La settimana che succede al ferragosto per chi è rimasto di guardia al lavoro equivale allo stesso periodo tra Natale e capodanno: trovi poco o niente di aperto tra ponti e vacanze annesse, quindi per mangiare ci si deve arrangiare. Le possibilità solo molteplici: vai a zonzo cercando qualche bar, self – service , fast food o altro aperto per la bisogna, oppure ti organizzi e provvedi in autonomia a prepararti le cibarie da portare con te per la pausa pranzo. Infine c’è un ultima possibilità, molto in voga da qualche tempo in qua, di prendere prodotti confezionati dai distributori automatici (panini, tramezzini e simili). Ogni scelta implica sempre una valutazione da fare, sia in termine di sicurezza che equilibrio alimentare, in quanto farsi preparare il pasto comporta dover sapere come le porzioni servite sono generalmente molto guarnite di condimenti e conseguentemente il loro apporto calorico risulta ben carico di grassi e carboidrati, con l’evidente possibilità di creare qualche problemino in più alla glicemia del diabetico.

Allora che fare? La prima cosa da fare quando si mangia fuori casa è trovare un locale con menù vario, ovvero che propone piatti di a vario peso calorico esempio banale: oltre alle universali lasagne oppure gramigna pasticciata verificare la presenza di pasta condita con pomodoro e altri ingredienti meno carichi di valori calorici pesanti. Ecco la prima credenziale importante per testare un locale è proprio un’offerta di pietanze non infinita ma assortita con vari livelli di possibilità. A pranzo un piatto sempre valido e verde è la pizza e in proposito c’è ben poco da aggiungere, l’offerta è talmente vasta e presente in ogni periodo dell’anno da non costituire un problema. L’unica avvertenza per il diabetico che mangia la pizza a pranzo è di fare un dosaggio adeguato d’insulina, tenendo presente come tre ore dopo la sua assimilazione nel mio caso avviene il conto alla rovescia per il lancio nello spazio della glicemia. Onde evitare di uscire dall’orbita terrestre la mia personale soluzione prima dell’avvento del microinfusore, ovvero con la penna d’insulina, era di fare 6 unità di rapida prima di cominciare a mangiare poi altre 4 unità due ore dopo il pasto (sempre di rapida). Con l’avvento del micro faccio sempre un bolo di 10 unità a onda doppia, 5 subito prima di alimentarmi e le altre 5 spalmate sulle due ore successive. Così facendo evito i rush glicemici incontrollati da effetto pizza. Lo schema adottato per la pizza è esclusivamente personale se avete esigenze analoghe rivolgetevi al vostro medico diabetologo. Proseguendo il cammino nella pausa pranzo un altro luogo di fornitura della materia prima è il distributore automatica (vedi foto sopra), anche qui occorre prestare attenzione a due particolari problemi: la lettura degli ingredienti e spesso difficoltosa per via della dimensione molto piccola dei caratteri a stampa, inoltre il più delle volte nei panini manca la tabella coi valori nutrizionali; altro aspetto importante riguarda la conservazione degli alimenti, a volte la loro tenuta lascia a desiderare, poi mi è capitato di vedere giacere nel distributore cibi scaduti. Terminata la mappatura delle possibilità di scelta per la pausa pranzo vengo a me: la mia scelta è diretta al fai da te. Io mi preparo personalmente il cibo con cui mi alimento al lavoro per due fondamentali ragioni: so cosa metto e quanto pesa in termini nutrizionali, calorici poi risparmio tempo e denaro. La preparazione del cibo a casa ha un risvolto molto positivo aggiungo: richiede poco tempo e si sviluppa un poco la creatività gastronomica il che non guasta allo spirito e gusto, unito al fatto di fare del bene alla propria salute, al diabete.
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