Vivo col Diabete

Cosa resta da scrivere?

L’uguaglianza una delle tante utopie generate dalla mente umana, assieme alla libertà, fraternità, giustizia e pace, solo per citare alcuni elementi del vagare nelle favole mature della nostra specie. La realtà è fatta di diversità che emergono ogni giorno, sotto tutti i punti di vista, e la condizione naturale delle cose animate e inanimate ad essere diversa sempre continuamente e la riprova la si riconosce da come vivo, vivi. Anche la malattia, oggi, è una convenzione, una forma di paradigma che serve a identificare la difficoltà di sopravvivere poiché una volta nati la conquista per la sopravvivenza è il quotidiano da affrontare sino alla fine del compito esistenziale. La differenza di fondo tra uomo e fauna, flora sta proprio tra il sopravvivere nella personale caducità e la catena alimentare del vegetale, carnivoro, onnivoro sempre all’insegna della corso con il tempo tra il mangiare e l’essere mangiato. Noi abbiamo il supermercato, il negozio che abbatte la corsa, il banco della farmacia ci serve per campare nel male. Ma il male è personale e dentro all’etichetta della malattia, la semplificazione generalista di un concetto, vocabolo c’è l’infinita diversità di ogni cosa presente.

La parola d’ordine ricorrente in questi ultimi anni va nella direzione della cura personalizzata come passaggio epocale nell’evoluzione della medicina umana: bene, dalla pratica generalista a quella personale della terapia si tratta di capire se e come il percorso volgerà alla remissione del male o ancora al guadagnar tempo mettendoci sempre una pezza, magari migliore rispetto alle precedenti.

Sì una cosa l’ho capita dopo tanto tempo, tra sbattimenti e rovistamenti, pentimenti, analisi, conti, ragionamenti e accidenti, tormenti: navigando tra le alte e basse maree del zuccherino diabete c’è una certezza: Il diabete di Roberto Lambertini è diverso da quello di Maria L., Gianni P., ognuno ha il suo diabete. Tanti giovani diabetici convivono bene, altri meno, poi ci sono quelli con problemi e difficoltà. Le reazioni sono sempre e comunque al singolare. Io nello specifico viaggio ora nella regolarità glicemica, salvo poi inspiegabilmente ritrovarmi dentro al vortice di una iperglicemia che interrompe bruscamente l’idillio con la normalità, e questa non è una novità ma la continuità.

La settimana ha portato una media valori della glicemia uguale a 161 mg/dl e venerdì scorso una iperglicemia con valore massimo a 500 mg/dl ha deteriorato il mio stato fisico costringendomi, tra le altre cose, a restare in convalescenza. Sotto il profilo psicologico ciò che mi ha abbattuto è stato il non riuscire ad arrestare l’evoluzione iperglicemica: vedevo la glicemia crescere e nonostante ogni intervento correttivo con l’insulina, questa non arrestava la sua corsa fino ad arrivare al 500 accompagnato da dolori lancinanti allo stomaco e nausea, mancanza di forza e tachicardia elevata, solo per citare alcuni sintomi di corredo. Ecco ora si riprende ancora una volta il giro sempre con questa incognita presente.

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