Microinfusore/CGM/Pancreas artificiale

Senza di te

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Il tempo di vita ci pone davanti a delle scelte ogni giorno c’è una sfida da compiere un’azione da prendere, magari non ci facciamo caso abituati come siamo a dare per scontate e ovvie tante cose. Un diabetico, anche lui si trova a dare per acquisite diverse situazioni e momenti presenti durante il giorno: controllare la glicemia, fare l’insulina solo per citare i capisaldi perennemente presenti nel quotidiano. Le modalità di somministrazione dell’insulina oggi disponibili sono sostanzialmente due: tramite la multi iniettiva con penna o siringa, con il microinfusore; mentre la prima è la più diffusa e rappresenta l’80% del totale per ragioni di accessibilità, praticità e costo, la seconda oltre a costituire la restante parte percentuale abbisogna di una maggiore preparazione iniziale, formazione all’impiego e con costi maggiori legati all’impiego della tecnologia stessa e ai componenti di ricambio del set d’infusione. Fondamentalmente il microinfusore viene scelto per i diabetici di tipo 1 che richiedono una maggiore ottimizzazione del compenso glicemico e della glicata, nonché una prevenzione dei rischi ipoglicemici come iperglicemici per tentare di allontanare il più possibile il sorgere di complicanze e malattie associate a un diabete per lungo tempo, anni, scompensato. La scelta di passare al microinfusore non è mai imposta al diabetico, ma suggerita come eventualità oppure scelta dallo stesso interessato. Una volta presa la decisione il percorso che porta al passaggio verso il microinfusore e fatto di diverse tappe. Parto dalla mia esperienza. Per prima cosa dopo averne parlato con il medico diabetologo venne fissato un appuntamento con il rappresentante dell’azienda rilasciante il microinfusore da me individuato, ma se non si hanno le idee chiare il medico presenta lui il quadro delle offerte e suggerisce lo strumento utile al caso, nel corso del primo incontro venne lasciato un apparecchio tester per prenderci confidenza e conoscere nei dettagli le funzioni senza però applicarlo addosso. Dopo un paio di mesi ancora verificata la volontà di proseguire il percorso avviene un altro incontro tra me il medico e il rappresentante stavolta per fare il primo avvio vero d’impianto del microinfusore, sempre con lo strumento tester. La fase poteva avvenire con due possibilità: con avvio con degenza in day hospital di almeno tre giorni, oppure da casa con controllo in telemedicina per lo stesso periodo. Durante questo arco di giorni si ricevono tutte le istruzioni necessarie e si fanno le varie prove, poi una volta visto tutto procede a regola d’arte si prosegue la vita di tutti i giorni. Passati tre mesi e finito il periodo di prova si chiede ancora una volta di ribadire la volontà a mantenere il microinfusore per via definitiva e se la risposta è affermativa la struttura di diabetologia procede con la richiesta di fornitura di tutta la strumentazione con i necessari ricambi per un periodo non superiore ai 4 anni poiché al suo finire scade l’assicurazione sul prodotto e occorre provvedere alla sostituzione del medesimo.

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microinfusoreFatta tutta la storia sulla genesi d’avvio del percorso che porta all’agognato microinfusore poi cosa succede? Accade come tutte le umane situazione che gli strumenti automatici attuali essendo ancora privi d’intelligenza artificiale richiedono l’intervento e la decisione esterna, dell’usufruente per andare avanti. Quindi se no facciamo partire l’infusione dell’insulina tramite la quantificazione del bolo a pasto, restiamo a secco con il rischio di andare in iperglicemia, e poi l’uso del microinfusore abbisogna di costanti e ripetuti controlli della glicemia e di noi stessi per non mandare in vacca il compenso glicemico. La leggerezza c’è nel prodotto che pesa poco, ma non ci deve essere nel nostro atteggiamento verso lo stile di vita quotidiano e l’uso dell’aggeggio. Io sostengo che ogni diabetico deve essere libero nella responsabilità per citare Martin Lutero, quindi se una persona ha problemi con il microinfusore e si trova male per qualche ragione cosa succede? Ci possono essere due motivi di fondo: o ragioni fisiologiche che rendono critica la condizione con il micro, oppure ragioni personali di rigetto verso lo strumento. Oggi la normativa e consuetudine sanitaria italiana consente di poter dismettere l’apparecchio restituendolo all’ASL che ne è proprietaria così come è stato consegnato senza altri vincoli di sorta. Dai nostri vicini d’oltralpe, francesi e tedeschi, se avviene l’abbandono dello strumento per ragioni “personali” prima della scadenza del periodo di comodato d’uso viene assoggettata una penale a carico dell’utilizzatore dello strumento per il periodo di differenza. Situazioni diverse.