Diritti e rovesci

Una specie dura a morire

Le cronache indicano sovente come ogni giorno è un pezzo di crescita che si assomma all’altro e il loro insieme forma lo scoprire, il progredire dei singoli e della società, purché dentro la medesima vi sia condivisione e dialogo della conoscenza e rispetto morale nei limiti dell’ordine e pace solidale.  In teoria ciò dovrebbe insegnare la vita o almeno il confronto riflesso d’essa, ma ben altro nella realtà accade: con il venire dei giorni e nei tempi appare la conferma di un dato costante nell’evoluzione dell’uomo: la necessità di far vivere al suo interno le iniquità sistemiche  mascherando questo con la volontà di soluzioni eque, inoltre altro fenomeno è legato all’evocazione costante della miseria come spauracchio concreto di un decadimento individuale, collettivo, terrore diffuso nel fase lunghe di difficoltà economiche e sociali di una nazione o dell’intero pianeta. Da bambino ricordo come i film comici dell’epoca del “muto” avevano la dominante caricaturale e tragicomica di rappresentare più che la miseria generata dalla grande depressione del 29, la miserevolezza delle persone nei loro atteggiamenti e comportamenti. Atteggiamenti o personalità miserabili sono sempre esistiti nella società passata come in quella presente, e fin qui nulla di nuovo, ma il fatto preoccupante e devastante rispetto alla credibilità di un paese e popolo è dato dalla espansione del fenomeno oggi più di ieri, così da far apparire il nostro consesso come un ricettacolo di miserabili e piagnoni, avvezzi a grattare qualcosa, molto o poco, per accumulare qualcosa di materiale che dia in fondo l’impressione di essere bisognosi e indurre alla pietà. Poi si viene a scoprire dopo molti anni e decenni che tutta questa è falsità: l’esempio più eclatante e vergognoso è rappresentato dai falsi ciechi scoperti a man bassa in queste ultime settimane in ogni dove d’Italia, individui che, grazie a commissioni mediche “legali” compiacenti o corrotte hanno beneficiato per lustri interi d’indennità cospicue nell’ordine di milioni d’euro. L’utilizzo di malformazioni, patologie e mutilazioni per trarne vantaggi economici non è cosa nuova dalla nascita della Repubblica a oggi, rappresenta bensì la fase attuale di percorso partito con le pensioni d’invalidità fasulle e indennità varie per i cosiddetti civili, ma la sceneggiata aveva già avuto un suo degno precursore nel dopo guerra con le pensioni milionarie per gli invalidi di guerra, per cui vennero successivamente verificati diversi “assegni vitalizi” attribuiti a persone non aventi diritto.

Ora c’è una cosa che a me mi fa diventare letteralmente una bestia in quanto malato vero e diabetico da una vita: sfruttare beceramente una condizione di svantaggio, falsa, per trarne vantaggio a scopo di lucro; gli episodi in tal senso sono diversi e non solo legati ad pensioni e assegni d’inabilità. L’altro strumento diffuso a livelli ormai impressionanti riguarda il contrassegno d’handicap per avere accesso alle zone di traffico limitato e nei parcheggi riservati, la cosa ha livelli di gravità tali che nella mia città Bologna, la stessa squadra di calcio di serie A è stata protagonista  di questo fenomeno del mercato dei pass.

Le “furbizie” da miserabili purtroppo ne ho viste anche nel mondo diabete: tra le più evidenti  quelle per barattare delle strisce in più per la glicemia, o per spuntare qualche punto per la patente a mo’ d’esempio.  Siccome siamo in uno stato diritto non si possono applicare nei confronti di soggetti simili punizioni corporali: spero soltanto che gli venga sequestrato ogni bene mobile e immobile come si è fatto coi mafiosi.

E per finire ancora una settimana splendida sotto il profilo del diabete, cosa posso dire? La volta scorsa la media  era di 130 mg/dl e stavolta 140 mg/dl, quindi ancora una volta stabilità piena e compenso ottimo grazie alla formula vincente.

Ciao Pizza Blue Monday 15 gennaio Giornata mondiale della Neve
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