Vivo col Diabete

Tiè

E due! Un altro mese sta per finire: febbraio; che dire? Beh non è poi andata male nel suo complesso, a parte, come al solito, qualche istantanea negativa, sono andato avanti riuscendo a mantenere un tendenza discretamente benevola con la datterosa patologia diabetica. Ebbene sì per usare una metafora di nuova produzione e di cui rivendico paternità e diritti, il diabete può, anzi deve essere definito come un dattero, frutto tipico dell’Africa mediterranea, Israele e di paesi dell’Asia occidentale. È ricchissimo di zucchero, e così articolata la sua composizione: acqua 20-30%, zuccheri 50-70%, proteine 2,7%, grassi 0,60%. La sua polpa è ricca di proteine, fosforo, calcio, ferro, vitamina A, vitamina B. Al centro il nocciolo. Il frutto nei giorni scorsi è rimasto un bel po’ a corto di zuccheri in quanto, grazie all’impiego ottimale del sensore glicemico, la media dei valori glicemici è stata pari a 140 mg/dl: un ottimo risultato!

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Cosa intendo per uso ottimale? Da stratega della sega diabetica sono riuscito a evitare costantemente il momento X a rischio di inversione ipo o iperglicemica dello zucchero nel sangue, adottando una spezzettamento, nel mio caso, dell’infusione d’insulina. Faccio un’esposizione pratica per farmi capire meglio nello specifico caso. A colazione il risultato della glicemia mi dava come valore 110 e con 70 grammi di carboidrati l’assistente di bolo indicava l’erogazione di 6 unità d’insulina. A differenza di altre volte in cui o le infondevo tutte assieme, provocando una ipoglicemia, oppure programmavo un bolo a onda doppia: 4 unità subito e le altre due spalmate nell’ora e mezza successiva; con il rischio di creare una reazione iperglicemica, questa volta alla luce del grafico di flusso glicemico esposto dal sensore ho provato uno schema nuovo e di mia iniziativa. Primo passo erogare un bolo normale subito prima del pasto, poi ad un ora di distanza dalla fine del vitto infondere sempre con bolo normale le altre due unità. Il passaggio fin qui descritto e con ottimo successo, tra spunto da questa analisi: partendo con una buona glicemia e constatando come dopo un’ora dal pranzo la curva glicemica comincia ad alzarsi, sono arrivato alla conclusione che una seconda botta d’insulina d’insieme avrebbe portato a sopprimere la spinta propulsiva e così è stato. E così ho fregato il diabete e non solo dal punto di vista glicemico, ma con una serie di soddisfazioni sotto il profilo alimentare: il che non guasta.

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