Dai media e web

Sì volare

Volare per un diabetico significa prendere un aereo e fare il viaggio come passeggero e non come pilota, ebbene così non è almeno in alcune nazioni come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti d’America ad esempio, dove chi ha un diabete ben controllato può prendere il brevetto da pilota, mentre da noi è difficile avere il rinnovo della patente per la guida dell’auto, due condizioni proprio diverse. Un esempio concreto di quanto sto dicendo lo leggo dall’Agenzia informativa Reuters: Un diabetico sorvola per la prima volta il circolo polare artico alla guida di un aereo in solitario, l’autore della storica impresa è Douglas Cairns, età 47 anni e con il diabete tipo 1 dal 1989, ex pilota della RAF, dovette sospendere l’attività a seguito dell’avvento della patologia e venne dirottato a mansioni amministrative.

Al momento la patente di pilota in questi paesi è concessa solo per uso privato, ma aver compiuto l’impresa percorrendo 1300 miglia in 8 ore e 20 minuti partendo da Capo Barrow (USA) al Polo Nord rappresenta una pietra miliare nella storia dell’emancipazione e della “normalizzazione ” nella vita dei diabetici. I paesi che danno la possibilità di essere piloti d’aereo ai diabetici (per uso privato) oltre a USA e Regno Unito, sono il Canada, L’Australia e la Nuova Zelanda.

Come avevo già avuto modo di scrivere in precedenza un diabete ben controllato e con i mezzi tecnologici messi oggi a disposizione non ha limiti rispetto ad attività un tempo negato, ma la strada sia nel nostro paese che in buona parte del globo è ancora molta prima di arrivare a un completo asservimento dai facili luoghi comuni.

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