Vivo col Diabete

Bentornati

Cosas extrañas 2

Il ritorno a scuola ripropone regolarmente delle domande circa l’adeguatezza o meno del supporto agli alunni, studenti diabetici: è cambiato qualcosa da quando io ero piccino ad arrivare a oggi? Bah certo che sì rispetto al nulla della mia esperienza, ovvero tanto per intenderci zero assistenza in caso di problemi legati alla malattia e altrettanto per quanto concerneva il lato alimentare, della pausa pranzo, tant’è mia madre o nonna dovevano venire a prendermi da scuola e farmi mangiare a casa poi tornare in classe poiché il refettorio non era attrezzato per allievi con particolari problemi. Ecco la forbice epocale che suddivide la mia epoca dall’attuale si potrebbe contraddistinguere nel seguente modo per quanto riguarda il rapporto diabete – scuola: anni 60 = drammatizzazione del problema malattia ergo sono casi della famiglia: fase contemporanea = sdrammatizzazione della cosa, minimalizzazione della questione dunque sono sempre cose del nucleo familiare. Alla fine tirando le somme l’unico dato a non cambiare risiede nella centralità del ruolo della famiglia poiché tutto si poggia, nel bene o nel male, attorno ad essa.

Sia ben chiaro lungi da me fare generalizzazioni: so bene che le cose cambiano da istituto scolastico a istituto scolastico, anche qui ognuno ci mette del suo e le situazioni mutano in relazione alle sensibilità di quel preside o dirigente scolastico di turno, come dell’integrazione con progetti mirati sul piano assistenziale.

Ma la domanda che mi pongo oggi, sulla base dei racconti e testimonianze di tante mamme e padri, è se la scuola rappresenta la base fondamentale per formare le nuove generazioni ad essere classe dirigente e lavoratrice del nostro domani come mai non si dedica abbastanza attenzione anche per quanto riguarda l’educazione sanitaria e alimentare? Non si tratta di cosa marginale o secondaria visto l’impatto sociale pesante che oggi e nella prospettiva ha, è un po’ come se a mio avviso una famiglia non insegnasse al proprio figlio ad attraversare la strada: assurdo no?

Infatti i punti critici sempre a ancora oggi presenti sono fondamentalmente questi: che gli danno da mangiare? Cosa fare in caso di problemi, ovvero primi soccorsi con una ipoglicemia (glucagone sì, no, forse), iniezione d’insulina qual’ora non fosse in grado, per fare degli esempi classici.

Leggi, norme e altre disposizioni simili non servono, le cose non si cambiano per decreto, occorre infondere una cultura diffusa su tutto il territorio nazionale della responsabilità e dell’educazione sanitaria fatta non sull’improvvisazione o basata sull’arte dell’arrangiarsi, e controlli veri affinché le predette condizioni siano rese tali e rispettate.

Ecco la vera novità che potrebbe presentarsi all’inizio di un nuovo anno scolastico spero non tra cinquant’anni ma tra un anno o poco più: la notizia di una scuola fatta di attenzione e supporto verso i problemi veri, con un minor fardello a carico delle famiglie a causa di tagli e ritagli costi e pesi aggiuntivi per mantenere cose e persone inutili, servizi obsoleti. Tutto questo riguarda e interessa non solo le famiglie di giovani diabetici penso ma noi tutti. C’è sempre da fare e imparare, mi auguro in meglio e buona scuola a tutti.

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