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Manca poco

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Manca un mese allo svolgimento della Giornata Mondiale del diabete messa in calendario la seconda domenica di novembre. Educazione e prevenzione del diabete è il tema di questo appuntamento e prepararsi ancora una volta promuovendo eventi, momenti di confronto e sensibilizzazione è sempre importante, per conoscere i rischi del diabete e conoscere i segnali di allarme, sapere come rispondere al diabete e a chi rivolgersi, gestire il diabete e prenderne il controllo.

Gli obiettivi della campagna indicati dalla International Diabetes Federation (IDF) e disponibili online in inglese all’indirizzo http://www.who.int/nmh/en/

Sono:

Incoraggiare i governi ad attuare e rafforzare le politiche per la prevenzione e il controllo del diabete e delle sue complicanze.

Diffondere strumenti per sostenere le iniziative nazionali e locali per la prevenzione e la gestione del diabete e delle sue complicanze.

Illustrare l’importanza della prova di educazione alla prevenzione e alla gestione del diabete e delle sue complicanze.

Aumentare la consapevolezza dei segni premonitori di diabete e promuovere azioni per favorire la diagnosi precoce.

Sensibilizzare l’opinione pubblica e promuovere azioni per ridurre i principali fattori di rischio modificabili per il diabete di tipo 2.

Sensibilizzare e promuovere azioni per prevenire o ritardare le complicanze del diabete.

In questo lasso di tempo penso sia utile identificare bene i problemi ancora irrisolti circa l’approccio alla vita con il diabete, con particolare evidenza al tema dello stile di vita e invecchiamento della popolazione. Nel nostro paese a fronte di una sovrabbondante offerta di  cibi presenti nella rete distributiva, e con specifico riferimento a quelli già pronti, surgelati e no, i nostri corpi diventano tanti salvadanai, accumulatori di nutrienti, senza riuscire a smaltire le scorie accumulate anche perché l’automazione nei trasporti e processi produttivi, di ogni ordine e grado, riduce progressivamente il consumo di calorie da attività motoria,

Allora il problema, e si parla del diabete tipo 2, non è in primo luogo sanitario ma di ordine economico e strutturale, ovvero come riorganizzare la filiera alimentare e distributiva riducendo la facile e continua fagocitazione e il peso del televisione nelle nostre vite.

Infine per quanto riguarda il diabete tipo 1 rimane ancora aperto e irrisolto il divario assistenziale in aree del pianeta prive ancora oggi di una fornitura d’insulina e strumentazioni diagnostiche indispensabili a garantire la vita e cure minime ai giovani diabetici.
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