Vivo col Diabete

Perché sì

Molti diabetici dicono che i progressi fatti nella cura della malattia sono pochi, io da vecchio diabetico di no e cerco di spiegare qui le ragioni di tale asserzione. All’esordio del diabete, anno 1963, per controllare la glicemia a casa non c’era niente, poi dopo qualche hanno a mia madre venne dato un reagente sotto forma di compressa assieme a una provetta in vetro dentro al quale veniva riversata la mia urina con la pastiglia di cui sopra e tappata perché a contatto con il liquido per qualche secondo andava in effervescenza e a seguire assumeva due possibili colori: blu, stava per assenza di zuccheri nelle urine; rosso, per presenza di glucosio. Poi al principio degli anni 70 arrivarono le prime strisce reattive per il controllo sia della glicemia che della glicosuria e corpi chetonici presenti nelle urine. Infine sul finire degli anni 70 giunsero i primi glucometri che per la storia ci mettevano 30 minuti a fornire l’esito della glicemia! Negli anni 80 si cominciarono ad impiegare i primi Holter glicemici, lo strumento che consente di controllare la glicemia nell’arco delle 24 ore ogni 5 minuti, allora durava solo un giorno ed erano piuttosto ingombranti. Ed ora? Beh giusto per la cronaca un glucometro fornisce il risultato della glicemia in 5 secondi e anche dei copri chetonici presenti nel sangue, cosa molto importante in caso di diabete instabile o scompensato, in particolar modo nella fase infantile e giovanile dell’evoluzione. Inoltre, grazie alla miniaturizzazione tecnologica, l’Holter glicemico arriva a durare anche fino a 7 giorni con una gestione diretta da parte del diabetico dello strumento.

Certo si deve fare di più e meglio ma ricordare da dove veniamo e i progressi fatti ogni tanto è d’aiuto per pensare positivo e guardare avanti con rinnovato spirito e forza.  Come sottolineavo prima i nuovi glucometri oltre a fornire il valore della glicemia nel sangue fanno la stessa cosa per i corpi chetonici, allora ha un senso continuare a controllare i livelli di glicosuria presenti o meno nelle urine? Se il controllo della glicemia è costante e non presenta frequenti ed eccessivi svarioni nei valori registrati il monitoraggio dell’urina non è indispensabile. Al contrario in presenza di una situazione critica o quantomeno variabile la verifica della glicosuria due volte al giorno, mattina e sera, è utile a completamento del governo della malattia. Non so quanti diabetici effettuano più o meno regolarmente il controllo della presenza di zuccheri nell’urina: a pelle mi verrebbe da dire pochi, anche perché sento sempre e solo parlare di glicemia, e anche i medici non la chiedono più come risulta scomparsa come voce sia diari su carta come in formato digitale. Allora vi spiego la ragione per cui ritengo rilevante fare almeno ogni tanto il controllo delle urine: a difesa dei nostri reni; difatti una complicanza possibile ed evitabile è la nefropatia diabetica e si presenta quando per molti anni i reni sono sottoposti ad un sovraccarico di filtraggio degli zuccheri presenti oltre i livelli di guardia nelle urine. Quando un esame specifico denominato microalbuminuria mette in evidenza un valore >25 per più volte consecutive allora siamo in presenza di una nefropatia diabetica iniziale e se no recuperiamo il buon compenso glicemico la medesima può trasformarsi in insufficienza renale cronica solo per cominciare.

La ragione finale per mantenere controllata la glicosuria sta a difesa dei reni e per avere in questo modo un monitoraggio completo e soddisfacente del nostro diabete.

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