Emozioniamo

Storie di tutti i giorni?

Scorrendo e leggendo dai gruppi presenti nei social network sul diabete quante domande, episodi vissuti, e storie si conoscono c’è molto da imparare sempre. Percorsi di vita che formano il pianeta diabete dandogli una forma unica e particolare come è ogni protagonista della specifica vicenda e che fanno capire come una malattia ai più tanto nominata e diffusa nel pianeta, senza distinzioni tra il tipo 1, 1.5 e 2, ha in realtà tante sfaccettature nella singola persona ed contestualmente ddiverse evoluzioni nel medesimo contesto. Il diabete 1 quello ad esordio infantile e giovanile ha solitamente due protagonisti cardine: il diabetico e i genitori, solitamente con la mamma in primo piano; un binomio inscindibile nella memoria delle emozioni e sentimenti e che dura fino alla maturazione dell’interessato. Sotto questo profilo ne ho parlato altre volte e ripeterò la riflessione anche in futuro anche se scriverlo non ha molto senso quando, al di là della mia specifica storia, dovrebbe essere ognuno di noi a narrare della sua perché rappresenta sempre una lezione di vita.

Invece dalla corrispondenza coi lettori fissi e occasionali del mio “social network”, questo blog, ho tratto e traggo diverse storie attuali che mi hanno aiutato a crescere profondamente e capire come al centro della vita c’è una sola cosa veramente importante e fondante: l’amore.

Ecco quando avevo cominciato a parlare di diabete con il blog ero partito con l’idea di raccontare la mia storia non per insegnare a qualcuno qualcosa: io non ho da dare lezione a nessuno; ma descrivere la vita e i percorsi fatti da un diabetico di tipo con esordio infantile, mentre scrivo sono prossimo a fare i 49 con la malattia, con tanti errori e omissioni anche oggi nel presente e chissà quanti ancora nel futuro. Raccontare significa condividere le tappe della malattia fatte di tanti piccoli momenti che, presi nel loro insieme, servono a cercare di avere il controllo del diabete: fare la glicemia, cosa mangiare e quindi iniettare un’adeguata quantità d’insulina, prendere le medicine, fare i controlli medici e diagnostici con regolarità, mantenere una vita attiva sia sotto il profilo fisico che sociale. Insomma volersi a maggior ragione bene e per tutti il resto proseguire con una vita normale come tutti gli altri esseri “normali”. Ecco dalle storie ricevute in questi attraverso le mail indirizzate al blog, ne racconto due che sono le più significative e mi danno la forza per credere nella vita e andare avanti. La prima era la mail di un babbo di due bambini, entrambi con il diabete 1, che mi scriveva per avere aiuto (tale richiesta è presente tra i commenti del blog) in quanto appreso della mio passaggio al microinfusore VEO con sensore glicemico, voleva riuscire a farlo avere almeno a sua figlia, la quale era la più scompensata con diverse ipoglicemie, visto che al figlioletto le era stata negata la richiesta per ragioni di bilancio della ASL (Palermo). Non ho più ricevuto aggiornamenti circa l’evoluzione di questa vicenda, ma direi che è di per sé molto chiara. Infine la seconda e ultima storia riguarda un mamma di due bambini piccoli con diabete, con la quale avevamo avuto uno scambio epistolare piuttosto continuo per un qualche mese, e in particolare chiedeva consigli di tipo alimentare e gestionale per cercare di tenere ben monitorata la glicemia. Debbo dire, come ho sottolineato con tutti che non un medico e non sostituisco la sua figura, quindi a tal proposito non dispenso consigli. Ma il caso era molto particolare in quanto la mamma aveva un adenocarcinoma pancreatico e da allora non ho avuto altri aggiornamenti.

Ecco la forza della vita è proprio tratta dalle storie che riceviamo in dono ogni giorno e dalla nostra in crescita continua ed è come l’acqua: una energia immensa nasce, rinasce sempre senza fermarsi mai.

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