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Rome

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Provare ma con patti chiari

Affrontare in modo banale e riduttivo questioni invece importanti è un comportamento francamente inaccettabile e intollerabile, in particolar modo nel momento in cui si tratta e si argomenta della salute delle persone, di esempi di speculazioni e affini nel corso di questi anni ce ne sono stati e non fanno bene non solo ai malati come alla ricerca scientifica indirizzata a migliorare la condizione di vita e con la, le patologie.

Oggi nella rete se un individuo sano o colpito da malattia è interessato ad avere informazioni circa la possibilità di accedere ai trials clinici per partecipare nella sperimentazione di nuovi farmaci e terapie per la cura delle svariate patologie, diabete compreso, può reperire le informazioni base sui protocolli e metodiche impiegate nella ricerca, test e applicazioni negli individui.

Un trial clinico è uno studio biomedico sull’uomo che segue dei protocolli predefiniti. Esistono trial in cui vi è l’intervento diretto dei medici attraverso la somministrazione di farmaci o altre sostanze, con successiva valutazione degli effetti. Sul versante opposto esistono studi basati soltanto sull’osservazione, senza alcun intervento diretto dei medici che si limitano ad operare osservazioni e misurazioni.

La partecipazione ad un trial clinico è un importante scelta personale e prima di approdarci è necessario, doveroso parlarne con il proprio medico, con i familiari e amici per decidere se partecipare o meno a una fase test. La partecipazione ad un trial porta ogni soggetto partecipante a giocare un ruolo attivo per cercare di migliorare la propria salute, avere accesso a nuovi trattamenti prima della loro disponibilità collettiva, ottenere cure specialistiche presso centri all’avanguardia, infine aiutare gli altri contribuendo alla ricerca medica.

Un passaggio importante da conoscere circa i protocolli usati per selezionare i partecipanti ai trial clinici riguarda la lettura delle linee guida che ne definiscono la partecipazione. I fattori che ci permettono di partecipare ad un trial clinico sono chiamati di inclusione, quelli che ne vietano la partecipazione sono chiamati criteri di esclusione. Questi sono basati su fattori quali l’età, il sesso,

il tipo di malattia, precedenti terapie e altre condizioni mediche. È importante notare che i criteri di inclusione o esclusione non sono usati per discriminare i partecipanti; al contrario sono usati per identificare le persone più appropriate e garantirne la sicurezza.

Durante la fase di test i medici verificano le condizioni di salute dei partecipanti all’inizio del trial, forniscono loro specifiche istruzioni, li monitorizzano durante il trial, restando in contatto anche dopo la fine dei test. Molti trial clinici implicano maggiori test e visite mediche rispetto a quelle che i partecipanti avrebbero normalmente per la loro malattia o condizione. La partecipazione fornisce i migliori risultati quando il protocollo è strettamente seguito e vi sono frequenti contatti con i medici che conducono lo studio.

Naturalmente quanto descritto è solo una parte del percorso di ricerca e sperimentazione compreso all’interno del trial clinico, ma al di là di tutto resta una questione di fondo da far emergere ancora dal lato oscuro della materia: come essere informati in modo univoco su queste possibilità, un passaggio basilare per rendere più ampia e chiara la strada della ricerca medica e del miglioramento delle terapie e cure per il diabete.

Chi ha una malattia che progredisce nonostante le cure, si sposta pian piano verso una delle frontiere della medicina. Verificato l’insuccesso di terapie standard, gli viene proposto di entrare in uno studio clinico. Si parte dal luogo in cui si vive per affidarsi a medici del policlinico universitario più vicino, oppure si punta a Milano o Roma.

Più raramente all’estero. La speranza di guarire ha un percorso standard: veri- fica della diagnosi presso il policlinico del capoluogo di regione, visita privata e pagamento del professionista più bravo indicato dal passa parola, fallimento delle cure prescritte, passaggio ad altro professionista, più lontano e meno accessibile ma più famoso, ulteriore fallimento delle cure, ritorno al policlinico di partenza per accedere a cure sperimentali, fallimento delle stesse, rientro a casa e ricovero all’ospedale vicino dove finire i propri giorni, passando impropriamente dal Pronto Soccorso.

È probabile che questa storia sia stata vissuta da molti familiari che riconoscono in tale sintetico percorso il calvario vissuto dal proprio congiunto deceduto per una malattia in- guaribile.

Ciascuno ha diritto di sperare, ma come può evitare di cadere in errori che possono abbreviare e rovinare la vita che resta da vivere? L’accesso a studi clinici controllati avviene sottoscrivendo un consenso in- formato.

Ciascuno deve sapere il numero di serie dello studio nel quale è inserito, da chi è diretto e quale obiettivo si propone. Il servizio è sul web: http://clinical-trials.gov.

Sperimentazioni fuori da queste sono inaffidabili, non di rado caratterizzate da interessi più commerciali che scientifici. Statene prudentemente fuori.



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Il pancreas artificiale di prima generazione porta speranza nelle persone con diabete di tipo 1

Un nuovo “pancreas artificiale” studiato dall’Università di Melbourne potrebbe trasformare radicalmente la vita delle persone con diabete di tipo 1.

Leanne Foster, che ha il diabete di tipo 1, è il primo adulto australiano in questo studio ad utilizzare un sistema ibrido a ciclo chiuso per monitorare continuamente i livelli di glucosio nel sangue e adattare automaticamente la consegna dell’insulina per mantenere stabili i livelli di glucosio all’interno di una gamma sana.
La signora Foster fa parte di uno studio condotto dal professor David O’Neal dell’Università di Melbourne nel St. Vincent’s Hospital di Melbourne.
I pazienti di sette ospedali australiani passeranno la loro vita per 6 mesi collegati ad una piccola pompa di insulina di dimensioni di un cellulare connesso ad un sensore di glucosio inserito  sotto la pelle nell’addome.
Il sensore invia informazioni sui valori del glucosio alla propria pompa ogni cinque minuti. La pompa quindi calcola quanta insulina deve infondere.
Lo studio, finanziato dal Consiglio di Ricerca Australiano e amministrato dalla Fondazione per la Ricerca sul Diabete Giovanile, valuterà l’impatto del pancreas artificiale per sei mesi sui livelli di glucosio dei pazienti, qualità del sonno e benessere psicologico.
Il professor David O’Neal ha affermato che il nuovo dispositivo “cambia le regole” perché misura i livelli di glucosio così frequentemente e adegua la quantità d’insulina di conseguenza.
Precedenti studi focalizzati sui risultati a breve termine hanno mostrato come la consegna automatizzata di insulina computerizzata porta a un migliore controllo del glucosio rispetto ai trattamenti convenzionali.
Mentre il nuovo dispositivo non rappresenta una cura per il diabete, ha il potenziale per migliorare notevolmente il controllo dei livelli di glucosio, riducendo così i danni al corpo derivanti da livelli di glucosio fuori da una gamma sana e migliorando anche la qualità della vita delle persone con il diabete di tipo 1,” ha affermato il professor O’Neal.
La signora Foster, 47 anni, che ha il diabete di tipo 1 da 36 anni, ha iniziato ad utilizzare il nuovo sistema all’inizio di luglio e subito notato i risultati.
“E’ molto eccitante: è una tecnologia incredibile: i livelli di zucchero nel sangue sono i più vicini alla normalità”, ha detto.
La sig.ra Foster afferma che il sistema evita di mandarla in ipoglicemia e sperimentare: una  “nebbia cerebrale” rispetto a quando ha usato una pompa di insulina senza la funzione a ciclo chiuso.
“Mi sento meglio e molto più attenta” disse la signora Foster. Spera che lo studio porti a un sistema a circuito chiuso approvato per un uso sovvenzionato in Australia.



Esercitarsi in sicurezza con il diabete

L’esercizio fisico, lo sport sono un potente strumento per la gestione del diabete.

Farlo in modo sicuro può essere una sfida, ma lo sforzo extra vale la pena. L’esercizio fisico regolare è dimostrato che fa abbassare i livelli di zucchero nel sangue. Essere attivo fa utilizzare lo zucchero dal tuo sangue per alimentare i muscoli. Aiuta anche l’insulina nel tuo corpo a lavorare meglio, secondo l’American Diabetes Association.
Parlane con il tuo medico quali attività sono sicure per te, quali le letture della glicemia dovrebbero essere fatte prima di fare esercizio e pratica sportiva, e cosa valutare quando si esegue il test dello zucchero nel sangue durante e dopo l’esercizio fisico.
Probabilmente ti verrà detto di provare sempre la glicemia prima di cominciare l’azione fisica. Se è troppo alta per esercitarsi in sicurezza, attendere che sia sotto controllo. Se è troppo bassa, consumare un piccolo spuntino per prevenire l’ipoglicemia – un livello pericolosamente basso di zucchero nel sangue , suggeriscono i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie.
Durante il tuo allenamento, dovresti essere pronto a provare nuovamente lo zucchero nel sangue (glucosio), soprattutto se si verificano sintomi di ipoglicemia, come tremore, confusione o affaticamento. Portare con se caramelle dure, una busta di uva passa o bustine di zucchero nel caso in cui sia necessario attingere con carboidrati ad azione rapida per contrastare l’abbassamento  del livello di zucchero nel sangue. Questo è assai più probabile accada per i diabetici che fanno insulina.
Se hai bisogno dello spuntino, smetti di esercitarti, aspetta 15-20 minuti e poi controlla nuovamente lo zucchero nel sangue prima di riprendere l’esercizio, suggerisce l’ADA. Separatamente, ricordati di bere acqua mentre si fa attività fisica, poiché la disidratazione può influenzare il livello di zucchero nel sangue .
Controllati dopo i tuoi allenamenti per vedere quale impatto hanno avuto sull’accensione del tuo zucchero nel sangue . Comprendere il tuo modello può aiutare a evitare abbassamenti pericolosi dello zucchero nel sangue.



Ciak, azione!

Ognuno è destinato a fare la sua stagione. Anche oggi giorno d’inizio estate (così diciamo per abitudine dato che siamo sempre in estate pure d’inverno, da qui a Villa Literno). E mentre aggiustiamo il congegno per prendere la giusta inquadratura e immortalarla nel museo delle immagine dimenticate e scomparse facciamo della nostra ignoranza un pediluvio per rinfrescare le estremità senza affondare del tutto nell’acqua: non si sa mai. Tra vaticini vaccini e sedicenti sciamani da un incerto domani. I saggi del facile distruggere per poi dopo accorgersi che forse il tempo per costruire, ricostruire non c’è più.

Vedo che si può fare…

A metà del guano, pardon, del guado faccio il punto sulle cose da fare tra qualche mese, con sano realismo, per fare dei dieci anni di questo insieme di byte un momento per affrontare argomenti lasciati in ammollo da noi diabetici come da chi ha in carico la nostra assistenza e cura: l’educazione terapeutica, la ricerca per la cura del diabete tipo 1.

Dovete però sapere una cosa di me prima: non ho mai amato le celebrazioni, a cominciare dal mio compleanno. Per Il Mio Diabete faccio una eccezione per due solide ragioni: è il primo progetto che dura cosi tanto, solitamente con le precedenti esperienze ho finito prima, molto prima, poi tale anniversario è un pretesto per trattare da “paziente” argomenti abitualmente posti sul proscenio da medici, aziende del settore e genitori di diabetici.

L’anno scorso ero partito con un calendario preciso di iniziative che poi è andato a naufragare causa la mancanza di interesse dei vari rappresentanti delle categorie diabetiche. Si doveva tenere un incontro sull’educazione terapeutica nel diabete a Genova, poi a Roma un evento per presentare i risultati dell’indagine condotta dal blog sul rapporto dei diabetici con la malattia e per finire una “festa finale”.

Di tutto ciò nel prossimo autunno si farà un evento esclusivo con Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano a Bologna (per la prima) centrato sui diversi aspetti che riguardano la cura del diabete tipo 1, nei bambini come negli adulti: la ricerca scientifica e clinica, la cura, l’educazione, le problematiche varie con un rapporto diretto e relazionale con i diabetici e non. Poi dopo l’incontro la festa finale con chi vuole partecipare. Nelle prossime settimane fisseremo e comunicheremo la data.

Infine per quanto riguarda la pubblicizzazione dei risultati del questionario sul rapporto del diabetico con la malattia e chi la cura, svolgeremo quanto prima una conferenza stampa per rendere noti i dati emersi (molto interessanti).

Finite queste iniziative il personale contributo dal vivo, come ho già dichiarato in altri articoli, cessa di esistere per limitarsi alla solo presenza nel blog Il Mio Diabete.

Buona estate!



Scritturiamo la vita

Passiamo i nostri giorni credendo a volte che ciò che ci succede possa essere frutto del caos o di un disegno superiore, come se le nostre azioni non fossero frutto della nostra libertà di scegliere. Questo concetto semplice permette a molte coscienze di sollevarsi dalle colpe quotidiane e dalle cattive azioni: “la vita è ingiusta e io come posso non esserlo?”.

Bene, io non credo sia così. Tolto il resto, fatto da osservatori o al massimo “influenzatori”, sono fermamente convinto che nelle nostre vite siano solo due gli agenti: noi e la morte. Sulla seconda c’è ben poco da dire visto che oltre a non conoscerla non la possiamo prevedere.

La possiamo e la dobbiamo trattare come una nostra pari (una “sorella”, come nel Cantico delle Creature di San Francesco), senza una connotazione negativa e senza inutili fatalismi. In sostanza obbliga le cose ad andare avanti senza se e senza ma, obbliga a muoversi anche quelle pedine che se no rimarrebbero ferme e mescola le carte di un mazzo che altrimenti rischierebbe di essere noiosamente prevedibile.

E al primo posto ci siamo noi. Inutile cercare cause allo scarso successo, alle continue incomprensioni o accampare scuse al fatto che niente migliora: prima dobbiamo guardarci allo specchio e lì troviamo la causa di tutto.

Se non capiamo che noi siamo il motore del nostro cambiamento e gli artefici del nostro successo non possiamo recriminare alla vita di non darci le occasioni, a Dio di non “aiutarci” e alla sorte di non tirarci addosso felicità e successo.

Quando le cose sembrano andare solo male e la nostra vita sembra chiudersi verso un vicolo cieco, dobbiamo aprire gli occhi davanti al fatto che la forza del cambiamento è in noi e che noi siamo i più grandi agenti delle nostre vite.

E fin qui ci siamo. Poi con il diabete vanno fatte un paio di integrazioni: in primo luogo sappiamo e lo impariamo in seguito che dobbiamo fare da soli nel capire come gestire la malattia, una condizione complessa e contradditoria, frustrante per non pochi di noi diabetici.

In secondo luogo è necessario dare gli strumenti al diabetico di qualsiasi età per imparare a gestire la complessità e il principale è rappresentato dall’educazione terapeutica in tutte le sue forme e dimensioni. Senza educazione potrai dargli tutte le meglio tecnologie biomedicali disponibili (sensori, microinfusore), ma a nulla serve poiché il rischio di avere danni e problemi è maggiore del beneficio.

Come la scuola l’educazione terapeutica va vista per gradi e in specie sulla base delle condizioni dei singoli diabetici: non tutti ci arrivano e proprio a tale ragione serve quanto mai una modulazione dei percorsi ragionata in base alle esigenze (sempre facendo riferimento alla fascia adulta della popolazione diabetica).



Benvenuto giugno un mese che da buoni frutti

Fresh zucchini

La bella stagione estiva, che entra esattamente il giorno 21 di questo mese di Giugno, regala varietà e colori in tavola.

Più leggera e nutriente rispetto a quella invernale, la frutta e verdura che consumiamo in questo periodo non solo gratifica il nostro palato per la sua dolcezza e freschezza, ma ci aiuta a mantenere il giusto livello di idratazione il nostro organismo, proprio grazie al suo elevato contenuto di acqua.

Vediamo allora cosa possiamo trovare sui banchi del mercato in questo mese Giugno, in cui certamente non sarà troppo difficile rispettare la regola del “consumo di frutta e verdura solo di stagione”.

VERDURA

Zucchine

Regine indiscusse di sfiziose ricette tipiche di questa stagione, le zucchine con il loro fiore ottimo per la preparazione di gustose frittelle ripiene, dal sapore leggero grazie all’elevato contenuto di acqua sono un’abbondante fonte di folato, potassio, e vitamine A e C. Dal bassissimo valore calorico, le zucchine contengono anche carotenoidi che garantiscono una forte azione antitumorale. Ma non basta, fatene una scorpacciata prima di esporvi al sole in quanto, questa verdura dalla forma un po’ allungata (anche se si può trovare anche in forma rotonda) vi garantiranno un’abbronzatura perfetta mantenendo però la vostra pelle sempre giovane. Volete un modo alternativo per cuocerle? Provate a farlo con il sole..

Melanzane

Dalla consistenza cremosa, la melanzana non può essere assolutamente consumata cruda in quanto, a causa della solanina in essa contenuta, è particolarmente tossica. La melanzana nonostante sia una verdura, e dunque povera di grassi, ha la caratteristica di assorbirli soprattutto se cucinata con l’olio, consentendo però allo stesso tempo la preparazione di piatti molti ricchi e saporiti. Una buona fonte di fibra e acido folico, la melanzana ha proprietà antiossidanti. Purtroppo però si danneggia facilmente quindi è buona regola maneggiarla con cura e tenerla in frigo al massimo per un paio di giorni.

Fagiolini

I fagiolini, ovvero i baccelli immaturi del fagiolo, hanno però proprietà molto diverse dai legumi, e proprio per queste caratteristiche sono molto più simili agli ortaggi. Infatti contengono pochissime calorie, pochi carboidrati e la stessa cosa vale per le proteine. Ricchi di sali minerali, fibre, Vitamina A e potassio sono consigliati a soggetti affetti da stitichezza. Grazie al loro sapore fresco sono ottimi se consumati a temperatura ambiente con olio, sale aglio e basilico. Nel cuocerli fate attenzione a non abusare con l’acqua, infatti potrebbero perdere tutte le loro proprietà nutrizionali

Frutta

Albicocche

Protagoniste della ricchissima macedonia di Giugno, le albicocche dalla consistenza fragrante e dal sapore molto dolce sono le alleate della tintarella. Dal facile deperimento, vanno consumate in pochissimo tempo dal momento dell’acquisto. Ricche di Vitamina B, C, PP, di carotenoidi e soprattutto di Vitamina A essenziale per la nostra pelle, capelli e unghie. Ma non solo, questo frutto dal vivo colore arancione ha un elevato contenuto di magnesio, ferro, calcio e potassio. Proprio per queste sue proprietà nutrizionali l’albicocca dovrebbe essere durante il periodo estivo,l’ingrediente principale di chi soffre di anemia. È un buon lassativo dunque attenzione a non abusarne di troppo mature.E per chi ha voglia di cimentarsi in cucina, che c’è di meglio per la prima colazione di un’ottima marmellata di albicocche fatta in casa?

Pesche

Dalle moltissime varietà gialla, bianca, con pelo o senza la pesca è un frutto particolarmente profumato, dolce, carnoso e molto rinfrescante grazie all’abbondante quantità d’ acqua in essa contenuta. Uno dei frutti per eccellenza estivi, la pesca ha un basso contenuto calorico e quindi può rientrare in qualsiasi dieta alimentare. Diuretiche, lassative e depurative le pesche hanno un buon contenuto di Vitamina A e C, ma come tutta la frutta è meglio consumarle a fine pasto per non rallentare la digestione. Sciroppate o trasformate in morbida confettura, le pesche possono esserci d’ aiuto per affrontare al meglio il prossimo inverno.



Strano vero?

Riproduco il messaggio introduttivo alla newsletter inviata ieri agli abbonati del blog, e che oggi desidero condividere con tutti i lettori dello stesso. Grazie.

Strano vero?

Certi luoghi rappresentano momenti importanti della nostra vita, nel bene come nel male, lasciano traccia finché memoria non ci separi dal tutto e finire nell’oblio dell’eternità. 54 anni tra ricoveri, visite e poi ancora ricoveri (oltre 30), il numero totale delle visite mediche non riesco a totalizzarlo, luogo di vita l’ospedale, luogo di cura ma anche di morte, ed è proprio lì che due anni fa andò a morire mio padre. Beh in tutto questo coacervo di ricordi e attualità eccomi qua a partecipare sabato prossimo 27 maggio, assieme all’associazione di cui faccio parte (DIABO – Diabetici Insieme A Bologna) nel Policlinico Sant’Orsola all’evento: Le Stelle di Sant’Orsola. Il Policlinico apre le porte alla città. Stand, laboratori, percorsi, concerti, visite guidate, conferenze e spettacoli: tante occasioni offerte dal personale e dal volontariato per capire meglio come funziona l’ospedale e come aver cura della propria salute. Un pomeriggio, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 di sabato 27 maggio 2017, per imparare divertendosi, con tanti gadget e la merenda offerta a tutti i partecipanti nei chioschi con prodotti buoni e salutari lungo i viali del Sant’Orsola. E’ la prima volta che sarò qui per far festa, strano ma vero…. (Per quanti vorranno venire a trovarci ci troverete difronte all’edicola nel viale interno al Policlinico).
Domani assieme a me ci saranno Klau Kostaj Martina Gombi: praticamente la redazione de Il Mio Diabete al completo!
Roberto Lambertini



Risotto nero con fave, pecorino e menta

Risotto nero con fave, pecorino e menta
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Tipo ricetta: Primi asciutti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375. Un risotto integrale si integra bene nel pranzo se calibrato nella dieta del diabetico grazie al computo dei carboidrati. La ricetta oggi proposta risponde alla comune esigenza.
Ingredienti
  • 500 g di fave sgranate (equivalenti a circa 1,7 kg di peso lordo)
  • 300 g di riso venere
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • 60 g di burro
  • 2 cipolle piccole
  • 1 carota
  • 1 gambo di sedano
  • una quarantina di foglie di menta
  • 3 cucchiai di vino bianco secco
  • sale
  • grani di pepe
Preparazione
  1. Preparate un brodo vegetale, facendo sobbollire per circa 30 minuti in un litro d’acqua poco salata la carota, una cipolla, il gambo di sedano e una decina di grani di pepe.
  2. Lessate anche il riso per una trentina di minuti in acqua poco salata. Quindi scolatelo e tenetelo da parte. Quindi unite il riso, lasciatelo insaporire brevemente e sfumate con il vino.
  3. Una volta evaporato il vino, versate qualche mestolo di brodo bollente, controllate il sale e proseguite per una decina di minuti.
  4. Levate dal fuoco, incorporate al risotto nero il pecorino, le fave già pelate e tritate grossolanamente, la menta ridotta in striscioline sottili, il burro restante e una generosa macinata di pepe.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 520 Grassi: 15 Carboidrati: 70 Fibre: 4 Proteine: 10

Tagliatelle alla bolognese

Tagliatelle alla bolognese
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Tipo ricetta: Primi asciutti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Il 5×1000 destinato a Diabetici Insieme A Bologna – DIA.BO Firma nel riquadro “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale…” Inserisci sotto la firma il nostro codice fiscale 91391860375 La ricetta tradizionale delle famose tagliatelle alla bolognese, una proposta che nella sua calibrazione richiede un'attenzione particolare in quanto la salsa incide sul prolungamento d'azione dei carboidrati presenti grazie al suo carico di grassi e proteine. Nel quadro della dieta ne dobbiamo tenere conto, sia in casi di iniezioni d'insulina multiple che microinfusore.
Ingredienti
  • 400 g di farina 00
  • 100 g di semola
  • 13 tuorli
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di olio evo
  • 50 g di parmigiano grattugiato
  • Per la salsa
  • 300 g di polpa di manzo macinata
  • 150 g di pancetta di maiale macinata
  • 300 g di passata di pomodoro
  • 100 ml di vino rosso
  • 500 ml di brodo vegetale
  • 1 cipolla
  • 1 carota
  • 1 costa di sedano
  • 1 foglia di alloro
  • olio evo
  • sale
  • pepe
Preparazione
  1. Per la salsa Mondare, lavare e tagliare a cubetti la cipolla, la carota e il sedano e rosolarli in una casseruola con un po’ d’olio. Unire la carne macinata e la pancetta e continuare a rosolare fino a che i liquidi della carne non si saranno riassorbiti (in questo modo eviteremo un sapore di carne bollita). Sfumare con il vino rosso e, una volta che è evaporato, aggiungere la foglia di alloro, un pizzico di sale e la passata di pomodoro. Continuare la cottura per qualche ora, mescolando e all’occorrenza aggiungendo del brodo vegetale.
  2. In una planetaria (o in alternativa a mano) impastare la farina, la semola, l’olio, l’uovo e i tuorli. Se l’impasto è troppo duro aggiungere un po’ d’acqua finché non risulta omogeneo. Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e farla riposare per almeno 1 ora. Su una spianatoia infarinata, stendere una sfoglia sottile e, con l’aiuto di un coltello, ricavare le tagliatelle. In una pentola cuocere le tagliatelle in abbondante acqua salata. Scolarle con una pinza direttamente nella casseruola con la salsa bolognese. Farle insaporire e ultimare la cottura mantecando con il parmigiano e un filo d’olio.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 430 Grassi: 9 Carboidrati: 76 Proteine: 26

Dentro le nostre libertà

Sono scompensi che compensiamo strada facendo

C’è chi diventa obeso, chi anoressico, c’è chi si deprime, chi se ne fa una ragione, chi diventa troppo sentimentale e chi si fa apatico, chi si fissa al successo e chi al servizio, chi soffre per tutta la vita e chi diventa insofferente verso la vita, c’è chi protegge e chi uccide, c’è chi lotta e chi se ne fotte, chi ruba e chi viene derubato, chi dà amore e chi lo pretende, chi non può rinunciare all’amore e chi diventa incapace di amare, chi scrive e chi legge, c’è chi giudica e chi sarà giudicato, chi crede e chi non crede o si ricrede, chi dà tutto e chi niente, chi diventa filosofo e chi pragmatico, chi crede d’essere superiore e chi inferiore, chi sta male e chi sta bene, chi decide e chi lascia decidere, chi si attacca al lavoro e chi si attacca ad altro, chi si dedica al sesso e chi alla castità, chi desidera e chi viene desiderato, chi vive e chi non vive, chi si butta sulla carriera e chi sta a guardare, chi diventa pazzo e chi diventa insensato, chi vuole salvare il mondo e chi lo sta distruggendo, chi non smette mai di credere e di sognare una vita diversa e chi si rassegna alla vita che ha, chi trova il piacere in ogni cosa, chi non lo trova in nulla.

Chi diventa impulsivo e chi riflessivo, chi diventa troppo razionale e chi troppo irrazionale, chi crede di aver capito tutto della vita e chi crede che non la capirà mai, chi trova una soluzione e chi un problema, chi è ottimista e chi pessimista, chi ride e chi piange, chi vive nella certezza e chi nel dubbio, chi vive nella luce e chi nell’oblio, chi vuole stare in compagnia e chi solo, chi giudica chi viene giudicato, chi si fida di tutti e chi di nessuno.

Tutto ciò perché ci viene data solo un’occasione per vivere e lo scompenso dell’anima è una reazione istintiva al bisogno di sopravvivenza. Questo ci fa credere di essere tutti diversi e probabilmente all’esterno è così, ma internamente siamo tutti uguali dalla nascita alla morte. Senza un cuore ed un cervello l’essere umano non può esistere, non può scegliere, non può indovinare, non può sbagliare, semplicemente non esiste.

Noi diabetici: compensati o scompensati dallo zucchero nel sangue, ormeggiamo i bastimenti tra gioie e accidenti e non possiamo fare altrimenti, ora. Alcuni cercano risposte, altri cercano la liberta o ancora molti se ne fregano e vanno avanti aspettando la sorte, la quale alla fine è sempre la stessa, senza codici, pin o password.

Effetto prugna assicurato nel bagno o lungo il selciato. Codice, rosso, giallo, verde, bianco o marrone non esenzione dall’ora di educazione fisica o religione.

La gente pensa troppo a quel che deve fare e troppo poco a quel che deve essere.

Meister Johannes Eckhart



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

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