Vivo col Diabete

Forma mentis

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Scavando tra le migliaia di particolarità appartenenti al mondo diabete, un crogiolo di componenti che ne fanno molto di più che una malattia, ma una disciplina esistenziale come spesso amo definirla che abbisogna di varie livelli di attenzione: autocontrollo della glicemia, dell’insulina, dei carboidrati solo per citare i punti cardine del processo. E non solo, la parola d’ordine fondante è: autocontrollo non fai da te, quello lasciamolo agli amanti del bricolage. D’altronde nello sparlare quotidiano di salutismo, dieta, stile di vita e altre dottrine una valore da tenere a mente e sempre presente in noi sta nel non restare soli con la malattia, poiché è vera la parte prima sottolineata dell’autocontrollo, ma tutto va sempre accompagnato dal confronto e condivisione dei vari passaggi ed elementi con gli altri e per altri intendo i diabetici come noi.

Sono tanti gli aspetti e peculiarità del diabete che richiedono attenzione e presa di coscienza da non poter essere lasciati alla solitaria visione e combustione. Una considerazione maturata dopo aver trascorso almeno metà della mia vita con il diabete in autarchia, e proprio per questo ritengo comprensibile uno stato personale di scoramento, frustrazione e rabbia verso la “malasorte”, ma dobbiamo assolutamente guardare avanti e non diventare ostaggio di una difficoltà che va affrontata e superata ogni giorno.

Coidando tradicións ancestrais (?). Galiza

Il diabete ci rende persone sensibili spesso e volentieri; come patologia è permalosa all’inverosimile: basta un niente per farla rendere reattiva. Una reazione ormonale, lo stress, tutto e niente rende la cosa reagente.

Ogni malattia richiede consapevolezza, conoscenza e cura di sé. Il diabete rappresenta una scuola e uno stile di vita. Un patologia che richiede un processo integrato e personale di preparazione, formazione tale da equipararlo ad un percorso scolastico. Per sorridere: il mio diabetologo di trent’anni fa sosteneva come oltre alla laurea in medicina per il medico ci volesse lo stesso titolo accademico per il diabetico. Da lì l’allocuzione che il diabetico è il miglior medico di stesso. Ma mai solo e sempre tramite il confronto altrui, sia con il personale sanitario che attraverso gli altri malati. Una malattia “democratica”, sia perché colpisce e richiede partecipazione, dialogo costante per dare il meglio nella gestione e pratica quotidiana.

L’obiettivo finale di tutte queste fasi sta nel raggiungere e conservare uno stato di equilibrio e compensazione della malattia. Dobbiamo acquisire una “forma mentis”, un modo di pensare ed agire ed anche un’abitudine, personale e collettività, volta e condizionata da una educazione precisa nella direzione di un orientamento pragmatico. Formare un decalogo da cui attingere per compiere regolarmente le buone pratiche. Imparare a stare in strada col diabete, a saper recuperare gli sbandamenti. Poi  c’è un ultimo valore che si acquisisce col tempo, e anche questo sarà di grande aiuto nel vita con la patologia: l’esperienza, perché il tempo è sempre una scuola di vita.

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