Emozioniamo

Che carattere….

La leggerezza con cui affrontiamo a volte alcuni lati della vita, e per alcuni tutta l’esistenza può stupire alcuni e lasciare indifferenti altri, anche di fronte alla malattia quella cronica in particolare e come il diabete di tipo 1 dal momento che esordisce t’accompagna fino alla fine dei tuoi giorni fa contrappeso alla noncuranza e sciatteria sempre sullo stesso argomento. Percorrendo i grandi corridoi del centro di diabetologia del policlinico universitario S. Orsola – Malpighi di Bologna in stile neoclassico palladiano incorro ogni volta in specchiati di varia umanità che ben rappresentano quanto le statistiche sanitarie confermano: come la stragrande maggioranza dei diabetici non si fa carico della propria malattia.

In tal senso sono molteplici le reazioni, che si possono raccogliere in alcune categorie specifiche che provo a definire: sfiduciati, demotivati, abulici, incazzati, ignoranti, disperati. Ed ora entro nello specifico dei diversi profili: lo sfiduciato appartiene prevalentemente al sfera del diabete 1, ha un esordio della malattia precoce (durante l’infanzia nella gran parte dei casi), e dopo diversi tentativi, anni di prove su prove per cercare di assestare la malattia e glicemia comincia a perdere fiducia e speranza nel vedere per il futuro un miglioramento o una soluzione liberatoria dalla patologia, allora assume un atteggiamento di distacco e disinteresse nei confronti delle indicazioni mediche, anche se continua a farsi visitare e eseguire gli accertamenti sanitari, più come abitudine che altro. Il demotivato rientra in ambo le categorie del diabete: nel tipo 1 le caratteristiche sono di uno che alla base ha una condizione personale, familiare e sociale non positiva e questa condizione  provoca in lui trascuratezza e noncuranza al cospetto della malattia, con un laconico messaggio ripetuto a se stesso e al vuoto, o ai pochi che lo ascoltano: tanto non c’è niente da fare; e questo ultimo lato ricomprende anche il tipo 2, ma come sintesi esistenziale del processo personale di decadimento autodistruttivo. L’abulico è incapace di prendere decisioni, di iniziare o portare a termine un’azione in rapporto a eventi anche banali, questo genere di situazione e pressoché presente in coloro che sono colpiti dal diabete di tipo 2, anche se qualcuno distonico cade gioco forza nel tipo 1. E poi una categoria immancabile nel diabete, anzi direi nel novero delle problematicità una delle prevalenti, è rappresentata dall’incazzato, arrabbiato. Non occorre fare una descrizione articolata del fenomeno che si illustra da sé, ma esaminare un momento gli effetti che questo comporta con il diabete. Il più importante è rappresentato dalla mancanza o difficoltà di analisi della situazione che invece il diabete richiede. L’arrabbiato appartiene comunemente a entrambe le categorie di diabetici, ma più marcatamente al tipo 2 ed in particolare lungo la fascia d’età avanzata, anagraficamente parlando. Un’altra sottocategoria quasi esclusivamente ricompresa nel diabete di tipo 2 è data dall’ignorante, questa per dimensioni e frequenza direi ha la maggioranza assoluta sul totale universale dei diabetici. Il momento tipico per rappresentare l’ignoranza nella vita di relazione sociale con questo diabetico è rappresentata dall’esclamazione: non lo sapevo! Poi a distanza di qualche settimana riproponi lo stesso tema e ottieni la medesima risposta e via dicendo. Allora ti viene da dire: è come parlare con il muro. E per concludere la panoramica delle reazioni avverse alla vita con il diabete affronto uno dei lati più critici a livello esteriore presenti sul proscenio, ovvero il disperato. La disperazione può presentarsi episodicamente ed è un naturale sfogo della natura umana, ma quando è costante e sistemica allora le cose cambiano, poiché qualsiasi cosa fai dici e interagisci la reazione del disperato sarà sempre tracimante, sgorgante e incontenibile , con propensioni anche autolesionistiche; anche questa condizione appartiene ad entrambi gli schieramenti del diabete, senza particolari differenze quantitative.

Finita la prima rassegna critica delle situazioni di malessere e non accettazione del diabete, certo l’elencazione non può essere esaustiva e mancheranno certamente altri stati da rappresentare, ma come si dice in questi: il lavoro prosegue e la natura umana è sotto questo profilo complessa grazie all’unicità degli eventi e delle persone.

Ciao Pizza Blue Monday 15 gennaio Giornata mondiale della Neve
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