Mangiare

Fare a meno si può?

Carnevale che festa! Festa? Direi un’aggiunta di condimento alla domenica per le famiglie e i giovani e proprio oggi secondo il calendario tradizionale è, sarebbe martedì grasso il giorno con qui si chiude il carnevale e da domani comincerebbe la quaresima: il periodo d’espiazione dei peccati, di digiuno e alimentazione morigerata priva di carni nel periodo che precede la Pasqua. Ma il sentire delle feste ha un impatto prevalentemente speculare, il venire meno del senso d’appartenenza in molti lati della vita quotidiana si manifesta proprio negli eventi collettivi che vengono trasmessi già all’uomo fin da piccolo. Festa intesa come assenza d’impegno, si sta a casa dal lavoro, scuola, c’è un regalo, si vedono i parenti e poi basta. Il perché si fa festa se lo chiediamo a bimbi e ragazzi le risposte saranno le più diverse e disparate: una delle più classiche, circa il Natale era naturalmente non legata alla nascita di Cristo, ma al compleanno di babbo Natale il quale aveva inventato la famosa bibita… Beh per una persona attenta alla storia e ai cambiamenti sociali, anche in campo nutrizionale e salutistico, non può passare inosservato un dato positivo del passare dei tempi: quando ero ragazzo la quaresima era un momento bello da vivere, la tradizione veniva ancora sentita e mangiare in modo leggero senza essere di peso rappresentava una fase in cui mi trovavo a mio agio. Oggi l’unica limitazione concessa è rappresentata dalla tolleranza fisica, dal rigetto del cibo, nei nostri territori per fortuna non manca niente di alimentare e il digiuno, la moderazione alimentare rappresenta qualcosa di singolare, magari eccentrico, quando invece non è così. Ultimamente ho letto diversi articoli specialistici che rivalutano il digiuno per brevi periodi, come aiuto per determinate condizioni patologiche: malattie del metabolismo e Alzheimer; insomma un giorno non di più. Nel passato di mia iniziativa ho praticato per un giorno soltanto, ripetuto nel corso dell’anno in tre occasioni, l’astensione dal cibo, senza problemi con il diabete, anzi con equilibrio di valori ben attestato. Come facevo? La procedura è semplice: effettuavo l’iniezione d’insulina basale regolarmente poi a intervalli di quattro ore controllavo la glicemia, se tutto procedeva senza intoppi mantenevo il fabbisogno insulinico solo tramite la basica altrimenti effettuavo una piccola correzione di una massimo due unità con la rapida. Solo una volta ebbi a che fare con una ipoglicemia e naturalmente eseguii le procedure solite per questo caso: ovvero due bustine di zucchero dissolte nell’acqua. Per completare la descrizione sottolineo come una giorno di digiuno lo effettuavo solo o di sabato o di domenica, sia per non incorrere in problemi con il lavoro e consumo eccessivo d’energia che per avere la situazione sotto controllo. La mia mia esperienza di stacco mi ha aiutato sia sotto il profilo mentale che emotivo, per quello fisico non avevo un gran bisogno, ma d’altronde la condizione è sempre soggettiva.

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Categorie:Mangiare, Vivo col Diabete

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