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In camera c’è posto?

L’ossigenoterapia iperbarica migliora la sopravvivenza a lungo termine nei diabetici con ulcere croniche del piede diabetico rappresenta una modalità di trattamento sistemico con alta pressione di ossigeno. Questa forma terapeutica è data in camere iperbariche. Uno dei risultati positivi di tale trattamento è che si ha un incremento della concentrazione di ossigeno nel tessuto, e più tardi probabilmente porta ad avere qualche effetto benefico nella funzione microvascolare.”

La terapia con ossigeno iperbarico sembra migliorare la sopravvivenza di 6 anni in pazienti con diabete e ulcere del piede croniche”, ma l’applicazione nella gestione clinica di tale protocollo nella routine dei processi sanitari ha qualche difficoltà.

le patologie riconosciute come trattabili con terapie basate sull’ossigenoterapia iperbarica sono molteplici e investono una porta della popolazione assistita, ad esempio:

• Malattie da decompressione subacquea

• Embolia gassosa arteriosa

• Intossicazione da monossido di carbonio

• Gangrena gassosa e infezioni necrosanti progressive

• Ulcere a lenta guarigione nel paziente diabetico

• Ulcere a lenta guarigione nel paziente non diabetico

• Traumi complessi, esposti con ferite lacero-contuse e ischemia elo sindrome compartimentale

• Lembi peduncolati cutanei, fascio-cutanei e mio-cutanei compromessi

• Ostiomielite cronica rarefatta, otite esterna

• Osteonecrosi asettica o vascolare

• Osteonecrosi della mandibola, ulcera radionecrotica e proctite post-attinica

• Ipoacusia improvvisa

Le camere iperbariche presenti e accessibili sul territorio nazionale sono sulla carta in ampio numero, sia nelle strutture pubbliche che private convenzionate (per la quasi totalità), ma essendo la domanda elevata e i tempi della terapia lunghi (si resta chiusi in camera per novanta minuti) mettono i presidi sanitari su livelli di attenzione, in particolare proprio per via dell’incremento dei casi di piede diabetico.



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L’iperglicemia può causare la carie ma non la malattia parodontale

Per i roditori con diabete, l’infiammazione parodontale può essere derivata da carie dentarie piuttosto che dalla malattia parodontale (PD), secondo uno studio pubblicato online il 9 agosto in Diabetes.

Yutaka Nakahara, dell’Università Setsunan di Osaka, in Giappone, ei suoi colleghi hanno impedito l’infiammazione carica con la somministrazione di fluoruri nei modelli animali diabetici per confermare la presenza del PD. L’acqua di rubinetto da sola o con il fluoro è stata somministrata ai topi F344 iniettati con l’alloxano (modello di diabete di tipo 1) e d/db (modello di diabete di tipo 2).
I ricercatori hanno scoperto che l’effetto cariostatico del fluoruro è stato visto nei modelli animali diabetici. Oltre a prevenire la carie dentale , il trattamento con fluoruro ha attenuato l’infiammazione parodontale. La parodontite era inesistente nel tessuto parodontale che circondava i molari normali con il trattamento mediante fluoro; nei denti avvolti da una periodontite persistente, il processo di formazione della caria era chiaramente osservato.
“In conclusione, l’iperglicemia a lungo termine induce naturalmente le carie dentarie, ma non la PD nei roditori diabetici di tipo 1 e tipo 2”, scrivono gli autori.
Un autore ha pubblicato legami finanziari con Astellas Pharma.



Immunologia: gli scienziati fanno importanti intuizioni circa le criticità presenti nelle fasi evolutive delle cellule T

Wiede a sinistra e Tiganis a destra

Le mutazioni nel gene che codifica la proteina enzimatica tirosina fosfatasi N2 (PTPN2) sono state associate allo sviluppo di malattie autoimmuni, tra cui il diabete di tipo 1, la malattia di Crohn e l’artrite reumatoide.

In importanti e fondamentali ricerche, gli scienziati dell’Università di Monash hanno identificato una parte cruciale del ruolo dell’enzima nello sviluppo delle cellule T e hanno dimostrato che livelli ridotti di questo enzima possono portare al tipo di cellule T le quali possono contribuire allo sviluppo di una malattia autoimmune.
Le malattie autoimmuni rappresentano un ampio spettro di patologie che si verificano quando le reazioni immunitarie sono dirette contro il propri organi e danneggiano i tessuti del proprio corpo. Complessivamente la loro incidenza è superiore a quella del cancro e delle malattie cardiache e sono una causa principale di morte e disabilità, in particolare nel mondo occidentale.
I ricercatori dell’Istituto di Ricerca in Biomedicina del Monash avevano già mostrato in passati studi che i livelli di PTPN2 diminuiscono nelle cellule T che attaccano le cellule e i tessuti del corpo.
In un articolo pubblicato sul Journal of Experimental Medicine, hanno esplorato i ruoli più approfonditi per l’enzima durante lo sviluppo delle cellule T e la evoluzione di particolari sottogeni di cellule T (?? e ??) implicati nello sviluppo di diverse malattie autoimmuni e infiammatorie .
Rimuovendo il gene che si codifica per PTPN2 in prove di laboratorio, gli scienziati hanno scoperto che il processo di sviluppo delle cellule T è stato sprofondato verso la generazione di cellule T di ?? con hanno proprietà pro-infiammatorie note per contribuire allo sviluppo di diverse malattie tra cui l’intestino irritabile, la malattia di Crohn e artrite reumatoide.
“Questo è un importante passo avanti nella nostra comprensione dei controlli critici nello sviluppo delle cellule T”, ha dichiarato il ricercatore a capo dello studio, il professor Tony Tiganis.
“Aiuta a decidere se i progenitori continuano a diventare cellule T o qualcos’altro, se diventano un tipo di cellula T o un altro tipo”, ha detto.
Come parte dello studio, i ricercatori hanno esaminato i percorsi che regolano il PTPN2.
“Ci sono farmaci che mirano ad alcuni di questi percorsi – possiamo potenzialmente essere in grado di utilizzare i farmaci esistenti per mirare in tali direzioni nel contesto di malattie autoimmuni e infiammatorie per aiutare un sottogruppo di pazienti con una carenza di questo gene, anche se questa è una bia lunga da percorrere”, ha detto il professor Tiganis.
Il dottor Florian Wiede coautore della ricerca, ha affermato: “La comprensione dei meccanismi che regolano lo precoce sviluppo delle cellule T e la loro alterazione nelle malattie umane potrà in ultima analisi offrire nuove opportunità di trattamento”.



Insight

Affrontare la vita con leggerezza

Il diabete tipo 1 nella media è un qualcosa che pesa oppure cosa? Domandona vero! E sorge per un semplice fatto: venendo a mancare dati strutturati e affidabili sulla condizione diabetica di tipo 1 in Italia si naviga a vista, con livelli approssimativi circa l’effettivo impatto della patologia sulle persone e sistema sanitario.

Sui numeri si gioca spesso e volentieri, un dato secco: in Italia come per buona parte dei paesi europei manca il registro per la patologia diabetica, strumento che, se ci fosse, servirebbe non solo per il censimento sanitario della popolazione con questa malattia, ma anche per condurre analisi e ricerche per la cura, le criticità e problematiche che tale fenomeno porta nella salute della popolazione.

E allora si ha solo una percezione del problema, di quanto siamo e come stiamo.

I social network, e Facebook in particolare, sembrano fornire uno riscontro sullo stato d’animo dei diabetici, seppur preso con le pinze e guardato con attenzione,

Da “ Insight” il tool di amministrazione della pagina di questo blog sul predetto social network dai cui si estraggono i dati sull’interazione dei profili con Il Mio Diabete si ha una campionatura piuttosto chiara di come si approcciano e vivono la malattia i diabetici tipo 1 e una quota parte dei tipo 2

Quanto emerge è un scenario variabile tendente al bello dalle circa 35000 interazioni quotidiane sulla pagina.

Praticamente il 90% dei diabetici non ha problemi con la malattia, o non li avverte, tra i due tipi il 2 è quello più preoccupato circa il proprio stato e l’evoluzione della condizione.

Il 10% di coloro che avvertono difficoltà o stanno male a causa del diabete sono ripartiti al loro interno tra origine mentale del malessere, la preponderante, e carnale in ultimo grado.

Certo la scientificità di queste rilevazioni non attendibile ma rappresenta comunque sempre un indicatore da non trascurare se comparato con i risultati prodotti da studi e analisi comprovate e testate a livello transnazionale.

In conclusione il “popolo diabetico” dei social vive bene la malattia e siccome la buona parte di questa popolazione ha meno di 40 anni d’età il valore del risultato è ancora più incoraggiante e pesante per la sua portata complessiva.

È evidente che i livelli di autarchia gestionale della malattia coniugati con un quadro patologico buono rendono bene in termini di condizione di salute.



Glutile.it, il portale del senza glutine si rinnova

È stato rinnovato Glutile.it, il portale di riferimento per i celiaci dedicato alla celiachia e al vivere senza glutine. Fondato nell’agosto del 2015 il portale si presenta oggi ai visitatori completamente rinnovato con una nuova veste grafica e nuovi contenuti, in modo da offrire un’esperienza di navigazione più fluida e veloce con qualsiasi dispositivo utilizzato dall’utente. Sono sempre di più negli ultimi anni quelli che scoprono di essere celiaci, cioè di essere intolleranti al glutine, e per questo sono in continuo aumento i prodotti ed i servizi dedicati a chi è affetto da celiachia, Nato inizialmente con l’idea di fornire informazioni corrette sulla celiachia e per offrire supporto alle persone celiache e intolleranti al glutine, oggi, con l’aggiunta di nuove funzioni e servizi, si propone anche come punto d’incontro tra domanda e offerta mettendo in connessione tutte le figure, professionali e non, che appartengono al mondo del senza glutine per creare nuove opportunità di business sfruttando le potenzialità di internet. Una fiera virtuale online 365 giorni l’anno, che raccoglie e connette il più grande numero di strutture ricettive, professionisti e aziende che operano nel senza glutine. Glutile.it è anche un magazine online, che informa i suoi lettori, li aiuta nella ricerca e nella scelta fornendo aggiornamenti sulla celiachia, su eventi e tutto quello che riguarda il senza glutine.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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