Terapie

Ormonando

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Parlo, scrivo d’insulina perché il mio pancreas non la produce praticamente da sempre in quanto ho in sistema immunitario impazzito il quale aggredisce le mie celluline e si trova consunto ed inaridito nella sua essenza riproduttiva cellulare. La mancanza d’insulina genera il diabete tipo 1 nel caso in specie, ovvero incremento dei livelli di glucosio ematico, quindi l’ormone serve per vivere senza lui sarei morto. Ai posteri e presenti che ancora non avessero compreso il meccanismo iniettare l’insulina per sopperire artificialmente a quella endogena mancante, non è un gioco da ragazzi e sono molteplici le problematiche da sapere prima di individuare la dose da somministrare.

Un primo passo trascurato sia dal diabetico che dal medico specialista in diabetologia riguarda le modalità di somministrazione e la valutazione del tessuto epidermico per analizzare la presenza di lipodistrofia nelle aree interessate all’iniezione, o comunque evitare che il fenomeno si manifesti poiché porterebbe inevitabilmente a rilevanti problemi di malassorbimento insulinico. Occorre sempre alternare ad intervalli settimanali o massimo mensili i punti di iniezione: braccia, addome, cosce e glutei. Prima di somministrare insulina controllare l’aspetto della soluzione o della sospensione. L’insulina a breve durata d’azione e gli analoghi lenti sono soluzioni e devono quindi essere limpidi e incolori prima dell’iniezione. L’insulina ad azione ritardata, la pre-miscelata e l’analogo protaminato sono sospensioni con tendenza alla sedimentazione e vanno quindi ruotate/agitate per uniformare l’opalescenza: non devono essere presenti depositi nella fiala prima dell’iniezione. Per somministrare l’insulina, sia con le siringhe sia con le penne, si consiglia di pizzicare la pelle con due dita, introdurre l’ago a 45° oppure a 90° (perpendicolare cioè alla pelle), quindi iniettare il liquido e aspettare una decina di secondi prima di rimuovere l’ago. Una volta tolto l’ago si preme sul sito di iniezione senza strofinare per evitare di mandare in circolo più velocemente l’insulina. Se l’insulina dovesse essere somministrata per via intramuscolare, il suo assorbimento sarebbe molto più veloce e la sua azione non prevedibile. Solitamente l’insulina lenta e basale è preferibile iniettarla nelle cosce o glutei per consentire un assorbimento meno veloce del farmaco, al contrario la rapida e intermedia meglio somministrarla nell’area addominale o nelle braccia per farla entrare in circolo più rapidamente.

La madre di tutte le operazioni è rappresentata dal monitoraggio della glicemia almeno quattro volte al giorno: prima dei tre pasti centrali e d’andare a dormire la notte, così sapere la concentrazione del glucosio nel sangue a digiuno, poi a distanza di due/tre ore dei pasti accertare la presenza o meno di zuccheri e corpi chetonici nelle urine.

Una delle minacce più serie per il diabetico di tipo 1 è costituita dall’ipoglicemia, la quale rappresenta l’effetto collaterale più frequente durante la terapia insulinica. Monitorare segni o sintomi riconducibili a ipoglicemia (debolezza, pallore, incapacità di concentrazione, sedazione, tremore, sudorazione). Nel caso intervenire prontamente con la somministrazione di zucchero e acqua e nei casi più gravi con il kit di glucagone in intramuscolo oppure glucosio per endovena. Lo standard valoriale dell’ipoglicemia è uguale a < 70 mg/dl.

L’altra minaccia grave è rappresentata dall’iperglicemia in quanto costituisce il sintomo più evidente di una terapia insulinica non sufficiente o il rischio maggiore di una interruzione del trattamento. I sintomi di iperglicemia comprendono sete intensa, nausea, vomito, pelle secca e arrossata, xerostomia, perdita di appetito e alito acetonico. Con diabete di tipo 1, l’iperglicemia non trattata può evolvere in coma chetoacidosico potenzialmente fatale (edema cerebrale). Lo standard valoriale dell’iperglicemia è uguale a > 250 mg/dl.

Le tecniche per la somministrazione dell’insulina sono: con siringa, penna e microinfusore. Oggi si impiega nella stragrande maggioranza dei casi la penna, poi siringa e microinfusore. Il bravo e previdente diabetico sia che usi la penna che il micro deve avere sempre con se delle siringhe di scorta poiché in caso di malfunzionamento di uno dei due strumenti la cara vecchia siringa può supplire efficacemente alla necessità indilazionabile di erogare l’insulina.

Siringhe per l’insulina permettono una regolazione fine del dosaggio e presentano una scala graduata basata sulle unità di insulina. Con la siringa è possibile miscelare vari tipi di insulina, con l’accorgimento di aspirare prima l’insulina rapida e poi quella lenta e facendo attenzione a non inquinare i rispettivi contenitori. Invece le penne sono oggi usa e getta. Una volta selezionata la dose, si inserisce l’ago sottocute quindi si preme un pulsante posto all’estremtà della penna per rilasciare l’insulina. La quantità massima che di insulina somministrabile con la penna è pari a 80 unità; la dose minima è pari a 0,5 unità; le unità predisposte non sono frazionabili. Le penne permettono di effettuare iniezioni con una sola mano e di non guardare la sede dell’iniezione. Poiché la programmazione della dose è segnalata acusticamente, la penna rappresenta una buona opzione per i pazienti con difficoltà nella vista. Nel caso sia necessario usare miscele di diversi tipi di insulina, sono disponibili cartucce di ricambio con insulina pre-miscelata in vari rapporti, pronti all’uso. Dopo ogni iniezione, l’ago deve essere rimosso dalla penna per evitare perdite di insulina e formazione di bolle d’aria.

Microinfusori: sono formati da una fiala di insulina, da una pompa che preleva l’insulina e da un catetere con relativo ago per iniettare il farmaco sottocute. Il microinfusore inietta insulina in piccole dosi, programmabili, durante le 24 ore. La programmazione dello strumento richiede personale esperto e non può essere eseguita dal diabetico in prima istanza. Inoltre il punto di inserimento del catetere deve essere cambiato ogni 3 giorni. Le insuline in sospensione non possono essere usate nei microinfusori ma solo quelle ad azione rapida.

Aghi da insulina sono sempre usa e getta sia che si utilizza la siringa sia la penna. Gli aghi possono avere diametro e lunghezza differente. Il diametro dell’ago è misurato in gauge: tanto maggiore è il numero di gauge tanto più fine è l’ago. La lunghezza dell’ago influenza l’assorbimento sottocutaneo dell’insulina. Gli aghi corti sono indicati per pazienti diabetici normopeso o sottopeso e per i bambini; gli aghi più lunghi per i pazienti sovrappeso o obesi.

Alcune importanti informazioni circa le interferenze di altri farmaci sull’azione dell’insulina, da tenere presente per se stessi e nel colloquio con il proprio medico. Nel caso in cui sia necessario somministrare un betabloccante, preferirne uno cardioselettivo (metoprololo, atenololo); gli episodi ipoglicemici, durante terapia betabloccante, si manifestano senza tachicardia. MAO-inibitori, guanetidina, fenfluramina, adrenalina, corticosteroidi, calcio antagonisti, anabolizzanti: in associazione a questi farmaci potrebbe variare la risposta ipoglicemica. Contraccettivi orali: si raccomanda di usare metodi contraccettivi alternativi alla contraccezione orale.

Altri riflessi rilevanti da tenere sotto stretta osservazione per l’adeguamento del dosaggio insulinico si presentano nei casi di malattie infettive, traumi, stress, gravidanza: in queste condizioni potrebbe verificarsi un incremento del fabbisogno di insulina. Mentre in presenza d’insufficienza renale o epatica si può ridurre il fabbisogno di insulina .Con il tabagismo la variazione del numero di sigarette consumate nell’arco delle 24 ore può modificare il fabbisogno di insulina.

Infine l’insulina rientra fra le sostanze classificate come doping ed il suo uso è proibito . L’impiego di insulina in pazienti non diabetici, al solo scopo di potenziare performance e resistenza fisica, espone ad un aumentato rischio di ipoglicemia per periodi prolungati e potenzialmente a rischio di coma e morte. L’insulina nelle strutture psichiatriche veniva impiegata anche per sedare i pazienti preda di attacchi schizofrenici gravi.

Conservare i flaconi o presidi nuovi non utilizzati dell’insulina a temperature comprese fra 2 e 8 °C. In condizioni di refrigerazione la durata delle formulazioni di insulina varia dai 30 mesi ai due anni. Evitare di congelare le preparazioni; nel caso l’insulina deve essere scartata e non può essere somministrata. Per l’insulina in uso questa va mantenuta a temperatura ambiente, comunque non superiore ai 25 °C, l’insulina mantiene la sua efficacia fino a 6 settimane.

L’insulina questa birichina ma guarda te cosa ci combina: si fa mancare e dall’esterno ce la tocca iniettare d’un sol colpo, e noi di getto lo facciamo poiché senza la birbetta mica possiamo stare e sempre tanto c’è da fare e imparare.

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