Vivo col Diabete

Imparare sempre

Cosa ho imparato dal diabete? Ho imparato che non si finisce mai di imparare, e qui la faccenda va oltre ogni confine e remora filosofico – esistenziale, proprio a ragione del necessità di essere sempre aggiornato sui tempi delle metodiche, terapie e pratiche quotidiane per un vivere quotidiano ottimale e in salute con il diabete. L’educazione continua e permanente è fondamentale per il diabetico, a tal proposito ho già scritto diverse volte sull’argomento nel blog. Ed oggi riprendo la questione poiché oltre alle rivendicazioni sociali e sanitarie per il settore diabetico (strisce, livelli essenziali d’assistenza per esempio) all’interno di un percorso organico è necessario chiedere la piena attuazione della legge n. 115 del 16 marzo 1987, con particolare riferimento all’intero articolo 7, laddove dispone: nell’ambito della loro programmazione sanitaria le regioni promuovono iniziative di educazione sanitaria, rivolte ai soggetti diabetici e finalizzate al raggiungimento della autogestione della malattia attraverso la loro collaborazione con i servizi socio-sanitari territoriali.

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Le regioni promuovono altresì iniziative di educazione sanitaria sul tema della malattia diabetica rivolte alla globalità della popolazione, utilizzando tra l’altro le strutture scolastiche, sportive e socio-sanitarie territoriali.

E sul principio ci siamo ma nella ricaduta pratica no. Ecco alcuni esempi di percorsi concreti da realizzare per rendere efficace e riscontrabile il percorso educativo verso il diabetico e i suoi familiari stretti: ogni struttura specialistica di diabetologia per ottenere e mantenere l’accreditamento presso il servizio sanitario nazionale deve obbligatoriamente effettuare un corso di formativo d’ingresso per il diabetico a recente esordio di almeno cinque giorni, con richiami annuali di almeno due giorni per gli aggiornamenti nella cura e gestione pratica della malattia. Siccome nel diabete è quanto mai presente e pesante per più del 50% dei fattori il ruolo del diabetico nella buona tenuta della patologia, senza la quale ogni percorso terapeutico va a disperdersi, occorre pensare a un metodologia premiante ma anche punitiva nei confronti del paziente medesimo per incentivarlo a non essere negativo e noncurante al cospetto delle pratiche giornalieri richieste per mantenere un compenso glicemico decente. Al di là della enunciazione teorica faccio un esempio concreto: se un diabetico rifiuta di partecipare alla predetta formazione gli viene revocata l’esenzione dal pagamento dei ticket sulle prestazioni assistenziali, mentre per premiarlo dell’ottenimento di un livello decente di equilibrio della glicemia si possono concedere dei buoni sconto per presidi sanitari o analoghi.

Il mio è un contributo di idee per fare della condizione diabetica non un peso indefinito e insostenibile per la società attuale, ma al contrario attraverso la formazione e informazione una possibilità in più data per migliorare la vita, non solo per il malato. Alcuni nei miei esempio leggeranno un intento formativo tendente al “all’autolesionismo” con l’individuazione di metodi premianti e punitivi: lungi da me dal voler ciò sia per storia personale che obiettivo. Semplicemente ritengo come dare un riconoscimento, sia positivo che negativo, rappresenta una forma concreta per stimolare ogni persona a migliorarsi e guardare diversamente l’orizzonte. Il tempo del vuoto non a rendere è passato e non ha dato dei risultati.

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