Vivo col Diabete

Quo vadis?

La settimana del diabete anche quest’anno è stato un’altra occasione buona per attirare l’attenzione della gente su una malattia sistemica, tradotto in parole semplici e comprensibili una condizione che prende la vita e con cui si deve sempre prestare attenzione, avere cura si sé. Sia ben chiaro un evento come la giornata mondiale dedicata al diabete o altre migliaia di iniziative non sono la risoluzione del male e di tutti i mali. Se bastassero questo genere di iniziative avremmo di già debellato da tempo la dipendenza da alcol, fumo e droghe. Resto fermamente convinto che a monte di campagne informative, educative sulle questioni della salute a risvolto sociale ci debba essere un coinvolgimento fondamentale delle famiglie e del sistema educativo per formare delle personalità meno deboli davanti alle difficoltà della vita e con  meno paura di crescere e vivere.

Per tornare a bomba sul diabete il mio discorso non è fatalista, il nostro presente è così chiaramente definito: la struttura sociale ed economica produce una filiera alimentare e distributiva che mette sul mercato alimenti e bevande con valori nutrizionali sovraccarichi di calorie ed eccedenti in carboidrati e grassi animali, inoltre  il consumo d’energia fisica dell’uomo si è ridotto in modo verticale grazie all’innovazione tecnologica e produttiva nel lavoro come nella mobilità, e la fascia di vita privata è per la stragrande maggioranza dei casi passiva, in casa a mangiare, guardare la tv, stare al computer. Insomma per farla breve c’è una forma di rigetto per tutto ciò che concerne attività fisica in qualsiasi forma essa si eserciti, anche il sesso. L’immagine che sto dando del diabete vi sembrerà del tipo: qua non ci sta niente da fare; invece la riflessione critica da me svolta vuole dire alla fine un’altra cosa. Rompere i coglioni o per dirla coi latini: repetita iuvant “le cose ripetute aiutano”, dunque il compito dei  promotori di una vita decentemente sana è proprio quello di aiutare a capire e fornire gli strumenti per raggiungere l’obiettivo di cui sopra.

Per il resto anche l’edizione annuale della giornata del diabete è trascorsa con un’ampia partecipazione di gente nei presidi presenti nelle principali piazze delle città d’Italia, ed era interessante prestare ascolto alle conversazioni intense nei capannelli di persone. Il tema dominante più che sulle speranze di cura o nuove conquiste della ricerca, era concentrato sul rischio di tagli all’assistenza in favore dei diabetici alla luce della situazione economica italiana e dal suo rischio di bancarotta: l’esempio tratto dalle gare al ribasso svolte oramai su tutto il territorio nazionale volte ad acquistare prodotti scadenti per il controllo domiciliare della glicemia, anche nelle regioni con condizioni finanziarie apparentemente stabili, ha generato timori fondati sulle prospettive di resa qualitativa nell’assistenza sanitaria. La fiducia nel prospettiva resta inalterata, le ricerca in campo biomedicale e genetico fanno di più che ben sperare, danno la certezza che presto una soluzione per la remissione completa del diabete 1 verrà realizzata, è solo questione di tempo. Un sorriso a tutti.
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