Emozioniamo

Giorno e notte

Giorno e notte, Sole e Luna, la luce e il buio ci accompagnano ogni giorno lo sappiamo e capiamo questo. Ma quante volte sembra di vivere sempre e solo nelle tenebre? Non carpire, percepire un filo seppur sottile di luce e trovarci a chiedere perché? Tra le pagine di questo diario online di storie personali sul diabete e non solo, di racconti di vite trascorse e vissute, fatti e notizie c’è sempre stata una costante data dall’essere positivo e ottimista nel presente guardando il futuro. E altrettanto chiaro per me e nei confronti di chi mi legge essere veritiero e portare le cose per come sono e stanno, pensando a quanti, tanti o pochi non m’importa, nel corso della vita con il diabete hanno avuto e passano momenti di stanchezza, rabbia, delusione, impotenza, insofferenza, disincanto, con una parola: si sono rotti di tutto il castello di regole, controlli e abitudini posti dall’essere diabetici. Succede ebbene sì, accade e più il tempo passa e la situazione resta inalterata, con glicemie che non ne vogliono sapere di stare capite, a livello, anzi vanno per i fatti loro nel su è giù di valori, numeri e cifre che non tornano mai, magari come i conti a fine mese e altre faccende: ecco allora salta il tappo dentro noi e ci rompiamo più o meno definitivamente. Il mio momento di rottura avvenne nel 1981, avevo 20 anni d’età e 19 di diabete, nonostante fossi maggiorenne con la malattia ebbi un pauroso avvio del rigetto che tale rimase per ben quindici anni. Cosa mi portò a tale frattura? Il non farcela più di fronte a tutti questi schemi fatti di una unita più una meno, poi due più, una meno, due meno, una più, tre meno, più una, tre più, anziché due meno e se considerate che avevo trascorso 19 anni di diabete con diversi e pesanti coma ipoglicemici e iperglicemici accompagnati da chetoacidosi e annessi connessi, senza avere miglioramenti dalla terapia. Non solo ma il mio diabete comincia con una sola puntura d’insulina, poi due, ancora a tre, poi quattro, senza benefici.

Broken Heart

Ed infine la goccia che fa traboccare il vaso: il primo microinfusore, una scatola grande come un telecomando con un ago sempre conficcato sotto pelle e un cerotto talmente attaccato alla pelle che a staccarlo la ceretta al confronto era un piacere, con il risultato di portare a formare delle piccole piaghe cutanee e non compensare affatto la glicemia. Ecco dopo tre mesi di micro addosso arrivo la saturazione completa e l’avvio della fase di rottura per mancanza di risultati e di fiducia verso i medici, non certamente per agofobia. La cosa subdola e bastarda del diabete sta nel non presentare sintomi e manifestazioni avverse per molto tempo e anni, lui logora l’organismo piano piano e pensi: beh non mi controllo ma in fondo sto bene no? Invece alla fine non è così affatto. Tutto questo discorso dove vuole andare a parare dunque? Semplicemente affermare che il diritto ad essere incazzati e rompersi è sacrosanto e inviolabile, ma non rappresenta la soluzione in quanto non porta da nessuna parte. C’è la risposta e la terapia giusta per stare bene con il diabete oggi è va oltre l’insulina. L’insulina è il farmaco che ci serve per vivere fisicamente ma per essere vivi moralmente ci vuole calma , speranza e fiducia verso noi stessi in primo luogo e gli altri a cominciare dal non restare chiusi nel nostro guscio a lasciar marcire cose e problemi. Alcuni affermano: non ce la faccio con il diabete. Sbagliato ce la fai e farai devi solo smettere di farti abbindolare dalla falsa ideologia dell’essere sani, nessuno è sano, né di mente né di corpo, la vera ricerca da compiere non sta nel guarire come atto messianico, salvifico a seguito dell’espiazione dei nostri mali, ma nel migliorarci ogni giorno sempre di più per amare noi stessi come il nostro prossimo e coltivare il tempo che ci è stato dato per farci crescere la vita e poter dire alla fine: ho conosciuto e sono sazio ora posso andare sapendo che altri continueranno il cammino da me intrapreso.

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Ciao Pizza Blue Monday 15 gennaio Giornata mondiale della Neve
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