Diritti e rovesci

Cosa siamo?

Siamo tanti siamo qua, il futuro dell’umanità? Da quando l’uomo ha realizzato sistemi diagnostici accurati in medicina il diabete è diventato e detiene da orami molti anni il primato di patologia numero uno a livello mondiale, naturalmente grazie al tipo 2 sinonimo della metamorfosi umana nel passaggio da malnutrizione per difetto a quella per eccesso, mentre per il tipo 1 a reazione autoimmune l’impatto demografico è estremamente minoritario anche se con tendenza alla crescita. Ora di sta storia della crescita ne ho già parlato pure io qui diverse volte e anche pochi giorni fa. Perché allora ripetermi? La ragione è semplice: di diabete, fatte salve situazioni particolari e infinitesimamente marginali, non si muore, anzi per fortuna con il miglioramento progressivo delle terapie le aspettative di vita si sono ampliate e consentono di conservare un’esistenza accettabile. Bene dunque allora cosa resta da fare? Creare una struttura adeguata di assistenza integrata per il diabete in grado di affrontare la sfida del plebiscito diabetico. Noi diabetici non siamo dei numeri, delle risorse, dei soldi da investire in primo luogo, non siamo persone cui dare una pacca sulla spalla e via andare.

Qui siamo in una piazzola semiabbandonata dell...

Certo per le imprese e multinazionali della farmaceutica e biomedicale il diabetico rappresenta l’eldorado del nuovo millennio. Ma noi diabetici che dobbiamo tuffarci tra le mille e oltre difficoltà quotidiane costituite dal controllo e gestione della malattia il bengodi mica lo vediamo, anzi non esiste proprio. Allora creiamo con urgenza una linea del fronte adeguata per rispondere al bisogno, presente e prossimo venturo, di assistenza per i diabetici di tipo 2. Lo dico da tipo 1 poiché a noi “giovani” e insulinodipendenti a vita c’è tutto l’interesse a sviluppare una catena assistenziale sanitaria adeguata per la componente di maggioranza proprio per non rischiare di restare noi stessi privi di assistenza, già oggi vedo nelle strutture specialistiche di diabetologia un forte depauperamento delle prestazioni, a fronte dell’uscita del personale medico per pensionamento senza copertura del turn over. Manca un piano nazionale sul diabete, recentemente il ministro attuale della sanità Balduzzi ha dichiarato la volontà di vararlo al più presto, bene ma non basta per stare certi della sua efficacia e congruità: occorre che le associazioni facciano una volta buona la loro parte per renderlo vivo e vegeto il piano, e non un ennesimo pianto nazionale, a cominciare dal scongiurare le solite pratiche su cui noi patrioti italiani siamo specializzati: il giochino dei quattro cantoni, detto del rimpallo tra Stato, Regioni, Provincie e Comuni; oppure il classico gioco delle tre carte dove il diabetico non vince mai. Dopo i viaggi tra sogno e realtà torno nel mio piccolo per fare la conta sullo stato personale del diabete: nei giorni scorsi indossavo oltre al consueto abbigliamento casual anche il sensore glicemico, così da avere sott’occhio più puntualmente l’andamento della curva zuccherina. E ancora una volta ribadisco come il mezzo produce un effetto positivo e benefico sul diabete. I valori medi della glicemia registrati hanno dato un valore medio pari a 156 mg/dl. Anche se non è il massimo avere appiccicato addosso due aggeggi: kit d’infusione e sensore, quando però poi leggi sul display che la glicemia sta capita e tranquilla, bene allora tutto ciò ti ripaga del sacrificio. Buona settimana a tutti!

Enhanced by Zemanta
Ciao Pizza Blue Monday 15 gennaio Giornata mondiale della Neve
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: