Diritti e rovesci

Nel caso che

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Ci sono argomenti e temi cui è difficile dare una risposta semplice o articolata, o addirittura  impossibile a volte. La presunzione della specie umana è di arrivare prima o poi a una risposta per tutto. Gli avvenimenti che hanno riguardato la mia terra nei giorni scorsi, e di cui ancora è presente e non allentato il fattore rischio, riguardante il terremoto con tutti i suoi effetti collaterali, i quali investono sì le persone e case come l’intera vita quotidiana fatta di lavoro, affetti e legami. Buon ultima ma non per importanza, vi è la condizione delle persone svantaggiate e malate in presenza di una calamità naturale, cosa fare come agire e organizzarsi? Questi sono interrogativi importanti dove trovare una risposta da parte di chi è preposto per compito organizzativo e istituzionale a gestire i problemi da parte mia è stato impossibile: protezione civile e servizio sanitario ricercando voci specifiche non mi hanno portato a trovare spiegazioni o indicazioni di sorta. Il nostro paese, l’Italia, come grandi calamità naturali in base alla sua storia deve fronteggiare prevalentemente terremoti, alluvioni e frane; mentre in altre parti del globo vi sono fenomeni ancor più pesanti e devastanti come gli uragani, tornado, blizzard, maremoti. Ancora una volta la domanda mirata è: un diabetico come deve regolarsi a livello preparativo e organizzativo per affrontare alla meno peggio una calamità naturale prevedibile o imprevedibile? Come ho detto poc’anzi a livello nazionale nulla di preciso ho trovato da parte delle nostre organizzazioni pubbliche e anche private, no profit; mentre per quanto riguarda la situazione fuori dai nostri confini la situazione è un tantinello diversa, in particolar modo per quanto riguarda due nazioni: gli USA e il Giappone, realtà che debbono fare tutti i giorni i conti con disastri di grandi dimensioni, sia naturali che provocate dall’uomo (vedi ad esempio centrali nucleari). Ecco se debbo fare un paragone in termini d’efficienza la nostra situazione nell’affrontare condizioni critiche non è al massimo della performance: basta pensare come a febbraio di quest’anno un’abbondante nevicate resa in alcune regioni difficoltosa la fornitura d’insulina ai diabetici. Per completa documentazione rilascio il link al sito USA che fornisce indicazioni specifiche su come affrontare le calamità da parte di malati cronici e persone svantaggiate, diabetici compresi, ovviamente in inglese e con l’auspicio, più prima che poi, accada la stessa cosa anche da noi.

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emergenzaVoi lettori a questo direte: allora che si fa? Siccome da noi vige la consuetudine dell’arrangiarsi vista la mancanza d’indicazioni al riguardo, bè giunto a tal punto non mi resta che proporre il manuale “Lambertini” per affrontare l’evacuazione da casa con il necessario per la sopravvivenza del diabetico almeno una settimana intera, arco di tempo massimo secondo la casistica delle italiche disgrazie per vedere ripristinare i servizi sanitari minimi e integrati. Nella foto sopra esposta ho riprodotto l’intero kit d’emergenza, tale decisione è andata a formarsi da parte mia dopo le scosse pesanti di martedì 29 maggio, con le quali mi veniva da capire come il fenomeno sismico non era più di natura episodica ma di medio-lungo periodo. Allora il kit è così composto guardando da sinistra: un sacchetto termico blu con dentro un flacone di insulina apidra, una penna di novorapid e un’altra di lantus, salviette disinfettanti usa e getta; due ricambi d’infusione per il micro (cannula e cartuccia) e aghi per penna (20); un porta compresse per la terapia settimanale, poi il glucometro con una confezione intera di 25 strisce e pungi dito, almeno due batterie AAA di ricambio per il micro, un buon numero di bustine di zucchero e una bottiglia d’acqua, ed infine un diario per la glicemia. Il tutto concentrato in un punto accessibile e sicuro di casa pronto per essere preso e portato via in caso di bisogno.

Ripercorrendo a ritroso il tempo e pescando tra i ricordi mi sovviene alla memoria l’anno 1976, quando ci fu il terribile terremoto in Friuli e ricordo mia madre spaventata dall’evento preparò allora un pacchetto d’emergenza per me, composto da due bollitori e due siringhe di vetro, con quattro flaconi d’insulina, un pacco di cotone e un litro d’alcol. Allora prendevo in giro mia madre dicendogli che mica stavamo via un mese se andava male. Oggi mamma se fossi ancora viva mi diresti: vedi Roberto un mese no ma facciamo una settimana…..