Vivo col Diabete

30 anni

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Sono cose della vita ma la vita poi cos’è? E me lo viene a chiedere a me che ne so meno di te. A te che prendi la finasteride per farti ricrescere i capelli poi magari viaggi in moto senza casco per sentire il vento sul bulbo. A te che dici di sentirti grassa, poi stai tutto il giorno seduta alla scrivania a mangiarti merendine, snack e molte altro ancora. Cos’è la vita? Una sommatoria di condensazioni e accumulo di elementi che atterrano sul suolo della nostra anima e formano la memoria. Non tutti accettano la memoria e ci sono diverse forme di rifiuto, in particolare per rimuovere le esperienze traumatiche e dirompenti. Alcuni annegano le proprie debolezze e fragilità nell’alcol, altri con l’impiego di stupefacenti e droghe, ma al di là delle esemplificazioni di massima il fattore costante riguarda la difficoltà ad accettare l’evoluzione, la crescita e la propria condizione, con l’aggiunta della perdita d’ogni speranza e sogno. Un diabetico attraversa anch’esso il mare della vita nelle sue più varie e articolate condizioni, imparando sempre fin dal principio che le incognite sono una costante di essa. E la memoria ci deve essere, sarebbe un errore grave rimuoverla o tentare di farlo, perché ci appartiene, è vita non un semplice elemento strumentale contenuto nel cervello. E’ memoria sapere che siamo un tassello dell’albero della vita e il veniamo da dove altri sono venuti, torneremo dove sono arrivati in tanti. La riflessione sulla memoria mi è sorta spontanea perché tra clamorosi annunci di novità provenienti dal mondo della ricerca, come di nuove soluzioni biomedicali e farmaceutiche, perdiamo di vista un passaggio importante: nulla è scontato e quando le diamo per tale dimentichiamo come le cose son frutto di conquiste lunghe a formarsi e definirsi.

Lo scorso 14 marzo ho appreso ricorreva l’anniversario della realizzazione dell’insulina umana, biosintetica (da DNA ricombinante), avvenuto nel 1982, quindi oggi ricorre il 30° anniversario di una tappa importante per il trattamento dei diabetici tipo 1 o comunque insulino-trattati. Si perché, occorre ricordarlo, le insuline somministrate in precedenza erano ricavate dai suini e bovini, con grossi problemi di stabilità e tollerabilità da parte dell’organismo umano e anche di allergie. Invece con il passaggio all’insulina umana modificata la qualità della stessa eleva il livello di allineamento molto simili a quella autoprodotta dall’organismo sano, riducendo effetti pericolosi provocati dall’ipoglicemia per esempio. Ancora una volta il diabete, attraverso l’insulina, ha fatto da apri pista nell’avanzamento umano a livello genetico, biomedicale e i tessuti prodotti in laboratorio son già realtà, come presto lo saranno il sangue a altri organi vitali; passo passo la ricerca va. Da “vecchietto” del diabete giovanile faccio da testimonial della storia diabetica e appuntamenti come questo non possono essere dimenticati.

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1 comment

  1. Questo articolo ha risvegliato molti ricordi: l’insulina umana arrivò nelle farmacie italiane parecchio in ritardo rispetto a Stati come la Svizzera (o Città del Vaticano 😯 ), per l’esattezza un anno dopo circa. Lo ricordo perché il mio fisico, dopo 6 anni di diabete, era diventato assolutamente “insensibile” all’effetto dell’insulina suina (oltre al fatto che mi aveva provocato lipodistrofie esagerate nei siti di iniezione, cosce, spalle e glutei); per questo motivo, al centro antidiabetico di Bologna fornirono una fiala “campione” della nuova insulina umana ai miei genitori, dicendo loro di recarsi a Lugano per farne scorta in attesa che arrivasse anche qui…buona giornata 🙂

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