Vivo col Diabete

Non mi basta mai

Il tempo ti cambia sia dentro che fuori: assumi su certe situazioni comportamenti diversi nel presente rispetto al passato, anche lo stato umorale muta. Da fuori sono come un foglio di carta: al principio è tutto bianco liscio, immacolato, poi cominci a scrivere, prende delle pieghe, sia increspa e infine ingiallisce. Ecco le mutazioni evolutive di una persona, in questo caso io, come avvengono nel corso della storia personale. Ieri sono stato a fare la seconda visita di controllo per l’anno 2012 del diabete, e osservo come è cambiata la mia reazione psicologica rispetto a solo 15 anni addietro e oltre. Un tempo l’approssimarsi del giorno della visita era da me visto con paura mista a inquietudine, poiché sapevo di dover rendere conto del perché una stupida glicemia non andava bene, la sola, quella del prelievo fatto il giorno stesso a digiuno, poi manco consideravano di striscio le altre riportate nel diario. Siccome a spesso e volentieri il cosiddetto “effetto alba” era ricorrente e non si riusciva a trovare la soluzione chissà perché spaccavo il capello, per non dire altro, proprio a me! Ho fatto solo un piccolo esempio di come ai “bei tempi” si svolgeva la vita con il diabete. L’altro era rappresentato dalla “curva da carico” l’esame effettuato per cercare di capire come si muoveva la glicemia durante la giornata prima dell’arrivo sulla piazza dell’Holter o sensore glicemico, e poi dell’esame ematico dell’emoglobina glicata. La curva da carico consisteva in prelievo del sangue ogni tre ore dalle 7 del mattino alle 19 della sera. Il primo e l’ultimo venivano effettuati dalla vena del braccio e gli altri dal dito. Inoltre per esaminare la reazione della glicemia al carico di zucchero in due occasioni veniva fatto bere del glucosio puro, e vi posso assicurare che si trattava di una autentica porcheria. Ma il meglio doveva ancora venire: praticamente fino alle 12 si restava a digiuno, con ogni quattro ore delle iniezioni d’insulina, poi a pranzo una minestrina in brodo e un frutto e più niente fino a sera, alla chiusura della sevizia del momento. Oggi tutta un’altra aria, almeno per me, oltre ad essere padrone della mia condizione di vita da diabetico quasi del tutto, riesco a negoziare al meglio i problemi con il personale sanitario in rapporto alle eventuali soluzioni, e la diagnostica correlata al diabete si è in buona parte addolcita anch’essa.

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Ieri dopo aver sbrigato in quindici minuti le pratiche d’accettazione per la visita (alla reception c’era un avviso con scritto: causa la riduzione quantitativa del personale medico i tempi d’attesa per essere visitati potranno allungarsi) e in dieci la consegna del campione d’urine delle 24 h del giorno precedente, quindi fatto la glicemia, mi sono messo ad aspettare il mio turno per essere visitato. L’attesa a volte è un momento ,più o meno lungo, per cogliere i vari lati umani dell’universo diabete e nel frattempo di questi ce n’erano diversi a rappresentarlo. La situazione più marcata era rappresenta da una coppia: padre e figlio con il diabete 1, il primo aveva un anno in più di me con 50 anni di malattia e senza una gamba amputata causa gangrena diabetica, un uomo dall’aspetto e modo di fare bohemien sotto tutti i punti di vista, si era presentato con una glicemia oltre 500, mentre il giovane uomo, un ventenne che pareva essere la parodia di Giovanni Vernia, il truzzo di Zelig, aveva 50 ma di valore glicemico, con la dottoressa che avrebbe poi visitato me a cui la strana coppia dava un gran bel da fare per il loro resistere alle di lei prescrizioni, anche perché i due uomini volevano tornare a casa a guida dell’auto con tutti gli annessi e connessi, ed erano andati lì proprio in vista del rinnovo della patente (non so con quali risultati). E lì li ho lasciati finito il mio turno. E dire che non c’era molto affluenza: fosse dovuto all’effetto Pasqua? A parte ciò ho aspettato un’oretta poi è arrivato il mio turno: consegno al medico risultato dell’emoglobina glicata, peraltro già caricato in rete, e il tracciato del mie glicemie, boli, carboidrati scaricati dal microinfusore e stampati per l’occasione. Il medico mi fa pesare e controlla la pressione arteriosa la quale è sempre alta nella massima e suggerisce di aumentare il dosaggio del diuretico per abbassarla e far meno affaticare i reni, poi chiede cosa è cambiato, quali problemi si sono presentati durante l’intervallo tra una visita e l’altra, e mentre ascolta la mia sintetica esposizione, prende nota e con me analizza i dati presenti nel predetto tracciato. Aggiungo un piccolo cameo: il medico siccome è la prima volta che vede me e il sistema integrato microinfusore più sensore glicemico, quindi mi chiede se il tracciato dell’Holter è scaricabile assieme agli altri dati presenti sul computer, pensavo lo sapesse e invece resta stupita quando apprende che ciò non è tecnicamente possibile, senza dimenticare come il download dei medesimi è opera ardua e tribolata, tutte le volte per riuscirci ci impiego tre ore! Io per mia natura sono preparato ad affrontare medici con taglio digitale che tradizionale, e nonostante la dottoressa fosse un nuovo ingresso al centro e di giovane età la predilezione era manifesta per la stampa, così i dati inviati via cellulare all’applicativo Eurotouch Did manco sono stati considerati. Dopo venti minuti di visita conferma la struttura del bolo basale, fatto salva una riduzione nella fascia serale, e per i boli dei pasti da me impostati, prescrivendomi altresì gli esami di laboratorio da rifare prima del prossimo appuntamento che è fissato a luglio di quest’anno, salvo urgenze.

Anche per questa volta è fatta, ma il mio tour ospedaliero ancora no, proseguo per le strade del Policlinico a fare scorta di Humira (farmaco per l’artrite reumatoide) e prenotare la visita questa volta reumatologica.

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