%. Dati a parte l’impiego di tale dispositivo necessita di accettazione e motivazione da parte del diabetico, nonché adeguata preparazione e follow-up medico. Le persone adulte con diabete che hanno la priorità e sono adeguati per condizioni di complessità nella patologia sono: coloro che non riescono a conseguire un buon compenso glicemico con iniezioni multiple d’insulina, chi deve gestire una gravidanza, chi fa attività sportiva agonistica o comunque frequente e intensa, coloro che non avvertono più l’ipoglicemia.

Gli elevati costi di acquisto e manutenzione dei dispositivi rendono tale tecnologia non ancora alla portata di tutti i diabetici, e tale discorso vale per l’oramai prossimo pancreas artificiale e sensori continui glicemici.

E dobbiamo tenere presente una fatto fondamentale: nonostante dichiarazioni, costituzioni e altri comandamenti legislativi e trattati internazionali il diritto alla salute non è uguale per tutti. La differenza di censo, di istruzione e accesso alle conoscenze e informazioni pesa e tanto tantissimo nel diabete, e in particolar modo per quello giovanile (tipo 1).

Se sei un plebeo stai pur certo che avrai, causa diabete, più lunghi periodi di ospedalizzazione, maggiori difficoltà a comprendere i fondamentali nella gestione della malattia, nonché le informazioni per accedere a strutture di riferimento competenti e in grado di seguirti al meglio.

L’ignoranza con il diabete fa la differenza e chi vuol capire, capisca.



Dispositivi medici indossabili sempre più utilizzati per registrare i dati sanitari

Dispositivi medici indossabili sono sempre più utilizzati dai pazienti per registrare i dati  sanitari, e si prevede che loro numero è destinato a crescere a livelli esponenziali anni, secondo un articolo pubblicato su Medical Economics.
Nel corso dei prossimi 15 anni, il mercato complessivo per indossabili intelligenti all’interno dell’assistenza sanitaria dovrebbe aumentare ad un tasso annualizzato del 13,6 per cento, con quasi 250 indossabili individuati in campo medico. Secondo l’articolo, gli indossabili possono migliorare i risultati sanitari, soprattutto per i pazienti che hanno bisogno di controllare le condizioni croniche come il diabete o l’ipertensione. I medici che ricevono i dati tra le visite possano meglio determinare lo stato di salute dei loro pazienti, che sono importanti nel campo valore della cura. I dati del paziente generati possono aiutare i medici per effettuare migliori valutazioni terapeutiche.
Tuttavia, i dati provenienti dai dispositivi indossabili non sempre confluiscono in sistemi di cartelle cliniche elettroniche (EHR), o non vengono visualizzati in un formato che i medici possono utilizzare. I software Intermediario che funzionano in congiunzione con i sistemi di CCE esistono, e le opzioni dei programmi potrebbero consentire ai pazienti di caricare i dati dei loro dispositivi in un’applicazione che elabora le informazioni e presenta i dati in un formato accessibile ai medici tramite l’EHR.
“Tutto questo coacervo di applicazione deve, dovrà funzionare meglio, ad esempio rendendo i dati presentabili in un formato riepilogativo  facile da leggere per il medicocosì anche da avvisarlo  quando c’è un qualcosa fuori target,” ha detto John Sharp, senior manager di Personal Connected Health Alliance, secondo l’articolo.



Io e te un grande amore e niente più

Correva l’anno 2009 d.C. era inverno e faceva freddo, in montagna c’era la neve mentre la città era avvolta dalla nebbia, il 10 dicembre mi trovavo al padiglione 11 del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, Unità Operativa di Diabetologia per avviare il percorso di messa in opera del microinfusore d’insulina e sensore glicemico.

Mi piace ricordare gli avvenimenti e passaggi importanti della mia vita e di tutti noi diabetici. E quella per me lo fu: ovvero sono passati otto anni di vita con il microinfusore d’insulina. L’apparecchiatura che mi ha fatto compagnia era composta da: il sistema integrato Medtronic Minimed Paradigm 554 Veo, con sensore glicemico ed arresto dell’infusione d’insulina con presenza di evento glicemico. Sette anni passano in fretta, e questo 2017 per me va di bene in meglio. L’impiego della strumentazione mi ha fatto vivere in modo migliore, sempre più adeguatamente rispetto al mio diabete, potendo così conservare, oltre al buon compenso glicemico, una gestione dello stile di vita più rilassata e un’alimentazione responsabile sì ma senza cintura di castità alimentare.

L’occasione della celebrazione di questa giornata prosegue con il diario nel diario stesso delle mie esperienze attraverso l’impiego del mezzo. Il percorso vuole ripercorrere l’avvio intrapreso otto anni fa così da offrire una panoramica dei vari lati pratici concernente la tecnologia, sia in positivi che problematici. All’epoca il piano di fornitura delle varie parti di ricambio per il microinfusore si era  avviato con qualche imprevisto, al principio non mi venne consegnato il cerotto necessario a tenere fissato l’innesto del sensore glicemico, e per qualche mese dovetti arrangiarmi alla buona non riuscendo a trovare un posto dove acquistare tale prodotto, poi dopo tre mesi il materiale mi venne consegnato. Altro piccolo particolare riguardava le batterie per tenere in carica l’apparecchio. Il rappresentante della Medtronic mi consigliava di utilizzare le Industrial Energizer AAA alcaline LR03, ma l’ASL non me le forniva dicendomi di reperirle in proprio, ovvero utilizzando le normali pile in commercio a tripla A. Lo faccio e piccolo momento di panico al primo cambio: queste genere di batterie per qualche minuto lasciano a piedi lo strumento e poi si consumano in fretta. Che ho fatto? Dato il costo minimo e la possibilità di acquisirle via internet mi adeguai e ne ordinai un certo numero di confezioni così da stare tranquillo per un po’. Altro regalo fatto all’epoca per il signor Micro fu l’acquisto di una custodia allacciabile all’addome così da portare l’apparecchio comodamente a letto o renderlo non visibile all’esterno, e una borsa utile a contenere tutti gli accessori per il micro e glucometro che tornava buona per le vacanze e le trasferte.

E lo scorso martedì 4 aprile dopo otto anni di onorato servizio ho lasciato il Veo per il nuovo e potente microinfusore Medtronic Minimed 640G con sensore glicemico Enlite 2, molti di voi conoscono già lo strumento in quanto recensito in questo blog.

Il microinfusore unisce un monitoraggio continuo dei livelli del glucosio con una pompa che eroga l’insulina. A differenza dei dispositivi attuali, che bloccano l’infusione quando ormai la glicemia è troppo bassa, questo ha un algoritmo che riesce a prevedere sulla base dei dati quando si rischia una crisi, e a far agire la pompa di conseguenza.

Questa generazione di dispositivi avvicina al concetto di ‘pancreas artificiale’, cioè a un sistema in grado di sostituire in tutto l’organo che controlla il livello di zuccheri nel sangue. Il Sistema 640G MiniMed® ^ con SmartGuard ™ è progettato per proteggerci, in modo da poterci sentire più sicuri. Un altro passo avanti verso la tecnologia a circuito chiuso (chiusura dell’ansa).

MiniMed® 640G unisce l’intelligence di SmartGuard ™ con la precisione di Enlite ™, per aiutare a simulare la funzione di un pancreas sano, fornendo protezione avanzata contro l’ipoglicemia. Sulla base dei valori della glicemia i sensori SmartGuard ™ sono in grado di prevedere quando ci si avvicina ad un abbassamento della glicemia 30 minuti prima e automaticamente interrompere l’erogazione di insulina. Quando i livelli di glucosio nel sangue sono recuperati alla “normalità, SmartGuard ™ riprenderà automaticamente la somministrazione dell’insulina. SmartGuard ™ consente di impostare limiti più bassi per tutto il giorno in modo da dare maggiore protezione quando se ne ha bisogno: da la possibilità di scegliere l’ora del giorno e della notte per attivare questa funzione. Aiuta a ridurre il numero di eventi ipoglicemici. Un monitoraggio attivo insulina, così quella che sta ancora lavorando nel nostro corpo viene visualizzata sullo schermo della pompa e presa in considerazione nelle raccomandazioni offerte da Bolus Wizard ™.

E tutto quello qui scritto è vero: lo sto provando su me stesso con grande soddisfazione ed emozione dopo 54 anni di diabete tipo 1 e annunci di queste tecnologie che, finalmente, cominciano a prendere forma. Ed io sto bene.



Neuropatia diabetica: farmaci utili nella gestione del dolore pochi ma buoni

Emerge da una revisione di 106 studi su farmaci efficaci contro le neuropatie.

Solo alcuni antidepressivi, tra quelli comunemente prescritti contro il dolore neuropatico sperimentato da tanti pazienti diabetici, sono realmente efficaci. A indicare quali, una revisione di studi pubblicata su Neurology, la rivista dell’Accademia Americana di Neurologia.

Circa la metà delle persone con diabete hanno una qualche forma di neuropatia periferica, ovvero danni ai nervi causati da alti livelli di zucchero nel sangue, con sintomi che possono includere dolore, intorpidimento e formicolio alle gambe e ai piedi. Nei casi gravi queste neuropatie possono portare alla necessità di considerare l’amputazione.

Per verificare l’efficacia di alcuni trattamenti utilizzati per arginare il problema, i ricercatori della Agenzia per la Sanità e la ricerca di qualità (AHRQ), incaricata di migliorare la sicurezza del paziente e la qualità del sistema sanitario americano, ha effettuato una revisione sistematica della letteratura scientifica in materia, esaminando 106 studi. Dal confronto tra i risultati è emersa nel complesso una moderata evidenza che gli antidepressivi duloxetina e venlaxine, che agiscono come inibitori della ricaptazione di serotonina e norepinefrina, erano efficaci nel ridurre il dolore.

Mentre gabapentina, valproato e capsaicina sono risultati sostanzialmente non efficaci, in contrasto con quanto consigliato dalle linea guida 2011 della stessa Accademia. “Ci auguriamo che i nostri risultati siano utili per medici e persone con diabete” perché “fornire sollievo dal dolore è fondamentale per la gestione di questa malattia complessa”, ha detto Julie Waldfogel, ricercatrice della Johns Hopkins Hospital di Baltimora e autrice della revisione. “Molta ricerca è ancora necessaria, poiché i trattamenti disponibili hanno un sostanziale rischio di effetti collaterali, e poco si sa sugli effetti a lungo termine”.



Il necrologio

Taffio epitaffio e rimpasto delle regole astruse escluse nei tendini recisi. Sai motivare le persone? Bravo! Ho quel che fa per te e per tre: ci prendiamo un caffè? Non riesco sono allergico al pesco e stasera esco ma se vuoi domattina mi alzo presto anche se sarò pesto e un poco mesto, ma fa lo stesso. Il giornale appena presso e già buttato via aspetta un ladro di ovvietà per poter respirare ancora sotto le suole di gomma consumata e con aria corrucciata vado a correre nudo lungo la scogliera. Chi c’era o non c’era faccio venire sera.

Chissà cosa vogliono da me. Mi hanno anche inserito come attore non protagonista in una fiaba. Specchio specchio delle mie brame (che a dire il vero non ho ancora capito bene cosa siano) chi è la più bella del reame? Come se io potessi avere un qualche merito o potere per dare a qualcuno più o meno bellezza. Perché chi si specchia in me vorrebbe sempre vedere un’immagine che non è la sua. Non si rendono conto che tutto questo mi mette addosso un’ansia da prestazione incredibile! Io sono solo uno specchio! Rifletto! Non nel senso che sono riflessivo.

Rispecchio! Soprattutto la realtà. Forse è per questo che ogni tanto succede che mi rompono tirandomi contro qualcosa, non ce l’hanno con me ma con quello che vedono riflesso, come fanno a non capire che così facendo quell’immagine non sparisce ma anzi viene moltiplicata su ogni piccolo me! Peraltro, per loro il rompermi è portatrice di guai, mentre non sanno che per me significa la libertà. Sì perché io vengo spesso appeso ad una parete e rifletto ogni giorno la stessa porzione di parete sempre identica a sé stessa, interrotta a tratti dal passaggio di qualche abitante di questa casa.

Se sei posizionato in un bagno, alterni momenti di traffico caotico a momenti di nulla assoluto. La cosa in assoluto più terrificante, è mettere due specchi uno di fronte all’altro così da riflettere se stessi all’infinito fino al punto di non sapere chi riflette chi.

Tempo fa mi è sembrato di capire che in casa c’è un altro mio simile e che ha avuto la fortuna di essere stato appeso di fronte ad una finestra. Certe fortune capitano sempre agli altri. Però, beato lui che può riflettere la vita che scorre, alberi mossi dal vento, nubi che si rincorrono, sole, pioggia, neve, uccelli che danzano nell’aria, un aquilone… la vita!

Non un muro. Poi quel giorno finalmente arriva. Rifletto quell’oggetto prima distante poi sempre più vicino fino a che mi colpisce e mi frantuma in migliaia di piccoli me che schizzano liberi in tutte le direzioni, è un attimo interminabile dove ho finalmente la libertà di riflettere cose fino ad allora mai viste. Sì, perché sia ben chiaro, io sono l’unico al mondo che anche rotto continuo a funzionare!

Avete appena finito di leggere: storia personale di una caso personale che non finirà menzionato in uno speciale della televisione del dolore o in prima/ultima pagina del giornale, ma d’altronde l’amenità vera è proprio questa qua e il diabetico inclusivo lo sa già come finirà: c’è poco da raccontare e giudicare.




Retinopatia diabetica: aggiornate le linee guida espresse dall’American Diabetes Association

Sanguinamento nei vasi sanguigni anomali nel centro dell’occhio a causa di retinopatia diabetica proliferativa. Credit: National Eye Institute

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Il diabete colpisce tutto il corpo e può portare a complicanze a lungo termine, compresi i danni ai piccoli vasi sanguigni. Tali danni possono portare a problemi nella retina dell’occhio, una condizione nota come retinopatia diabetica. L’American Diabetes Association (ADA) ha pubblicato le linee guida aggiornate sulla prevenzione, la valutazione e il trattamento della retinopatia diabetica per gli operatori sanitari e le persone con diabete. Le raccomandazioni dettagliate sono presenti in questo articolo, “Retinopatia diabetica: una presa di posizione da parte del American Diabetes Association,” che sarà pubblicato nel numero di marzo 2017 di Diabetes Care , e on-line il 21 febbraio, 2017.

La presa di posizione include informazioni sui progressi nella valutazione retinopatia e metodi di trattamento dei diabetici, così come miglioramenti nella gestione del diabete che si sono sviluppati sin dalla sua prima presa di posizione circa la retinopatia diabetica nel 2002. I nuovi sviluppi diagnostici includono l’adozione diffusa di tomografia a coerenza ottica, così come patologia intraretinica e il la fotografia del fundus grandangolare. Le modalità di trattamento più recenti, tra cui l’iniezione intravitreale di anti-crescita endoteliale vascolare degli agenti che sono fattori di crescita della proliferazione, sono anche descritti nella dichiarazione.

“La retinopatia diabetica è in realtà la causa più comune dei nuovi casi di cecità negli adulti che vivono nei paesi sviluppati e di età compresa tra 20 e 74 di età”, ha detto Thomas W. Gardner , MD, MS, corrispondente autore dell’articolo e professore di oftalmologia e scienze visive presso il Kellogg Eye center dell’ Università del Michigan . “Negli ultimi dieci anni, nuove ricerche e significativi miglioramenti nella tecnologia hanno aiutato la nostra capacità di diagnosi e il trattamento della retinopatia diabetica, e progressi nei farmaci stanno dando alle persone con diabete l’opportunità di migliorare la gestione del glucosio e potenzialmente evitare o ritardare la progressione delle complicanze, quali la retinopatia.”

La presa di posizione delinea le fasi della retinopatia diabetica e mette in evidenza le raccomandazioni circa controllo glicemico ottimale e la riduzione della pressione sanguigna. La dichiarazione cita studi che hanno dimostrato gli effetti positivi portati dallo stretto controllo glicemico nel contenere i rischi di retinopatia diabetica e le sue progressioni in pazienti con diabete, e come tali benefici possono durare per anni. Le raccomandazioni di screening sono inclusi anche nella dichiarazione, l’ADA suggerisce che gli adulti con diabete di tipo 1 debbono fare un esame completo degli occhi entro cinque anni dall’insorgenza del diabete, e che le persone con diabete di tipo 2 debbono fare un esame al momento della diagnosi. Inoltre, si raccomanda che le donne con diabete preesistente in gravidanza o che stanno pianificando una gravidanza dovrebbero essere istruite sui rischi di sviluppare la retinopatia diabetica. Specifiche raccomandazioni  ai diabetici per il trattamento della retinopatia e la sua gestione sono descritti anche nella dichiarazione di posizione.

“L’aggiornamento delle linee guida si basa sulle raccomandazioni di un team di esperti oftalmologici che hanno compilato le informazioni provenienti da più di 45 studi di ricerca, e sono aggiornate su di una componente significativa dei nostri sforzi per offrire informazioni basate su prove ai medici e persone con diabete “, ha detto William T. Cefalù, MD, direttore scientifico e medico della American Diabetes Association.

La dichiarazione completa sarà pubblicato online in http://care.diabetesjournals.org/lookup/doi/10.2337/dc16-2641 il 21 febbraio 2017



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Sei un miracolo!

Ce n’è per tutti i gusti L’argomento è più che attuale: esistono centinaia di diete che promettono risultati incredibili, dimagrimenti eccezionali e addirittura la guarigione da malattie. Nascono così la dieta «delle banane», quella «del gruppo sanguigno», quella «dei colori», ma anche altre molto più estreme e potenzialmente pericolose. Su internet si troveranno le affermazioni più curiose, da persone guarite da gravi malattie mangiando solo cipolle o piante amazzoniche, a cure del cancro a base di succo di limone e d’aloe. A quanto pare questa diffusa pianta grassa, oltre al suo accertato potere cicatrizzante e blandamente lassativo, avrebbe quello «magico» di curare i tumori: lo ha detto un frate brasiliano (ma non lo ha mai dimostrato).

Uno dei regimi alimentari più diffusi è quello vegetariano, che consiste nel nutrirsi in prevalenza di sostanze di tipo vegetale (frutta, verdura, cereali) eliminando i prodotti che derivano dall’uccisione di animali (carne, grassi). Questa dieta è salutare ed efficace, non ci piove, e sono sempre di più le evidenze scientifiche che mostrano come un vegetarianesimo controllato (che cioè non escluda l’apporto di sostanze fondamentali al buon funzionamento dell’organismo) sia utile non solo al benessere generale ma anche nella prevenzione di malattie importanti (cardiovascolari e neoplastiche su tutte).

Nessun medico quindi vi sconsiglierà mai una dieta a base vegetale (che dovrà essere adattata alla vostra condizione fisica, all’età e alla situazione personale), ma anche in questo campo non si contano gli estremismi, dettati quasi sempre da motivi etici e non alimentari. Nasce così la dieta vegana (evitare qualsiasi alimento che derivi dagli animali, comprese le uova o il latte) o quella crudista (alimentarsi solo di vegetali non cotti); esiste poi la dieta igienista (più una filosofia estrema di vita che di alimentazione: essa pretende addirittura di guarire le malattie e costringe chi la segue a un regime strettissimo e complicato).

Si arriva fino al breatharianismo, ovvero la completa assenza di alimentazione: secondo i seguaci di questa pratica, l’uomo potrebbe nutrirsi esclusivamente di luce, evitando del tutto qualsiasi alimento. È inutile dire che quest’ultimo tipo di dieta (spesso schermo di vere e proprie patologie psichiatriche) è pericolosissima (di sue vittime sono piene le cronache) e fuori da ogni credibilità. Esistono due dati che possono dirsi scientificamente certi: l’eccessivo consumo di proteine animali (quindi carne e derivati) aumenta il rischio di patologie cardiovascolari e neoplastiche, ma soprattutto non esiste la «dieta miracolosa».

Confusi dalla pubblicità e dai nomi esotici di programmi alimentari spesso squilibrati, si dimentica l’unica dieta davvero efficace, la sola che serve a perdere peso in maniera controllata e sicura: mangiare meno, meglio e fare attività fisica. Se poi dobbiamo perdere molti chili, bisognerà affidarsi a un professionista del settore (nutrizionista, dietologo), titolato ed esperto. Tutte le altre sono in sostanza dei prodotti commerciali: vogliono colpire il consumatore con promesse che non possono mantenere. E quello sarebbe pure il male minore, visto che in certi casi possono costare care.




Taste test DNA

download-7Dalla celiachia al diabete all’infarto, praticamente non c’è malattia di cui non siano stati scoperti geni che aumentano il rischio. Una proliferazione che alimenta un fiorente mercato di test che preoccupa gli scienziati, che sottolineano come una predisposizione non equivale alla certezza della malattia. Ecco i principali.

TUMORI
La possibilità di predire il rischio tumori con un test del Dna è divenuta ‘famosa’ grazie al caso di Angelina Jolie, che si è fatta asportare seni e ovaie dopo aver scoperto una mutazione dei geni Brca, che indicano un rischio compreso tra il 50% e l’80%. Oltre a questo però le compagnie offrono test predittivi su tutta una serie di altri tumori, da quello del colon a quello della prostata. Tranne in casi come quello del Brca, scrive l’Airc sul proprio sito, negli altri i test non hanno un grande valore, perchè lo sviluppo del tumore passa anche per fattori ambientali. “L’analisi genetica mostra solo un generica suscettibilità ad ammalarsi”.

DIABETE
I test genetici predittivi del diabete sia di tipo 1 che 2 sono molto diffusi sul web, ma secondo un recente documento della Società Italiana di Diabetologia sono “scarsamente utili”. Nel caso del tipo 1 possono essere di qualche utilità se una persona ha dei casi in famiglia. Per l’altro invece sono già state individuate 153 varianti che aumentano il rischio, che però, scrivono gli esperti, non aggiungono nulla alle predizioni basate su fattori come età, sesso, etnia, adiposità, glicemia, storia familiare, sindrome metabolica.

CUORE
Un altro dei ‘best seller’ tra i test predittivi è quello sul rischio cardiaco, che si basa su 156 geni, ma secondo la Società Italiana per lo studio della arteriosclerosi “Nessun test genetico disponibile in commercio per la valutazione del rischio cardiovascolare è in grado attualmente di predire il destino di un individuo sano”.

CELIACHIA
I test del sangue fatti sotto controllo medico sono l’unico metodo per la diagnosi, avverte un documento recente della Società italiana Gastroenterologia, mentre le ‘autodiagnosi’, fatte magari con kit fai da te, sono da evitare.

ALZHEIMER
Ci sono almeno quattro geni associati ad un aumento del rischio, ma secondo l’American College of Medical Genetics possono spiegare solo una piccola percentuale dei casi.

MALATTIE DEGLI OCCHI
Le compagnie che offrono test monitorano 287 geni per un rischio aumentato di malattie degli occhi, dalla degenerazione maculare alla retinite pigmentosa, ma secondo le linee guida dell’American College of Ophtalmology questi test dovrebbero essere fatti solo su consiglio di un medico.

I meccanismi che portano alla fragilità ossea nei diabetici

ossaRecenti ricerche hanno dimostrato che la salute delle ossa è compromessa nelle persone con diabete, con un conseguente rischio significativamente più alto di fratture da fragilità.

Si tratta di un problema di salute di crescente preoccupazione dato che il numero di persone con diabete è in aumento in tutto il mondo, e che tale impatto interessa fino al 15% della popolazione in alcune regioni del mondo.
Un nuovo studio di esperti del gruppo di lavoro IOF pubblicato sulla rivista Nature Reviews Endocrinology conferma che il rischio di frattura non è aumentata solo nel diabete di tipo 1 (DM1), ma anche nel più comune e diffuso tipo di diabete (diabete di tipo 2, precedentemente conosciuto come diabete dell’adulto) . Nelle persone con diabete tipo 1 il rischio di frattura dell’anca è di circa 6,5 volte superiore rispetto alla popolazione generale (media 65 anni) e di 2,5 volte superiore a quello del diabete di tipo 2.
La revisione indica che:
In entrambi i tipi di diabete, il turnover osseo diminuisce e le proprietà del materiale osseo e sua microstruttura sono alterati, quest’ultima particolarmente in presenza di complicazioni microvascolari.
Le ragioni della fragilità ossea nel diabete sono complesse e comprendono: iperglicemia, stress ossidativo, e l’accumulo di AGE compromettenti le proprietà collagene; aumentata adiposità ossea, rilascio di fattori infiammatori e adipochine da grasso viscerale; e potenzialmente alterazioni delle funzioni negli osteociti.
Inoltre, l’ipoglicemia, indotta da alcuni farmaci impiegati nel trattamento terapeutico antidiabetico (come tiazolidinedioni) fanno propendere alle cadute, tutto ciò contribuisce ad un aumento del rischio di fratture.
Più lunga è la durata della malattia, più alto è il rischio di complicanze del diabete, tra cui le complicazioni nella salute delle ossa.
L’uso dell’insulina è stato specificamente associato ad un aumentato rischio di fratture anche se non è chiaro se questo è perché l’impiego dell’insulina  è un marker di gravità e/o durata della malattia o se è probabilmente dovuto al verificarsi di eventi ipoglicemici che causano cadute.
Il professor Serge Ferrari, presidente della International Osteoporosis Foundation (IOF) e del Gruppo di lavoro sul Diabete nonché professore presso l’Ospedale Universitario di Ginevra, Svizzera ha dichiarato:
“Attualmente, esistono linee guida su come e in quale fase della malattia avviare il farmaco anti-osteoporosi nei pazienti con diabete mellito. I farmaci con un effetto neutro o positivo sul metabolismo osseo, come i trattamenti a base di metformina e incretine, sono preferibili. in contrasto con farmaci come TZD che devono essere usati con cautela. ”
Il professor Massimo Massi Benedetti, Terza dell’International Diabetes Federation (IDF) e membro del gruppo di lavoro IOF, ha accolto con favore il nuovo articolo come un’aggiunta importante per la letteratura nel campo. Egli ha dichiarato:
“E ‘importante come gli operatori sanitari siano consapevoli del fatto che le fratture da fragilità sono una grave complicanza del diabete. Le strategie di prevenzione nel trattamento del diabete sono da attuare sin dalle prime fasi della malattia, mentre il rischio di fratture deve essere valutato su una routine base nella popolazione a rischio, al fine di minimizzare l’effetto dei fattori clinici che sono stati identificati come la possibile causa della maggiore frequenza di fratture nel diabete. Con l’aumento della consapevolezza clinica, continua ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci specifici speriamo ci saranno nuove opportunità per migliorare la salute delle ossa nelle persone con diabete in futuro.”

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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